Si trattò di un'avventura scientifica davvero suggestiva e, onestamente, ben riuscita la quale ci riservò non solo qualche sorpresa (indimenticabile il frame che ritrae un "corpo anomalo" sulla superficie di Eros),

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ma anche svariati spunti per eseguire un'analisi un più profonda ed accurata dei cosiddetti "Corpi Celesti Minori" (gli Asteroidi, appunto).

L'ultima missione che ha coinvolto la NASA in prima persona nell'esplorazione ravvicinata degli "small bodies" (gli asteroidi e le comete), è stata "Deep Impact".

Sì, proprio la missione che si concluse "sparando" un proiettile contro il nucleo della Cometa Tempel-1 per vedere "che cosa succedeva"...

Ebbene, dopo quell'ultima prodezza dell'Agenzia Spaziale Americana, l'attenzione generale si è spostata - diremmo radicalmente ed irreversibilmente, grazie anche al massiccio intervento dei media - verso Marte (i MER Spirit ed Opportunity, infatti, noncuranti di "dust storms", condizioni climatiche ostili ed usura, stanno continuando a lavorare, senza intoppi significativi e da quasi due anni terresti, sul Pianeta Rosso) e, in misura largamente inferiore, verso Saturno ed il suo Sistema (un qualche interesse sembra averlo suscitato Titano, ma parliamo proprio di un interesse blando e distratto).

Ci farebbe piacere parlare di questa "attenzione direzionata" e sulle motivazioni che la sostengono ma, per questa volta, dobbiamo concentrarci su una nuova impresa che, a nostro parere, è davvero sensazionale: non solo per i suoi obbiettivi, ma anche per quello che, sino ad ora, è stata capace di rivelarci.

Stiamo parlando della Sonda Hayabusa (JAXA), la quale sta esplorando l'asteroide Itokawa.

Ora, sebbene sia stata proprio la NASA a dare una (comunque modesta) eco a questa Missione dell'Agenzia Spaziale Giapponese (la JAXA, appunto - e cioè "Japan Aerospace Exploration Agency") tramite la rubrica "Astronomy, Picture of the Day", le prime immagini che siamo riusciti a visionare ci parlano di un piccolo mondo che contraddice tutto o quasi quello che è stato sino ad ora detto (e speculato) sulla natura e la configurazione - almeno superficiale - di questi modesti Corpi Celesti che vengono sussunti sotto la macro-categoria degli "Asteroidi" - anche detti "rocce vaganti".

Che cosa ci raccontano, dunque, le prime immagini di Itokawa?

Ci dicono, per prima cosa, che la qualità dei frames in arrivo dallo spazio è davvero notevole: e quando diciamo "notevole" intendiamo di gran lunga superiore alla qualità media dei frames Marziani in arrivo dalla Sonda ESA "Mars Express" e dalle Sonde NASA "2001 - Mars Odyssey" e "Mars Global Surveyor".

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Ci dicono che la nuova "propulsione ionica" adottata dalla Sonda Hayabusa (e già impiegata dalla Sonda ESA "SMART-1" - Missione Luna) sembra essere davvero un’efficace alternativa ai sistemi propulsivi tradizionali (cioè propulsione "a razzo") che, a cominciare dagli anni '58/60, ci hanno portato intorno alla Terra, sulla Luna, su Venere, Mercurio e Marte e che sembravano essere gli unici sistemi capaci di "spingere" un'astronave nello spazio interplanetario (citiamo:"...HAYABUSA is the first long-distance interplanetary probe to use an ion engine as its main propulsion device. Traditionally, propulsion occurs when gas is emitted at high speed. Until now, the main form of propulsion has consisted of super-heated gases created by burning fuel with an oxidant. An ion engine, in contrast, gets thrust from ionized gas accelerated by electricity. Therefore, it can accelerate much faster than by traditional propulsion, and only requires a tenth of the fuel...").

E c'è di più.

La Missione Hayabusa ci dice che la diktatorship USA-NASA in tema di Esplorazione dello Spazio sta traballando e scricchiolando vistosamente e che, con ogni probabilità, il suo futuro (magari non prossimo, ma neppure troppo lontano) si tingerà dei colori dell'Oriente: India, Cina e Giappone (e le Agenzie Spaziali di questi ultimi due Stati le supponiamo in "pole position" nella nuova - speriamo - "Race to the Moon").

Staremo a vedere...

Ma le immagini di Itokawa non devono essere interpretate solamente in chiave - diciamo così - "politica" e "futuristica": questo modesto asteroide, lungo circa 20 Km, ci ha già detto qualcosa di realmente nuovo e sorprendente.

Itokawa ci ha detto che l'attività (presunta) di bombardamento meteorico alla quale tutti gli "small bodies" dovrebbero essere costituzionalmente sottoposti, nel suo caso NON si è manifestata: Itokawa, infatti, non mostra l'esistenza di alcun cratere sulla sua superficie.

Incredibile, non credete?

La NASA (pur di non mettere in discussione, riteniamo, l'assunto in virtù del quale si dice e si studia che "non è possibile nè immaginabile concepire un corpo celeste privo o quasi di atmosfera il quale non sia, totalmente o quasi, ricoperto da crateri") sta già speculando che Itokawa i crateri li ha, eccome, solo che essi sono stati tutti quanti ricoperti (buried) dalle polveri e dai detriti che vengono gravitazionalmente smossi (sollevati, alterati etc.) dalla sua stessa superficie ad ogni passaggio dell'asteroide stesso accanto ad un corpo celeste maggiore (quale è, ad esempio, la Terra).

In altre parole: Itokawa non dovrebbe essere, a detta degli Scienziati Americani, un corpo roccioso compatto e massiccio.

Esso, in realtà, non sarebbe altro che un "mucchietto" di sabbia, macigni e detriti vari che "vengono tenuti assieme" grazie ad una debolissima forza di coesione (i.e.: reciproca attrazione, ergo...gravità).

Una gravità, però, così debole che, ogni qual volta questo "mucchietto di sassi e polvere" si trova, nella sua corsa, ad avvicinare (in termini cosmici, ovviamente) uno o più corpi celesti Maggiori, esso viene a subire un'influenza mareale (sostanzialmente si tratta di onde gravitazionali) così intensa (intensa per Itokawa, si badi: NON in termini assoluti!) che la sua intera struttura si "solleva, sconvolge e ridefinisce", seppellendo o distruggendo i vecchi rilievi - crateri inclusi - e riconfigurando completamente la superficie (citiamo la NASA:"...One possibility for the lack of common circular indentations is that asteroid Itokawa is a rubble pile -- such as a bunch of rocks and ice chunks only loosely held together by a small amount of gravity. If so, craters might be filled in whenever the asteroid gets jiggled by a passing planet...".

Sulla seconda - ed a nostro parere davvero improbabile teoria NASA relativa alla mancanza di crateri (...Alternatively, surface particles may become electrically charged by the Sun, levitate in the microgravity field, and move to fill in craters...) non ci pronunciamo in quanto la riteniamo, onestamente, quasi offensiva dell'intelligenza e del buon senso medi posseduti dai Ricercatori.

In realtà le informazioni che abbiamo già acquisito sono tantissime, ma per il momento ci fermiamo qui.

Itokawa, dunque, ci sta "mandando dei messaggi": ci sta dicendo che siamo ancora molto lontani dal giungere ad una definizione delle reali meccaniche che concorrono alla definizione dei corpi celesti e, inoltre, ci invita e riconsiderare ampiamente la teoria che individua gli "impatti" quali: 1) eventi inevitabili nella storia di tutti i corpi celesti (specie i corpi rocciosi minori) e, 2) eventi ai quali la craterizzazione deve essere necessariamente ed unicamente ricondotta.

Se ci pensate gli spunti di riflessione che questa "missioncina" - della quale nessuno (o quasi...) sa nulla (o quasi...) - ci ha suggerito in pochissimo tempo non sono affatto malvagi, anzi.

Forse, grazie ad Itokawa (alla JAXA, ad Hayabusa - e non dimentichiamo il lander "Minerva", - MIcro/Nano Experimental Robot Vehicle for Asteroid - ammesso che funzioni...) gli orizzonti dell'Esplorazione Planetaria si sono (un pochino) allargati.

Forse, dopo quarant'anni di egemonia statunitense, sta per accadere qualcosa di veramente nuovo (e non ci riferiamo certo all'Europa poichè l'influenza USA-NASA sull'ESA ci appare troppo netta e marcata da far sì che noi possiamo ragionevolmente attenderci di vedere qualcosa di nuovo - e di non manipolato, riveduto e corretto - nelle riprese provenienti dalle Sonde SMART-1 e Mars Express).

E allora? E allora dobbiamo accettare il fatto che il (presunto) monopolio occidentale della Scienza è davvero al tramonto e, nel contempo, dobbiamo anche guardare verso l'Oriente: c'è un Sol Levante, infatti, che si sta alzando per - speriamo... - illuminare - di più e meglio di quanto USA ed Europa abbiano fatto - i confini della Ricerca e dell'Investigazione Spaziale.

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