È meraviglioso constatare che una parte del mondo scientifico non è scandalizzata dal fatto ontologico in sé, ma dalle conseguenze marginali dell'aspetto tecnico. Infatti clonare una vita umana allo stato "attuale"della ricerca è un atto criminale, per gli interrogativi etici che pone il fatto di mettere al mondo una bambina che può avere molti difetti genetici, perché non esiste un protocollo. Insomma non era mai stato fatto prima e ci si espone a rischi inaccettabili.

Questo implica che in un futuro in cui la clonazione dell'uomo sarà una procedura normale e scientificamente prevedibile, non ci sarà nessun dilemma etico nel riprodurre la copia di un uomo per un fine giustificabile. Con tutto questo trambusto, ci tengono a specificare i ricercatori, si getta il discredito anche sulle applicazioni "buone" della clonazione: a sentire le reazioni si apprende che la clonazione a scopo terapeutico è utile, mentre quella a scopo riproduttivo è cattiva (o comunque inutile, per adesso).

Così si armeggia con il concetto che la scienza di per sé sia neutra e le sue eventuali applicazioni possano avere una connotazione morale, come nel caso dell'energia atomica, prontamente usata per l'applicazione cattiva (la bomba), ma utile anche per quella buona (l'energia, salvo poi la seria ipoteca delle scorie che rimangono sulla Terra a irradiare le future generazioni fino alla prossima era glaciale). O come nel caso dell'ingegneria genetica, così terribile nel progettare le armi batteriologiche, ma così benefattrice nel creare gli OGM che dovranno sfamare il terzo mondo.

In realtà, come hanno spiegato i pochi personaggi che del ‘900 possono dirsi filosofi, la scienza, anzi la tecnica, non solo è neutra, ma è diventata priva di scopo. Per cui lo scopo, se non glielo conferisce di volta in volta il potere politico e l'ansia di profitto, se lo conferisce da sé. Diviene quindi fine a sé stessa.

Perché mai la scienza accusa i Raeliani di essere dei fanatici irresponsabili, per essere stati sorpassati a destra sulla strada della sperimentazione? (è solo questione di tempo: per quante riunioni bioetiche si possano fare, prima o poi si deciderà di procedere ad una clonazione umana).

La ricerca seria rinfaccia loro di aver compiuto un'operazione fine a sé stessa che può provocare dei danni ad una persona. In effetti è questo che avrebbero fatto i Raeliani: clonare l'uomo perché erano arrivati al punto in cui erano capaci di farlo. La loro azione non ha un ritorno applicativo adesso, ma lo creerà. Non è forse così che procede lo sviluppo tecnologico guidato dalle leggi della concorrenza? L'uomo non è forse andato sulla Luna (abbiamo ancora il dubbio) per il semplice motivo che era in grado di farlo?

Non si rende conto la "scienza" di avere nei Raeliani il proprio riflesso deformato? Questa setta non è altro che uno dei tanti prodotti della nostra civiltà priva di sacro e di scopo. Dei tizi depongono dal piedistallo Dio e ci mettono sopra la Scienza, si vestono con dei bianchi abiti talari fatti a immagine e somiglianza dei camici di laboratorio e celebrano le loro liturgie nei laboratori di genetica.

Ma questa è l'allegoria dello scientismo! È la fede di poter risolvere con i mezzi della scienza ogni problema dell'uomo, fino al sogno più recondito e inconfessato: la vita eterna e la creazione di nuova vita. La scienza in realtà è disturbata dal fatto che i Raeliani hanno materializzato Frankenstein troppo presto, anzi peggio, anelano "Il Nuovo Mondo" di Aldous Huxley. Il futuro della specie umana sarà roseo grazie alle sapienti programmazioni genetiche che permetteranno ad ognuno di avere figli felici e desiderati, privi di fastidiose tare genetiche. La promessa di vita eterna sarà realizzata dal proprio corpo clonato, contenitore vuoto da tenere in frigorifero in attesa di impiantarvi il nostro cervello in punto di morte, in modo da diventare immortali (prospettiva peraltro non dissimile da quella legittima e scientifica di tenere parcheggiati embrioni clonati di sé stessi da usare come scorta di ricambio).

Ma a che scopo prolungare all'infinito una vita così inutile, stupida e priva di senso? Questa prospettiva rivela non solo la povertà culturale di chi ha tristemente perso ogni riferimento filosofico nella propria esistenza, ma anche delle lacune scientifiche proprio laddove i mentori alieni di Rael pensano di fare un bene all'umanità.

Tralasciamo la sciocca pretesa di trapiantare il cervello e riutilizzarlo come un hard disk, come se l'organo fosse la sede unica e ultima dell'autocoscienza. Tra le poche leggi certe che la biologia ha compreso, aldilà dei fraintendimenti evoluzionistici, vi è il concetto che la diversità genetica che si ottiene attraverso il rimescolamento sessuale, mantiene stabile e sana la specie. Lo sapevano tutte le culture primitive della Terra, che con il tabù dell'incesto, si erano auto-prescritte l'esogamia e quindi l'eterozigosi (senza peraltro aver frequentato corsi di genetica). Per cui andarsi a cercare la riproduzione omozigotica per prolungare la vita è una grande prova di stupidità da parte degli Elohim, che oltretutto scendono sulla Terra per andare a parlare ad un giornalista sportivo!

Ma c'è di peggio. Mary Shelly due secoli fa aveva intuito che il tutto non è la somma delle parti. Il Dr. Frankenstein rifugge inorridito dalla sua creatura, credendola subnormale e capendo l'arroganza che ha veramente mosso le sue azioni, non il desiderio di fare il bene dell'umanità, bensì la volontà di sostituirsi a Dio. Ma in verità quell'agglomerato di parti umane, nel prendere magicamente vita era diventato un uomo, la cui personalità scaturiva dalla somma non lineare di tanti contributi separati. La parabola moderna delle biotecnologie e della clonazione terapeutica è esattamente l'opposto: si vorrebbe salvare il tutto curando oppure riparando la "parte".

L'ingegnere genetico, fedele devoto del dogma riduzionista che vede nel DNA l'origine di tutte le informazioni, si autoinganna pensando di poter impunemente spostare pezzi di geni da specie che non sono nemmeno parenti, e produrre degli organismi compiacenti alle leggi del mercato. Dopo aver manipolato e deturpato il genoma delle specie vegetali che mangiamo, li battezziamo "sostanzialmente equivalenti": ecco un uso illuminato della tecnica.

Il medico specialista invoca la terapia genica e le cellule staminali, con le quali potrà "aggiustare" le parti di corpo umano malate in modo più efficiente e tecnicamente complesso degli attuali trapianti. La contropartita della ricerca sulle cellule staminali, si afferma a gran voce, è la possibilità di combattere malattie che, a sentire Dulbecco, Veronesi e soci, affliggono 10 milioni di Italiani, come le malattie neuro-degenerative (tipo morbo di Parkinson e di Alzheimer), quelle del pancreas, il diabete, molte malattie cardiovascolari, l'infarto e infine il male oscuro in persona, il cancro.

A parte l'assurdità di questi numeri - se 1/5 della popolazione sviluppata del pianeta soffre di queste malattie allora è un bene per l'umanità che noi ci estinguiamo, anziché curarci - non riflettere sul fatto che tali degenerazioni sono nate e cresciute con lo stile di vita del benessere e del consumo, e proporre nuove ricette capaci di aggiustare i "pezzi" che si guastano, significa, come sempre, non aver compreso la visione d'insieme. Indicare con sicurezza la strada per combattere le malattie note esclusivamente al mondo industrializzato, senza aver capito la causa prima di alcuna di quelle malattie, significa essere stupidi ad honorem. Sentire in un recente Tg scientifico che la ricerca sarà un giorno in grado di "riparare gli errori della natura" è la prova che il sogno faustiano è vivo e vegeto e i Raeliani lo hanno solo reso improvvisamente appariscente, ridicolo e pericoloso.

Ma la nostra profetica scrittrice inglese aveva prefigurato un avvenimento ancora più puntuale: la vendetta della creatura. Il problema del procedere della scienza non è l'intenzione che la muove, ma l'imprevedibilità degli effetti. Se il dottor Faust operava il male, pur desiderando il bene, la scienza semplicemente non può prevedere le conseguenze a lungo termine delle sue applicazioni tecniche per due ordini di motivi.

- Lo sviluppo è semplicemente troppo veloce da digerire per la coscienza umana, perché una qualche filosofia o simil-bio-etica abbia tempo di mettercisi a pensare e anzi, non ci serve proprio alcuna filosofia, basta che la tecnica soddisfi i nostri desideri materiali. Spesso sono stati i grandi autori di fantascienza a prefigurare gli scenari futuri in cui la tecnica avrà stravolto le forme dei rapporti sociali e dell'etica umana.

- I modelli che interpretano la realtà, anche se incompleti, "devono" essere usati non appena sono in grado di realizzare la tecnica capace di produrre un nuovo oggetto da vendere ai consumatori o ai militari, curare una malattia, assoggettare e sfruttare economicamente un nuovo ambito della natura.

Ecco perché Archimede Pitagorico realizza per Paperon de' Paperoni delle innovazioni tecnologiche che si rivelano regolarmente fallimentari; perché il capitale ingordo che lo sprona non gli dà il tempo di riflettere su tutte le possibilità che gli si pongono di fronte. Ma se nel fumetto Disneyano le conseguenze sono soltanto economiche e creano un modesto e divertente scompiglio sociale, nella realtà si rischia spesso la vita.

È seguendo questa strada che ci siamo immersi da capo a piedi in campi elettromagnetici di cui non conosciamo le ripercussioni, ci siamo sottoposti alla vaccinazione di massa, abbiamo prodotto armi atomiche in grado di cancellare l'umanità e la cui sperimentazione nell'alta atmosfera e nel sottosuolo ha prodotto degli effetti che solo oggi qualcuno sta iniziando ad immaginare.

È questo il sentiero che ha portato alle attuali conquiste degli OGM, forse la frontiera più pericolosa mai raggiunta dalla scienza, perché mai prima d'ora aveva affrontato la realtà naturale più complessa e non lineare (la cellula, la vita, la catena alimentare), con un modello così inadeguato e riduzionista, per giunta nascondendo la ricerca del profitto dietro alle motivazioni umanitarie. E molte delle conseguenze delle manipolazioni, che oggi si stanno progettando in laboratorio e che vengono diffuse nel mondo con tecniche para-militari, sono irreversibili sia per la diminuzione di biodiversità, sia per la propagazione di quelle catene estranee di nucleotidi che gli organismi stanno trasmettendo alle generazioni successive.

Il prossimo passo è il brevetto dell'essere umano, che i Raeliani propongono con gioia. E invece gli scienziati si adirano solo perché questi signori sono impresentabili, a causa della loro fede New Age e il loro dissenso verso l'evoluzionismo. E quest'ultimo aspetto sarebbe l'unico che poteva rendermeli simpatici, oltre ai loro modi cortesi e affabili da Testimoni di Geova. Ma purtroppo anche qui la ribellione al vieto paradigma darwiniano non solo è ingenua e priva di fondamento (paleontologico, genetico, documentale), ma è paradossalmente scientista, altro che New Age!

Che tristezza queste intelligenze aliene che creano l'umanità a loro immagine e somiglianza manipolando il genoma di un primate: non fanno altro che ragionare allo stesso modo dei biotecnologi odierni, guidati da una teoria obsoleta e falsificata. Che si tratti del Dio biblico o extraterrestre oppure dell'Orologiaio cieco dell'assurda teoria evoluzionista siamo sempre in presenza del Demiurgo: un'entità che assembla l'universo, la Vita e poi l'uomo, come un artigiano fabbrica le proprie creazioni.
La natura non opera così.