Negli ultimi giorni il "reddito di cittadinanza" è tornato sui titoli dei giornali in seguito alla marcia Perugia-Assisi "contro la povertà" del 9 maggio organizzata dal Movimento 5 Stelle, e nelle ultime ore all'apertura di un tavolo di confronto tra M5S, SEL e PD. Di cosa si tratta?
Tecnicamente, e secondo la definizione stessa della parola, il "reddito di cittadinanza" dovrebbe essere un reddito universale di esistenza, conferito ad ogni cittadino sin dalla nascita, indipendentemente dalla sua condizione reddituale o salariale: un reddito che può sostituire o affiancare il salario quindi, eliminando ogni altro contributo assistenziale. Così questa proposta è stata concepita inizialmente in Italia da Nicolò Giuseppe Bellia, poi ripresa anche dal prof. Giacinto Auriti, da Domenico De Simone e da altri studiosi di dinamiche monetarie e sostenitori della proprietà popolare della moneta all'atto dell'emissione (da parte statale, senza debito pubblico). Una proposta di reddito universale di cittadinanza, anche se non accompagnata dall'emissione popolare della moneta, è stata presentata in Svizzera nel 2013, dove sarà presto o tardi sottoposta a referendum.

In realtà, però, la proposta di "reddito di cittadinanza" del Movimento 5 Stelle è ben altra cosa. Infatti, questa non prevede l'erogazione mensile di un reddito per ogni cittadino, bensì l'introduzione di una forma di sostegno al reddito in assenza di lavoro o sotto una soglia determinata di povertà. La cifra, ribadita anche dal vicepresidente della Camera e deputato M5s Luigi Di Maio, è di 780 euro, soglia non trattabile per i parlamentari pentastellati e definita dall'Unione Europea.
In un'intervista al Corriere della Sera del 4 marzo, Grillo così parlava del "reddito di cittadinanza" proposto dal suo movimento:

«È destinato a chi perde il lavoro, a chi non lo raggiunge. Sono 780 euro al mese, ma varia a secondo del numero dei componenti familiari. Penso a una coppia con figli, lei casalinga: gli si potrà garantire 1.200-1.300 euro. Nel frattempo chi ne usufruisce segue un percorso con lo Stato. Gli si offrono due-tre lavori, se non li accetta, perde il reddito. Cambierà anche il rapporto con lo Stato, i sindacati, le imprese: un conto è che puoi licenziare con il Jobs act che si abbatte come una scure con alle spalle il reddito di cittadinanza, un altro conto senza. Dobbiamo tenere presente una cosa: in Italia solo il 40% delle persone ha un reddito da lavoro, il 30% sono figli, persone a carico, il 20% vive da reddito indiretto - con le pensioni - e il 10% con i sussidi».

In queste ore, anche il Presidente della Lombardia Roberto Maroni ha annunciato l'introduzione di una forma simile di sostegno al reddito nella propria regione, utilizzando 220 milioni di euro destinati dal Fondo Sociale Europeo alla "lotta contro la povertà".

Dare un reddito a tutti o dare un reddito "ai poveri" fa la differenza. È la differenza tra mettere in discussione la distribuzione della ricchezza eliminando alla base il cancro dell'emissione a debito della moneta da parte di banche private, oltre che del prestito ad interesse e della riserva frazionaria, e invece lasciare libero il cancro di intaccare definitivamente l'organismo limitandosi ad alleviare i sintomi della malattia. Che non si sa mai, il malato possa trarre insegnamento dal suo male per guarire davvero. Se prendiamo ad esempio la proposta di Bellia, scopriamo qualcosa di molto diverso. Già nel suo libro La via di uscita del 1979, questi proponeva l'eliminazione di ogni forma di tassazione e la sua sostituzione con un piccolo prelievo (ad es. dell'8%) sulla massa monetaria nazionale, chiamata "fiscalità monetaria" (anziché reddituale) perché avviene tramite la datazione della moneta.

L'eliminazione delle tasse permetterebbe un aumento significativo del potere d'acquisto della moneta, poiché i prezzi dei beni e dei servizi non sarebbero più gravati dal loro costo e il denaro potrebbe circolare liberamente. La decurtazione ottenuta attraverso la fiscalità monetaria, che anziché gravare sui prezzi sottrae una piccola percentuale di denaro nel tempo per evitarne l'accumulo in quantità eccessive (che minerebbero, come fanno oggi, la libertà della società con la creazione di ampie disuguaglianze e di molto potere in mano a pochi) ha come contropartita l'introduzione di un dividendo universale per ogni cittadino: la moneta decurtata attraverso la datazione viene ridistribuita matematicamente tra tutti i cittadini, ovvero i componenti della comunità a cui la moneta è stata prelevata. Questa contropartita, che permette un costante flusso di moneta, senza creare forme di assistenzialismo e al contempo senza rimanere nel recinto dell'obbligo del lavoro, è appunto il "reddito di cittadinanza". In pratica, la moneta che viene sottratta alla massa monetaria rientra nella forma di un reddito universale, che può sostituire o affiancare un reddito lavorativo. Le possibili conseguenze sociali di una tale riforma le ho spiegate nell'articolo Una rivoluzione possibile e più approfonditamente nell'articolo Uscire dalla crisi con un salto evolutivo.

Alla proposta di Bellia si ispirò l'onorevole Teodoro Buontempo (AN, poi La Destra), una cui proposta di legge del 2005 prevedeva l'istituzione di un conto corrente per ogni cittadino presso la Banca d'Italia, dove versare i proventi del signoraggio sull'emissione della moneta.

Nulla di ciò nella proposta del Movimento 5 Stelle, che si adegua semplicemente alla richiesta europea (formulata anche da Juncker prima di diventare Presidente della Commissione UE) di un reddito minimo garantito in ogni paese europeo. L'Italia, tra i pochi paesi UE a non prevedere una forma di sostegno al reddito di questo tipo, ha demandato alle Regioni questa possibilità, e quindi… et voilà, la proposta di Maroni. D'altronde, l'attuale governatore lombardo in più occasioni ha affermato di essere a favore di una una Europa delle Regioni e non degli Stati pensata su base federale (in cui siano le Regioni, quindi, a farsi portavoce di Bruxelles sul territorio, senza gli stati nazionali e le province). Una visione che accomuna l'ex segretario leghista allo stesso Movimento 5 stelle, che dalla Lega ha mutuato l'interesse per la creazione delle macro-regioni.

Tornando a noi, se reddito di cittadinanza, o "assegno universale di disoccupazione" come lo definisce il PD, sarà, nulla avrà a che fare con l'iniziale idea di Bellia e di Auriti, che Grillo conosce. Non solo per il famoso spettacolo "Apocalisse morbida" in cui il Beppe spiegava il funzionamento della leva finanziaria e del signoraggio, ma anche perché diversi esponenti del Movimento 5 stelle (oltre a Grillo stesso) conoscono bene la proposta di Bellia. Non da ultimo, l'attuale vice-presidente del gruppo "Europa della Libertà e della Democrazia Diretta" al Parlamento Europeo, il veneto David Borelli, che ha partecipato come relatore ospite al "Festival Nazionale dell'Antropocrazia" che si è tenuto a Montegrotto Terme (Pd) il 21 e 22 settembre 2013. In quell'occasione, la rappresentanza del Movimento 5 stelle è stata contestata da una parte del pubblico presente, soprattutto dopo che Borelli ammise di non poter prendere in considerazione la proposta di Bellia, perché in Italia il Parlamento è troppo impegnato a fare altro e sommerso di leggi per pensare a una riforma così radicale (un po' come dire, da parte di un oncologo: sono troppo impegnato nella chemioterapia per prendere in considerazione altre soluzioni terapeutiche).

Niente reddito universale, quindi, ma solo un aiuto ai "poveri". Niente ripensamento del sistema fiscale. Niente sovranità nazionale sull'emissione della moneta.
Quale è allora lo scopo della proposta di Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio?
Sempre nella sua intervista al Corriere, Grillo spiegava:

Per noi il principio è che nessuno deve rimanere indietro, sennò vanno su le destre, i fascisti, le persone che...»

Le persone che hanno nel proprio programma l'uscita dall'Euro, voleva forse aggiungere, interrotto dall'intervistatore?
Infatti, qualche mal pensante potrebbe pensare che il reddito minimo garantito proposto da Grillo altro non sia che una merce di scambio con l'elettorato (come gli 80 euro renziani) affinché questo non "cada" nella battaglia anti-Euro di altri avversari di Grillo e Renzi, come la Lega (ex Nord) di Matteo Salvini e i suoi alleati.
Infatti, poco si parla sui media delle proposte economiche dell'altro Matteo, che ha ricordato a Grillo che dall'Unione Europea si può solo uscire, e non cambiarla da dentro (ve lo immaginate un detenuto che tenta di cambiare Alcatraz "da dentro"?). E che ha nominato come responsabile economico della Lega il prof. Claudio Borghi Aquilini che è tra i principali accademici a farsi promotore dell'uscita dall'Euro.
Come poco si parla della proposta di riforma fiscale di un'aliquota unica al 15% per tutti i redditi, cavallo di battaglia del Partito Italia Nuova di Armando Siri (alleato di Salvini) e anche della Lega stessa, formulata negli anni Settanta dal prof. Alvin Rabushka, che ha partecipato al convegno "Aliquota unica si può" del 13 dicembre scorso a Milano. Si tratta dello stesso sistema fiscale che oggi esiste anche in Russia e che fa attrarre investitori nel paese eurasiatico, per intenderci (salvo sanzioni).

Difatti, perché non alleggerire notevolmente il carico fiscale per tutti i redditi anziché introdurre una forma di reddito di sussistenza come palliativo all'impoverimento causato anche proprio da tale carico? Perché sottrarre la moneta attraverso le tasse e poi conferire un contributo assistenziale a coloro che il Sistema ritiene più "sfigati" (magari anche i "nuovi italiani")?

Ideologie a parte, forse non si vuole davvero liberare il popolo italiano dai mali che lo attanagliano, ma introdurlo in nuovo recinto. Purché non si esca dalla trappola europea. E non ci si avvicini troppo alla Russia di Putin. D'altronde, nel gruppo cofondato da Grillo e Farage a Strasburgo siedono anche i "Democratici Svedesi", fino a poco fa apertamente nazisti, e questo non sembra infastidire troppo chi vuole tenere lontani dal potere "i fascisti, le destre, le persone che…". Che guardano a Mosca anziché a Londra o a Washington, magari, come Le Pen e Salvini. Chissà. Sarà "fascista" pure Tsipras?

J.C.

A questo indirizzo potete confrontare le proposte di reddito minimo garantito di M5S, SEL e PD.


Nelle foto: 1) Beppe Grillo e militanti del M5s alla marcia Perugia-Assisi del 9 maggio; 2) Nicolò Giuseppe Bellia; 3) Roberto Maroni e Flavio Tosi; 4) Alvin Rabushka.