Oggi assistiamo alla sistematica manipolazione della realtà, che viene presentata al pubblico secondo le versioni utili ai fini di chi detiene il potere.

Abbiamo visto, ad esempio, che la guerra d’invasione dell’Iraq è stata motivata da un pretesto (armi di distruzione di massa) che si è rivelato inconsistente.

Chi ha una pur modesta pratica del mondo dell’informazione, nota con sgomento che le notizie vengono regolarmente filtrate; alcune sono semplicemente ignorate.

Quando la notizia non la si può proprio tacere, la si “distilla” in modo che ne esca un prodotto innocuo al potere, anzi addirittura ad esso benefico: la formazione artificiale (non storica) di un mastodontico impero come l’Europa Unita viene dipinto come la più sublime realizzazione della fratellanza dei popoli, e la colonizzazione dell’Iraq è una missione di pace.

I mass media inventano e alimentano una mitologia fantastica, ma che viene ripetuta così spesso, secondo una ritualità decennale, tale da creare la versione ufficiale della realtà.

Non importa se poi, ad un esame più profondo, questa realtà si rivela falsa.

Il potere sta assumendo caratteristiche metafisiche, ultraumane: è così onnipresente e onnipotente che si può pensare –senza ironia o provocazione- che abbia preso il posto di Dio il quale, se non è morto come taluni vogliono, oggi di certo non vive momenti di gloria.

La quantità di leggi e regolamenti cui siamo sottoposti è forse la più alta nella storia dell’umanità.

Mai, neppure sotto Attila o Nerone, la vita pubblica e privata era così minuziosamente, così nevroticamente codificata.

Sotto Napoleone (che pure fu un dittatore sanguinario) i francesi godevano di alcune libertà che oggi ci sembrano addirittura impensabili: si potevano vendere alimenti e bevande purché se ne avessero; si apriva un negozio, un caffè, un ristorante, un albergo purché si disponesse delle stanze in cui farlo e del personale da impiegare.

Provate a farlo adesso!…

Laurence Sterne compì il suo celebre viaggio senza avere passaporto e attraversando senza problemi nazioni in guerra fra di loro: provate a farlo adesso!

Oggi, periodo in cui a scuola insegnano che lo stato siamo noi e godiamo della più ampia libertà possibile, le leggi e i regolamenti ci sovrastano e ci guidano, come fili invisibili delle marionette che siamo diventati.

Tutto ciò che riguarda l’esistenza umana, dalla culla alla tomba, è stabilito da leggi, le quali sono ovviamente ben corredate da minacce, sanzioni, punizioni, ammende eccetera.

(Tutto ciò, beninteso, vale solo per coloro che non hanno santi in paradiso, che non godono di efficaci coperture, che non esercitano professioni particolari, che insomma non riescono a mettere neppure un dito nella torta del potere).

Restano davvero poche attività in cui possiamo esercitare liberamente e completamente la nostra volontà.

Non solo, ma l’estensione del potere coercitivo è continua, inarrestabile. Appena si trova una residua attività non regolamentata, il potere provvede a ricoprirla, a cristallizzarla con la sua legge astratta, generica, ferrea. La vita, insomma, l’intera vita umana viene fagocitata dal Leviatano, e ci viene sputata fuori come un astruso, gelido elenco di “si può”, “non si può”.

Arriveremo a leggi che determineranno le forme delle crostate e vieteranno, con la medesima intransigenza, di sbucciare le mele in senso antiorario.

Ecco: la parossistica mania legiferante del potere stupirà lo storico del 2200, il quale si chiederà come abbiamo fatto a vivere come le disciplinate, sottomesse formiche operaie.

Egli si chiederà, ancora più angosciato, come abbiamo fatto a tollerare che, mentre noi eravamo addestrati a bastone e carota, una oligarchia di onnipotenti faceva quello che voleva, vivendo sopra le leggi che, troppo spesso, imponeva alla gente e violava impunemente.

Egli si sbalordirà, non meno, per la docilità con cui la gente subisce tutto ciò: tasse, miseria, sperequazioni, ingiustizie, corruzione, militarizzazione della società, mass media inquinati, condizionamento occulto…

Forse troverà inquietante la mansuetudine con cui milioni di uomini e donne hanno permesso che poche centinaia di infami figuri disponessero delle loro vite, dei loro destini e del futuro del pianeta.

Se mi soffermo sulla storia dei secoli scorsi, noto con stupore che le rivoluzioni – in quei tempi – scoppiavano per molto meno!

La gloriose Giornate di Luglio 1830, che detronizzarono Carlo X di Francia, furono scatenate dal tentativo del re di imbrigliare la stampa.

Enrico conte di Chambord perse il trono per aver preteso di sostituire il tricolore con il vessillo bianco col giglio dei Borbone!

La Rivoluzione Americana fu, in buona sostanza, una sommossa organizzata dai borghesi e dai mercanti delle colonie americane contro il Regno Unito al quale non intendevano più versare le tasse previste dalla legge britannica.

Quando penso alla mansuetudine bovina con cui le folle subiscono leggi, decreti, ordini, imposizioni non posso fare a mano di chiedermi se certe ipotizzate forme di controllo psichico di massa siano già attive…

Mi domando: l’inerzia con cui accogliamo tutto ciò che dispone delle nostre vite è rassegnazione o siamo tutti vittime del più colossale plagio della storia umana?

Non è inquietante la rigorosa repressione del dissenso organizzato che è invece molto misurato, pacato, quasi folcloristico più che sovvertitore?

Esiste qualche segreta forma di dominio a distanza? (Oltre, beninteso, alla televisione, che sta svolgendo egregiamente la sua missione di ottundimento e disumanizzazione).

Abbiamo perso il nobile senso dello sdegno morale, della grandezza della dignità umana?

Siamo esseri umani diversi da coloro che proclamarono i diritti fondamentali dell’uomo?

Siamo tutti plagiati o rassegnati?