Cari lettori,
in questo mondo ne succedono di tutti i colori e, se di colori si tratta, la sfumatura è sempre più varia, come un quadro surrealista per i gusti di ognuno. In questa confusione, fare un po' di chiarezza è compito di chi vuole divulgare informazioni il più vicino possibile al Vero. Un compito reso ancora più importante dalla confusione mediatica in corso dopo l'attentato di Parigi a Charlie Hebdo, che fa parlare a molti di "guerra di religione" tra Islam e Occidente cristiano. In questo quadro, non pochi interrogativi suscita l'operato di Papa Francesco, senz'altro al di fuori della norma rispetto ai canoni vaticani e ai suoi predecessori. Il 9 dicembre abbiamo pubblicato su questo sito un articolo scritto da Andrew Phillips (Perché il Papa di Roma ha visitato Istanbul e non Ferguson?) in cui presentavamo un'analisi, diversa da quelle trapelate sui nostri media, sulla visita del Pontefice nella città turca e sul suo incontro con il Patriarca di Costantinopoli, Bartolomeo. Ora interrogativi simili riemergono dopo la visita di Bergoglio in Sri Lanka e nelle Filippine ed in particolare sulle parole dette in una intervista a Franca Giansoldati, su Il Messaggero del 16 gennaio, in merito al rapporto tra fede religiosa, satira e libertà di pensiero:

"(…) ognuno non solo ha la libertà, ma anche ha il diritto e l'obbligo di dire quello che pensa per aiutare il bene comune, pensiamo a un deputato o a un senatore se non dice quale è la vera strada da seguire, non collabora al bene comune. Abbiamo l'obbligo di dire apertamente tutto, ma senza offendere. Perché è vero che non si può reagire violentemente. Però se il dottor Gasbarri (Alberto, direttore tecnico di Radio vaticana, ndr), grande amico, dice una parolaccia contro la mia mamma gli arriva un pugno, è normale. Non si può provocare, non si può insultare la fede degli altri,non si può prendere in giro la fede. Benedetto XVI in un suo discorso aveva parlato di mentalità post positivista, della metafisica post positivista che porta a credere che alla fine le religioni e le espressioni religiose siano delle sotto culture, che sono tollerate, e che in fondo sono poca cosa. Non fanno parte della cultura illuminista. È una eredità dell'illuminismo se tanta gente sparla delle altre religioni, se ridicolizza la religione degli altri; questi provocano. E cosi può accadere quello che succede se Gasparri dice qualcosa contro mia mamma, solo che c'è un limite. Ogni religione ha dignità. Ogni religione che rispetta la vita umana non possiamo prenderla in giro. Questo è il limite. Nella libertà di espressione ci sono limiti, come quello della mia mamma. Non so se sono riuscito a rispondere alla domanda"

Ciò che suscita perplessità è quel riferimento, apparentemente banale, al "pugno" in faccia a chi offende. Parole poco pontificie, che contribuiscono a rafforzare l'immagine di un Papa Francesco vicino al sentire del popolo. Ma che sembrano contraddire in pieno l'etica del "porgi l'altra guancia" di memoria evangelica. Era solo una battuta?

A tal proposito, vi proponiamo un articolo scritto da Antonio Socci. Il suo punto di vista è quello di un cattolico credente, ma anche di un giornalista attento alle questioni vaticane, e in quest'ottica va letto, senza la necessità di sposarne il pensiero. Come si suol dire, spesso… il diavolo sta nei dettagli. A volte, anche il Papa.

[Redazione NEXUS]


ECCO COSA C’E’ DIETRO IL PUGNO DI PAPA BERGOGLIO

Adesso finirà in satira anche la frase sul pugno detta dal papa della tenerezza. C’è già chi – parafrasando Giovanni XXIII – scrive: “Quando tornate a casa, date uno sganassone a vostro figlio e ditegli: questo è lo sganassone del papa!…”.

C’è però un problema. Anche a voler declassare a “battuta” quella dichiarazione (che però non era una battuta, ma un preciso segnale di “comprensione” all’Islam) il danno è fatto.  Dopo i massacri di Parigi si è ripetuto per giorni che nei paesi civili al dileggio offensivo contro le religioni si deve reagire con una querela, non con la violenza. Si è sottolineato che dalle offese ci difende la legge e non ci si fa giustizia da soli passando alle mani o peggio ai fucili.
Poi arriva il papa – nientemeno che il Papa! – e, pur condannando i fucili, com’è scontato (grazie al cielo), sdogana e approva lo sganassone in risposta alla parolaccia. Dobbiamo pensare che Francesco voglia imitare Bud Spencer ? O che il “dolce Cristo in terra” emuli Cassius Clay (anzi, Mohammed Alì)? Ovviamente no.

Ma allora perché ha voluto dire quella frase, in quel modo calcolato e voluto? Sembrerebbe inspiegabile. Perché la legittimazione della violenza fisica per una “brutta parola” liquida la civiltà giuridica e soprattutto cestina il Vangelo. La “battuta” bergogliana infatti appare perfino più arretrata della legge del taglione che stabiliva pur sempre una primitiva proporzione: occhio per occhio, dente per dente. A sentire papa Bergoglio all’insulto o al dileggio si può rispondere con i pugni (e faccio sommessamente presente che a volte con un pugno, involontariamente, si può anche uccidere).

Blasfemia

Questa idea della risposta violenta all’ “offesa” alla religione è in linea solo con la mentalità islamica che arriva alla fustigazione e addirittura a punire la blasfemia con la pena di morte. Per essere considerati blasfemi – da parte islamica – in certi paesi basta dire di credere in Cristo e non in Maometto.

Ed è tragico che papa Bergoglio pronunci parole simili proprio mentre ci sono paesi, grandi e importanti come il Pakistan, dove molti cristiani indifesi e innocenti – penso ad Asia Bibi – sono torturati e condannati a morte proprio per la famigerata legge sulla blasfemia, in quanto i tribunali ritengono blasfemo l’aver detto di aver fede in Gesù Cristo e non in Maometto stesso. Del resto ad ascoltare tutte le cose dette da papa Bergoglio è evidente che, per lui, sono legittimati a dare sganassoni solo i musulmani che si sentono offesi da una vignetta. O gli appartenenti alle altre religioni.
Mentre se si è cristiani bisogna subire e zitti. Anzi, magari dovremmo unirci al dileggio della religione cattolica, almeno a vedere la decisione dei gesuiti francesi (gesuiti come Bergoglio) che, per solidarietà col giornale satirico francese, nella loro rivista, Etudes, hanno ripubblicato alcune vignette anticattoliche di Charlie Hebdo come quella in cui – leggo su Tempi – «appare Benedetto XVI in versione gay che esclama “finalmente libero” dopo aver rinunciato al soglio papale». Ai cristiani perseguitati, che subiscono cose atroci, papa Bergoglio ha raccomandato mitezza, esortandoli a portare la croce.

"Papa Francesco è il mio Papa e il mio eroe del Pluralismo",
Mike Ghouse, islamico, collaboratore dell'Huffington Post

Poveri cristiani

Mi scrive una lettrice sconcertata dal papa: “Ma come? Per una vignetta provocatoria vanno bene i pugni, mentre davanti all’uccisione di migliaia di cristiani propone il dialogo?”. Si riferisce alle incredibili dichiarazioni degli ultimi mesi di papa Bergoglio di fronte ai massacri di cristiani. Si cominciò in agosto e per giorni Bergoglio tacque. Poi le sue sporadiche dichiarazioni evitarono accuratamente di nominare i carnefici e di condannare la loro ideologia islamista.
Bergoglio ha evitato sempre di chiedere quell’ “ingerenza umanitaria” che Giovanni Paolo II e Benedetto XVI ritennero doverosa per salvare la vita a popolazioni inermi minacciate da gruppi sanguinari. Infine, quando si sentì “costretto” a dire che la vita di quella povera gente andava difesa aggiunse che non lo si doveva fare con la forza (e come si fermano gli sgozzatori e gli stupratori dell’Is?). Interpellato un’altra volta sul terrorismo disse che era disposto a dialogare con quelle belve sanguinarie e poi se la prese duramente contro quello che chiamò il “terrorismo di stato”, riferendosi a quei paesi che si difendevano dal terrorismo con le armi, come Israele e Usa.
Secondo Bergoglio dovrebbe essere solo l’ONU a decidere l’uso della forza, cosa, ovviamente, assurda e inapplicabile. Infatti Giovanni Paolo II e Benedetto XVI avevano affermato che uno stato ha il diritto e il dovere di difendere la propria popolazione dagli assassini.
Il Papa l’altro ieri di fatto ha legittimato una modica quantità di violenza fisica a un’offesa verbale, mentre ai cristiani che vengono uccisi, torturati, che vedono le loro donne stuprate e vendute schiave e i figli rapiti non ha mai detto “armatevi perché avete diritto alla legittima difesa per salvare le vostre famiglie”.

Si può ancora essere cattolici?

A volte sembra che Bergoglio non abbia proprio simpatia per coloro che dovrebbe considerare le pecorelle affidategli dal Signore e per la Chiesa Cattolica di cui dovrebbe essere il rappresentante. Basti dire che anche nella conferenza stampa dell’altro ieri ha trovato il modo per denigrarne la storia, perfino con critiche infondate. Per tutte le religioni ha parole di difesa e gesti di simpatia, mentre al cattolicesimo toccano quasi sempre e solo durezze e bastonate. Del resto è lui che dichiarato a Eugenio Scalfari: “Io credo in Dio. Non in un Dio cattolico, non esiste un Dio cattolico”. Declassando così i cattolici a dei “senza Dio”.

Ci si è chiesti allora di chi lui sia il Vicario. Speriamo che egli non interpreti il suo ruolo in riferimento a un Dio non cattolico, come una sorta di papa di tutte le religioni. Eppure questo a volte sembra mostrare anche con i gesti. Non si inginocchia davanti all’eucarestia come la liturgia impone, ma va a pregare (e adorare) nella Moschea blu di Istanbul rivolto alla Mecca (mentre i cristiani sono massacrati da musulmani). Nei giorni scorsi nello Sri Lanka il papa non ha trovato il tempo per la benedizione della neonata Università Cattolica, ma l’ha trovato per un fuori programma: la visita al tempio buddista.
Vedendo che si recavano a un santuario cristiano anche buddisti, islamici e induisti, lui ha deciso di recarsi a un tempio buddista e ha elogiato “il senso della interreligiosità che si vive nello Sri Lanka”. Cosa intenda per interreligiosità non è chiaro, forse solo “rispetto”, ma quello descritto è un minestrone di religioni diverse. Cosa che per la verità la Chiesa ha sempre condannato come indifferentismo religioso o sincretismo.

L’ “interreligiosità” non fa parte del lessico cattolico. Il Concilio Vaticano II ha parlato di dialogo ecumenico, ma non certo di “interreligiosità”. Anzi, nelle prime righe della Dignitatis Humanae si legge che la sola via della salvezza è Cristo e “questa unica vera religione crediamo che sussista nella Chiesa cattolica e apostolica, alla quale il Signore Gesù ha affidato la missione di comunicarla a tutti gli uomini”. È “fondamentalista” anche il Concilio come l’altro ieri Bergoglio ha definito coloro che rifiutano l’ “interreligiosità” che lui ritiene “una grazia”? È il Concilio che parla di “unica vera religione”. Non mi pare che Bergoglio ripeta queste parole, anzi lancia segnali che – forse anche contro la sua volontà – possono creare enormi equivoci.
Un sacerdote che segue persone che tornano al cattolicesimo dal buddismo mi riferisce che una signora gli ha scritto: “In queste difficoltà sento il capo della Chiesa che dice che tutte le religioni sono uguali ed io mi chiedo, ma allora tutti questi sforzi per tornare indietro a che servono? Se mi salvo anche con Buddha perché dovrei scegliere Cristo?”.

Antonio Socci

Da “Libero”, 17 gennaio 2015

Fonte: antoniosocci.com, tramite: bergoglionate.wordpress.com


NOTA REDAZIONALE: a scanso di possibili equivoci per letture poco attente, la nostra redazione non solidarizza con nessun tipo di intervento militare "umanitario". Riteniamo che il lavoro giornalistico fatto in questi anni attraverso il nostro sito e le nostre testate contribuisca a far luce in modo chiaro sulla natura e gli scopi di tutte le guerre finora create.