Mentre il mondo occidentale si commuove per i morti, si preoccupa per i vivi e parla di guerra di religione pur non avendone alcuna, leggo quest'oggi una notizia interessante. Nella Francia della libertà di pensiero e della libertà di satira da difendere ad ogni costo, quella in cui "Siamo tutti Charlie Hebdo" (o quasi), apprendo dell'arresto di un comico, l'afro-francese Dieudonné M’bala M’bala. Dieudonné già in passato era stato bandito dai media francesi e addirittura accusato di antisemitismo, e ora si trova in stato di fermo per "apologia del terrorismo". Infatti al termine della Marcia su Parigi dei leader europei, Dieudonné ha scritto sul suo profilo Facebook:

“Dopo questa marcia storica, ma che dico, leggendaria! Istante magico uguale al Big Bang che creò l’Universo! …o in una misura inferiore (più locale), all’incoronazione di Vercingetorige, io me ne torno a casa. Sappiate che stasera, per quanto mi riguarda, io mi sento Charlie Coulibaly”

Una battuta che ha suscitato la riprovazione delle autorità francesi, per l'accostamento del nome del giornale francese vittima dell'attentato del 7 gennaio al cognome di uno degli attentatori parigini, Amedy Coulibaly. In una lettera inviata al Ministro dell’Interno francese Bernard Cazeneuve, Dieudonné ha rivendicato il diritto di poter ridere (che non è deridere) della vita e della morte, denunciando un accanimento del Sistema nei suoi confronti (leggi qui la sua lettera). Una risata vi seppellirà, e qualcuno non vuole esser sepolto, soprattutto se è già morto e come un vampiro si muove negli incubi umani per renderli sempre più realtà. Povero Dieudonné, bastava che avesse detto "Hebdo" al posto di "Coulibaly", e avrebbe potuto riaccreditarsi agli occhi di tutti. Forse pensava di avere dalla sua parte anche l'ex presidente francese Nikolas Sarkozy, che nel 2007 aveva ricevuto Coulibaly direttamente all'Eliseo, come parte di una delegazione di "immigrati modello". Invece Sarkozy era in terza fila domenica scorsa a Parigi, dietro Francois Hollande e Benjamin Netanyahu, a rivendicare la libertà di satira contro il terrorismo incivile che con l'Occidente non ha niente, ma proprio niente, a che fare. Amnesia?


In questo caso, era in buona compagnia. Anche il premier israeliano infatti sembrava dimentico che in un'altra capitale europea (Londra) nel 1987 qualcuno uccise a sangue freddo un altro vignettista, Naji al-Ali, che con le sue strisce comunicava la condizione del popolo palestinese al mondo. Secondo la versione ufficiale, nessuno seppe chi uccise al-Ali, e il rifiuto di collaborare alle indagini da parte del Mossad avrebbe spinto Margareth Thatcher all'espulsione di tre diplomatici di Tel Aviv e alla chiusura della sede dell'intelligence israeliana a Kensington. Ma Naji al-Ali non era Charlie.
E in Italia le cose non vanno meglio. Proprio ieri il Tribunale di Roma ha condannato ad un anno e tre mesi di carcere (e 150mila euro di risarcimento) Fabio Rainieri, ex deputato della Lega Nord, vicepresidente del Consiglio Regionale dell'Emilia-Romagna e segretario regionale del partito di Salvini. Nel 2013, Rainieri aveva pubblicato sul suo profilo Facebook un fotomontaggio che prendeva di mira l'allora Ministro per l'integrazione Cécile Kyenge. Ecco l'immagine qui:

Scherza coi fanti, ma lascia stare i santi. I nostri santi. Secondo l'ex ministro Kyenge:

"non si trattò di una critica politica, ma di vera e propria propaganda volta a seminare odio e violenza. Perché la critica implica dialettica e argomentazione. Dileggiare una persona esclusivamente per il colore della pelle non implica argomentazione, né retropensiero. È come dire: ‘tutti voi, neri, non siete solo razza inferiore ma siete animali’. Un vero e proprio atto di violenza e come tale va sanzionato dalla legge. Istigare le persone a considerare i neri come animali non è satira, né critica, ma solamente un reato ed è proprio per questo che trovo altrettanto grave la decisione della Lega Nord di non discostarsi dalle posizioni sostenute da Rainieri. In questo modo è l’intero partito a rendersi corresponsabile delle sue azioni”.

Difficile dimostrare che un atto di parodia sia offensivo. Perché le scimmie, a cui la Spagna riconosce addirittura specifici diritti, non possono essere paragonate a qualche umano, qualora se ne possano scorgere tratti somatici simili? Se le scimmie usassero il Diritto (e per loro fortuna non lo fanno), potrebbero fare causa alla Kyenge. Ancora più difficile considerare questo fotomontaggio razzista. Perché offendere una persona dovrebbe significare estendere questa offesa a tutti gli africani o a tutte le persone di pelle nera? Qui è la stessa interessata (e chi chiamato in giudizio) a diventare razzista. Soprattutto quando è la stessa Lega Nord, tirata in ballo dalla Kyenge, ad avere come proprio responsabile per l'immigrazione un africano, il nigeriano Toni Iwobi. Insomma, anche in Italia tutti possono essere Charlie, ma non Rainieri, peggio per lui.
Eppure, anche la Kyenge avrebbe potuto farci una risata sopra. D'altronde, lei stessa pubblicò, alla vigilia delle elezioni europee per cui era candidata nelle fila del Partito Democratico, una foto che la mostrava stringere la mano all'allora Papa Giovanni Paolo II, da poco promosso "Santo". Eccola qui:

Vi sembra autentica? Non vi notate nulla di strano?
Se anche i morti usassero il Diritto, Papa Wojtyla potrebbe denunciare la Kyenge. Ma la fortuna è ancora una volta dalla parte del nostro ex ministro: neanche nell'Aldilà pare che usino il Diritto.

Ad ottobre dell'anno scorso, un altro politico leghista è finito nel mirino per un post razzista scritto sul suo profilo Facebook:

- Cosa si lancia a uno zingaro che sta affogando?
- La moglie e i figli

Neanche in Italia si può ridere della morte… pare sia così sacra da averla scambiata per la vita. L'autore, Andrea Della Puppa, è il segretario della Lega Nord di Maserada (Tv), e in questo caso ha ricevuto aspre critiche dal suo stesso partito e in particolare dal governatore veneto Luca Zaia. Ma la barzelletta girava da tempo, io stesso l'ho sentita più volte, e Della Puppa l'ha riportata sul suo profilo. Per l'occasione, riportava Sergio Rame sul Giornale del 22 Settembre 2014:

Dopo l'ennesima gaffe sui rom da più parti è stata ventilata l'ipotesi di presentare un esposto affinché sia applicata la legge Mancino che sanziona l’istigazione, in particolare, a gesti ispirati al nazifascismo.

Piacciano o meno la barzelletta di Della Puppa o il fotoritocco di Rainieri o la battuta di Dieudonné, chi decide di cosa si può ridere e di cosa no? Ogni pretesto vale, sembra, per rendere questo mondo una prigione sempre più efficiente.
Torniamo in Francia. È l'11 maggio 2012, da Oltralpe proviene questa notizia, riportata dal sito dell'Agenda del Giornalista:

“A tutte le mie colleghe dico: "fate sesso utile avrete una chance di ritrovarvi premiere dame di Francia ;-)”. Con questi 110 caratteri pubblicati su twitter, il giornalista francese Pierre Salviac si è giocato il posto di lavoro alla radio francese Rtl. La frase, ritenuta dall'emittente “sessista e ingiuriosa”, era rivolta alla compagna del neo presidente francese Francois Holland, l'ex giornalista politica Valerie Trierweiler. A causa di questa battuta la radio ha comunicato di aver "messo fine a ogni forma di collaborazione" con il giornalista. Salviac, sessantacinquenne esperto di rugby e collaboratore di diverse testate, con il suo tweet ha suscitato subito una lunga serie di risposte scandalizzate, che lo accusavano di sessismo, machismo e volgarità. La reazione della direzione dell'emittente radiofonica è stata immediata: prima, ha emesso un comunicato in cui si condannano "senza alcuna riserva" le parole "intollerabili e totalmente inaccettabili" del cronista, poi ha annunciato l'interruzione del rapporto di collaborazione. A nulla sono servite le scuse di Salviac, affidate a un altro messaggio su Twitter qualche ora dopo il primo. "Facendo una battutaccia, ho ferito le mie colleghe. Presento loro le mie scuse e ritiro il mio tweet".

All'epoca dei fatti Hollande era appena stato eletto e chissà quanti altri colleghi maschi (ma anche femmine) di Pierre Salviac avrebbero condiviso la sua battuta. Forse Hollande stesso, che due anni dopo avrebbe lasciato la Trierweiler per l'attrice Julie Gayet. Ma ironizzare sulla compagna del Presidente non è permesso!
E il numero di persone condannate, infangate, licenziate o spinte alle dimissioni per aver espresso delle opinioni sui social network non si riduce a questi pochi casi citati. Che strano, che uno strumento che apparentemente sembra dare a tutti libertà di parola e possibilità di far conoscere il proprio pensiero a migliaia o milioni di altri sconosciuti, sia usato proprio come criterio per censurare quello stesso pensiero… Se Hitler fosse vivo, avrebbe inventato un social network!

Ironia a parte, forse il reale problema dei potenti è che si prendono troppo sul serio. A forza di recitare un ruolo, credono di essere il loro personaggio. Forse noi tutti ci prendiamo troppo sul serio (o troppo poco, a volte). Siamo diventati troppo suscettibili. Non si può ridere di nulla che vada contro il Mi piace dominante. Se Non mi piace, ghigliottina.
Nell'Occidente libero non si può ridere sugli ebrei, sui musulmani o sui cristiani, non si può ridere sui neri, sui rom, sugli omosessuali, o sulle donne. Come non si possono esprimere opinioni diverse sull'immigrazione senza essere etichettati di razzismo o nazi-fascismo, indagare a fondo sull'Olocausto senza essere imputabili di negazionismo, denunciare la propaganda omosessuale (che in Russia è stata vietata ai minori) senza essere accusati di omofobia, porsi ad argine contro la secolarizzazione dell'Europa senza essere tacciati di "fondamentalismo", che è il nuovo "Male Assoluto" per Papa Francesco (lo sanno bene i Francescani dell'Immacolata). Chi dice di amare la Libertà forse non la ama così tanto, in questo mondo. Perché Amare la Libertà significa Accettare la Libertà altrui per potersi permettere di Essere Liberi. Lontani dal razzismo e dalla discriminazione, ma anche dalla volontà che gli altri siano come noi vogliamo che siano. E il Sistema, si mostra come un riflesso ingigantito del nostro Ego, che non ammette di essere seppellito… da una risata. E che si alimenta dei Mi piace altrui su Facebook o nella vita reale.

Prima di chiudere, vi segnalo questo articolo di Roberto Del Bosco su Effedieffe, che mostra molte delle vignette pubblicate da Charlie Hebdo: LINK. Guardatele, e chiedetevi se siano più o meno offensive degli sketch di Dieudonné. Mentre l'Occidente censura tutto ciò che non Gli piace, eleva la blasfemia ad icona della Libertà di Pensiero (spero che Papa Francesco non mi accusi di inneggiare alla violenza), con la scusa di una strage probabilmente organizzata ad arte (come scrivono Gabriele Sannino e Marco Della Luna).
Se l'Anticristo fosse tra noi, forse oggi la sua Capitale sarebbe Parigi. Ma una risata lo seppellirebbe.