sangue dall’esercito per ordine del presidente Islam Karimov, un ex dirigente del partito comunista centrale al potere sin dalla dichiarazione di indipendenza dall’URSS, nel 1991. Pare che questo personaggio non sia molto incline a tollerare il dissenso (in Uzbekistan sembra siano detenuti almeno 6.000 prigionieri politici e religiosi) e che goda di ampi poteri; il fatto poi che l’amministrazione statunitense abbia giustificato la violenta repressione tirando in ballo ‘gruppi terroristici’ presumibilmente implicati nelle sommosse ha suscitato le sdegnate reazioni di numerosi movimenti per i diritti civili, che puntano il dito sui due pesi e due misure adottati dagli USA in merito a questioni come i diritti umani, la democrazia e la “libertà”. I critici sottolineano come questi ultimi siano pronti ad appoggiare le rivolte a favore della democrazia in certi paesi ma a condannarle in altri, a seconda del loro tornaconto.

Pare che l’Uzbekistan, un alleato degli USA nella “guerra al terrorismo”, sia uno di quei paesi dove la CIA deporta i sospetti terroristi in base a un programma atto a poter usare la tortura a piacimento e senza conseguenze giuridiche nel corso degli interrogatori. Altri paesi includono l’Egitto, l’Arabia Saudita, la Giordania, la Siria e il Marocco.

Personalmente trovo alcuni fatti concernenti l’Uzbekistan piuttosto interessanti: possiede vasti giacimenti di petrolio e gas naturale (tanto da essere energeticamente autosufficiente), è fra i primi dieci produttori mondiali di oro e il quinto nella produzione di cotone; inoltre ospita una importante base aerea statunitense. Tuttavia, la presenza di rigidi regolamenti statali e la mancanza di riforme economiche hanno fatto sprofondare il potere d’acquisto della popolazione, il cui reddito medio mensile è pari a 30 dollari, e ridurre al minimo la presenza del Fondo Monetario Internazionale.
Nel frattempo in Iraq la situazione, contrariamente alle ottimistiche aspettative delle truppe della “coalizione”, è ben lungi dall’essere sotto controllo e anzi sta sfociando in una vera e propria guerra civile. Come non bastasse, salta fuori che le letali tecniche di guerriglia così efficacemente adoperate dagli insorti sono il risultato dell’applicazione pratica degli insegnamenti pubblicati negli anni ‘80 su un manuale redatto dall’esercito iracheno, il quale a sua volta era ripreso pari pari da un’analoga pubblicazione statunitense, risalente al 1965 e alla guerra in Vietnam. In altre parole, si tratta di un lascito dei bei tempi in cui Saddam Hussein e Stati Uniti andavano a braccetto, e le forze armate del primo avevano accesso alle tecniche militari e alla tecnologia bellica dei secondi. Nel caso del manuale in questione, il Field Manual 5-31 detto anche “Boobytraps”, probabilmente è stato tradotto in patria da quegli allievi ufficiali iracheni che sino al 1967 (anno della guerra arabo-israeliana) frequentavano le rinomate scuole militari statunitensi.

Sono curioso di vedere quali sviluppi avrà la richiesta avanzata dal deputato John Conyers, democratico del Michigan, e firmata da 88 membri del Congresso USA, affinché il presidente Bush risponda ad alcune domande in merito all’accordo segreto stipulato nel 2002 tra il governo statunitense e quello britannico per attaccare l’Iraq, prima che una autorizzazione in tal senso fosse richiesta al Congresso stesso. Certamente saprete che fu proprio in quella occasione che fu stabilito di falsificare o fabbricare le informazioni dell’intelligence per costruire la “minaccia irachena” e poter così detronizzare Saddam Hussein, con tutto quel che ne è conseguito. Stupefacente, ma neanche tanto, è che negli Stati Uniti questa notizia sia virtualmente passata sotto il silenzio dei media.

Per concludere, un’interessante segnalazione proveniente dal Texas, dove un cacciatore che si è trovato ad osservare un UFO triangolare in volo lentissimo (tale da escludere che si trattasse di un velivolo tradizionale), nel momento in cui quest’ultimo gli è passato sopra a circa 250 metri di altezza lo ha inquadrato col sofisticato cannocchiale “Leupold” montato sul suo fucile Remington 700, ed è rimasto sbalordito nell’osservare distintamente sulla fusoliera una scritta bianca profilata in nero su un rettangolo rosso che puntava ad una specie di struttura rettangolare. Le parole erano “EMERGENCY RELEASE” (maniglia di emergenza) e “RESCUE” (salvataggio); vi erano altre parole più sfocate, che potevano essere “PULL FOR…” (tirare per){mosimage}
Insomma, l’ennesima conferma, se mai ce ne fosse bisogno, che in certi ambienti militari sono state sviluppate tecnologie che in ambito civile potrebbero avere ricadute rivoluzionarie sul sistema dei trasporti e in chissà quanti altri… ma chissà quando!