bordi bassi e franosi, coperto da una vegetazione stopposa e malata, col suolo sfregiato da crepe dalle quali si alzavano ciuffi storti di piante polverose.
Questa desolazione, mi dicevo, era stata provocata dalla siccità; ma ora, ora come sarà bello vedere, finalmente!, di nuovo il mio vecchio caro fiume...
Mi fermo sul ponte, appoggio la bici alla spalletta e guardo: il fiume non c'è, non c'è ancora, non c'è più!
La vegetazione è più fitta e più verde, ma il fiume non c'è più.
Al centro dell'alveo c'è un rigagnolo discontinuo, esile, ma il fiume non c'è più.
Ma, mi dico, l'emergenza siccità non era finita? La canicola non è che un brutto ricordo?
E dunque, se tutto è tornato a posto, se tutto si è felicemente risolto, perché il fiume non c'è più?
Evidentemente, le piogge di queste settimane non sono state sufficienti a ristabilire la normalità; evidentemente, non c'è ancora un afflusso sufficiente a riportare in vita il fiume ammazzato dalla secchezza di un'estate infernale.
Ma, mi chiedo, perché ora non si parla più, anzi non si pensa neppure alla tragedia di quest'estate?
Sfogliate i giornali, ascoltate i telegiornali: avete più sentito o letto una sola sillaba a proposito dell'effetto serra, del riscaldamento planetario, della emergenza idrica, degli anziani uccisi dalla calura?
Dove sono, che fanno oggi i politici, gli scienziati che appena tre mesi fa apparivano dedicati, anima e corpo, alla terribile questione suscitata dalla "più calda estate degli ultimi 200 anni"?
So bene che così funziona il circo Barnum delle notizie: un carosello farneticante in cui le notizie vengono enfatizzate e ingigantite come fossero le realtà più importanti della storia, per poi essere dimenticate al massimo una settimana più tardi.
So anche che le notizie non rappresentano quasi mai i fatti, ma ne sono le interpretazioni, le immaginazioni, le illazioni, in una sorta di gioco di specchi deformanti per cui le cose accadono se e come sembra al giornalista che le tratta.
Tuttavia, ora non sto parlando di questo. Mi chiedo: cosa significa questa amnesia pilotata, e soprattutto a chi giova?
Badate che qui non stiamo parlando del gattino della sora Checca che non sapeva più scendere dall'albero; parliamo della più calda estate degli ultimi 200 anni.
Badate che qui l'argomento è il più importante che mente umana possa concepire: la salute, anzi la sopravvivenza stessa del pianeta che ci ospita.
E come hanno affrontato la questione i nostri sagaci governanti? Come l'hanno divulgata gli zelanti araldi dell'informazione imboccata?
Con ottusità; semplicemente con ottusità. Ci hanno propinato un minestrone di pareri, di dossier, di schede filmate, di dati più o meno autorevoli; ci hanno mostrato gli immancabili esperti che ci hanno ovviamente tranquillizzato; non sono mancate le strizzatine d'occhi e i commenti scanzonati sulla gente che si gettava festosa nelle fontane e i bimbi che girellavano nudi in spiaggia...
Sì, tutto molto bello, molto televisivo; ma a chi, a cosa serve?
Questa pletora di informazioni, tutte però di qualità mediocre, di incidenza assai ridotta, non è paragonabile ad una interferenza nel messaggio?
Questa abbondanza di informazione morbida non è una forma di nebbia mediatica?
Non solo l'assenza, ma anche l'eccesso di comunicazione danneggia la struttura, anzi l'esistenza della comunicazione stessa; e se è vero che il medium è il messaggio, è ancora più vero che l'inquinamento volontario e l'entropizzazione del medium lo annullano.
Parlare tanto ma senza alcuna intenzione di incidere il bubbone non è forse il modo più semplice di far sì che il bubbone diventi cancrena?
Questa è la strategia dei governi di tutto il mondo: ignorare il problema fino a che è possibile, ed anche un poco oltre...
Tranquillizzare, normalizzare, anestetizzare: questo il Verbo che ispira ogni governo su questa terra, e potete contarci: un minuto prima che Domineddio scateni l'Apocalisse ascolteremo scienziati e politici che ci assicureranno che "la situazione è sotto controllo ed ogni allarmismo è strumentale".
Perché questa sciagurata rimozione indotta? Perché questa folle dimenticanza manipolata? Perché il potere ha come solo scopo la propria conservazione; come un monolito esso tende a restare immobile fino ad una sollecitazione esterna abbastanza forte e durevole da strapparlo dalla plumbea gravità. (Immobilità alla quale, però, fatalmente ritorna: non è uno scherzo del destino se tutte le più convulse rivoluzioni, dal XVIII secolo in poi, hanno partorito regimi autoritari).
Sapere porta a scegliere, scegliere presuppone decidere e decidere implica il cambiamento: questo è ciò che temono tutte le forme di governo. Mantenere lo status quo è il solo autentico scopo di ogni forma di autorità, perché ciò garantisce l'autoconservazione, il perpetuarsi che sono l'autentico fine dell'autorità.
Allora, si può parlare dell'effetto serra, anzi è un argomento "che-si-deve-conoscere-e-sul-quale-bisogna-essere-informati", tanto che nella hit parade delle ricerche scolastiche assegnate ai ragazzini delle scuole medie è ai primi posti.
Sì, parlarne; farne dossiers e monografie; e poi? Poi nulla, niente, niet, verboten, kaputt!!
I governi non accettano di cambiare praticamente nulla della loro filosofia politica ed economica; i singoli si sentono/sono sempre più impotenti e atomizzati; i fiumi spariscono...
Fino a quando? Fino a quando i mass media diffonderanno il geniale neologismo natura killer e conteranno i morti causati dalla siccità, dalle trombe d'aria, dagli uragani...
Oh sì: natura killer! Sarà questo il prossimo nemico da combattere; ignorando che chi ha armato e aizzato questo preteso killer è stata, da secoli, la demenziale ferocia di una oligarchia di potenti.