un concentrato di menzogne palesemente dimostrabili, smantellato a colpi di fioretto da quello rilasciato dal nostro governo, che però si affretta a chiarire che questo “incidente” non cambia di una virgola il nostro impegno comune a fianco di “quel grande paese” col quale condividiamo “ideali comuni”, gli Stati Uniti d’America.

Non so voi, ma io non trovo affatto che gli USA del nuovo millennio abbiano ideali degni di essere condivisi, e dopo questo ennesimo attentato alla nostra dignità e sovranità nazionale, se i nostri governanti nutrissero davvero un barlume di quell’amor patrio sbandierato ai quattro venti ogni volta che torna comodo, prenderebbero decisioni coraggiose e come prima cosa ritirerebbero immediatamente le nostre truppe dall’Iraq, per passare poi a negoziare lo smantellamento e il trasferimento al di fuori dei nostri confini di ogni infrastruttura militare statunitense nel nostro paese. Quante Ustica, quanti Cermis, quanti Calipari siamo ancora disposti a tollerare? Quanta parte delle straordinarie bellezze del nostro territorio dobbiamo ancora destinare ad assurdi giochi bellici e a potenziali ed effettivi inquinamenti radioattivi, come la Maddalena o Decimomannu?

Non mi si venga a dire che oggi una forza armata moderna dev’essere inquadrata in un’alleanza strategica di qualche tipo, pena una riduzione della sua efficienza difensiva. Abbiamo sotto gli occhi l’esempio iracheno: reparti bene addestrati della Guardia Repubblicana che stanno logorando le preponderanti forze armate statunitensi, in modo assai simile a quanto fecero i loro colleghi vietnamiti decenni fa. E stiamo parlando di un paese che, al momento dell’invasione, non disponeva nemmeno di un’aviazione efficiente, né di reparti corazzati degni di questa definizione.

Fermo restando che nella mia visione di una civiltà evoluta e consapevole non dovrebbe esserci più spazio per il concetto stesso di guerra con annessi e connessi, non è il caso, per ora, di affrontare un discorso sul modello di difesa delle forze armate italiane, dato che ogni esercito è strutturato in funzione della visione strategica del suo paese, e quella italiana si è spesso dimostrata piuttosto altalenante, quando non palesemente ambigua. Personalmente ritengo che attualmente il miglior modello di esercito a cui ispirarsi, almeno in parte, potrebbe essere quello svizzero: perfettamente equipaggiato e addestrato a combattere una guerra di difesa, proprio per non doverla combattere mai…
E se ancora non foste convinti che non sempre la soverchiante potenza bellica è garanzia di vittoria sul campo, vi racconterò la storia della più imponente esercitazione militare mai concepita, avvenuta nell’estate del 2002. L’operazione Millennium Challenge, costata 250 milioni di dollari e due anni di pianificazione, si è svolta nel Golfo Persico e ipotizzava un conflitto contro un non meglio specificato “stato canaglia”; implicava un gran uso di simulazioni computerizzate e il dispiego di oltre 13.500 soldati impegnati in 17 località diverse e 9 poligoni di tiro con munizionamento bellico reale. Gli USA costituivano la “Forza Blu” sotto il comando centrale denominato JOINTFOR, mentre il nemico era la “Forza Rossa” sotto comando OPFOR. La “guerra” è durata tre settimane, e si è conclusa col rovesciamento del regime dittatoriale.
Questo per quanto riguarda i risultati ufficiali: quanto è accaduto davvero è assai diverso.

Secondo quanto dichiarato dal generale di brigata in pensione Paul Van Riper, richiamato in servizio per assumere il comando della Forza Rossa, quest’ultima nei primi giorni dell’esercitazione avrebbe spedito in fondo al mare gran parte della flotta statunitense presente nel golfo, una portaerei di squadra con tutto il relativo supporto di navi appoggio e aeroplani. Van Riper infatti, consapevole dello strapotere dell’avversario, invece di cercare un impossibile scontro frontale ha elaborato ingegnose tattiche belliche alternative e a bassa tecnologia. Per prima cosa, ha eluso il sistema di sorveglianza elettronica delle comunicazioni da parte del nemico ripristinando l’uso di corrieri per comunicare coi suoi vari comandi, oppure tramite la diffusione di messaggi in codice rilanciati dai minareti delle moschee durante le funzioni religiose. Poi ha armato la sua flotta di navi e battelli civili e li ha posizionati nei pressi della flotta statunitense, lanciandoli in un attacco di sorpresa che ha scompaginato completamente le fila dell’avversario che non se l’aspettava: ondate di attacchi kamikaze, effettuati con motoscafi e perfino con obsoleti aerei ad elica, lanci di missili cinesi Silkworm da breve distanza, e nel volgere di poco tempo una portaerei e due portaelicotteri cariche di Marines finivano in fondo al mare. Quando tutto era finito, gran parte della flotta era distrutta, con sedici navi da guerra affondate e le altre nella confusione più totale. Se l’esercitazione fosse stata uno scenario reale, avrebbe fatto impallidire la tragedia di Pearl Harbour…

Però il meglio è avvenuto in seguito: invece di dichiarare vincitore la Forza Rossa, il comando JOINTFOR ha ripescato le navi dal fondo del mare, ha fatto tornare in vita le migliaia di marinai morti e ha ripreso le esercitazioni come se niente fosse successo, con grave disappunto del generale Van Riper che, quando ha scoperto che i suoi ordini ai reparti venivano addirittura revocati, ha rinunciato a proseguire, del tutto disgustato da un’esercitazione che avrebbe dovuto essere completamente libera e a discrezione dei comandanti, ma che invece a suo dire era stata progettata per fornire un esito predeterminato. Comunque sia, l’esercitazione ha dimostrato inequivocabilmente quanto sia letale la minaccia rappresentata dai missili antinave, in particolare quelli di ultima generazione (come i russi Yakhont, capaci di viaggiare a Mach 3 per oltre 185 miglia e di “centrare uno scoiattolo nell’occhio”), dato che Van Riper è riuscito ad eliminare l’ammiraglia della flotta, una portaerei di classe Nimitz, con dei vecchi missili Silkworm.


Ma torniamo alle vicende di casa nostra: da diversi giorni l’attività relativa alle scie chimiche nei nostri cieli, dopo un periodo di relativa tranquillità, è ripresa alla grande raggiungendo livelli a dir poco parossistici, con segnalazioni da ogni parte d’Italia. Mi domando che fine abbia fatto l’interrogazione parlamentare dell’On. Ruzzante, il quale recentemente ha sollecitato una risposta che latita ormai da più di un anno e mezzo. Se chiedete a me, ho l’impressione che ci aspetti un’estate torrida, sotto tutti i punti di vista…


Continuano a giungermi elementi volti a sostenere che questa attività farebbe parte di un progetto di “geoingegneria” globale, nell’ambito del quale il programma Deep Shield (Scudo Profondo) avrebbe lo scopo di attenuare il cosiddetto riscaldamento globale. Bene, è ufficiale: esiste un documento di ricerca finanziata dall’Accademia Nazionale delle Scienze, dall’Accademia Nazionale dell’Ingegneria e dall’Istituto di Medicina statunitensi che spiegherebbe questo genere di operazioni, dato che in un punto recita che “la più efficace attenuazione del riscaldamento globale è risultata essere l’irrorazione di composti aerosol riflettenti nell’atmosfera usando velivoli commerciali, militari e privati”… ma allora perché non rendere tutto di pubblico dominio? Perché non parlarne, anziché stendere una cappa di silenzio su questo argomento? Per cercare di porre rimedio, ho preparato una breve sinossi sulle scie chimiche che potete scaricare qui.

In questi tempi di ristrettezze economiche e di crisi generalizzata, mi sono spesso soffermato a riflettere e ho trovato particolarmente significativa un’affermazione fatta nel 1966 da Alan Greenspan: “In assenza dello standard di riferimento aureo, non c’è alcun modo di proteggere i risparmi dalla confisca tralite l’inflazione. Non esiste una riserva di valuta sicura. Se ci fosse, il governo dovrebbe renderla illegale, come fu fatto nel caso dell’oro… La politica finanziaria dello stato sociale richiede che per i proprietari di patrimoni non ci sia modo di proteggersi. È questo il meschino segreto dietro le invettive contro l’oro da parte degli statalisti. Il deficit di spesa è semplicemente un trucco per la confisca della ricchezza.”

Già. Non per niente un certo Mayer Amschel Rothschild ebbe a dire: “Lasciatemi emettere e controllare la moneta di una nazione e non m’importerà di chi ne scrive le leggi.”