Se si cercano dei criminali di guerra non si deve andarli a trovare a Scheneningen dove sono recluso ma nelle cancellerie dell' Occidente. Io e il mio Popolo abbiano difeso solo la nostra Terra. 

Se abbiamo dovuto fare la guerra è perchè ce l'hanno portata a casa massacrando migliaia di uomini e donne, di anziani e bambini della Serbia. Sono fiero di essermi battuto con la mia Gente contro la l'arroganza e la prepotenza armata della Nato e degli Usa. Non ho niente di cui pentirmi, quello che ho fatto lo rifarei perchè onesto e giusto.
(Slobodan Milošević)


Intervista alla Dr. Mirjana Marković Milosevic

VOGLIO CHE TORNI A CASA
“Non ho ancora deciso sul luogo della sepoltura di mio marito. Se fossi nella posizione di decidere, sarei per Požarevac. Purtroppo, sono ancora ostaggio del mandato di cattura dell’ Interpol” ha detto la moglie di Slobodan Milošević, dr Mirjana Marković.

Lei ha ribadito una sua affermazione al nostro giornale: "Il Tribunale dell’Aja ha ucciso mio marito", ed ha aggiunto un suo chiarimento: Questo perchè si sono trovati nei guai in quanto per il processo erano rimaste soltanto 37 ore di dibattimento, e loro non avevano prove per condannarlo legalmente, ma al contempo non potevano neanche liberarlo – in quanto è ormai chiaro che avevano creato apposta questo tribunale per lui!
Su che cosa basa le sue affermazioni?

“Slobodan ormai era malato da lungo tempo e lo diventava sempre di più. Lui richiamava l'attenzione della corte sul fatto che si sentiva male, però non gli permettevano di curarsi. Non gli hanno neanche dato la possibilità di avere una pausa per una convalescenza. In realtà, non sarebbe bastata una convalescenza, servivano delle cure appropriate. L'ultimo consulto internazionale di medici da Francia, Russia, Jugoslavia, ha constatato certi cambiamenti vascolari nella testa, per i quali un'urgente interruzione di tutte le attività sarebbe stata indispensabile, nonché delle cure ospedaliere. Loro, però, non gli hanno consentito neanche questo. La pausa che gli è stata concessa non prevedeva un ciclo di cure. Gli hanno vietato il viaggio per curarsi a Mosca. Sappiamo che stare sdraiati in una cella non cura nessuno.”


LO METTEVANO A TACERE

Come reagiva lui a questo?

“Anche a voi è noto che dopo la pausa, lui ha continuato con l'enorme lavoro per il quale era ormai esausto, e le conseguenze ci sarebbero state anche per qualsiasi uomo più giovane e fisicamente sano; mentre lui, come sapete, non lo era più.
Nell'anno passato trascorreva tre giorni alla settimana nell'aula del tribunale. Negli anni precedenti ci stava anche quattro, cinque giorni. In queste situazioni succedeva molto spesso che il mezzo di trasporto che doveva portarlo al Tribunale tardava anche per due ore, e lui trascorreva questo tempo in una stanza fredda: esausto, affamato e malato. Tornando dal processo alla cella, stante la mole delle cose da fare per l’udienza successiva, non aveva neanche più la lucidità di decidere che cosa doveva fare per prima cosa: mangiare, oppure prepararsi per la giornata successiva. Aveva cinque milioni di pagine da leggere! Mi diceva che non era mai riuscito ad avvicinarsi a questa mole di materiali con un qualche metodo ed a utilizzarlo a dovere. Neanche per questo aveva delle condizioni minime!”

Su che cosa si basano i vostri dubbi che sia stato ucciso?

“Devo riferire anche che gli capitava di non uscire all’aria per mesi interi. Le sue domande di mettersi in contatto con il medico trovavano risposta nella visita settimanale del medico di carcere - che era a servizio per tutto il carcere! Fosse per un’infiammazione del fegato, la rottura di una gamba o un controllo della vista, questo medico era "universale" per tutte le malattie; uno diverso non veniva preso neanche in considerazione. Questa era il sistema del Tribunale. Nonostante tutte queste circostanze, Slobodan lavorava tantissimo, intellettualmente era molto preso, ma molto stanco. Queste situazioni senza riposo si susseguivano quasi ogni giorno, con una alimentazione pessima, privato dell'aria aperta.... Semplicemente, lo si portava verso un esaurimento profondo, verso quella fine accaduta l’altro ieri. Non so dire se quanto ho esposto in precedenza si possa descrivere con il termine di assassinio indiretto. Forse sono state aggiunte altre misure fisiologiche al livello del suo fisico che gli hanno accorciato la vita.”


UNA "SOLUZIONE" ELEGANTE

Quali sono le "misure" a cui allude, ha degli esempi concreti di cui suo marito si è lamentato?

“Mi diceva, per esempio, che nelle cuffie c'era qualcosa che creava danni alle vene capillari nella testa. Lui aveva richiamato l'attenzione su tale fatto. Questo è stato un ammonimento che lui ha espresso al tribunale dell’Aja, voglio dire che non vi sto rivelando alcun segreto. In tutte le situazioni quando chiedeva la parola per i problemi di salute, il presidente della Corte gli toglieva la parola. Tutti lo potevano constatare. A partire da tutto questo, si può parlare di eliminazione fisica, 37 ore prima della fine del processo.”

Per quale motivo il Tribunale avrebbe voluto non portarlo alla condanna?

“Come potevano condannarlo, quando non avevano accertato alcuna prova di colpevolezza? Nelle 37 ore rimanenti non avrebbero potuto stabilire nulla che non gli era stato possibile provare in questi cinque anni. Il loro problema era che non riuscivano a condannarlo legalmente. Nello stesso tempo, come avrebbero potuto metterlo in libertà, quando avevano creato un Tribunale apposta per lui! Hanno impiegato tanta fatica e portato lì a testimoniare così tanti farabutti, ladri e bugiardi... Si sono trovati in difficoltà ed hanno deciso che sarebbe stato meglio che lui fisicamente non ci fosse più. Secondo la loro opinione questa era una soluzione "elegante". L'hanno perciò ammazzato gli assassini dell'Aja. Assieme a loro sono responsabili coloro che hanno partecipato, ideato e finanziato quest’apparato mostruoso del mondo moderno. Non elenco chi sono loro di persona. Ma quelli che hanno compiuto questo atto si riconosceranno da soli in queste parole.

Quando ha visto suo marito per l'ultima volta?

“Ci siamo visti esattamente tre anni e due mesi fa. Le mie visite sono state rese impossibili per via dell'operazione "Sciabola" (ndt: una retata di migliaia di oppositori in conseguenza dell’omicidio dell’allora primo ministro Z. Dindijc, poi quasi tutti rilasciati dopo qualche mese di carcere…), quando avevano emesso un mandato di cattura contro di me. Questo era del tipo "rosso", il più pesante che c’è, perché avevo messo in contatto, cito esattamente: una certa donna, segretaria del Governo con la baby-sitter di mio figlio, dove ella aveva chiesto a una segretaria del Governo se poteva fargli assegnare un appartamento monolocale per lei e suo figlio piccolo. Per questo crimine, per averle messe in contatto, perché la baby-sitter potesse ottenere un appartamento poco più grande di una grossa scrivania, è stato emanato un mandato di cattura Interpol del tipo rosso. Mio marito mi aveva detto che metà dei paesi non aveva mai accettato questo mandato, poiché non è possibile che sia rilasciato per un tale "crimine". Per dire la verità: non ero affatto intervenuta per quell’appartamento! Non ho avuto alcun ruolo in tutto ciò. Naturalmente, è chiaro non solo a me che quest’appartamento non c'entrava proprio un bel niente, con qualche eventuale crimine irrisolvibile, ma si trattava soltanto di un disegno in modo che Slobodan avesse ulteriori problemi laggiù e soffrisse di più.”

Quando vi siete sentiti con lui per l'ultima volta?

“Nella serata di venerdì scorso. Di solito ci sentivamo di sera verso le otto e mezza, prima della chiusura della cella. Di solito, mi chiamava verso le otto di sera. Mi ha detto: "Dormi bene, mia cara! Quando mi sveglio domattina, ti chiamerò." Ed è successo quello che è successo.”

Avete l'intenzione di ritirare la salma all’Aja e, secondo lei, queste circostanze avranno un ruolo sulla determinazione del luogo di sepoltura?

“Non ho ancora deciso niente. Come posso andare all’Aja per ritirare la salma, con il mandato di cattura sulla mia testa?”

Spera in un'abolizione del mandato? Nel caso Belgrado lo revocasse, l'accetterebbe?

“L'accetterei, naturalmente. Come non potrei accettarla, visto che vivo come un ostaggio da tre anni, dall'apertura dell’operazione "Sciabola" fino ad oggi.”

È al corrente del fatto che il mandato di cattura su suo figlio Marko è stato ritirato?

“So che Marko può venire…”

La gente di Požarevac chiede che venga sepolto là, il partito PSS è dell'opinione che la cerimonia si dovrebbe svolgere nel Viale degli Eroi a Belgrado, subentra anche l’ipotesi Montenegro: cosa ne pensa lei di tutto ciò? Se fosse lei da sola a decidere, sceglierebbe Požarevac o Belgrado?

“Se decidessi io da sola? Požarevac, senz'altro.”

LA TORTURA

“Per mesi nella cella di Slobodan tenevano accese le video-camere senza interruzione, le luci erano accese costantemente, tutto affinchè non potesse dormire. Questa è una delle note forme di tortura, il cui scopo consiste nel disintegrare nei nervi la persona, di non permetterle di dormire, lavorare, ragionare, che la fa diventare irritata, incapace di agire...
Nell'occasione di una mia visita in Olanda dovetti firmare un documento in base al quale non avrei mai rivelato queste informazioni, proprio queste di cui la sto informando ora. Dovevo tacere su tutto ciò. Che orrore! Naturalmente, è tremendo il fatto che nessuno abbia denunciato che lo sottomettevano a questo, mentre ne erano informati. È tremendo che nessuno abbia mai protestato contro tutto questo.

TEATRALE MA SENZA FANTASIA

In alcuni media si insinua il dubbio che suo marito abbia fatto un gesto lesionista contro di sé?

“Dovrebbero inventare qualcosa di più originale. Potete discutere su questo tema con Zdenko Tomanović, penso (ndt.: consigliere legale di fiducia di Milosevic).” È stato lui a vederlo sempre, anche subito dopo il decesso. Queste insinuazioni sono talmente teatrali, come dire… sono atti di gente perversa.”

Tratto da www.novosti.co.yu 
Traduzione di D. Kovacevic