Il gruppo di ragazzi che s'erano radunati attorno a noi sembravano divertirsi. Alcuni di loro tenevano in mano siringhe appena raccolte in un cortile vicino e ci stavano dimostrando come si fa a farsi un'iniezione "come i grandi". Altri ancora bestemmiavano lo stato e tutto ciò che ad esso era collegato. È difficile dare loro torto: non è piacevole osservare un centro comunale recintato.

Vicino alla strada coperta di ghiaia, le acque reflue scorrono a cielo aperto e gli inquilini della casa accanto ci raccontano della complessa rete "ATM" per la vendita della droga che tiene aperti isuoi sportelli qui, dal pomeriggio fino alla mattina seguente.

Probabilmente i milioni di israeliani che quest'estate si sono recati all'estero, non s'imbatteranno mai in scene come questa. Il luogo è nascosto, dall'altra parte della strada, a due chilometri dall'aeroporto Ben Gurion. Durante i decolli e gli atterraggi, è difficile vedere le capanne squallide, il fetore e le droghe della città di Lod, ma per i suoi residenti si tratta della dolorosa, deprimente realtà di ogni giorno.

Negli ultimi anni, vi sono stati seri tentativi di cambiare la situazione e migliorare l'immagine della città di Lod. Ma quando sembrava che si fosse finalmente riusciti a mettere la città sulla carreggiata giusta verso una nuova opportunità di sviluppo, alcune della Autorità competenti interruppero le iniziative ed adesso, il collasso e la distruzione sono imminenti come non mai.

Israele, che si autodefinisce uno "stato ebraico democratico", è diventato uno degli stati più immorali del mondo occidentale.

C'è una disciplina nella quale Israele potrebbe candidarsi alla medaglia d'oro, ma non certo ad Atene. Sto parlando della forbice tra i redditi degli strati al vertice della società e quelli degli strati più bassi. Questa forbice s'è allargata tanto da compromettere oggi la dignità umana facendo sorgere gravi dubbi sul nostro diritto di chiamarci ancora una società ebraica democratica.

Non si tratta di una fatalità. Soltanto qualche anno addietro, Israele occupava un posto al vertice della piramide dei sistemi educativi. Anche il sistema sanitario israeliano era rinomato in tutto il mondo e ciò in tempi caratterizzati da una situazione economica peggiore di quella attuale.

Noi viviamo in una società in cui un milione ed un quarto di persone – di cui il 40% attivi sul mercato del lavoro - vivono al di sotto della soglia di povertà. Questa è una società che abbandona 366.000 dei suoi minori a rischio buttandoli in strada; una società che tratta i suoi lavoratori immigrati come animali; una società che disprezza i suoi anziani e li manda a frugare nella spazzatura. Questa è una società che, secondo le informazioni presso il Comitato parlamentare per i Diritti dei Minori, dopo avere abbandonato ogni standard chiede ai suoi assistenti sociali di dedicare una media di due minuti a cadauna famiglia in condizione di disagio. Si tratta di una società che è leader nel mondo per quanto riguarda il traffico di donne. Una tale società non è né ebraica né democratica.

La soluzione magica che il governo israeliano dice di avere trovato per venire fuori da questa situazione, si chiama privatizzazione, adottata dall'armamentario della scuola economica del ministro delle finanze e conseguita a ritmo incalzante. Da un paio d’anni, la società israeliana si sta privatizzando fino alla morte. I danni provocati da questa tendenza pericolosa sono ovvi e si riscontrano dappertutto.

Così, ad esempio, si fanno appelli alle comunità ebraiche all'estero a sussidiare i campi estivi per i bambini indigenti d'Israele. I giorni passano, passa un anno e col passare del tempo, le mode cambiano. Le somme che questo anno sono affluite dalle comunità all'estero, si sono significativamente assottigliate e di conseguenza, il numero dei bambini inviati ai campi estivi si è ridotto di due terzi.

Per via della privatizzazione, il governo d'Israele si lava le mani liberandosi anche delle sue residue responsabilità sociali. Nella migliore tradizione dello shtetl della comunità ebraica in diaspora, il governo lascia l'educazione, la sanità ed il welfare alla discrezione di ricchi filantropi.

È pur vero che la beneficenza sia sempre stata la preoccupazione principale della comunità ebraica. Ma questo non è ciò che lo stato di Israele era destinato ad essere. Lo stato ebraico doveva e deve essere al servizio di tutti i suoi cittadini - e non solo di quelli più ricchi – per metterli in condizioni di offrire una buona educazione ai loro figli, offrendo a tutti i cittadini assistenza sanitaria e servizi sociali a garanzia del loro benessere e della loro dignità.

Invece di un regime regolato dalle leggi, sta per essere introdotto un regime basato sulla carità, sulla raccolta di contributi a titolo di beneficenza e sul reciproco darsi pacche sulle spalle.

Nello stato mendicante non vi è posto per ragazze-madri, anziani o handicappati. I filantropi preferiscono donare i loro soldi per la costruzione di grandiosi edifici di marmo o per comprare ambulanze con i loro nomi scritti sopra.

Nello stato mendicante, il parlamento emana una "legge per l'alimentazione" che assicuri che una piccola percentuale della
popolazione scolastica (che naturalmente, verrà subito bollata come miserabile) possa accedere ad un pasto caldo al giorno. Una parte considerevole di questa legge – difficile crederci, ma una maggioranza dei parlamentari effettivamente l'ha votata - sarà finanziata da benefattori filantropi. Ma cosa succederà se i filantropi dovessero decidere di destinare i loro contributi ad altre cause ? Al di là del rischio imminente di un collasso dei sistemi educativi, sanitari e dei servizi sociali, coloro che ne hanno bisogno - cioè, la maggioranza della popolazione - stanno perdendo la loro voce in capitolo. Perché dove è arrivata la privatizzazione, non vi sarà più un ministro responsabile e di conseguenza, i bambini a rischio non avranno più voce nei confronti del consiglio dei ministri.

Quelli delle classi agiate possono aspettare altri due anni per avere i benefici da una diminuzione delle tasse promessa loro da Netanyahu. Anziché ridurre le tasse, il governo avrebbe fatto meglio a destinare la somma in questione - 2,5 miliardi di NIS - al servizio sanitario pubblico, alle ragazze madri ed ai bambini a rischio. Se avesse fatto questo, forse l'anziana coppia che aveva "ringraziato" Netanyahu prima di riscattarsi dalle sue miserabili condizioni economiche suicidandosi insieme, avrebbe potuto ringraziarlo personalmente. Se avesse fatto questo, il governo si sarebbe potuto vantare di essere a capo di uno stato ebraico, democratico.

fine

PS: per i coloni dei Territori Occupati, gli stanziamenti statali non hanno mai subito tagli.