La NASA - anzi: l'attuale Amministrazione USA - dunque, ce l'ha fatta: per festeggiare il 4 di Luglio, dato che la siccità domina in quasi tutti gli Stati Uniti ed i "fireworks" sono stati vietati, i fuochi artificiali si è pensato bene di andare a farli nello Spazio.

Abbiamo letto i commenti della Dott.ssa M. Hack su questo evento e, sebbene le sue motivazioni sul fatto che sia stata una cattiva idea sono diverse dalle nostre, per stavolta ci troviamo in sostanziale sintonia con quanto espresso da questo 'Monumento Vivente' della divulgazione scientifica in Italia.

Però il punto nodale di tutta la questione è, a nostro parere, un altro: quando la Francia, in passato, ha utilizzato Mururoa come poligono nucleare, il Mondo si è indignato, ma l'esperimento è stato eseguito lo stesso.

Ora sembra che qualcuno abbia deciso di inziare a fare esperimenti 'sparando addosso' a corpi celesti (extra-terrestri per definizione) ed il fatto che non sia stata usata (ancora...) una testata nucleare, secondo noi, non rende il fatto meno grave.

È, a nostro parere, la filosofia - perversa e pervertitrice? - che si cela dietro questi "esperimenti" (o presunti tali) che fa rabbrividire: essa dice, infatti, molto chiaramente, che la Terra ed il Cielo, per chi può (e 'chi può' vuol dire 'chi ha la FORZA di potere') sono soltanto luoghi di esercizio.

Sono oggetti, cose delle quali si può disporre come si vuole e quando si vuole.
E non importa se, nel performare questi "esperimenti", si mette a repentaglio la Natura stessa: ciò che conta è fare, fare quello che si vuole, mascherando la reale arroganza con la falsa sete di conoscenza.

Ecco il punto (e perdonateci l'acredine che emerge da queste poche righe): i Padroni del Mondo non solo fanno quello che vogliono e lo fanno in maniera violenta e discutibile, ma lo fanno anche, sempre più spesso, mascherando la loro immensa ignoranza e presunzione dietro un volto amichevole che dice "quello che facciamo, lo facciamo per il bene di tutti".

Per il bene di tutti? Davvero?!?... "

Articolo di Paolo C. Fienga