Stando agli ultimi eventi geopolitici, la scissione tra Est ed Ovest non era poi così del tutto sanata come volevano farci credere all’indomani della caduta del muro di Berlino. Nel corso degli ultimi mesi abbiamo assistito ad una sequenza impressionante di eventi che a più livelli mettono sotto pressione il Gigante (assopito?) Russo. Politici e diretti, come il caso Siria, la guerra in Ucraina, sino al nuovo attrito tra Turchia e Cipro[1], con un inasprimento di toni e sanzioni dal macabro vecchio gusto da guerra fredda, ma il gigante se pur in letargo non è un nemico da prendere con troppa leggerezza e un affronto su un unico fronte potrebbe rivelarsi parecchio doloroso, e l’attacco non può non passare dal filo della spada economica e dall’isolamento. In questo contesto di tensione politica, alcune straordinarie circostanze economiche che “sfortunatamente” hanno delle importanti ripercussioni sull’economia russa, possono suonare come un forte campanello d’allarme, in quanto potrebbero essere azioni pilotate verso un ulteriore grave isolamento, che potrebbe portare ad una reazione della superpotenza militare russa. Occorre una premessa: L’economia del gigante euro-asiatico è fortemente legata all’esportazione di materie prime energetiche che rappresentano i tre quarti della voce esportazioni sulla bilancia commerciale (i due terzi sono rappresentati soltanto dal petrolio), ed è molto debole su settori chiave come la produzione agricola, manifatturiera, o come la componentistica elettronica e tecnologie industriali ove importa addirittura l’80%. Andando con ordine è possibile tracciare una serie di circostanze che hanno colpito pesantemente le ricchezze dei russi e della Russia, che indeboliscono ulteriormente la posizione politica di Putin e dell’ex (?) superpotenza:

 

1 - Pressione sugli oligarchi

Siamo a Marzo 2013, l’apice della crisi cipriota, che ha portato alla chiusura per ben 12 giorni consecutivi delle banche sull’isola e restrizioni per l’utilizzo di carte di credito. Interviene la UE che promette un piano di salvataggio da 10 miliardi, salvataggio che prevede in cambio un prelievo forzoso sui conti correnti ciprioti.[2] Prelievo che arriverà al 47.5% sui conti oltre i 100 mila euro.[3] L’economia di Cipro è molto legata al turismo e soprattutto alle banche, una sorta di villaggio vacanze e cavò per russi. Gli unici nel panorama delle autorità e leader mondiali a prendere una posizione di indignazione nei confronti di tali misure sono russe, di fatti queste le reazioni di Putin: “Il Presidente – ha sottolineato il suo portavoce, Dmitri Peskov – ha detto che la decisione, se sarà davvero adottata, è ingiusta, non professionale e pericolosa”, e di Medvedev: “Si tratta di una confisca di fondi stranieri”. E ancora Nicos Anastasiades presidente cipriota: “Hanno voluto sbarazzarsi dei russi, ma alla fine, consegnano la nostra più grande banca proprio alla Russia”

 

2 - ll crollo dei prezzi del petrolio

L’attuale crollo dei prezzi del greggio ha un nome e cognome: USA. Seppure cercando nella rete, le varie testate addossino la colpa all’Arabia Saudita (il maggiore produttore al mondo). Riuscire a comporre un puzzle sufficientemente esaustivo è impresa ardua, occorrerebbe trattare in maniera approfondita soltanto la questione energetica, ma alcuni tasselli fondamentali riescono a dare un idea generale del quadro.

- Negli ultimi anni le stime sui giacimenti di petrolio sono aumentate esponenzialmente grazie a nuove tecniche di estrazione, shale oil, si ipotizza che i soli USA abbiano giacimenti così grandi da superare tutto il petrolio estratto sino ad oggi. E adesso gli USA hanno la tecnologia necessaria a rendere remunerativa questo tipo di estrazione.

- Gli USA, il principale paese consumatore, nonché il maggiore importatore, ha aumentato dal 2013 in maniera esponenziale la sua produzione, la variazione tra l’anno 2012 e il 2013 è un bel +13.5% (grazie allo shale oil), un aumento di produzione che ha sparigliato tutte le carte. Ricordiamo che gli USA sono anche il 3° produttore mondiale (al 2013 e probabilmente nel 2014 hanno superato anche la Russia) [4 (pag.10)]

- Gli USA non esportano greggio, e seppur i nuovi metodi di estrazione sono più costosi rispetto ai classici pozzi, un prezzo basso del petrolio non incide sui bilanci dello stato e anzi favorisce gli americani.

- I paesi esportatori redigono i bilanci statali sulla base di previsioni sul costo del greggio.

- L’Arabia Saudita, ha dei costi di estrazione molto bassi:

Quindi per non perdere quote di mercato, gioca al ribasso sul prezzo del petrolio, per far fuori la competitività dello shale oil e continuare a vendere agli USA e ad i potenziali compratori futuri di petrolio made in USA, strategia che li penalizza sul breve termine ma che punta al lungo periodo. (È di questo che accusano l’Arabia Saudita tutti gli analisti e i media mainstream).

Alla luce di questi tasselli è già abbastanza evidente che i prezzi bassi del petrolio incidono negativamente sui bilanci dei paesi esportatori. Tra i maggiori penalizzati c’è sicuramente la Russia, in quanto è dipendente dall’importazione in molti settori chiave, importazione finanziata proprio dalla vendita di risorse energetiche. Particolarmente importanti per i russi sono i recenti contatti tra Russia e Cina, al fine di poter sganciarsi dalla dipendenza con l’occidente.

 

3 - La vicenda Rublo

Purtroppo anche questa volta la faccenda è molto più complicata di come i media la dipingono, e osservando alcuni dati che ne derivano si possono ipotizzare scenari diversi.

- Come abbiamo ampiamente visto precedentemente i bilanci russi sono legati indissolubilmente alla vendita di idrocarburi. Attualmente i russi vendono le materie prime in dollari. Dollari che poi debbono essere convertiti in Rubli per pagare le imposte russe. Se il controvalore del Rublo nei confronti del Dollaro resta elevato, e le entrate in dollari calano (calando il prezzo del petrolio), al cambio si avranno meno Rubli di quelli preventivati nei bilanci, ma con un Dollaro più forte nei confronti del Rublo, nonostante il minor apporto di dollari si riuscirà comunque ad avere un controvalore in rubli tale da salvare il bilancio della Federazione Russa. Per cui si avrà si un inflazione elevata, ma saranno salvi i conti dello stato e si evita di dover reperire i liquidi sui mercati finanziari, indebitandosi con investitori stranieri, che ad ogni modo, tra sanzioni e altre spinte, sono molto ostili in questo momento.

È possibile attraverso la comparazione della tabella sottostante con la prima dell’articolo, notare come il Rublo abbia reagito al crollo dei prezzi del petrolio nello stesso periodo del 2014.

- A rischiare di vedersi svalutata la propria merce sono gli importatori stranieri in terra di Russia, che vendono i loro prodotti in quel territorio in cambio di Rubli, Rubli che poi dovranno convertire ad esempio in dollari. Di fatto grosse multinazionali come Apple, BMW e simili, hanno bloccato o controllano le vendite in attesa di uno stabilizzarsi del cambio, così da poter riaggiornare i prezzi dei loro prodotti.

- La corsa agli acquisti, è una corsa speculativa, in quanto comprare oggi ad esempio una iPhone (prodotto di importazione) a 10.000 Rubli (che ipotizziamo valgano 1.000 Dollari) con una svalutazione del Rublo del 10% in due giorni significa che andando a rivendere lo stesso iPhone ad esempio su eBay a 1.000 Dollari ad un acquirente americano, cambiando poi i 1.000 Dollari avrò in cambio 11.000 Rubli.

- La Russia ha ancora a disposizione ingenti riserve in oro e valuta estera, stimate intorno ai 430 miliardi di dollari, risorse che gli permettono ampi spazi di manovra per evitare un crollo che possa innescare una reazione a catena tale da divenire un serio problema, (problema che consiste in un ricavato dalla vendita delle materie prime non sufficiente a far fronte all’aumento dei prezzi dei bene di importazione).

- Se da un lato questa situazione non piacerà affatto agli oligarchi, che perdono molto del loro potere d’acquisto sui mercati esteri, altrettanto scontenti saranno ad esempio gli inglesi (i russi a Londra fruttano un bel giro d’affari) o gli italiani che tra esportazioni e turismo avevano nei russi un florido mercato, messo già a durissima prova dalle sanzioni. Insomma, pare proprio che questo crollo faccia male agli importatori più di quanto forse non faccia ai russi.

 

4 - La faccenda Gas

Oltre al Petrolio la Russia ha forti interessi anche sul fronte oro blu. Non bastasse il calo dei prezzi tirati giù dal petrolio, i russi devono tener conto della minaccia degli USA di rifornire l’Europa di gas, nel caso Mosca non ceda in Ucraina e si prosegua con le sanzioni, facendo venir meno la minaccia dell’Europa al freddo. Sebbene gli USA attualmente abbiano una normativa molto restrittiva sull’esportazione energetica, sempre grazie ai nuovi sistemi di estrazione gli USA possono incrementare di molto la loro produzione e in caso di necessità possono passare dalle minacce all’agire [5]. Non ultime le recenti sanzioni scaturite sempre dalla crisi ucraina, tra le quali ricordiamo il divieto di acquisto di obbligazione ed azione emesse da queste società da parte di investitori europei. Sanzioni che pesano ancor più sui mega produttori di gas russi, già provati dal crollo dei prezzi del gas, e dal tramonto del progetto south stream.

In conclusione, l’impressione di chi scrive è che almeno sul piano economico la guerra è iniziata, e si gioca senza esclusione di colpi. È risaputo quanto sia pericoloso affamare i popoli, come è altrettanto risaputo che quando inizia questo tipo di guerra il passo successivo (il conflitto armato) è d’avvero molto breve.

Vladimir Putin: «Non aspiriamo allo status di superpotenza come pretesto egemonico» ma «nessuno dovrebbe illudersi sulla possibilità di ottenere una superiorità militare sulla Russia, risponderemo a ogni sfida, politicamente e tecnologicamente».

Vladimir Putin : « la Russia sta rafforzando sia le forze di deterrenza nucleare che le forze armate convenzionali. Non saranno utilizzati per minacciare qualcuno ma per sentirci sicuri, calmi e per avere l'opportunità di attuare i piani economici di sviluppo e del settore sociale. La Russia è una delle più importanti potenze nucleari queste non sono parole, questa è la realtà. È meglio non fare scherzi con noi, perché le forze armate russe sono pronte a ricorrere ad ogni mezzo a loro disposizione per respingere qualsiasi aggressione».

P.K.89

1 - http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2014-10-20/sale-tensione-turchia-e-cipro-e-russia-manda-flotta--175331.shtml?uuid=AB92c24B

2 - http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2013-03-16/vertice-ue-aiuti-cipro-092107.shtml?uuid=Ab9mGfeH

3 - http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/economia/2013/07/29/Bank-Cyprus-prelievo-47-5-conti_9091289.html

4 - http://www.bp.com/content/dam/bp/pdf/Energy-economics/statistical-review-2014/BP-statistical-review-of-world-energy-2014-full-report.pdf

5 - http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2014-05-07/usa-pronti-fornire-gas-europa-063851.shtml?uuid=AB7abKGB 

Fonte: Luogocomune