Da Mosca La Voce della Russia. Ricordando la tragedia di Beslan.

Il 9 settembre del 2004 Alberto Roccatano ritorna sulla tragedia di Beslan con un articolo conclusivo che riportiamo integralmente. 


“Con gli assassini di bambini non si tratta!"

“Con gli assassini di bambini non si tratta!” urlava il Presidente Vladimir Putin - la sera di lunedì 6 settembre - ad un gruppo di giornalisti stranieri e ad alcuni accademici che riferivano le richieste di aprire un dialogo con i separatisti ceceni provenienti da alcuni paesi occidentali.
Ha poi duramente aggiunto:

''Immaginate semplicemente che le persone che colpiscono alle spalle i bambini arrivino al potere dovunque nel mondo. Chiedetevi semplicemente questo, e voi non vi porrete più domande sulla nostra politica in Cecenia'', che ''non e' l'Iraq (ma) una parte vitale ' del territorio russo.
In questa regione “rafforzeremo l'applicazione della legge reclutando poliziotti ceceni, ritireremo gradualmente le nostre truppe nelle loro guarnigioni e lasceremo un contingente il più piccolo possibile, proprio come fanno gli Stati Uniti in California e in Texas''.

Più della metà dei 355 morti ufficiali sono bambini, come gran parte dei 200 dispersi di cui si cercano notizia, come sono bambini con meno di 17 anni più della metà dei 377 feriti (di cui 55 ancora gravi), e alcuni di loro rimangono muti anche di fronte alle madri e hanno la memoria interrotta.
Le bombe, già in precedenza piazzate negli edifici scolatici, parlano di una operazione pianificata e della volontà di giungere alla strage dei bambini.
Tutti gli eventi e le testimonianze degli ostaggi, dimostrano che la mattanza era l’obiettivo finale dell’esercito islamico.

Le richieste di spiegazioni a Putin provenienti da alcuni esponenti governativi di paesi occidentali hanno creato sconcerto fra la popolazione russa.

“Perché - si chiedono - non si vuole riconoscere ad alta voce che gli assassini di bambini sono esponenti dell’esercito islamico ceceno”.

La gente di Ossezia ha, purtroppo, già costruito l’equivalenza “islam = terrore”. È per questo che il Presidente Putin è entrato in campo personalmente.
Era a Beslan Sabato scorso, senza ufficializzare il suo arrivo, presso l’ospedale dove erano ricoverati gran parte dei feriti ed ha voluto parlare con loro, mentre ancora si svolgevano le operazioni delle forze speciali nell’area dei complessi scolastici.
Conviene registrare quello che ha detto ai martoriati genitori di Beslan.

Tutta la Russia soffre, piange e prega con voi. Poi spiega “L’impiego della forza non è stato pianificato”. E’ durante una breve riunione con il Presidente dell’Ossezia del Nord Alezander Dzassokhov che dichiara: “Gli avvenimenti si sono svolti molto velocemente ed in modo imprevedibile, i Servizi speciali hanno dato dimostrazione di molto coraggio ed hanno subito molte perdite.”

“Uno dei principali obiettivi dei terroristi a Beslan è quello di seminare l’odio-inter-etnico e di infiammare il Nord del Caucaso. Voce: Chiunque sosterrà questa posizione sarà considerato complice dei terroristi”.

Il timore di Putin è che si apra uno scontro fra le etnie ortodosse dell’Ossezia del Nord e le minoranze musulmane confinanti con l’Inguscezia e la Cecenia, come già avvenne nel trascorso decennio.
Il timore che il mattatoio islamico dei bambini di Beslan apra un abisso di odio incolmabile e incontrollabile. Sono dell’Inguscezia islamica i guerriglieri di cui veniva richiesta la liberazione dagli assassini di bambini come ormai la gente osseta chiama gli aggressori del complesso scolastico di Beslan. Fra questi terroristi è stata segnalata la presenza di Ingusci.
Ed è notizia di oggi quella che informa che la polizia solo a stento è riuscita a fermare più di mille Osseti che stavano per attaccare un insediamento di Ingusci nella regione di Prigorodny che si trova al confine fra Ossezia del Nord e Inguscezia.
«Siamo cristiani circondati da musulmani», «Cacciamoli subito. Ingusceti e ceceni devono tornarsene a casa loro», gridavano durante riunioni spontanea davanti ai municipi di Vladikavkaz e di Beslan.
L’Ossezia, la porta del Caucaso, rischia di entrare nelle fiamme della vendetta appena dopo gli ultimi funerali.

Intanto rimbalzano sulla stampa le dichiarazioni determinate del Capo di Stato Maggiore delle forze armate russe, Iuri Balujevki, da questo momento in poi, “La Russia è pronta a colpire preventivamente le basi terroristiche in tutto il mondo. Non useremo armi nucleari, ma i mezzi saranno determinati in base alle circostanze".
E’ un problema molto serio che non è possibile risolvere con il “dialogo”.. soprattutto non è solo un problema della Russia le cui popolazioni sono già allarmate da tempo.

Chi parla con le stragi non può essere anche il tuo vicino di casa.

Ma che ne pensano le madri e padri di famiglia italiani degli eventi di Beslan.

I bambini, che c’entrano i bambini. Questi terroristi islamici - dice la signora che sta uscendo dal supermercato con il carrello della spesa - ormai non si fermano di fronte a nulla”.
Interviene un signore anziano. “Ma come ci è venuto in mente di portare la democrazia a questa gente, che ne sanno questi di democrazia? Lasciamoli nel loro brodo è meglio per tutti”.
Si forma un capannello di gente . Ognuno vuole dire la sua.
Io conosco ragazzi di genitori marocchini che sono nati in Italia e che si vantano di esser islamici”, incalza un ragazzo. “Fra cinquanta anni quanti saremo noi e quanti saranno loro, e che succederà fra noi e loro”. “Faremo la fine della Jugoslavia te lo dico io” gli risponde un signore con occhiali e baffetti.
Lì pensavano di poter andare d’accordo con gli islamici e si sono ritrovati con gli islamici in Bosnia e la guerra in Kosovo”. Interviene una giovane signora vestita con sobria eleganza.
Non mi piace abitare vicino a famiglie islamiche e allora capisco quelli che non vogliono confinare con loro. Mio figlio l’anno passato tornava a casa spesso con dei lividi. Era il suo compagno di banco che si azzuffava con lui per futili motivi, fino a quando finalmente il maestro ha deciso cambiarlo di posto e mettendo da solo e lontano il bambino che era violento anche con gli altri compagni di scuola.
Perché allora se gli islamici si dimostrano violenti si costruiscono stati islamici vicino a quelli cristiani. Non si crea così uno scontro senza fine?
”.
Loro hanno ragione a chiedere che i nostri soldati vadano via dai paesi invasi dagli americani. I nostri soldati devono tornare tutti a casa. Ma anche loro, gli islamici, se ne devono tornare tutti ai loro paesi” dice un signore fermo con la bicicletta .
Interviene una signora con forte accento meridionale.
Noi siamo madri di famiglia e vogliamo bene a tutti, ma qui se ne stanno approfittando di noi che siamo troppo buoni. Arrivano tutti qui. Sono troppi e non la pensano come noi. Ora dobbiamo dire basta, ritornate a casa vostra.

Sembra di aver aperto il vaso di Pandora con questi discorsi in libera uscita dopo la mattanza dei bambini di Ossezia. C’è una preoccupazione crescente nel tessuto connettivo del nostro Paese e riguarda proprio le riserve sulla possibilità reale di costruire una società multi etnica nel nostro Paese.

Chi ha la responsabilità cominci ad agire. I tempi sono maturi perché la questione dell’immigrazione venga affrontata con serietà, comprensione e fermezza. Da Beslan è giunto un avviso molto serio.


Avete ascoltato lo speciale “Ricordando Beslan”.
Sono stati con voi Anna Gromova e Aurelio Montingelli.

Fonte: italian.ruvr.ru


Immagine nell'articolo: © RIA Novosti (da La Voce della Russia)

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