Attivismo climatico: la pista dei soldi


Mai come in questo caso si può dire che il nuovo anno è cominciato col “botto”. Nel momento in cui scrivo questo editoriale, sono passati pochi giorni dal brutale, insensato e barbaro assassinio del Generale iraniano Qasem Soleimani, comandante della cosiddetta Forza Quds, unità speciale del Corpo delle Guardie della rivoluzione islamica, ad opera di un drone statunitense che ha colpito mentre il generale transitava dall’aeroporto internazionale di Baghdag, in Iraq. Provate a immaginare cosa sarebbe successo se, a parti invertite, un alto funzionario statunitense fosse stato ucciso in un attentato mentre transitava in un paese terzo, che so, la Francia o la Svizzera. Vi risparmio le deliranti dichiarazioni del presidente Trump e del segretario di stato, Mike Pompeo: risulta del tutto evidente la pervicace volontà di scatenare una guerra dalle conseguenze imprevedibili, e per come la vedo io (e non solo io) qualcosa di grosso accadrà, non fosse altro perché, se anche l’Iran alla fine decidesse di non effettuare (per il momento) ritorsioni di qualche tipo (improbabile, dato che ci rimetterebbe la faccia di fronte all’intero mondo islamico), gli USA non si farebbero certo sfuggire l’occasione per organizzare un attacco sotto falsa bandiera, un tipo di evento nel quale sono autentici maestri (11 settembre, golfo del Tonchino, Lusitania, corazzata Maine, e chi più ne ha più ne metta...). La situazione è più che mai tesa, e nel momento in cui leggerete queste righe potrebbe già essere degenerata.

Altro argomento a tenere banco in questi giorni sono gli enormi incendi che stanno riducendo in cenere ampie porzioni del territorio australiano, il paese dal quale ha origine la rivista che avete in mano. Max Igan, brillante ricercatore e commentatore autoctono, è convinto che non si tratti di semplici calamità, bensì che ci sia un criminale disegno affinché l’opinione pubblica mondiale prenda come esempio l’Australia quale ennesima vittima dei cosiddetti “cambiamenti climatici” di origine antropogenica, ai quali è stata dedicata una grande copertura mediatica negli ultimi mesi grazie alla famosa Greta e ai “gretini” che la seguono. Non posso che essere d’accordo con lui, e vi invito alla lettura dell’eccellente articolo dedicato all’argomento proprio in questo numero.
Alberto Roccatano ha contribuito con un magistrale saggio dedicato alla setta degli Ashashin, tracciandone l’excursus storico ed estrapolando interessantissime conclusioni che però risulteranno chiare verso la fine del suo lavoro: data la sua lunghezza, è stato necessario suddividerlo in tre parti, quindi vi invito a portare pazienza, e intanto a leggere con attenzione la parte introduttiva che troverete qui. Vi garantisco che l’attesa varrà assolutamente la pena.
Oltre agli altri eccezionali contenuti di questo numero, merita una citazione l’approfondimento di Antonio Giacchetti sui misteriosi manufatti ritrovati ed esposti in Messico: se ne avrò la possibilità, mi recherò senz’altro laggiù per vederli e studiarli di persona!
In attesa di scoprire cosa ci riserverà l’immediato futuro, colgo l’occasione per fare a tutti voi i miei più sentiti auguri di buon anno. Alla prossima...
 

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