Mentre una guerra imperversa nel cuore dell'Europa, un'altra guerra viene portata alla ribalta dai media, ma solo parzialmente. A due anni dalle dimissioni di Benedetto XVI, i dubbi sull'elezione di Francesco accompagnano la sua svolta progressista, insieme al timore di una sottomissione all'Islam, mentre l'ISIS avanza minacciosa nei notiziari televisivi e nei campi di battaglia, e i Fratelli Musulmani e la Compagnia di Gesù sembrano godere di buone amicizie nelle stanze del potere e tra gli agenti del caos. Tra primavere arabe, scisma cattolico, integrazione ed integralismo, la Terza Guerra Mondiale sembra alle porte. Ma forse un'altra Storia è ancora possibile.



Cari lettori e care lettrici, ben ritrovati. Per chi ormai da tempo legge questa rivista, forse il mio nome non sarà nuovo. O forse lo sarà, ma non ha importanza. Nel numero precedente di PuntoZero ho tentato, sperando di esservi riuscito, di tracciare le linee degli eventi che sono accaduti e stanno accadendo in Ucraina come se questa nazione fosse uno specchio di una condizione complessiva, molto più ampia rispetto al territorio ucraino. Una situazione di guerra, di potere esercitato da pochi su molti, che assume le vesti dell'ideologia politica o religiosa per spingere ucraini contro altri ucraini, ucraini ed europei contro i russi, l'Occidente contro l'Oriente, i cattolici contro i cristiani ortodossi, che mette i membri delle stesse famiglie gli uni contro gli altri. In questo quadro di frammentazione e di disperazione, ci sono vittime, ci sono carnefici, c'è chi fugge (un milione e mezzo gli ucraini fuggiti dall'inizio della guerra, in maggioranza in Russia), c'è chi resiste e combatte per difendere il diritto ad esistere della propria comunità (come i diciassettenni novorussi che, non potendo arruolarsi, hanno fronteggiato da soli duemila soldati dell'esercito ucraino e dei battaglioni nazisti). Ma in questo quadro il Presente sembra fondersi con il Passato, che riemerge per essere ascoltato, e comunicare a gran voce di non aver esaurito il proprio Tempo. L'Oggi si mostra così più simile allo Ieri, che pure vorrebbe uccidere, che al Domani, delle cui vesti vorrebbe ricoprirsi senza però poterlo realmente fare, a patto di smascherarsi. E di mostrarsi quindi molto diverso da come appare.

 

Mostrato questo quadro era mia intenzione dedicarmi ad altro, e indirizzarmi verso la luce che da una nuova consapevolezza poteva provenire, lasciando che fosse questa ad indorare i miei pensieri e il mio scrivere per questa rivista, lasciandovi uno scritto che fosse di testimonianza in tempi, presenti o futuri, in cui ancora il passato potesse fingersi presente, promettendovi il futuro. Ma le circostanze esterne hanno spinto anche la nostra redazione a dover parlare di qualcosa di cui si sarebbe preferito non parlare, perché si sarebbe preferito non accadesse. Scrivere cioè di quella che potrebbe sembrare una guerra di religione, e che si sta preparando, forse da tempo, all'interno e al confine dell'Europa. Di una guerra che a detta di alcuni sarebbe la Terza Guerra Mondiale, combattuta a pezzi. Parole di Francesco, Vescovo di Roma dal 13 marzo 2013.

 

E poiché è stato proprio il Vescovo di Roma, attuale Capo della Chiesa Cattolica, a produrre questa affermazione nel silenzio generale, senza che nessuna importante figura governativa di qualsiasi Paese replicasse alle sue parole, vuoi per smentirle vuoi invece per confermarne la gravità e quindi la necessità di virare la rotta, inizierò questo scritto proprio parlando del vescovo vestito di bianco che annuncia la guerra futura, per quanto mi è possibile e per quanto ho potuto negli ultimi tempi vedere Vero. Non sarà e non è mia la presunzione di conoscere la Verità, che umanamente, mi è preclusa. Ma posso nel costante esercizio di trasmettere ciò che vedo Vero, avvicinarmici, e contribuire affinché anche voi possiate guardare ciò che vedo io e - è il mio auspicio - anche molto di più.

 

I segni dei tempi

Ricordo bene quell'11 febbraio 2013 in cui Benedetto XVI si dimise dal Pontificato. Il mio direttore seppe la notizia da una collega al telefono, subito me la comunicò e ci collegammo ai siti dei principali quotidiani ed agenzie di stampa: Papa Ratzinger aveva effettivamente annunciato le proprie dimissioni. O almeno così sembrava. C'erano state delle voci tra i blogger che profetizzavano questo evento, ma senza motivazioni degne di particolare considerazione. La redazione del Fatto Quotidiano si era occupata di complotti, mai verificati, che tramavano per uccidere il Papa. Il mondo aveva saputo della fuga di documenti riservati vaticani provenienti da ambienti vicini a Ratzinger. Segnali di una debolezza nel cordone di sicurezza intorno alla persona di Joseph Ratzinger, che era stato eletto il 19 aprile 2005 come successore di Karol Wojtila. C'era chi come Beppe Grillo aveva auspicato sul suo blog, in tempi non sospetti, l'elezione del Cardinal Bertone come Ultimo Papa. E c'era chi come Gianroberto Casaleggio, che con Grillo condivide la fondazione e la guida del Movimento 5 Stelle, aveva espresso speranza nell'elezione di un Papa di nome Francesco, quando ancora nessuno immaginava nemmeno le dimissioni di Ratzinger (nel libro Il grillo canta sempre al tramonto, pubblicato nel gennaio 2013 da Chiarelettere). “Non deve essere un caso che non esista un papa che si sia fatto chiamare Francesco. Noi abbiamo scelto appositamente la data di San Francesco per la creazione del MoVimento. Politica senza soldi. Rispetto degli animali e dell’ambiente. Siamo i pazzi della democrazia, forse molti non ci capiscono proprio per questo e continuano a chiedersi chi c’è dietro”, diceva Casaleggio. Una politica povera, una politica francescana. Un Papa povero, un Papa francescano, l'auspicio.

 

Lui e Grillo dovrebbero allora essere stati molto lieti nell'apprendere, il 13 marzo 2013, che era stato eletto un Papa di nome Francesco. Quando il protodiacono annuncia l'elezione di Bergoglio, Arcivescovo di Buenos Aires, Bruno Vespa dal suo salotto televisivo sembra manifestare tutto lo stupore generale: “Proprio quello che nessuno si aspettava!”. E magari era così. Quella sera stessa i notiziari televisivi descrivono il nuovo Papa, membro della Compagnia di Gesù, come un vescovo poco sofisticato, povero, dimesso, attento ai bisognosi, che addirittura viaggia utilizzando i mezzi pubblici. Un Papa povero, un Papa francescano, un Papa "grillino". Un Papa che sembrava voler portare anche in Vaticano quell'aria di rinnovamento, giovanile e pauperistica, portata in Parlamento poche settimane prima dal Movimento di Grillo e Casaleggio. Di lì a pochi giorni, le librerie avrebbero iniziato già a pullulare di biografie del nuovo Papa, descrivendone la vita da gesuita e da vescovo. Un tempismo record, per il Papa “che nessuno si aspettava!”.

 

Così, l'opinione pubblica ed il mondo cristiano accoglievano l'elezione di quello che si annunciava già come un Papa innovatore. E l'aria di festa poteva mettere da parte i dubbi, i silenzi, le ipotesi, che avevano accompagnato le dimissioni del predecessore. Inaspettate, storiche. Possibili foriere di presagi negativi, come il fulmine che colpì la cupola della Basilica di San Pietro proprio la sera di quell'11 febbraio 2013. Quasi a segnalare che il Cielo potesse essere allarmato per l'evento.

 

Una settimana dopo la rinuncia di Ratzinger, il 18 febbraio...

 

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