Una doppia ingiustizia: divina e disumana. Solo chi è disperato trova la luce, chi si trova nella condizione di lottare per continuare a vivere scopre delle vie diverse e in tutto questo ripone il senso della sua fragile vita; eppure non se ne tiene conto, come se fosse una cosa da poco.



di Gianni Lannes


A nervi scoperti: gli ingranaggi dell’esistenza a volta si bloccano, qualcosa si inceppa dentro e si frantuma disarticolando un po’ alla volta un essere umano, procurandogli un evidente svantaggio sociale. Si tratta di un male che ama i giovani a livello mondiale, non conosce confini e ufficialmente non vanta ancora cure efficaci, nonostante la commercializzazione di costosi farmaci che però non fanno miracoli, anzi peggiorano la situazione unitamente a terapie distruttive. Questa è una spada di Damocle che incombe per sempre, dalla più tenera età adolescenziale fino alla fine prematura dell’esistenza. Ecco una storia incredibile ma vera, la narrazione in sintesi di una vicenda rocambolesca dai tanti colpi di scena.

A 19 anni la vita di Fabrizio De Silvestri, nato a Torino il 2 giugno 1972, ad un certo punto, improvvisamente si è incrinata. La prima manifestazione della patologia è stata il dolore pulsante che ha messo in discussione la quotidianità di un ragazzo solare e aperto, uno sportivo dedito alle arti marziali che però non si è mai arreso al peggio. Poi, la solita inesorabile diagnosi: il suo calvario, ma soprattutto il senso di una sua scoperta a disposizione di chiunque sia colpito da questa “incurabile” malattia invalidante. La testimonianza di Fabrizio è una speranza, uno sguardo intimo, una descrizione senza sconti degli alti e bassi, uno sguardo pieno di umanità sul buio e la disperazione che attanagliano le vittime. Fabrizio ha individuato il mix farmacologico decisamente migliorativo e, dopo averlo provato su sé stesso, ha chiesto un brevetto per innovazione d’uso, con parere favorevole emesso negli Stati Uniti d’America (Wipo: n. PCT/ISA/220), avviando in modo cristallino la medesima procedura anche in Europa.

«Per anni sono stato un paziente come tanti altri, a cui la medicina ufficiale ha somministrato cure non risolutive, che hanno peggiorato la mia condizione di salute, precipitandomi in una disabilità fisica riconosciuta e certificata del 100 per cento. Iniziai la terapia di interferone, l’ago nella mia pelle, gli effetti collaterali, febbre e debolezza, dolori alle ossa diventarono il mio incubo quotidiano, e così fu per 5 anni. In gioventù stare male tutta la notte e poi svegliarsi per andare a scuola e fare finta di niente non era facile, non era vivere. Nascondersi ogni giorno da tutti e non essere mai realmente me stesso. Era solo sopravvivere come una larva.

Nel 2005 rivoluzionai la terapia: andai a New York per curarmi con il Natalizumab, recuperando la mia autonomia fisica all’80 per cento già alla prima infusione. Dopo circa due anni e mezzo ho purtroppo sviluppato una resistenza anticorpale. Allora, in Italia quel farmaco non era in circolazione. Mi sono seduto e rialzato più volte senza mai arrendermi. Ho sempre evitato la sedia a rotelle, grazie alla costanza e alla volontà».


Il belpaese 

Trasparenza: tutto alla luce del sole. Non occorre un’indagine giudiziaria per leggere correttamente in Rete ciò che è di dominio pubblico dal 2014: «Non sono un medico bensì un avvocato» ha sempre detto, ripetuto e ribadito pubblicamente e privatamente Fabrizio De Silvestri, a cui è stata riconosciuta il 23 luglio 2009 un’invalidità totale, ovvero uno «stato di handicap grave» come si legge nel “verbale di visita medica collegiale dell’Ausl Rieti”: 

«Sclerosi multipla RR con atassia ai 4 arti, ipostenia con grave deficit deambulatorio».

Il dottor De Silvestri (laureato in giurisprudenza, e dunque dottore in legge) non ci sta e non si arrende all’apparente evidenza, così seguita a ricercare, da inguaribile poliglotta, una cura alternativa. E scopre qualcosa sotto il naso degli esperti di mezzo mondo. Un antibiotico, un antimicotico e un antinfiammatorio di tipo statina combinati efficacemente in un preparato galenico: 

«Uso in unica compressa/pastiglia/capsula della minociclina, fluconazolo e atorvastatina nel trattamento di patologie autoimmuni di tipo sclerosi multipla recidivante remittente o progressiva finalizzato al miglioramento della qualità della vita e contestuale riduzione della scala EDSS» 

... si legge nella “domanda di brevetto per invenzione industriale numero TR 2014 A000003”, depositata al Ministero dello Sviluppo Economico in data 4 agosto 2014, nonché nella successiva risposta del dirigente ministeriale del Mise, Loredana Guglielmetti, recante la data del 25 marzo 2015.
In un lancio dell’Agenzia giornalistica parlamentare del 28 novembre 2015, intitolato “Sanità, Seven to Stand: da Terni una speranza concreta per i malati di sclerosi multipla” è scritto testualmente: 

«(AGENPARL) – Roma, 28 novembre 2015 – Da Terni una speranza concreta per i malati di sclerosi multipla. Si tratta del protocollo “Seven to Stand”, ovvero sette settimane per reagire, un metodo innovativo rivolto al miglioramento della qualità della vita nei pazienti affetti da questa patologia autoimmune, fino ad oggi considerata degenerativa e senza speranze.
Il metodo ideato da Fabrizio De Silvestri, viene applicato nella clinica diretta dal dottor Pierluigi Proietti, in via Mentana 8, a Terni. Nei giorni scorsi è stato presentato a Rieti il resoconto di un anno di applicazione del metodo alla presenza delle istituzioni locali e di esperti del settore. Tra i partecipanti il dottor Enrico Zepponi, consigliere comunale con delega alla sanità del comune di Rieti nonché presidente della sezione regionale della Lilt, il dottor Luigi De Luca, neurologo, la dottoressa Paola Marinetti, otorinolaringoiatra nonché paziente, il professor Menotti Calvani, neurologo, vice presidente fondazione Sigma Tau, il dottor Giulio Cimini, ex amministratore delegato Sandoz, Vincenzo De Angelis, presidente Aism provincia Rieti nonché paziente, la dottoressa Giusi Balzano, biologa ricercatrice nonché paziente, il dottor Francesco Stabile, biologo clinico.
“Il fulcro del protocollo – ha spiegato Fabrizio De Silvestri – consiste in un preparato galenico composto da un mix di farmaci ben noti e ad alta tollerabilità, che non hanno dimostrato alcun effetto collaterale e per cui è pendente richiesta di brevetto mondiale. Per quanto riguarda i risultati registrati – ha spiegato ancora De Silvestri –  i trials effettuati su 60 pazienti, hanno dimostrato un miglioramento di 2 punti sulla scala EDSS, scala che interpreta lo stato di disabilità dei pazienti. Altra cosa fondamentale è che non si sono registrate ricadute né peggioramenti e questo con un preparato che non è immunosoppressivo.”

Il metodo Seven to Stand prevede inoltre la prescrizione di un’alimentazione studiata ad hoc in modo da non interferire negativamente con l’azione dei farmaci. La clinica diretta dal dottor Proietti annovera infatti nel suo staff la presenza di specialisti della nutrizione. L’aspetto fisico-riabilitativo è invece curato da Annalisa Grasso, fisioterapista specializzata nella tecnica cranio sacrale».

In un successivo articolo del 20 gennaio 2016, la medesima Agenzia Parlamentare ha pubblicato la seguente notizia: 

«Terni, Seven to Stand: cura italiana efficace contro sclerosi multipla ed artrite reumatoide. (AGENPARL) – Terni, 20 gennaio 2016 – Nuovo ed importante riconoscimento per l’ideatore del metodo Seven to Stand, la cura, nata in Italia, e precisamente a Terni, che si sta dimostrando in grado di migliorare sensibilmente le condizioni di vita dei pazienti affetti da sclerosi multipla ed artrite reumatoide. Nei giorni scorsi il Rotary International di Manhattan ha consegnato a Fabrizio De Silvestri, ideatore e “paziente numero zero” del protocollo, il riconoscimento intitolato a “Paul Harris” per i risultati ottenuti nella ricerca sulla cura di importanti malattie autoimmuni come appunto sono la sclerosi multipla e l’artrite reumatoide. Il premio è stato consegnato da Helen Reisler, responsabile delle relazioni internazionali del Rotary newyorkese.
Il protocollo “Seven to Stand”, ovvero sette settimane per reagire, è un metodo innovativo rivolto al miglioramento della qualità della vita nei pazienti affetti da questa patologia autoimmune, fino ad oggi considerata degenerativa e senza speranze. Il metodo ideato da Fabrizio De Silvestri, viene applicato In Italia nella clinica diretta dal dottor Pierluigi Proietti, in via Mentana 8, a Terni e negli Stati Uniti. Al momento la sperimentazione ha superato con successo la Fase 2. La registrazione dei trials in proposito sono stati registrati presso il registro ufficiale del Governo americano (www.register.clinicaltrials.gov ID: NCT02632591). I risultati sono stati quindi vagliati e considerati validi dall’organismo per il controllo delle cure mediche negli Stati Uniti. Nello specifico si tratta dei trials effettuati su 90 pazienti e che documentano non solo un miglioramento medio di 2 punti sulla scala EDSS, scala che interpreta lo stato di disabilità dei pazienti, ma anche come il nuovo composto sia più efficace se preso singolarmente e non in combinazione con altri farmaci. Dai test emerge inoltre l’assenza, al momento, di ricadute o peggioramenti oltre alla quasi totale assenza di controindicazioni e il tutto con un farmaco che non compromette il sistema immunitario». 

In un’intervista a me rilasciata dall’interessato a Torino a metà dicembre dell’anno 2017, l’avvocato De Silvestri ha specificato: 

«Personalmente non ho mai somministrato cure né rimedi miracolosi essendomi limitato a richiedere il brevetto per innovazione d’uso per un mix di farmaci già noti ed usati da oltre 20 anni, da me usato con successo inatteso vista la situazione in cui ero. Ho concesso la licenza d’uso al dottor Pierluigi Proietti di Terni, medico da oltre 40 anni che ha valutato di volta in volta la somministrabilità del suddetto mix». 

La nota dell’Usl Umbria 2 (dipartimento di prevenzione) del 6 giugno 2016 (protocollo 121269) a firma della dottoressa M. L. Proietti attesta inequivocabilmente: 

«Si certifica che la struttura in oggetto possiede i requisiti minimi previsti dal D.P.R. 14/01/1997 per visite mediche (neurologia, reumatologia, malattie autoimmuni, malattie metaboliche), terapia antalgica, fisioterapia, analisi e rieducazione posturale».


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