Dieci anni fa un episodio terroristico accaduto a Beslan, nell'Ossezia del Nord, tolse la vita a molte, troppe vittime innocenti. Bambini, all'interno di una scuola, presi in ostaggio insieme alle loro maestre da un gruppo di terroristi legati al fondamentalismo islamico. A distanza di dieci anni, ricordiamo l'evento e queste anime che si sono sacrificate per mostrare al mondo l'assurdità della violenza. A maggior ragione oggi, che a distanza di un decennio si parla ancora di fondamentalismo islamico, di Russia, di Stati Uniti d'America e di vittime innocenti, di "scontro di civiltà" e "guerra di religione". La Voce della Russia pubblicava, un anno fa, un articolo scritto all'epoca dei fatti da un giornalista che ha pubblicato numerosi articoli e micro-saggi sul nostro sito, e più di recente autore del libro Dalle stragi del 1992 a Mario Monti, ossia Alberto Roccatano. Riproponiamo l'articolo insieme allo speciale condotto un anno fa da Anna Gromova e Aurelio Montingelli per La Voce della Russia. Buone cose a tutti voi e un saluto particolare alle anime buone che continuano a cadere di fronte a una violenza così poco umana.

La redazione di Nexus


Quel 1 settembre del 2004 Rai News 24 riuscì a collegarsi in diretta con un canale russo e a trasmettere le immagini di quella lontana scuola di Beslan dove si consumava una tragedia che avrebbe sconvolto il mondo intero. Il commento in studio della giornalista di turno, nota per la sua aggressività, subì una strana metamorfosi col passare delle ore, da una certa obiettività si passò alla solita russofobia. Con allusioni nemmeno troppo velate si introduceva il concetto che il terrorismo potrebbe essere compreso quando lotta per la libertà anche perché la colpa è sempre e comunque della Russia. Da questo schema si allontanarono pochissimi giornalisti e uno di questi fu Alberto Roccatano che in questi giorni è stato ricordato da La Voce della Russia per il suo libro “Dalle stragi del 1992 a Mario Monti” .

Il 3 settembre del 2004 Roccatano scriveva con contenuta emozione un articolo intitolato “Putin ordina il blitz nella scuola. Salvi i bambini”.
A nove anni di distanza La Voce della Russia lo ripropone integralmente, ovviamente con il consenso dell’autore.


Putin ordina il blitz nella scuola. Salvi i bambini

“È il primo giorno di settembre ed è anche il primo giorno di scuola. Le scuole di Beslan, nell’Ossezia del Nord, fra la Russia e la Cecenia, sono piene di bambini. I più piccoli sono accompagnati dai genitori e alcune madri hanno in braccio bambini di pochi mesi.

Un camion della polizia entra nel cortile di una scuola, ma non sono poliziotti, sono uomini e donne armati che hanno sequestrato il mezzo per accedere senza essere bloccati nel cortile della scuola.

Gli edifici scolastici vengono occupati con la forza e alcune decine di insegnanti e genitori dei bambini che si oppongono vengono uccisi. Subito dopo giungono reparti della polizia che vengono raggiunti da colpi d’arma da fuoco.

Alcuni bambini vengono posti sui davanzali delle finestre come scudi umani contro le forze di polizia e dell’esercito che nel frattempo hanno circondato i complessi scolastici.

Il gruppo dichiara di essere un commando ceceno che chiede l’indipendenza della Cecenia e il rilascio dei guerriglieri della milizia islamica di Inguscezia arrestati nel mese di giugno scorso nella confinante Inguscezia dopo un attacco armato simultaneo contro il ministero degli interni nella capitale Nazran e ad altre due città che è costato la vita a 57 persone.

Non si sa esattamente quanti siano gli ostaggi nelle mani dei ribelli, ma quello che sconcerta gli osservatori è la determinazione ad usare la vita dei bambini come merce di scambio da parte dei sequestratori.

''Le nostre sorelle hanno vinto'', dicevano i sequestratori agli ostaggi terrorizzati ammucchiati uno addosso all’altro nella palestra della scuola raccontando di due donne suicide che nei primi minuti dell’attacco avevano innescato l’esplosivo che portavano addosso uccidendo con loro decine di genitori e insegnanti e quelli ancora vivi venivano finiti dal resto del gruppo.

Nella palestra dove erano raccolte più di mille persone i bambini erano stati spogliati degli abiti e i vetri delle finestre erano stati rotti per resistere al caldo soffocante.

Testimoni fuggiti hanno raccontato di due donne cariche di esplosivo che inseguivano dei bambini in fuga per ucciderli esplodendosi. Molti bambini sono stati feriti mentre fuggivano nudi o semi nudi.

Il Presidente russo Vladimir Putin interrompe le vacanze nella sua residenza estiva a Soci sul Mar Nero e si reca a Mosca dove riunisce i servizi di sicurezza per affrontare la crisi della scuola di Beslan che ricorda quella del teatro Dubrovka a Mosca nell’ottobre del 2002 nel quale erano state prese in ostaggio 700 persone.

Allora come oggi l’intervento armato contro i sequestratori ha evitato che il numero delle vittime fosse molto più alto.

Durante la notte è partito l’attacco all’interno degli edifici scolastici.

Si contano, secondo le prime dichiarazioni di giornalisti presenti a Beslan più di 150 morti e 310 feriti.
I sequestratori avevano minato la palestra dove erano ammassate più di mille persone ed erano pronti a farla esplodere.

Subito dopo l’attacco, a seguito di una esplosione, è crollato il tetto della scuola.

Alcuni sequestratori hanno indossato i vestiti di alcuni ostaggi per poter fuggire. Civili armati stanno setacciando i dintorni della scuole e la vicina ferrovia per scovare e uccidere i sequestratori.

Basta questo sintetico resoconto per considerare in quale vortice si stiano infilando i ribelli ceceni. Voce: Toccare i bambini, in tutto il mondo, è un atto esecrabile. Se poi sono donne e madri ad esercitare il terrore contro l’infanzia non islamica uccidendosi e uccidendo con loro dei bambini, ognuno comprende perché fra alcune donne intervistate nei pressi della metropolitana moscovita da giornalisti dell’Ansa vi sia stata quella che proponeva di cacciare tutti i ceceni da Mosca o quella che proponeva di deportare tutta la popolazione cecena in Siberia; oppure passanti che proponevano di cercare ed eliminare i parenti dei sequestratori e degli assassini suicidi.

Il rischio ormai è che lo stesso Islam venga associato al crimine contro l’umanità e che la stessa scelta religiosa in generale venga vista come una potenziale limitazione all’espressione di una completa umanità.

Con l’aggressione ai bambini di Beslan la guerra contro il diverso dall’islam ha raggiunto un punto di non ritorno nel “sentire” comune.

Le persone semplici, le madri di famiglia sono allarmate e hanno ormai collegato il fanatismo islamico con la negazione della tolleranza. Voce: Tutti dovranno fare i conti con questo “sentire”.

La Russia sta già facendo questi conti e la popolazione russa, nonostante i 150 morti, sta senza riserve con Vladimir Putin che fa sapere ai pazzi e criminali che usano la religione come una mannaia che non possono contare sulla debolezza della Federazione Russa."

Alberto Roccatano


Avete ascoltato lo speciale “Ricordando Beslan”.
Sono stati con voi Anna Gromova e Aurelio Montingelli.
Alla prossima.

Fonte: italian.ruvr.ru


Immagine nell'articolo: © RIA Novosti (da La Voce della Russia)