In occasione del convegno “CAMBIARE PER (R)ESISTERE” che si terrà il 17 febbraio presso Udine e Gorizia Fiere (a cui vi invitiamo a partecipare), siamo lieti di proporvi una piccola anticipazione degli argomenti che saranno trattati dal Prof. Paolo Maddalena, noto giurista e magistrato, nonché ex giudice della Corte Costituzionale, che sarà tra gli importanti relatori all’evento [Redazione].



        È da tener innanzitutto presente che la “globalizzazione” delle comunicazioni, non vuol dire “globalizzazione” delle Istituzioni, le quali dovrebbero sostenere, secondo le dominanti teorie neoliberiste (che hanno soppiantato le valide tesi keinesiane), la “libertà dei mercati”, la stabilità dei prezzi, la stabilità finanziaria, assicurando la massima competitività tra i singoli e tra gli Stati, nel contempo declassando il “lavoro” a pura merce da pagare il meno possibile. Seguendo questo insostenibile dogma, in tutto il mondo si è fortemente divaricata la forbice tra ricchi e poveri, in modo che i ricchi sono diventati sempre più pochi e sempre più ricchi, mentre i poveri sono diventati sempre più numerosi e sempre più poveri.

        La verità è che, a partire dall’assassinio di Aldo Moro in poi, i nostri legislatori hanno emanato leggi che hanno tutelato sempre maggiormente gli interessi della finanza a danno degli interessi fondamentali dei cittadini, spesso uniformandosi ai Trattati (la finanza si è appropriata delle istituzioni finanziarie mondiali e europee) e dimenticando i principi fondamentali della nostra Costituzione e il rispetto del lavoro, che è fondamento della Repubblica.

        Visto che dobbiamo raggiungere il “pareggio del bilancio” (art. 81 della Costituzione, modificato su iniziativa del governo Monti) gli Italiani devono lavorare per gli Italiani e le fonti di ricchezza devono restare in Italia, non cedute allo straniero, come sta abbondantemente avvenendo con la svendita di tratte ferroviarie (vedi Italo), di linee aeree, di servizi pubblici essenziali e così via dicendo. Il debito pubblico non si sconfigge con l’austerità, ma con lo sviluppo economico. E, incredibilmente, i nostri governanti stanno seguendo una politica inversa: fanno fronte ai debiti con “privatizzazioni” e “svendite”. Così, quando avremo finito di svendere, (e il tempo è più vicino di quanto si creda), saremo tutti schiavi. Eppure una via d’uscita c’è ed è apportata di mano: si tratta di “attuare la Costituzione” rinvigorita dal voto referendario del 4 dicembre 2017. È possibile un rinsavimento, o siamo diventati tutti degli imbecilli?


Prenota la tua partecipazione all'evento