In che cosa consiste l'annunzio di Repubblica? Che alla FED (la banca centrale americana, quella governata di Alan Greenspan, il grande vecchio della finanza) stanno studiando il denaro che si svaluta come un rimedio contro la crisi, dato che l'economia è in piena deflazione in tutto il mondo occidentale e si sta avvitando in una recessione senza sbocchi. Deflazione che è cominciata in Giappone, e che adesso sta coinvolgendo sia gli USA che l'Europa, dove gli indici dei prezzi sono praticamente fermi o in rapida caduta soprattutto per i beni strumentali.

Insomma, quello che andiamo dicendo da qualche tempo e che è sotto gli occhi di tutti quelli che hanno un po' di dimestichezza con le questioni della finanza. Il problema è la domanda, ed è necessario fare qualcosa per fermare la deflazione ed evitare di cacciarsi nell'imbuto in cui si dibatte il Giappone ormai da un decennio. Per la verità, il problema della domanda si risolve solo con una distribuzione meno iniqua della ricchezza e poiché questa è rappresentata oggi dal possesso di mezzi finanziari, il rimedio consiste solo in un meccanismo che consenta una maggiore circolazione del denaro, soprattutto tra le classi meno abbienti.
Anche alla FED hanno capito che il problema è nel meccanismo del denaro. Per uscire dalla recessione è necessario costringere la gente a spendere, e così hanno pensato di creare una moneta che perde valore con il tempo, in modo che le persone siano costrette a liberarsene per evitare che gli si svaluti in mano. Questo evita la tesaurizzazione delle monete, poiché sarebbe evidentemente sciocco mettersi i soldi sotto il materasso per vederlo svalutare senza rimedio fino all'estinzione con il passare dei giorni. Insomma, una specie di inflazione artificiale per porre rimedio alla deflazione che nemmeno la riduzione dei tassi di interesse ai minimi storici riesce a debellare.

Conclude Repubblica, che gli americani dimostrano con ciò di essere i primi ad aver capito la vera natura della crisi, che è profondamente diversa da quelle che si sono verificate negli ultimi decenni.
Eh già, c'è proprio bisogno di andare negli USA per scoprire quello che qui è noto da anni.

Che il taglio dei tassi non avrebbe portato da nessuna parte lo andiamo scrivendo da un paio di anni, da quando cioè Greenspan ha iniziato quella lunga serie di tagli al tasso di sconto dalla quota record del 6,5% di gennaio 2001. Ma non è mica un'idea originale. Galbraith sostiene da tempo che il taglio dei tassi di interesse non ha alcuna efficacia. Il rialzo dei tassi ha sull'economia lo stesso effetto che produce il tirare una corda su un oggetto munito di ruote: presumibilmente verrà verso di noi. Tagliare i tassi somiglia allo spingere su quella stessa corda, sperando che l'oggetto si allontani. Insomma, una pia illusione.

Il denaro a tempo è un'idea di Silvius Gesell, argentino, e risale agli anni venti. Allora venne sperimentata con successo in diversi paesi del mondo alle prese con la crisi della '29, ma poi gli esperimenti furono travolti dalla guerra e poi dal nuovo assetto finanziario stabilito a Bretton Woods.

Nonostante sia stato riproposto più volte, il denaro a tempo sempre stato disdegnato dalla scienza economica ufficiale. La ragione è semplice. Con il denaro a data, il potere finanziario, che si fonda sulla rendita, è messo sostanzialmente in pericolo. Il denaro a data, comporta l'impossibilità di gestire un'economia fondata sul debito. Naturalmente, tutto il denaro dovrebbe assoggettato al meccanismo di perdita di valore con il tempo, perché altrimenti ci rimetterebbero solo quelli che hanno pochi soldi e che non potrebbero risparmiare alcunché, mentre i ricchi si limiterebbero a tenere in contanti solo i soldi per l'uso immediato ed il resto in altri strumenti finanziari che non perdono valore. Diventerebbero, così, sempre più ricchi. Oltretutto, messo in questi termini, il denaro a data non risolve il problema della creazione del denaro, che resterebbe di fatto prerogativa delle banche, e sempre attraverso il meccanismo del debito, a meno che la FED non progetti di mettersi a stampare grandi quantità di dollari a data, ma con effetti imprevedibili sul corso della moneta statunitense.

La cosa interessante è però, che persino i soloni della FED si sono accorti che il problema è lì, e che per risolverlo la soluzione ragionevole è quella di creare moneta a tempo.

E' in pratica quello che scrivo da anni, e che si è tradotto nella proposta concreta dei Titan. Con la differenza sostanziale che i Titan, non solo introducono il principio del denaro a tempo, ma sottraggono alle banche il potere di creare denaro, potere che tornerebbe sotto il controllo della gente poiché sarebbe gestito dagli enti locali. I Titan non sono altro che l'anticipazione, praticabile subito, dell'idea di un'imposta su tutti gli strumenti finanziari, che si traduce in una riduzione del valore nominale costante nel tempo. Con i Titan, quel valore che prima era appannaggio degli interessi, e quindi della rendita finanziaria e delle banche, ritorna sotto forma di tasso negativo alla collettività che ne è la legittima proprietaria. Poiché è da essa che nasce la ricchezza che giustifica l'emissione di quegli strumenti finanziari. La cosa importante è che anche l'economia ufficiale, incapace da anni di comprendere e di intervenire efficacemente in questa crisi, si stria rendendo conto che è necessario un mutamento profondo nella finanza per uscirne fuori. E che il problema è proprio il denaro.

Ai giornalisti di Repubblica vorrei dire che non è necessario prendere la caravella e andare fino in America per scoprirla di nuovo. Basterebbe leggere un po' di più e non necessariamente in inglese, per rendersi conto che certe idee circolano in questo paese già da qualche anno. Ah già, ma dimenticavo un noto detto latino: nemo propheta in patria.