Space Newsflash: Il Mars Exploration Rover (MER) Spirit, nonostante sembri essere in gravi (e crescenti) difficoltà (una ruota è ormai “andata”), continua a marciare verso un’area sufficientemente illuminata (per spenderci l’Inverno) e, nel frattempo, registra ed invìa frames che, come sempre, posseggono una grande bellezza e suggestione.

Ci riferiamo ad un’ormai lunga serie di Immagini relative ad un “Giardino Roccioso” posto alle pendici di una modesta collinetta nota come “Husband Hill” – la maggiore di un gruppo di rilievi chiamati “Columbia Hills”.

Non sappiamo se Spirit sopravviverà al nuovo, estremo, ed ormai incombente Inverno Marziano ma, in fondo, anche se arrivasse la parola “fine” alla sua saga, quanto compiuto e conseguito sino ad ora da questa “scatola su ruote” riteniamo che abbia – e già più che ampiamente – ripagato Scienziati ed Appassionati.

Il gemello di Spirit, Opportunity, dal canto proprio “gode di ottima salute” – come dicono alla NASA – e, dopo aver girovagato per qualche mese nei pressi di un antico ed affascinante cratere semi sepolto – Erebus – ora sembra che sia sul punto di provare (diciamo “provare” perché la strada che lo attende crediamo che sarà tutt’altro che semplice) a raggiungere un nuovo rilievo: un cratere simile al (famoso) Endurance, ma molto più grande, dall’immaginifico nome di “Victoria”.

La Sonda Mars Global Surveyor (MGS), ormai già da anni in orbita attorno al Pianeta Rosso, continua ad ottenere immagini della sua enigmatica superficie che sono sempre molto belle, misteriose e suggestive.

Idem dicasi per l’altra Sonda USA “2001 Mars Odyssey” la quale, sebbene molto più “giovane” della MGS, sta già svolgendo un eccellente lavoro.

Della Sonda ESA Mars Express non ci sentiamo di dir nulla poiché – almeno a nostro parere – pochi sono coloro che potrebbero esprimersi riguardo ad essa senza rischiare di dire sciocchezze. In effetti, la Missione che ha portato (come pomposamente scrivono sul Sito ESA) “L’Europa su Marte” – al pari dell’altra Missione (SMART-1) che ha portato (sempre) l’Europa sulla Luna – giace in un tranquillo anonimato, probabilmente cercato, auspicato e voluto dall’ESA stessa.

Che dire? Noi, in fondo, siamo solo dei commentatori di frames e le immagini ESA che ci arrivano da Marte e dalla Luna sono poche, brutte e, almeno per quanto attiene il Pianeta Rosso, completamente fasulle ed incommentabili (non dimenticate, infatti, che tutti i frames Mars Express collocati sulla Rete a disposizione di Ricercatori ed Appassionati non sono altro che le ricostruzioni digitali di panorami orbitali).

Cosa vogliamo dire? Intendiamo che i frames Mars Express non ci mostrano Marte “così come è” (e cioè come lo vedrebbe un uomo che si trovasse a bordo della Sonda).

Esse ci mostrano solo una “ricostruzione digitale” – e cioè la versione ripulita, riveduta e corretta – di quello che le fotocamere hanno effettivamente ripreso: è per questo che quelle poche immagini ESA che pubblichiamo nella Galleria Lunar Explorer le abbiamo rubricate come “Virtual Mars”: il Pianeta Rosso mostrato da Mars Express, infatti, è un Pianeta che, molto semplicemente... non esiste in Natura.

Che cosa sarà capace di fare, poi, la Sonda USA ultima arrivata – il Mars Reconnaissance Orbiter – non lo si può ancora dire, ma le premesse (viste e considerate le dotazioni di cui il MRO è fornito) sono eccellenti.

Cover-up permettendo, naturalmente...

Dallo Spazio Profondo e trans-marziano, invece, grazie alla Sonda Cassini, arrivano immagini incredibili del ciclopico Geyser che caratterizza il Polo Sud di una piccola luna Saturniana di nome Encelado.

Del super-geyser di Encelado, se verificate andando a ritroso negli archivi NASA, sino a pochissimo tempo fa (giusto qualche mese) nessuno si era mai accorto – anche se di immagini ne erano già arrivate tante...Ora, come testimonia questo bel frame che vi proponiamo, la “Fontana” che sprizza cristalli d’acqua, polveri e fango si vede anche da considerevoli distanze (nel frame che proponiamo si tratta di quasi DUE MILIONI di chilometri!).

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Come mai?

Si tratta di una fotografia ottenuta in condizioni di particolare favore, oppure questo fenomeno – che si supponeva debole e transitorio – si sta invece rinforzando nel tempo, acquisendo dimensioni sempre più spettacolari?

E se così fosse, a che cosa dovremmo far risalire questa “eruzione”?

Encelado è un mondo geologicamente attivo?

Magari la “Luna di Neve” – così il piccolo Encelado (anche se Encelado, nella Mitologia Greca era un ciclope) è stato battezzato dalla NASA – si sta sciogliendo in maniera cosmicamente eclatante?

O forse, anche in questo caso, l’eruzione – la quale era sfuggita al Voyager, negli Anni ‘80 solo perché, forse, non era ancora iniziata... – è una conseguenza (almeno parziale) della rinvigorita (ed “anomala”, come dicono alcuni Scienziati) attività solare degli ultimi anni?

Dovremo aspettare per sapere...

Ed infine – last but not least! – la NASA, a distanza di 36 anni dal Moon Landing dell’Apollo 11, riconosce – tramite la famosissima rubrica “NASA – Picture of the Day”, che i “MoonQuakes” (o “lunamoti”) non sono affatto una Leggenda Lunare (citiamo:”...Why are there so many moonquakes? A recent reanalysis of seismometers left on the moon by the Apollo moon landings has revealed a surprising number of moonquakes occurring within 30 Km of the surface. In fact, 28 moonquakes were detected in data recorded between 1972 and 1977. These moonquakes were not only strong enough to move furniture but the stiff rock of the Moon continued vibrating for many minutes, significantly longer than the soft rock earthquakes on Earth.

The cause of the moonquakes remains unknown, with one hypothesis holding that landslides in craters cause the vibrations. Regardless of the source, future moon buildings need to be built to withstand the frequent shakings.....”).

Capito?

Hanno avuto bisogno di oltre 30 anni per arrivare a dire “ufficialmente” che sulla Luna “qualcosa si muove” ma, alla fine, ce l’hanno fatta (e adesso vorremmo vedere le facce di qualche Astronomo Italiano che ha sentenziato la “morte geologica della Luna” da più di trenta anni e che ha bollato di incompetenza i Ricercatori che sostenevano e sostengono l’esistenza di – almeno – un’attività sismica Lunare residuale...).

Che sia stato anche merito delle migliaia di Liberi Ricercatori che, in tutto il Mondo, hanno analizzato i dati (semi-pubblici) ottenuti dai sismometri passivi lasciati sulla superficie della Luna durante l’Era Apollo e poi hanno bombardato di domande e congetture la NASA?

Forse.

Anzi: a noi piace pensare che sia così (anche Lunar Explorer Italia è entrata, qualche tempo fa, in possesso di svariati NASA Original Passive Seismometer Reports ed ha dato il suo contributo per “annoiare” la NASA!).

Bene comunque, ed ora guardiamo avanti: quando saranno ufficializzati i Close Encounters avuti da Armstrong & Co.???...

Le SpaceNews sono sempre tante, affascinanti e sempre più sorprendenti. Purtroppo non possiamo (e non siamo neppure in grado, ahinoi) di parlare di tutto.

E allora...allora andiamo a focalizzarci sul Mondo più intrigante del momento: Marte.

Gli Amici di Pasadena – per tornare al lavoro svolto dai Mars Exploration Rover (MER) Spirit ed Opportunity – si entusiasmano sempre più per le “storie” che ogni sassolino marziano gli va a raccontare.

Storie che, a quanto pare, sono ormai sempre più frequentemente e dettagliatamente, “piene d’acqua e di sale”.

Storie che anticipano – al pari dei rilievi svolti dalle Sonde che abbiamo menzionato e che orbitano attorno al Pianeta Rosso – con squilli di tromba sempre più forti ed insistenti, il Grande Annuncio: su Marte c’è acqua, in grandi quantitativi (che essa si trovi anche in superficie o solo nel sottosuolo e che essa sia in parte liquida o del tutto ghiacciata ancora non ci è dato saperlo con esattezza, però una cosa sembra proprio certa: l’acqua – su Marte – esiste, eccome).

E noi, nel frattempo, che facciamo?

Be’, se parliamo di acqua, l’Umanità – e cioè noi, appunto, tanto per essere chiari – usando una devota e cieca perseveranza degna dell’integralismo e del fanatismo (Religioso o Politico... fate Voi!) della Peggior Specie (o della Migliore Tradizione, a seconda dei gusti e delle tendenze ed in ossequio ad uno stile narrativo che sia sempre “Politically Correct”), continua imperterrita a percorrere una strada che si è fatta ormai assai insidiosa.

La strada dell’inquinamento costante ed indiscriminato.

Un inquinamento che non sembra voler risparmiare le medesime sorgenti di quella stessa acqua che, qui, sulla Terra, ci disseta e ci permette di vivere da almeno un paio di milioni di anni…

Attenzione però: quest’ultima riflessione non è una considerazione da leggersi come denigratoria dell’esplorazione dello spazio, della Scienza e degli Scienziati o chi per essi!

Essa è solo l’espressione di un fatto, di una realtà sgradevole: stiamo guardando “oltre frontiera” alla ricerca di qualcosa che sappiamo essere sinonimo di “Vita” (nel senso terrestre del termine, come ovvio) e nel frattempo non riusciamo a fare nulla – per ottusità, disinteresse, egoismo, opportunismo e così via – per salvaguardare e preservare ciò che abbiamo qui, sulla Terra, a “casa nostra”.

Cerchiamo – ed abbiamo trovato, come dicevamo, quasi certamente – l’acqua su Marte; ci ingegniamo a pensare come fare per “liberarla” ed usarla in maniera tale da consentire all’Uomo di sopravvivere sul Pianeta Rosso per lunghi periodi e, nel frattempo, sperperiamo e roviniamo quella che abbiamo qui, sulla Terra.

Paradossale, non credete?

Dunque la nostra considerazione iniziale, oltre ad essere – lo ribadiamo – l’espressione chiara di un fatto, è pure la dimostrazione espressa di una sensibilità emotiva ferita; di un sottile dolore che molti di noi provano nei confronti della nostra Casa che, senza per questo essere né degli Scienziati, né delle Cassandre, sembra dare – sempre più spesso – chiari segnali di “cedimento”.

Una casa che si chiama “Terra”.

Ebbene sì: siamo stati (e siamo sempre più) in grado di mandare sonde robotizzate verso gli altri pianeti del Sistema Solare (ed anche oltre, come accadrà alla Sonda USA New Horizons, destinata a raggiungere Plutone e poi a svanire nella Fascia di Kuiper) e siamo anche in grado di controllarle quasi in “real time”, nonostante le enormi distanze che ci separano da esse.

Possiamo analizzare una gamma di fenomeni impressionanti come non mai e siamo persino stati capaci (recentemente) di scoprire un pianeta distante 25.000 anni luce da noi il quale, a detta degli Astronomi che stanno elaborando i dati, potrebbe possedere caratteristiche simili alla Terra (la Terra non di oggi, sia ben chiaro!)

Impressionante.

E allora, davanti a tutta questa “Scienza”, che cosa possiamo fare, se non inchinarci?

Chi si sente in grado di spiegare come sia stato possibile riuscire in una tal serie di – autentici – “Trionfi Scientifici”?

E chi è in grado di spiegarci come è mai possibile che riusciamo a “vedere” – si, “vedere”, letteralmente – cose che accadono in regioni dell’Universo lontane “Anni Luce” (una misura che significa qualcosa solo per gli Astronomi e che, per l’uomo della strada, non suggerisce altro che l’idea di una distanza impossibile da coprire, se non usando l’immaginazione) mentre non siamo capaci non diciamo di “risolvere”, ma neppure di “mettere a fuoco” almeno uno di quei tantissimi segni di malessere che il nostro Pianeta ci sta mandando?

Come mai, mentre scopriamo i “fuochi di stelle lontane”, ci sfuggono, a quanto pare, gli incendi che divampano a casa nostra?

Che sta succedendo?

Difficile rispondere ad una domanda simile, così “esistenziale”...Diciamo che uno dei motivi di questa “cecità (mentale) indotta” potrebbe risiedere anche nel “modo di fare informazione” (scientifica).

E cerchiamo di spiegarci.

Molti di noi – come Fondazione Lunar Explorer Italia – ce la stanno mettendo tutta per offrire un’informazione “critica” ai nostri Lettori.

“Critica” nel senso di “Consapevole” ed “Aperta”.

Un esempio: riparliamo ancora dell’’acqua.

Che cos’è? Ebbene una molecola d’’acqua non è altro che il risultato della combinazione di due atomi di Idrogeno (H) ed uno di Ossigeno (O2).

Scientificamente parlando.

Essa possiede straordinarie proprietà ed uniche caratteristiche; essa sostiene e permette la Vita (sempre nel senso terrestre del termine).

Le sue “capacità” sono incredibili; i “segni” del suo passaggio (attuale o remoto) sono riconoscibili con facilità, la sua “essenza” coincide con il concetto stesso di Esistenza eppure... Eppure sembra che l’uomo non abbia le idee chiare al riguardo…

L’acqua è anche – e soprattutto – la Base della Vita e la Vita – come ci hanno insegnato – è più unica che rara.

Se quest’ultimo concetto, relativo alla “rarità della Vita” fosse vero, allora dovremmo dedurre che l’acqua, in quanto Base della Vita, è anch’essa un quid unicum.

Ma invece non è così: l’acqua, rara non lo è affatto, anzi...Essa, al contrario, pare proprio essere un qualcosa di abbondante sia nel Sistema Solare e sia, con ogni probabilità, nell’Universo intero.

L’acqua – probabilmente – è dappertutto (come dappertutto, nel cosmo, troviamo gli elementi che la costituiscono).

Pensiamo a Marte.

Dobbiamo dire che i sospetti che sul Pianeta Rosso ci potesse essere acqua non sono per nulla una novità, anzi: è da quasi 30 anni (o forse molto di più) che se ne parla.

O meglio: che gli Scienziati ne parlano.

Ultimamente, però, i nostri Amici che la Scienza la conoscono bene si sono trasformati in ballerini ed hanno preso ad improvvisare una danza fatta di conferme e di smentite la quale, per quanto è articolata e ripetitiva, sarebbe quasi meritevole di colonna sonora.

Tuttavia, mentre si balla il Valzer dell’Acqua di Marte (dove cercarla? Dove trovarla? Sarà ghiacciata o liquida? Sarà dolce o salata? Come la estrarremo e come la raffineremo? E così via...) qui, sulla Terra, a tutte le latitudini, si continua ad inquinare tutto ciò che ha a che fare con essa: sorgenti, fiumi, mari, laghi...

E non è tutto: se leggessimo con attenzione quello che i Rover Spirit e Opportunity sembrano raccontare, potremmo anche scoprire che, forse, gli antichi mari di Marte erano ricchi non solo di acqua salata, ma anche di “acqua acida”.

Su Marte, inoltre, esiste un enorme quantitativo di CO2 il quale, assecondando il ritmo delle stagioni del Pianeta Rosso, ghiaccia e sublima. Costantemente.

In altre parole: “oscilla fra due stati (della materia), in cerca di una collocazione stabile”.

Ora, se ci pensiamo, quantitativi enormi di CO2 vogliono dire, inter alia, “effetto serra” e cioè un progressivo e sensibile riscaldamento del Pianeta al quale si accompagnerà l’inspessimento dell’atmosfera, lo sciogliersi delle calotte polari e la susseguente creazione di acque superficiali che resteranno, per tanti mesi del lungo anno marziano, “liquide” e così via.

Su Marte, a ben guardare, l’Effetto Serra (o Green-House Effect, come dicono a Pasadena) significa, nel tempo, la possibilità di vedere la Vita (sempre nel senso terrestre della parola) crescere (vogliamo dire “ancora una volta?”) e svilupparsi (vogliamo dire “di nuovo”?).

Ma poi torniamo alla Terra e qui, sul nostro Pianeta, le cose cambiano. Qui siamo terrorizzati dal CO2: ne siamo terrorizzati proprio perché esso vuol dire “effetto serra”.

Un “effetto” che, su un Pianeta “comatoso e che vorrebbe (vorrebbe?) rinascere può essere sinonimo di “Seconda Chance di Vita”, ma che su un Pianeta “già vivo”, come il nostro, può invece significare “sconvolgimento degli equilibri esistenti; mutamenti climatici radicali; rialzo – prima – e successivo abbassamento (radicale), poi, delle temperature superficiali.

La fine, insomma.

E se non la fine di tutto, certo il verificarsi di un periodo di transizione che – nella migliore delle ipotesi – spazzerà via una buona parte della nostra Civiltà (o presunta tale) nell’arco di qualche decade (anno più, anno meno).

Ora, quali sono gli elementi comuni ad entrambi gli scenari che vi abbiamo descritto?

Secondo noi essi sono rinvenibili NON SOLO nelle meccaniche della Natura, MA ANCHE – udite, udite – nelle metodologie divulgative adottate per far circolare queste informazioni nel Mondo.

E qual è l’elemento distintivo, invece? Uno solo: ciò che potrebbe trasformare Marte (“terraformandolo”, come dicono gli Scienziati, e facendolo rivivere), per la Terra significherebbe lo squilibrio irreversibile ed il collasso.

Ma non è tutto qui.

Quando si usano parole come “ere geologiche” e si accostano concetti relativi a dinamiche evolutive, in pratica si fa riferimento a delle forze della Natura le quali sono tutt’altro che conosciute a perfezione e che, forse, sono solo parzialmente caratterizzate “dall’incedere graduale” (alla luce delle nostre attuali conoscenze non ci pare corretto supporre che determinati eventi si debbano evolvere “per forza” lentamente: può essere così, come può essere vero il contrario).

E poi, chi è mai riuscito a dimostrare, al di là di ogni ragionevole dubbio, che le attuali condizioni di Marte sono il risultato di un processo ultra-lento il quale – per svilupparsi e completarsi – ha avuto bisogno di centinaia di milioni di anni?

Però attenzione: e se l’ipotesi della “lentezza” – anch’essa enfatizzata a livello informativo e divulgativo – venisse impiegata solo per tranquillizzare l’Opinione Pubblica?

Eh, sì: perché se le condizioni di Marte sono mutate a causa di fattori naturali, lenti, graduali ed impercettibili, durati centinaia di milioni di anni, allora il “messaggio che si fa passare” è quello di stare tranquilli: la Terra, forse, farà la stessa fine di Marte, ma la farà “con calma”.

Il problema, ragionando in questi termini, lo si “diluisce” nel tempo.

Lo si rinvia “a data da definirsi”.

Lo si sposta in un futuro così lontano che, quando esso arriverà, l’Umanità avrà “per forza” trovato un rimedio salutare e definitivo.

Non solo! Il problema, ragionando e divulgando in questa maniera, viene spostato così avanti nel futuro che l’Umanità (e cioé noi), oggi, potrà (potremo) prendersela (prendercela) comoda.

Insomma: avremo tutto il tempo per fare della Terra un immondezzaio di dimensioni planetarie.

Marte, in questa logica, serve solo per dire “Non c’è problema. Qualunque cosa sia accaduta lì, sulla Terra non accadrà! E comunque, anche qualora accadesse, essa sarà il risultato di un processo straordinariamente lento.

Un processo che saremo in grado di affrontare quando sarà giunto il momento.

Un processo che ora – OGGI – non ci riguarda direttamente”.

Dovete ammettere che questa costruzione – qualora fosse vera – non sarebbe per nulla malvagia: guardiamo “lontano” per “tranquillizzare e tranquillizzarci”.

Guardiamo Marte, perché non sappiamo (o non possiamo, o non vogliamo) guardare la Terra.

Il metodo è – teoricamente – perfetto, ma...Che dire se invece le condizioni di Marte fossero mutate a causa di un qualcosa che ebbe il sapore della catastrofe planetaria repentina, violenta ed irreversibile?

Che cosa accadrebbe nel momento in cui non avessimo più lo scudo psicologico costituito dall’idea che i “mutamenti planetari – anche e soprattutto quelli catastrofici – occorrono in accordo a ciò che chiamiamo “ritmi geologici” e cioé processi che durano ere, ed ere, ed ere...?

Ebbene, noi siamo dell’idea che, una volta eliminata la “sicura” che subordina lo sfacelo di un Pianeta al verificarsi di processi caratterizzati da tempi lentissimi, ma “certi e garantiti” (perché lo dice la NASA...), il nostro modo di guardare agli eventi del nostro mondo cambierebbe.

Cambierebbe perchè dovremmo iniziare a realizzare che, in un momento qualsiasi, la Terra – e noi con essa – potrebbe trovarsi in pericolo.

Qualcuno – certamente dotato di grande lungimiranza ed immaginazione (come il Prof. Hoagland) – ha supposto che potrebbe essere stata una catastrofe di origine “non naturale” a distruggere Marte.

Una catastrofe che magari occorse “overnight”, e cioé – come diremmo noi – “in una notte”.

Altro che milioni e miliardi di anni!

Attenzione: la Vita poggia su equilibri delicatissimi: equilibri che – naturalmente – non possono essere demoliti in 24 ore, questo lo sa il Prof. Hoagland come lo sappiamo noi.

Ma una volta che, nel tempo, le fondamenta di quegli equilibri sono state compromesse, allora sì che il mutamento – e cioé la “catastrofe” – potrebbe realmente occorrere in 24 ore.

Anzi: in 12.

O forse in 1 ora, o meno.

E questo è un elemento che, a nostro parere, viene (capziosamente) ignorato e negato dai nostri Scienziati.

“...Ma che dite? Questa costruzione è assurda, impossibile! No, no ed ancora no! È un’eresia: non può essere!...”

Già, questo è quanto i Profeti della Scienza Convenzionale ci dicono.

“Un’eresia?” E perché? – diciamo noi?

Non esistono, al momento ed a nostro parere, dei motivi realmente “scientifici” (ossìa provati ed inoppugnabili) per i quali non sia possibile dire, oggi, che “Marte non è diventato quello che vediamo attraverso un processo durato centinaia di milioni di anni – o anche un miliardo di anni, come la NASA e l’ESA sembrano suggerire: Marte è stato ridotto così attraverso un passaggio molto più breve. Forse – addirittura – un passaggio subitaneo”.

La NASA (come l’ESA e tutti i Patres Scientiae che parlano e parlano, anche in Italia, ma senza mai “arrivare al punto”) si affretta a confutare le ipotesi alternative.

Ma di ipotesi basate su fatti (fatti quali sono le immagini che ci arrivano – ormai giornalmente o quasi – da Marte) quante ne vediamo?

Cosa dicono i commenti ufficiali a proposito degli (incredibili, a volte) rilievi Marziani ripresi dalle varie Sonde che orbitano attorno al nostro “Twin Planet”?

Ebbene la risposta a questi due modestissimi interrogativi è deludente: la NASA, in fondo, non dice nulla.

Provate a leggere qualcuna delle “Perle di saggezza” che i Commentatori Ufficiali dell’esplorazione spaziale ci regalano quando si tratta di dare spiegazioni relative alla curiosa ed intrigante morfologia di alcuni rilievi Marziani.

Guardate questo frame, per esempio, e poi chiedetevi che cosa potrebbe rappresentare il rilievo ripreso.

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La NASA (Wow!!!) dice che si tratta di “sovrapposizioni di rocce sedimentarie in Sinus Meridiani”. Ottimo: un’autentica “intuizione”.

E noi? Che cosa possiamo aggiungere ad un siffatto commento?

Forse qualche dettaglio naif, ottenuto osservando l’immagine in questione usando un angolo mentale differente.

Secondo noi, infatti, oltre alle “sovrapposizioni di rocce sedimentarie”, non ci sembra difficile vedere quello che rimane di un'isola e delle stratificazioni che hanno segnato il lento ritrarsi delle acque dai suoi dintorni.

Dunque la domanda adesso è: dov'è andato a finire il lago (o il fiume o l'oceano) che la circondava?

Che differenza c’è fra il commento (autorevolissimo, ma “vuoto”) della NASA ed il nostro?

La prospettiva.

Nel nostro (forse impreciso e certo non autorevole) commento, quello che tentiamo di fare è far cambiare la prospettiva di base dell’osservazione e la percettività dell’osservatore.

Il commento NASA (come i commenti ESA) non lascia spazio alle capacità percettive e deduttive – ergo all’intelligenza – dell’Osservatore: la NASA (e l’ESA) quando guarda una montagna, dice – usando quanto più jargon sia possibile – che quello che vediamo è... una montagna!

Difficile confutare e far lavorare le meningi con un commentino simile.

Nel nostro modo di commentare, invece, c’è il tentativo di “suggerire” al Lettore che una cosa è quello che lui guarda e vede OGGI; un’altra quello che l’immagine suggerisce a proposito di “IERI”.

Con il nostro commento – magari anche sbagliato, perché no? Può succedere... – il Lettore avrà la possibilità di richiamare nella propria mente schemi di idee e concetti a lui familiari che lo aiuteranno a “vedere” quei particolari che, forse, con la descrizione NASA (ineccepibile, ma tecnicamente banalizzante) gli sarebbero sfuggiti.

Che poi, nel caso di specie, il rilievo osservato fosse, un tempo, davvero un’isola oppure no, noi non lo sappiamo con certezza. E probabilmente non lo sapremo mai, ma non è questo ciò che importa: ciò che conta è “aiutare” il Lettore ad acquisire i mezzi di base per valutare quello che ha davanti e quindi stimolare la sua capacità di valutazione.

Qualche volta sbaglieremo noi; qualche volta sbaglierà il Lettore; altre volte – auspicabilmente – entrambi vedremo le cose come stanno o, almeno, come “stavano” e come “potrebbero essere”.

Senza jargon e senza ovvietà.

Pensate ancora, ad esempio e per l’ennesima volta, alla famosa “Face on Mars”. Osservatela bene, specie nei contorni.

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Guardate la sua forma e l’aspetto rialzato e leggermente stratificato dei bordi che la definiscono: non vi ricorda anch’essa un’isola?

Supponiamo allora che la regione di Cydonia fosse stata un ramo dell’Oceano Boreale… Ecco che la forma di questo rilievo inizia a trovare subito una spiegazione plausibile, di stampo “naturalistico” e – a nostro avviso – molto meno “artificiosa e forzata” di alcune delle teorizzazioni immaginifiche del Prof. Hoagland e di quasi tutte le ovvietà scientifiche partorite da NASA ed ESA.

Insomma: dall’acqua, ai rilievi anomali, all’analisi delle immagini. Qual è lo scopo finale?

Fare “Scienza”? No, non siamo così presuntuosi: la “Scienza” la lasciamo fare agli Scienziati.

Noi stiamo solo suggerendo metodi (o “chiavi”) di lettura alternative e – forse – leggermente “diverse” rispetto a quelle offerte dai “Soloni” delle Agenzie Spaziali e dei “media” più importanti del mondo.

Noi non possediamo la Verità e lo sappiamo; quello che vogliamo “vendere e vendervi”, è qualcos’altro: è la capacità di avere dubbi.

Essa, Cartesianamente parlando, esprime l’Umana Attitudine a commettere degli errori ma, nel farlo, essa individua l’unica e meravigliosa Capacità di usare la propria testa e, quindi, di pensare con il proprio cervello.

Il proprio: non con quello di qualche scribacchino che lavora alla NASA, o all’ESA, o tanto per guardare anche in casa nostra, all’ASI, all’ANSA, alla RAI, al Corriere della Sera o presso qualche altra istituzione o testata giornalistica che va per la maggiore.

E quindi, osservando le vicende del Mondo (a casa nostra, come nel resto dell’Europa, in America ed in Medio Oriente), siamo sempre più convinti che il fatto di riuscire a “pensare con la propria testa, magari anche commettendo degli errori” sarebbe – secondo noi – il vero Trionfo: forse ancora più grande dell’arrivare su Marte, tirar fuori la sua acqua, terraformarlo, colonizzarlo ed andarci a vivere – tra dieci, cento o mille anni.

Proviamo a pensarci, la prossima volta che guarderemo un Panorama del Pianeta Rosso e leggeremo, nel trafiletto sottostante, che si tratta solo di “sassi, sabbie ed anidride carbonica ghiacciata...

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