Estratto dall'Appendice III di Pyramidion:

"Paradigma olografico e multidimensioni"

 

 di Riccardo Tristano Tuis

 

 

 

 

 

 

Questo breve estratto è parte dell'importante contributo con cui Riccardo Tristano Tuis ha arricchito lo scritto anonimo originale, che a seguire vanta anche l'intervento nell'appendice IV di Corrado Malanga. Buona lettura...


 

Tutto ciò di cui facciamo esperienza è una realtà virtuale generata dal nostro cervello. E poiché i nostri concetti (innati o espressi che siano) non sono perfetti, percepiamo simulazioni necessariamente imprecise, che ci forniscono l’esperienza di un ambiente assai diverso da quello in cui ci troviamo realmente. — David Deutsch


Per dimostrare la difficoltà di evadere dalle fallaci strutture mentali con cui siamo abituati a percepire la realtà attorno a noi il matematico Edwin A. Abbott, nel lontano 1884, pubblicò Flatlandia (1). L’eroe del profondo ed ispirato racconto di Abbott si chiama Quadrato. Quadrato è un essere bidimensionale che vive a Flatlandia, un mondo piatto che ospita altre forme viventi di natura bidimensionale come lui. Un bel giorno Quadrato fa la straordinaria esperienza d’incontrare Sfera, un essere tridimensionale che interseca la piatta dimensione di Flatlandia apparendo nel suo soggiorno. Sfera gli spiega che proviene da un paese dove c’è una dimensione in più rispetto a Flatlandia. Inizialmente Quadrato, nella sua superstiziosa ignoranza, crede che Sfera sia solo un’entità maligna che tenta di raggirare il suo buon senso di essere bi-dimensionale ed oppone quindi resistenza a quelle inverosimili rivelazioni, scacciando dalla sua piatta mente la sola idea che possa esistere un mondo con tre dimensioni. Così Sfera, esasperato dal cieco dogma in cui si trincera Quadrato, lo porta a Spaziolandia e lo inizia alla terza dimensione. Dopo i primi momenti di terrore e smarrimento Quadrato si abitua all’evidenza di una terza dimensione e successivamente in un coraggioso slancio mentale incomincia, per analogia, a postulare l’esistenza di un Paese a quattro, cinque e più dimensioni, sconcertando Sfera che mai avrebbe potuto pensare, nella sua limitata mente tridimensionale, a qualcosa avente più di tre dimensioni. 

Figura 54: una proiezione dell’ipercubo nel piano può essere realizzata disegnando due cubi paralleli e collegando i corrispettivi vertici con dei segmenti.


Una volta tornato a Flatlandia Quadrato inizia la sua missione di evangelizzazione alla terza dimensione. Subito viene preso per un pazzo visionario e messo in una buia prigione. Enormi e vane sono le difficoltà affrontate dal nostro eroe per cercare di far comprendere ai suoi simili l’esistenza di Spaziolandia, il paese dello spazio tridimensionale abitato da Sfera, poiché nella loro limitata visione bidimensionale la presenza di Sfera viene percepita come la potenziale abilità che possiede un cerchio nel variare la sua circonferenza fino a scomparire. Quella variazione di circonferenza è la loro misura del “tempo”. Orbene l’allegoria abbottiana rappresenta la nostra stessa difficoltà di esseri tridimensionali che, analogamente, potremmo percepire l’ipersfera, la sfera a quattro dimensioni, come una sfera con l’abilità di variare il suo volume. Il racconto di Abbott, oltre a denunciare la misoginia e la crudeltà della società vittoriana, l’ignoranza accademica e la schiavitù sensoriale che dà i natali a forme malate di dogmi, insegnò all’uomo moderno a pensare da un pulpito più alto, un ordine di grandezza superiore da cui, grazie ad una nuova prospettiva, poter osservare la vita e la realtà. Inoltre, a livello più profondo, la natura mistica di Abbott, si rivelò nel suo tentativo di far comprendere come l’esperienza paranormale sia un mezzo per squarciare la “piattezza tridimensionale” verso realtà superiori. Le idee di Abbott furono riprese ed amplificate da un altro matematico. Un anno dopo l’uscita di Flatlandia Charles Hinton pubblicò Many Dimensions, consacrandosi come il filosofo dell’iperspazioIl genio di Hinton, attraverso una costante esercizio mentale di visualizzazione tridimensionale, riuscì a modificare la percezione ordinaria con cui osserviamo un oggetto tridimensionale sbarazzandosi del concetto spaziale (su/giù, destra/sinistra/, alto/basso). Hinton riuscì a visualizzare tutte le sezioni di un ipercubo, da lui chiamato tesserato (Fig. 54 e 55) indipendentemente dal fatto che queste sezioni possano diventare le proprie immagini speculari (in base a dove poggia l’ipercubo rispetto al nostro spazio). In New Era of Thought, Hinton mosse guerra all’idea basata sul fatto che la nostra rete neurale, avente una presunta struttura tridimensionale, non possa dar forma ad ologrammi a morfologia quadridimensionale. Il genio hintoniano fondò le sue argomentazioni sulla possibilità che il nostro spazio sia dotato di un indefinito spessore a 4D permettendo così ai nostri neuroni, dotati di questa sottile dimensione extra dello stesso spazio in cui sono avvolti, di poter ottenere un pensiero “quadridimensionale”.
 

Figura 55: nell’immagine a sinistra possiamo osservare un cubo “smontato” su un piano bidimensionale apparire come una croce (4) in cui ognuno dei sei quadrati è una faccia del cubo. Tale cubo “smontato” a forma di croce può essere riassemblato attraverso una terza dimensione creando nuovamente un cubo tridimensionale, lo stesso vale per l’immagine a destra, l’ipercubo “smontato” su un piano bidimensionale in cui ogni cubo è una faccia dell’ipercubo che può essere riassemblato attraverso la quarta dimensione.


Nel 1965, fu la volta del fisico olandese Dyonis Burger che pubblicò Sphereland, tentativo di accostare Abbott e Hinton, per poter spiegare il concetto di curvatura dello spazio. Tra il novero di questi matematici e fisici della dimensione extra (2) dobbiamo, per certi versi, includere anche Albert Einstein, che ispirò lo stesso Burger. Ma lo stesso Einstein, fu a sua volta ispirato dal un famoso romanzo La Macchina del Tempo di H. G. Wells (3). Nel celebre racconto di Wells, per bocca del suo protagonista, lo scrittore chiede: «può esistere un cubo istantaneo?». Il comune buon senso direbbe che qualsiasi solido tridimensionale abbia una propria reale esistenza. Ma Wells argutamente fece notare che per percepire come reale un qualsiasi oggetto tridimensionale bisogna che esso esista per tutto il periodo dell’osservazione. Questo suo durare nel tempo, che ci permette di osservarne la forma, altro non è che la sua estensione nella 4a dimensione

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Note:

1. Edwin Abbott Abbott, Flatlandia — Racconto fantaastico a più dimensioni, Adelphi, 1993.

2. Va ricordato anche il grande contributo di P. D. Ouspensky con il suo capolavoro Tertium Organum, o la preziosità narrativa in La Casa nuova di Robert Heinlein, con l’immagine di un architetto che costruisce un’abitazione a forma di ipercubo, di Martin Gardner, ecc. Non si può dimenticare il teorico della 5° dimensione, il matematico Theodr Kaluza, la sua 5° dimensione altro non era che la vecchia 4a dimensione di Charles Hinton e Johann Zollner sotto la lente della teoria einsteniana. È grazie a questi teorici della extradimensionalità, padri dell’humus scientifico-psicologico, che la teoria della supergravità a 11 dimensioni e la teoria delle stringhe sono potute sbocciare. Per ulteriori approfondimenti si consiglia la lettura di Tertium Organum di P.D. Ouspensky, La quarta dimensione di Rudy Rucker e Iperspazio di Michio Kaku.

3. Parte del successo di Einstein è dovuto alla sua affiliazione alla loggia tedesco-ebraica B’nai B’rith che lo aiutò a divenire lo scienziato mediatico per eccellenza, nascondendo alcuni suoi plagi e promuovendo le “sue” teorie attraverso esperimenti “ritoccati”. Wells invece fu un membro del Royal Institute for International Affairs e, stando a quanto sostenuto da Edith Star Miller, era anche membro della Fabian Society.

4. Il cubo ma anche la croce oltre ad essere simboli religiosi sumeri riferentesi al culto di Nimrod-Saturno, riproposti nel culto islamico e cristiano sono la forma geometrica/frequenza informazionale utilizzate per riferirsi alla Matrix 1, la realtà tridimensionale.