Quella data è da molti commentatori intesa come uno spartiacque, un segno epocale che determina un prima e un dopo nella storia del mondo.

Ciò è drammaticamente vero per le migliaia di famiglie che hanno avuto i loro cari uccisi in quella mostruosa e sconcertante azione di guerra anomala. Ma per il mondo, per la storia del mondo, l'11 settembre non è paragonabile ad un 14 luglio 1789 o ad un 1 settembre 1939...

Voglio dire che la tragedia delle Torri Gemelle è più comprensibile (anche se resta insopportabile la sua carica di atrocità) all'interno - e non come evento eccezionale- della storia occulta del mondo occidentale.

La versione popolare dell'11 settembre è molto semplice, addirittura bambinesca: una banda di cattivi ha proditoriamente attaccato una nazione che, burbera ma benefica, faceva da sentinella a tutto il mondo.

Chi segue la controinformazione (e soprattutto certi siti Internet) sa bene che le cose non stanno affatto così; che ci sono molti punti poco chiari nella versione "ufficiale"; che ci sono tante domande a cui i "potenti buoni" (sic!) non hanno mai saputo o voluto rispondere; che il mostro sanguinario d'adesso era, pochi mesi prima, un baldo alleato della CIA in Afghanistan contro i russi.

L'asse del male è poco più che una trovata buona per la sceneggiatura di un filmetto d'avventura, e che gli intrecci fra "buoni" e "cattivi" sono così stretti, fitti e imprevedibili da far smarrire anche i più abili osservatori imparziali.

La tragedia dell'11 settembre ha reso alle masse tutto più rudimentale, quindi più semplice, quindi più manipolabile: di qua i buoni, di là i cattivi. Ogni dubbio è antipatriottico; ogni incertezza è un tradimento. Si è creato un clima così nevrotico che parenti stessi delle vittime delle Twin Towers hanno disapprovato Bush che, dicono, ha utilizzato il disastro di New York per imporre un sistema di controllo e di sottomissione prima impensabile e intollerabile dalla antica tradizione democratica illuministica americana.

Questo primo anniversario di lutto è diventato (è triste ammetterlo) un'altra grancassa per la vulgata che i mass media belano a comando: i pompieri glorificati, le bandierone a stelle e strisce che sventolano solennemente, i patrioti autonominatisi "buoni americani" che reprimono con fiera dignità la lacrima e protendono il forte mascellone.

Dall'altra parte, le orde maligne: i fanatici della distruzione, i votati all'apocalisse, i talebani (ma ve li ricordate più? ormai sono spariti dalla mitologia massmediatica...). Questa è una politica da cow boys, o per usare un termine più appropriato, una politica manicheistica, che considera una parte santa e l'altra miserabile; il brutale semplicismo di questa idea è così evidente da rivelare tutta la sua inutilità.

Ma basta trascurare un attimo quello che i governi vogliono che noi pensiamo, basta rivolgersi ad altre fonti di informazioni (ho trovato eccellente, ad esempio, www.propagandamatrix.com, mentre resta insostituibile il sito www.whatreallyhappened.com), basta tentare una riflessione che non sia quella suggerita dai mass media addomesticati ed il primo anniversario della tragedia appare qualcosa di più complesso che la commemorazione di una aggressione inattesa.

Dobbiamo constatare, con sgomento, che la condizione di guerra è funzionale alle potenze occidentali, poiché si è dimostrata un alibi eccellente. I colossi del capitalismo feroce (ricordate il caso Enron?) si stanno rivelando delle associazioni a delinquere. La follia criminale dei capitalisti multinazionali sta ammazzando il pianeta. Ma tutto questo non conta, perché (secondo la collaudata filosofia degli americani duri e puri) prima c'è un nemico da eliminare; al resto si penserà dopo, forse...

Dopo l'undici settembre, il governo Usa e i suoi più genuflessi alleati considerano la guerra come il loro diritto più sacrosanto, e la evocano e la minacciano e la assaporano con la serena tranquillità della vittima inerme.

"Dobbiamo difenderci dal terrorismo!" dichiarano i guerrafondai esteri e nostrani "Dobbiamo vivere in un mondo senza la paura di attacchi atomici o batteriologici!"; eppure chi sentenzia ora con tanta saggezza è esattamente chi ha accumulato negli arsenali migliaia di testate atomiche e tonnellate di aggressivi chimici e batteriologici che potrebbero sterminare l'umanità un paio di volte. Alla cieca violenza degli integralisti, che pare balzata nel presente dal più cupo medioevo barbarico, è opposta la violenza tecnologica, sofisticata, brillante di led e di acciaio della fantasmagorica cultura tecnocratica.

In questo primo anniversario, è usuale parlare di un mondo cambiato. No: il mondo non è cambiato; perché ancora una volta è la violenza a vincere su tutti; non è cambiato, perché - come accade da sempre - chi governa considera la gente come pedine da muovere in una scacchiera; non è cambiato, perché per l'ennesima volta chi comanda parla di un bene collettivo che è invece il suo solo progetto di dominio. E non è cambiato il linguaggio sfuggente, ambiguo, arrogante dei potenti, le cui menzogne devono essere la verità delle masse docili.

Sono cambiate le forme del controllo, che è divenuto hollywoodiano, spettacolare, mastodontico.

E' cambiato il già perverso rapporto individui/governi, che pare destinato a diventare in tempi rapidi ad una specie di folle gioco televisivo. Come nelle novelle della più scadente fantascienza, le forze del bene lottano e vincono le forze del male; così ci dicono.

Ma il vero male è il dominio dell'uomo sull'uomo, e di questo peccato mortale sono macchiati tanto gli americani di lusso quanto gli ispidi integralisti islamici.