Prosegue questa brillante dissertazione sulla ben poco discussa commistione fra Mitraismo e Cristianesimo, confermata dall'abbondante simbolismo del Sol Invictus tuttora presente in numerosi elementi architettonici, artistici e numismatici.



Continua dalla prima parte…

 

       In quanto mitraico, Giuliano condivideva questa filosofia. Il grande ideale che egli sognò di realizzare era perfettamente in linea con la filosofia sincretistica e tollerante del Sol Invictus Mitra. Egli progettò, infatti, di fondere tutte le confessioni dell’impero in un’unica super religione, retta da una casta sacerdotale e da una liturgia sincretistica unificate.
       Egli cominciò con il richiamare dall’esilio e reinsediare nelle loro sedi i vescovi ortodossi allontanati dal suo predecessore, l’ariano Costanzo; ma contemporaneamente pubblicò un editto di restituzione dei beni e della libertà di culto per il paganesimo. Poi si dedicò alla riorganizzazione delle gerarchie dei sacerdoti pagani, sul modello dell’organizzazione sacerdotale cristiana. Per ogni provincia creò un gran sacerdote, non solo per il culto imperiale, ma anche per il complesso di tutti i culti tributati agli dei, compreso quello cristiano. Di questi provvedimenti sono state tramandate varie lettere di Giuliano, che appaiono quasi delle vere e proprie encicliche, o lettere pastorali. In esse l’imperatore si occupava di reclutamenti, consuetudini di vita, formazione e trattamento economico dei sacerdoti, del servizio divino, che doveva essere tenuto tre volte al giorno, della fondazione di case per le vergini dedite alla vita ascetica (conventi, in pratica), e di ospizi. Inoltre Giuliano fece redigere opuscoli informativi per sacerdoti e libri di istruzione per l’insegnamento religioso. 

       Questo era il grande progetto di Giuliano che, stando all’anonimo estensore cristiano della leggenda sulla sua morte, sarebbe stato sconfitto dal “Galileo”, per mezzo di una lancia persiana. Questo stesso progetto trovò invece pratica attuazione 27 anni dopo la morte di Giuliano, ad opera dell’imperatore Teodosio che nel 392 emanò un decreto che aboliva ufficialmente il paganesimo ed imponeva a tutti i sudditi dell’impero di professare la religione cristiana di Roma. Dobbiamo concludere che il “Galileo” abbia trionfato, dunque? Sembrerebbe proprio di sì. Ma a ben guardare la religione che viene professata in suo nome assomiglia in modo impressionante a quella super religione vagheggiata da Giuliano, che doveva unificare tutti i culti professati nell’impero. 
       Anche l’ideale di Giuliano, quindi, alla fine ha trionfato. Quello che era risultato perdente (ma forse la storia sarebbe andata diversamente, se  l’ultimo imperatore “pagano” avesse avuto più tempo) era soltanto il metodo attraverso cui egli si illudeva di poter realizzare quell’ideale, e cioè attraverso la tolleranza reciproca. Teodosio, invece, aveva capito che l’unico modo per arrivarci era l’intolleranza. I templi pagani vennero chiusi o distrutti ed ogni forma di culto pagano proibita; ma simboli, rituali, usanze, festività ed in molti casi anche lo stesso clero vennero assorbiti in toto nel cristianesimo. 



Il simbolo del sole compare frequentemente sul retro del simbolo cristiano in ogni sorta di monumenti. Nella foto sopra: civile abitazione a Camaiore. Sotto: fregio sovrastante l'ingresso di Palazzo Vecchio, a Firenze.


 

       La religione cristiana si autoproclama monoteista, ma al di là delle dichiarazioni di principio non è più monoteista di quanto lo fosse il mitraismo.  L’Ente Supremo, infatti, è costituito in realtà da una Trinità, costituita da un Dio Padre, eterno, onnipotente, onnipresente, creatore di tutte le cose; dal suo Figlio unigenito, che ha iniziato ad esistere incarnandosi nel ventre di una donna, per opera di un terzo elemento, non ben definito, lo Spirito Santo. Una cosa che riflette in maniera lampante la concezione pagana, è il fatto che il Figlio è salito al “cielo” con il suo stesso corpo umano, e si trova lì da qualche parte in carne ed ossa. Non può sfuggire la similitudine con la concezione mitraica di un ente supremo, rappresentato dal sole e dal suo inviato in terra Mitra, incarnatosi anch’egli in una donna e salito al cielo dopo aver compiuto la sua missione.
       Al di sotto di questa Trinità c’è poi tutta una pletora di vere e proprie “divinità” minori, fra cui primeggia in modo assoluto la Madonna, le quali hanno sostituito a tutti gli effetti altrettante divinità pagane, di cui hanno spesso assorbito simbolismi e funzioni. Alla Madonna e ai santi vengono erette chiese e santuari e la maggior parte dei fedeli si rivolgono direttamente ad essi, non certo all’Ente Supremo, per ottenere grazie e favori, allo stesso modo in cui i fedeli pagani si rivolgevano alle varie divinità minori perché intercedessero presso il padre degli dèi. Ogni categoria umana, nel paganesimo, aveva una sua divinità protettrice, come ogni categoria umana, nel cristianesimo, ha un suo santo protettore. 

       Il Cristianesimo ha poi ereditato in massa simboli e festività tipiche del mitraismo. Il giorno sacro al sole è diventato la domenica, sacra al Signore. Il Natalis Solis Invicti è diventato il Natale di Gesù. Il simbolo del sole è onnipresente in tutte le chiese cattoliche (basti pensare all’ostensorio) e nelle immagini di Dio e dei santi, al punto che se un ipotetico archeologo venuto da un altro mondo dovesse giudicare il cristianesimo soltanto dalle immagini e simbolismi che compaiono nelle chiese, dovrebbe forzatamente concludere che si tratta di una religione dedita al culto del sole. Si tratta, in ogni caso, soltanto di immagini esteriori, perché a livello dottrinale e liturgico ha integrato un gran numero di elementi giudaici.



Il sole è un simbolo onnipresente nella chiesa cattolica: sovrasta la cattedra di San Pietro, in Vaticano (Foto 1, dall'alto), e quasi tutti gli altari delle chiese (Foto 2); compare molto spesso dietro la Croce (Foto 3); è parte integrante dell'ostensorio (Foto 4) e compare come aureola dietro le immagini di Gesù, Madonne e santi (Foto 5).


       In conclusione, il cristianesimo ha incorporato, rielaborandoli ed armonizzandoli in una cornice dottrinale unitaria, sincretistica, gli elementi essenziali delle maggiori religioni professate nell’impero romano, realizzando così, per altra via, il sogno di Giuliano.

       Chi ha vinto, dunque, Giuliano o il “Galileo”? La risposta non può essere che una sola: entrambi. Vedremo fra poco, infatti, che  mitraismo e cristianesimo non erano nemici giurati e neppure antagonisti, come ritenuto da molti storici. Erano due facce di una stessa medaglia, entrambi funzionali allo stesso scopo e cioè al successo della più grande, ardita e fortunata cospirazione dell’intera storia umana. 


Mitra e Gesù, due facce della stessa medaglia

       Nel 384 d.C. moriva a Roma il senatore Vettio Agorio Pretestato, ultimo papa (acronimo di pater patrum) di quello che impropriamente viene definito “culto” di Mitra.
Il suo nome e le sue varie cariche religiose e politiche sono incisi sul basamento della facciata della Basilica di San Pietro, in Vaticano, insieme ad una lunga lista di altri senatori romani, stilata fra il 305 ed il 390. La cosa che li accomuna è che sono tutti patres mitraici; e ben nove di essi rivestono il titolo supremo di Pater Patrum, a riprova del fatto che era qui, nel Vaticano, che si trovava la sede del capo supremo dell’organizzazione mitraica, fianco a fianco, se non addirittura l’una dentro l’altra, con la Basilica fatta erigere nel 320 dall’imperatore Costantino.

       Per quasi settant’anni i capi supremi di due “religioni” che si è sempre voluto far apparire concorrenti ed in aspro conflitto fra loro, hanno convissuto pacificamente ed in perfetta armonia nella stessa sede. Quanto fosse pacifica la convivenza è provato dal fatto che fu lo stesso Pretestato, nel 367, in qualità di Prefetto dell’Urbe, a confermare sul trono di Pietro il vescovo Damaso.
       Pretestato affermava che avrebbe volentieri accettato di farsi battezzare, se gli avessero offerto la cattedra di Pietro. Quel che successe alla sua morte, invece, fu esattamente il contrario. Il titolo di Pater Patrum ricadde (oggi si direbbe per default) sul vescovo Siricio, che fu il primo nella storia della Chiesa ad assumere l’appellativo di “papa”. Ed insieme ad esso anche tutta una serie di altre prerogative, titoli, simbologie e beni materiali passarono in massa dal mitraismo al cristianesimo.

       Per capire quello che appare come un vero e proprio “passaggio di consegne” fra il papa mitraico e quello cristiano, bisogna risalire all’anno prima. Nel 383, infatti, il senato romano aveva votato a stragrande maggioranza l’abolizione del paganesimo nell’impero d’occidente. Un voto che ha lasciato perplessi gli storici, che si sono spesso domandati se fosse dovuto a intimidazioni esercitate dall’imperatore Teodosio o a che altro.
       È opinione comune fra di essi, infatti, che il senato romano fosse a quell’epoca in maggioranza pagano. Anzi, si trova spesso scritto che proprio il senato costituiva l’ultima roccaforte di resistenza del paganesimo contro il cristianesimo trionfante. Un’opinione che contrasta in modo stridente con ripetute dichiarazioni di San Ambrogio, il quale in quegli stessi anni affermava che i cristiani erano in maggioranza nel senato; affermazioni cui gli storici non hanno mai dato alcun credito, ritenendole inattendibili. Chi ha ragione, Ambrogio o gli storici moderni? 
       Certamente dobbiamo ritenere del tutto inverosimile che il vescovo di Milano, che apparteneva ad una grande famiglia senatoriale e seguiva attentamente le questioni romane, si sbagliasse su una questione del genere. D’altro canto, però, non possiamo neppure biasimare gli storici, dal momento che prove documentali ed archeologiche confermano che la grande maggioranza dei senatori romani erano allora “patres” del Sol Invictus Mitra, e quindi, secondo l’opinione universalmente accettata, dichiaratamente pagani.
       Quello che nessuno storico ha mai capito, però, o meglio non ha mai voluto capire nonostante numerose evidenze storiche, è che le due condizioni, di adepto del mitraismo e di cristiano (non battezzato), non erano affatto incompatibili.
       L’esempio più lampante è costituito dall’imperatore Costantino, ma se ne potrebbe compilare una sostanziosa lista. Costantino era adepto del Sol Invictus Mitra e mai lo rinnegò, anche quando si proclamava “servo di Dio” e affermava di essere “il vescovo costituito da Dio per l’umanità fuori dalla Chiesa”. Il suo biografo Eusebio lo definisce addirittura “il novello Mosé” e “una sorta di vescovo universale”. Ma Costantino si fece battezzare solo in punto di morte, continuò per anni a battere monete con simboli mitraici da un lato, cristiani dall’altro e innalzò a Costantinopoli una statua colossale di sé stesso, con simboli mitraici. 
       D’altra parte gli stessi senatori mitraici avevano in maggioranza mogli e figlie cristiane, come testimoniato, fra gli altri, da San Girolamo. Un esempio illustre è quello di San Ambrogio, ritenuto dagli storici inizialmente pagano, figlio di un pagano mitraico, il prefetto delle Gallie Ambrogio, nonostante non ci sia alcun dubbio che la sua famiglia fosse cristiana e vivesse in ambiente profondamente cristiano. Da bambino, infatti, Ambrogio amava giocare a fare il vescovo e nel 353 sua sorella Marcellina  ricevette il velo delle vergini consacrate dal papa Liberio in persona, nella basilica di San Pietro. Formalmente, però, egli rimase “pagano” fino al momento stesso in cui fu designato vescovo di Milano; fu battezzato, infatti, soltanto quindici giorni prima di essere consacrato vescovo.
       Il fatto è che a quell’epoca i cristiani destinati alla carriera politica (Ambrogio era governatore del Nord Italia al momento della nomina a vescovo) erano battezzati soltanto in punto di morte, oppure quando, per una qualche ragione, decidevano di abbracciare la carriera ecclesiastica. Era la prassi, allora. Il senatore Nectarius, per esempio, che era stato designato vescovo di Antiochia dal concilio di Costantinopoli del 381, fu costretto a posporre la cerimonia della sua consacrazione perché dovette prima provvedere a quella del proprio battesimo.
       Subito dopo il voto di abolizione del paganesimo, i senatori romani abbracciarono in massa la fede cristiana (pur continuando a mantenere, in molti casi, mitrei privati), a cominciare da quel Simmaco, pater mitraico, che è passato alla storia  per la sua strenua quanto vana difesa della tradizione “pagana”, di fronte all’imperatore Valentiniano. Pochi anni dopo, infatti, il cristianissimo imperatore Teodosio, fanatico persecutore di ogni eresia e residuo pagano, lo gratificò elevandolo agli onori del consolato. 
       È possibile, ci si chiederà, che una persona potesse aderire contemporaneamente a due diverse religioni? Qui sta il punto essenziale. Si è già visto come, per un evidente quanto incredibile equivoco (ma forse non si sbaglierebbe di molto se si parlasse di deliberata mistificazione), il cosiddetto “culto” del Sol Invictus Mithra , è sempre stato ritenuto una “religione”, sorta in parallelo al cristianesimo e in concorrenza con esso. C’è addirittura chi ritiene che questa “religione” fosse talmente radicata e diffusa nella società romana, che soltanto per un soffio perse la gara con il cristianesimo. Più moderatamente, il Renan affermava che se per un qualche accidente il cristianesimo fosse abortito nel corso del quarto secolo, il mondo sarebbe stato mitraico. 
       È un chiaro riconoscimento del potere e del capillare controllo che l’organizzazione mitraica aveva conseguito nel corso del quarto secolo sull’intera società romana. Organizzazione segreta di tipo esoterico, non certo religione. Nonostante il parere del Renan, infatti, non si riesce proprio ad immaginare in che cosa potesse consistere una “religione” mitraica romana, dal momento che gli adepti dell’organizzazione si proclamavano pubblicamente fedeli o sostenitori di un gran numero di altre divinità, che comprendevano praticamente l’intero olimpo pagano.

       La maggioranza degli storici concordano sul fatto che gli adepti mitraici erano, a modo loro, monoteisti. Quello che dimenticano di sottolineare è che, grazie alla loro particolare filosofia sincretistica, essi “infiltrarono” e si impadronirono del culto (e delle relative prebende) di tutte le divinità pagane. 
       Infatti tutte le “grotte” mitraiche ospitavano (esattamente come i templi massonici moderni) una schiera di divinità pagane, come Saturno, Atena, Venere, Ercole e così via e gli adepti di Mitra (che fra l’altro erano esclusivamente uomini, essendo le donne categoricamente escluse dall’organizzazione) nella loro vita pubblica esercitavano la funzione di sacerdoti al servizio non soltanto del Sole, che era venerato in templi pubblici ben distinti dai mitrei (che erano invece minuscoli vani sotterranei accessibili solo agli adepti, i quali vi tenevano riunioni ammantate dal più stretto segreto), ma anche di altre divinità romane. 
       Questo è provato al di là di ogni possibile dubbio proprio dalle iscrizioni che si trovano sul basamento della Basilica di S. Pietro. Scorrendo la lista dei senatori ivi elencati, infatti, si scopre che, oltre al titolo di “patres” del Sol Invictus Mitra, essi ricoprivano anche una lunga serie di cariche nel culto di altre divinità, come sacerdos, hieroceryx, hierophanta e archibucolus di Bronto o di Ecate, Iside e Libero, maior augur, quindecimvir sacris faciundis e per finire anche pontifex di vari culti pagani, e naturalmente erano responsabili del collegio delle vestali e del sacro fuoco di Vesta. Non c’era nel Senato alcuna manifestazione di culto legato alla tradizione pagana che non venisse celebrata da un senatore mitraico. E quello stesso senatore, il più delle volte, aveva alle spalle una famiglia profondamente cristiana. Ed in ogni caso abbracciò immediatamente il cristianesimo non appena il paganesimo fu abolito.
       Sorge allora spontanea una domanda: i senatori mitraici erano soltanto pagani o anche cristiani? Su questo punto le evidenze in nostro possesso sono piuttosto ambigue. Anche il carattere dello stesso Mitra, come viene dipinto dagli scrittori cristiani, è assolutamente ambiguo. Fra lui e Gesù esiste una lunga serie di analogie: Mitra era nato in una stalla, il 25 Dicembre, da una madre vergine, circondato da pastori che portavano doni. Era venerato nel giorno dedicato al sole, la domenica. Attorno alla testa aveva un’aureola. Celebrò un’ultima cena insieme ai suoi seguaci più fedeli, prima di far ritorno a suo padre. Si diceva che non fosse morto, ma che fosse asceso al cielo, da dove sarebbe tornato alla fine del mondo, per resuscitare i morti e giudicarli, mandando i buoni in paradiso e i cattivi all’inferno. Garantiva ai suoi fedeli l’immortalità, conseguita attraverso il battesimo.
Gli adepti di Mitra, quindi, credevano come i cristiani nell’immortalità dell’anima, nel giudizio universale, nella resurrezione dei morti e nella fine del mondo. Celebravano la morte di un salvatore che era risorto una domenica. Celebravano una cerimonia analoga alla Messa cristiana, durante la quale consumavano pane consacrato e vino in memoria dell’ultima cena di Mitra. E durante la cerimonia cantavano inni, suonavano campanelli, accendevano ceri e usavano acqua consacrata. Essi condividevano con i cristiani una lunga serie di altre credenze e pratiche rituali, al punto da essere praticamente indistinguibili da essi, agli occhi dei pagani ed anche di molti cristiani.


Sopra: il Mitreo situato sotto la Basilica di San Clemente a Roma.


       L’esistenza di una sotterranea connessione tra il cristianesimo ed il mitraismo fin dai primi tempi è ammessa anche dai padri della Chiesa. Tertulliano scrive che i pagani 

“…credono che il Dio dei cristiani è il Sole, perché è noto che noi preghiamo rivolti verso il sole nascente e che nel giorno del sole facciamo festa" (Tertulliano, Ad Nationes, 1, 13). 

Egli cerca di giustificare la sostanziale identità fra le due “religioni” agli occhi dei fedeli cristiani, attribuendola al fatto che satana avrebbe plagiato i rituali più sacri e le credenze della religione cristiana. Costantino credeva che Gesù Cristo ed il Sol Invictus Mitra fossero entrambi aspetti della stessa divinità superiore. Certamente egli non era il solo a nutrire questa convinzione. I neoplatonici sostenevano che il mitraismo rappresentava un “ponte” fra paganesimo e cristianesimo. Gesù era spesso chiamato con il nome Sol Iustitiae ed era rappresentato con statue aventi le sembianze del giovane Apollo (curiosamente anche  Michelangelo, nel grandioso affresco del Giudizio Universale della cappella Sistina, ha rappresentato Gesù con il volto dell’Apollo del Belvedere). Clemente di Alessandria descrive Gesù alla guida del carro del sole attraverso il cielo, ed un mosaico del quarto secolo, in Vaticano, lo mostra sul carro del sole, mentre ascende al cielo. Su alcune monete del quarto secolo lo stendardo cristiano riporta la scritta “Sol Invictus”. Un larga parte della popolazione romana pensava che il Cristianesimo ed il culto del sole fossero intimamente collegati, se non proprio la stessa cosa.
       Anche dopo l’abolizione del paganesimo, i romani continuarono a lungo a venerare entrambi, sia Cristo che il Sole. Nel 410 d.C. papa Innocenzo autorizzò la ripresa di cerimonie in onore del sole, sperando in questo modo di scongiurare il sacco di Roma da parte dei Visigoti di Alarico. E ancora nel 460 papa Leone il Grande scriveva:

“… molti cristiani, prima di entrare nella basilica di San Pietro, si rivolgono verso il sole e si inchinano in suo onore”.

Il vescovo di Troy continuò a professare apertamente il culto del sole anche durante il suo episcopato. Un altro notevole esempio in questo senso è dato da Sinesio di Cirene, un discepolo della famosa filosofa neoplatonica Ipazia, che fu trucidata nel 415 ad Alessandria d’Egitto. Sinesio, non ancora battezzato, fu eletto vescovo di Tolemaide e vescovo metropolitano di Cirenaica, ma accettò la carica soltanto a condizione di non dover ritrattare le sue convinzioni neoplatoniche o rinunciare al culto del sole. Ancor oggi il simbolo del sole è universalmente presente in tutte le chiese ed in tutti gli oggetti di culto cristiani.

       Alla luce di questi fatti come dobbiamo considerare la posizione dell’istituzione mitraica nei confronti del cristianesimo? Erano concorrenti o cooperatori? Amici o nemici? Forse la migliore indicazione ci è fornita dalle monete che Costantino fece coniare fino al 320 d. C., con simboli cristiani su un lato, mitraici sull’altro. È possibile che Cristo e Mitra fossero due facce di una stessa medaglia? 

 

 

 - Fine della seconda parte - 

Continua…

Il presente articolo è stato pubblicato originariamente in forma cartacea sul nr. 89 di Nexus New Times (edizione italiana), dicembre - gennaio 2011:

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L’autore

Flavio Barbiero è nato a Pola nel 1942. Laureato in ingegneria a Pisa, entrato nell’Accademia Navale di Livorno nel 1961, ha trascorso i suoi anni nei centri di ricerca della Marina Militare e della NATO. Nel 1998 si è ritirato dal servizio attivo con il grado di Ammiraglio. Nel 1975 e 1978 ha partecipato a due spedizioni in Antartide. Collabora con centri Studi e Università su programmi di ricerca scientifica e archeologica, in particolare in Israele. È autore di svariati libri, fra cui La Bibbia senza segreti (Rusconi, 1988) e Una civiltà sotto ghiaccio (1974). Altri suoi libri sono Alla ricerca dell’Arca dell’Alleanza, I signori del tempo, Calendari antichi e moderni e La nave nella storia. Attualmente risiede in Italia.


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