E va bene.
Abbiamo avuto il tempo di piangere, di addolorarci, di pregare insieme. Abbiamo avuto abbastanza tempo per prepararci all'eventualità di una guerra mondiale, all'uso di una massiccia forza di rappresaglia, tempo di prendere in considerazione la fine di ogni forma di pace in qualunque parte del mondo - forse la fine del mondo stesso. In appena cinque giorni atroci, abbiamo avuto tempo per tutte queste tragiche cose.
Questi oscuri sentimenti vengono fomentati in noi da media assetati di sangue, il cui scopo commerciale è quello di sensazionalizzare la violenza e incollarci al nostro terrore, e dai politici che adesso hanno consegnato il potere assoluto al complesso industrial-militare che tiene in pugno la democrazia. Ci è stato detto che siamo in stato di guerra contro un nemico non dichiarato: lo spettro del male che infesta la civiltà. A nostra volta, noi (i vendicatori) terrorizzeremo gli innocenti, distruggendo le vite e i sogni di coloro la cui unica colpa, se così si può chiamare, è quella di vivere e tirare su i propri figli in terre dove si dice se ne vanno in giro i ‘terroristi'.

I cittadini americani di origine araba vengono già offesi, atterriti e sacrificati dall'impeto irrazionale derivante dall'odio e dalla paura. Questo è razzismo del più ripugnante e noi dobbiamo elevarci al di sopra di esso, in quanto si tratta di terrorismo nel vero senso della parola - e se davvero dobbiamo "unirci alla lotta contro il terrorismo", allora, per Dio, cominciamo a casa nostra.

"Noi tutti viviamo qui in pace e armonia e rispetto," ha detto ieri Bill Clinton, "ed ora dobbiamo dimostrare che noi siamo dalla parte della ragione e loro dalla parte del torto."

Per noi ora è giunto il momento di ragionare, passando sopra a queste oscure emozioni e al fascino delle orchestrazioni che, sfortunatamente, circondano questo orribile evento. Dobbiamo pensare con chiarezza, razionalità e grande determinazione. Dobbiamo chiederci, "chi siamo ‘noi'... chi sono ‘loro'? Cosa è ‘giusto'? Cosa è ‘sbagliato'?"
Per quanto riguarda il vivere insieme in pace, armonia e rispetto, io chiedo a Mr. Clinton: "dov'è che la pace e l'armonia e il rispetto definiscono le nostre vite? In questi giorni di terrore siamo testimoni di un'isterica glorificazione della ‘Patria', ma dov'è questa America Utopistica? Solo pochi giorni fa la nostra nazione era un covo in ebollizione di violenza razziale, assassini nelle strade cittadine, uccisioni seriali, massacri fra adolescenti nelle scuole, derisione politica e i mali più giornalieri che infestano la società: la mancanza di una casa, l'abuso di sostanze, la nostra gioventù devastata dalla droga.
E cosa dire delle organizzazioni terroristiche delle quali si sa che hanno campi di addestramento in punti chiave della nazione - ce ne siamo dimenticati, o stiamo fingendo che non esistano? Attacchiamo noi stessi, oppure i nostri terroristi nazionali se ne andranno via liberamente? Chi è il vero nemico, amici? Chi è il nemico?
Sicuramente, prima di andare a distruggere quanto rimane del nostro fragile mondo, avremmo il diritto a una prova di qualche tipo - qualcosa di più tangibile delle orchestrazioni dei nostri ‘leader'. É pazzesco pensare che stiamo per consentire che un assalto globale venga costruito sul ‘sospetto' che un terrorista esiliato e un branco di killer addestrati possa mettere l'America, la maggiore superpotenza (con le sue imponenti forze militari e di intelligence), in ginocchio! Sicuramente, abbiamo il diritto di sapere senza ombra di dubbio chi ci ha condotto a testa bassa in guerra; perché i giovani stanno correndo ad arruolarsi; perché le nostre ‘libertà civili' vanno sacrificate per la nostra ‘sicurezza'.

E a Mr. Clinton, io chiedo: e gli innocenti di Belgrado? E in Irak? E quelli in Afganistan, sospesi nella loro disperazione, aspettando la morte dovuta all'uso della forza ‘appropriata', come è stato fatto trapelare dall'amministrazione? Possiamo davvero essere così ciechi, nella nostra visione, da liquidare questi fatti come ‘giustificabili' - mentre qualunque attacco contro gli Stati Uniti viene definito un efferato crimine? Mostreremo loro che noi avevamo ragione e loro avevano torto? É questo il nostro ideale di giustizia internazionale?

Eccoci qui. I motori stanno rombando. Stiamo andando a ‘prenderli', a ‘stanarli' e ucciderli furiosamente. Come le vittime di Nagasaki, gli innocenti devono semplicemente morire in nome della democrazia. Noi, i ‘buoni', lo vedremo. Questo, in nome del mantenimento della libertà nel mondo.

Quindi prepariamoci a una nuova autocrazia, perché sicuramente è quello che ci attende. I maggiori timori dei nostri progenitori si stanno avverando. Riconosciamo la fine del sogno e dell'illusione di un governo ‘per' il popolo. Questo complesso militare/industriale, il vero governo dell'America, è intento a rinchiuderci dentro una modalità di pensiero, e gli uomini di paglia del regime sono soddisfatti dei risultati che abbiamo dato loro con questa tragedia. In questo stato, stiamo venendo rinchiusi in comportamenti che rappresentano tutto ciò che sappiamo essere le forme più basse della nostra umanità: atteggiamenti di vendetta, di odio, di disperazione e paura. Non facciamoci ingannare da rulli di tamburo e canti dell'inno nazionale; questi hanno sempre risuonato poco prima che mandassimo i nostri cari in guerra per essere, come assassini del governo - eroi dello stato, o per venire uccisi nel compimento del ‘dovere'.

Affidando al Presidente assoluta libertà e potenza militare, i nostri rappresentanti politici ne hanno fatto un monarca assoluto, re del mondo ‘libero'. In uno stato di emergenza nazionale, che egli ha già dichiarato, non vi sono vincoli a quel potere. Perché siamo in uno stato di emergenza? Cos'è l'emergenza? Possiamo identificarla come nient'altro che la nostra paura collettiva? Leggete la Costituzione, sulla quale sono formati i nostri ideali, e scoprirete che malgrado i controlli e gli equilibri che formavano la struttura della nostra democrazia, il Presidente diventa, in uno stato di emergenza, l'unico esecutore dei destini della nazione. Consegnando un simile potere totale ad uno che sostiene la distruzione dell'ambiente (in nome del ‘progresso'), la capacità militare, l'obbedienza religiosa e un unico governo mondiale, stiamo davvero creando uno stato di emergenza, ma non come lo intende lui.

Questo è il momento per una profonda riflessione e pensiero indipendente.

Spegniamo i televisori; mettiamo a tacere la radio. Riflettiamo invece di reagire; pensiamo a quello che viene perpetrato sul mondo e a come possiamo contribuire coi nostri pensieri, le nostre parole e le nostre azioni.
Le nostre vite - il futuro stesso del Pianeta Terra - dipendono dalla nostra capacità di vedere chiaramente e di usare le nostre raffinate menti per il bene più alto di tutta l'umanità.



Patricia Cori è l'autrice di
The Cosmos of Soul - A Wake-up Call for Humanity
Atlantis Rising - The Struggle of Darkness and Light


Fonte immagine in apertura: blog.libero.it/avoltestraparlo/