La parte introduttiva di questo saggio storico rende giustizia all'imperatore Giuliano, detto l'Apostata, e prepara il terreno a sorprendenti rivelazioni...


 

Vicisti Galilee!

       Una ben nota tradizione cristiana narra che l’imperatore Giuliano, colpito da una lancia persiana e sbalzato a terra dalla groppa del suo cavallo,  prima di esalare l’ultimo respiro sollevò una mano al cielo in un gesto di rabbia e di sfida, gridando: “Vicisti Galilee!”
       Si tratta di una tradizione fantasiosa, che non ha nulla a che vedere con i fatti come si sono realmente svolti, creata da un cristianesimo che voleva accreditare l’immagine di un imperatore impegnato in una titanica lotta contro Cristo, il “Galileo”, uscendone alla fine sconfitto. Una tradizione fantasiosa creata per supportare un’immagine storicamente infondata. Ed anche il concetto che questa immagine vuole trasmettere, e cioè che gli ideali per cui Giuliano si era adoperato e battuto nel corso del suo breve regno fossero usciti definitivamente sconfitti, è tutt’altro che sostenibile. Meno di trent’anni dopo, infatti, quegli ideali trovarono pratica attuazione per opera dello stesso cristianesimo trionfante.
       Giuliano è passato alla storia con l’epiteto di “Apostata”, non del tutto appropriato, in quanto egli non era mai stato battezzato, anche se possedeva una conoscenza molto approfondita della religione cristiana, al punto da  discutere con cognizione di causa sulle sue incongruenze, citando a memoria lunghi passi della Bibbia. Le sue critiche al cristianesimo, però, erano puramente filosofiche e dottrinali; egli non perseguitò mai la Chiesa, ed anzi proibì espressamente e condannò con fermezza ogni forma di violenza contro i cristiani. 
Gli storici moderni lo hanno definito l’ultimo imperatore “pagano”, per gli sforzi che profuse nel rivitalizzare e moralizzare i più noti culti pagani dell’antichità. Ma questo non gli impedì di far completare la chiesa di Santa Costanza, a Roma, per farvi seppellire la propria moglie Elena, e di essere sepolto lui stesso nella basilica dei dodici Apostoli, a Costantinopoli. Né gli impedì di ordinare la ricostruzione del tempio ebraico di Gerusalemme (i lavori, in effetti, furono iniziati, ma interrotti  subito dopo, a quanto si dice a causa di un terremoto).
In realtà Giuliano non era né cristiano, né propriamente pagano; era un adepto del Sol Invictus Mitra, come prima di lui suo zio Costantino il Grande e come la maggior parte dei senatori romani del suo tempo.



Moneta di Costantino il Grande, con rappresentato il Sol Invictus


       Sul mitraismo sono state scritte, soprattutto nell’ultimo secolo, una enorme quantità di opere, che però ne forniscono un’immagine del tutto irreale ed estremamente confusa e contraddittoria. La confusione nasce dal fatto che tutti gli storici moderni lo considerano una vera  e propria religione, La convinzione che il Sol Invictus Mitra fosse una religione si è consolidata con lo storico Cummont, che alla fine del 19.mo secolo ha scritto quella che da allora è ritenuta l’opera fondamentale sul mitraismo, partendo dal presupposto esplicito, vero e proprio postulato privo di qualsivoglia supporto bibliografico o archeologico, che esso fosse stato importato dalla Persia da un qualche ignoto legionario romano. Ed infatti il Cummont dedica buona parte della sua opera a descrivere la religione solare persiana e le sue varie diramazioni e filiazioni orientali, come il Mazdeismo, il Magismo e così via.
       Uno dei maggiori studiosi moderni del mitraismo, M.J. Vermaseren, condivide l’impostazione di Cummont, ma avverte: “Gli studiosi dei misteri di Mitra si trovano di fronte ad una difficoltà insormontabile e cioè: per quanto riguarda la forma persiana del mitraismo esistono soltanto evidenze letterarie, mentre il Mitra del mondo romano ci è noto quasi esclusivamente attraverso fonti non letterarie, archeologiche. Franz Cummont, quel brillante studioso morto nel 1947, ha chiaramente descritto questa situazione nel suo libro Die Mysterien des Mithra

“È come se, egli scrive, volessimo studiare il cristianesimo avendo a disposizione soltanto il Vecchio Testamento e le cattedrali medioevali. A causa di questo enorme divario fra le fonti di informazione, la storia di Mitra è destinata a rimanere per sempre incompleta e distorta.”

       In altre parole, abbiamo da una parte una religione persiana di Mitra, sulla quale esiste una abbondante letteratura, ma nessun resto archeologico, o quasi; dal lato romano, invece, abbiamo centinaia di mitrei ed altre testimonianze archeologiche relative a Mitra, ma pochissime testimonianze letterarie sull’argomento, nessuna delle quali proveniente dall’interno stesso dell’organizzazione, e cioè da uno dei suoi membri. Il problema nasce appunto dal fatto che Cummont ha postulato fin dall’inizio della sua ricerca, senza mai dimostrarlo, che il culto di Mitra quale veniva professato nell’impero romano fosse la fotocopia della religione persiana.
       Questo postulato è stato accettato acriticamente da quasi tutti gli studiosi successivi, che si sono in maggioranza dedicati ad interpretare le evidenze archeologiche romane alla luce della letteratura persiana, ad approfondire i vari aspetti del magismo persiano, o a ricostruire gli aspetti esoterici ed astrologici del mitraismo romano, basandosi sulle scarne notizie fatte filtrare dalle fonti antiche ed integrandole arbitrariamente con elementi presi a prestito dalle fonti orientali e dalla mitologia greco-romana, per cercare di ricostruire in qualche modo contenuti e significati dei vari gradi iniziatici in cui l’istituzione mitraica era suddivisa. Ne risulta un quadro complessivo irreale, in stridente contrasto con quella che appare essere la realtà storica ed archeologica di questa istituzione.
In realtà se c’è una cosa che appare con assoluta evidenza da tutto il materiale disponibile è che il cosiddetto culto di Mitra, a Roma, non era una religione, ma una confraternita di iniziati, divisa in vari livelli di iniziazione, che dalla religione orientale aveva preso a prestito soltanto il nome ed alcune simbologie esteriori. Quanto ai contenuti, scopi e modi operativi, niente accomuna il Mitra persiano e quello romano. L’istituzione mitraica romana in nessun modo può essere definita come una religione dedita al culto del sole. Sarebbe come dire che la massoneria moderna è una religione dedita al culto del Grande Architetto dell’Universo. 



Gesù Cristo rappresentato come il Sol Invictus che guida il carro solare (mosaico del IV sec. che si trova sul pavimento della tomba di Papa Giulio I, in Vaticano)


       Il paragone con la massoneria aiuta a capire che genere di istituzione fosse quella mitraica. Si tratta, infatti, di istituzioni sostanzialmente simili negli aspetti essenziali. Agli adepti della massoneria non viene richiesto di professare una particolare religione, ma soltanto di credere nell’esistenza di un’Entità superiore, comunque definita. Questa entità viene rappresentata nei templi massonici (che per inciso hanno straordinari punti di similitudine con i mitrei romani, e sono popolati di divinità pagane, come Ercole, Minerva e Venere) con un sole inserito in un triangolo e con il nome di Grande Architetto dell’Universo, che, guarda caso, è lo stesso che i pitagorici attribuivano al Sole. Nei templi vengono effettuati cerimoniali e rituali di iniziazione e di apertura/chiusura “lavori”, mai, però, a carattere religioso. La religione è espressamente bandita dai templi massonici ed ogni adepto, nella sua vita privata, è libero di professare il credo che più gli aggrada.
       Che ci sia una qualche connessione fra mitraismo e massoneria è tutt’altro che improbabile, dal momento che ci sono profonde similitudini nell’architettura e nelle decorazioni dei rispettivi templi, nei simbolismi, nei rituali e così via; ma non è materia che possa essere trattata in questa sede. Il paragone è stato introdotto al solo scopo di far capire quale tipo di istituzione fosse il mitraismo, che non era una religione dedita al culto di una qualche specifica divinità, ma una associazione segreta di mutua assistenza, i cui membri, nella loro vita pubblica, erano liberi di venerare qualsiasi divinità. È l’unica chiave di lettura che consenta di capire e conciliare le innumerevoli contraddizioni ed incongruenze, cui ci si trova confrontati quando si voglia intendere il mitraismo come una religione. 
       Che il mitraismo non fosse una vera e propria religione è provato anche, come vedremo in seguito, dalle attività in campo religioso dei suoi adepti, fra cui lo stesso Giuliano. Egli fece costruire un mitreo nel suo palazzo, ma non vedeva nessuna delle divinità venerate nell’impero come “concorrente” di Mitra; si adoperò anzi in ogni modo perché tutte avessero pari dignità e rispetto. Questo era assolutamente tipico della filosofia dell’organizzazione mitraica, come viene spiegato approfonditamente nell’opera Saturnalia, composta intorno al 430 (ben dopo l’abolizione del paganesimo, quindi) dall’eminente scrittore Macrobio, supposto pagano. In essa il senatore Pretestato, Pater Patrum del culto mitraico (la massima carica dell’organizzazione), in amabile conversazione con i grandi senatori mitraici Simmaco e Nicomaco Flaviano, si dilunga a spiegare come tutte le divinità pagane non siano altro che diverse manifestazioni, o anche diverse denominazioni, di un unico Ente superiore, rappresentato dal Sole, il Grande Architetto dell’Universo. “Paganesimo monoteista” l’ha definito qualcuno, mentre altri parlano genericamente di sincretismo religioso. In effetti tutte le religioni avevano pari dignità nei mitrei, dove comparivano le immagini delle principali divinità pagane ed i cui adepti si professavano pubblicamente devoti alle più disparate divinità, ivi comprese quella cristiana ed ebraica...


 - Fine della prima parte - 

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Il presente articolo è stato pubblicato originariamente in forma cartacea sul nr. 88 di Nexus New Times (edizione italiana):

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L’autore

Flavio Barbiero è nato a Pola nel 1942. Laureato in ingegneria a Pisa, entrato nell’Accademia Navale di Livorno nel 1961, ha trascorso i suoi anni nei centri di ricerca della Marina Militare e della NATO. Nel 1998 si è ritirato dal servizio attivo con il grado di Ammiraglio. Nel 1975 e 1978 ha partecipato a due spedizioni in Antartide. Collabora con centri Studi e Università su programmi di ricerca scientifica e archeologica, in particolare in Israele. È autore di svariati libri, fra cui La Bibbia senza segreti (Rusconi, 1988) e Una civiltà sotto ghiaccio (1974). Altri suoi libri sono Alla ricerca dell’Arca dell’Alleanza, I signori del tempo, Calendari antichi e moderni e La nave nella storia. Attualmente risiede in Italia.


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