"A partire da oggi, le crisi economiche verranno create scientificamente." (Deputato Charles A. Lindbergh Sr., dopo il passaggio del Federal Reserve Act del 1913).

C'è ormai un coro quasi assordante che a gran voce richiede l'intervento dello stato per “salvare l'economia” dal “fallimento del libero mercato,” qualsiasi cosa questa formula stia a significare. Dico così perché sono abbastanza convinto – dato che questo mercato non è mai stato libero – che la maggior parte di questi cantori non sappiano nemmeno il motivo del loro sgolarsi,  ma che semplicemente si siano lasciati prendere dal panico abilmente sparso a piene mani dai governi e dai loro untori mediatici, nonché dall'armata Brancaleone degli “esperti” di economia. Infatti in nessuno dei molti articoli, appelli, saggi e servizi speciali si trova il minimo cenno a quella che è la vera e sola radice delle fluttuazioni del ciclo economico con le sue ripetute bolle e depressioni conseguenti: la banca centrale e la sua moneta di carta a corso legale. No, il fatto è che “se facciamo riferimento alla storia, le crisi finanziarie ricorrenti sono inerenti al sistema capitalista,” come ci spiega – o meglio: non ci spiega – l'eminente economista francese Jean-Paul Fitoussi intervistato dal Manifesto. Perché mai dovrebbero esserlo, qual è il motivo? Non ce lo dice. Dice invece:

Abbiamo l'impressione, che peraltro è una realtà, che i protagonisti stessi non capiscano cosa fanno e non capiscano più il sistema. Hanno creato dei prodotti talmente complessi di cui nessuno sa più valutarne il valore e, quindi, questo valore crolla. Adesso siamo nel momento del crollo di questo valore.

Ancora una volta, il nostro ricorre al mistero: improvvisamente, per ragioni non precisate, gli stessi che fino ad oggi sapevano benissimo quel che facevano, perdono il lume della ragione e sbagliano a ripetizione. Perché? Non si sa, sarà colpa dei raggi cosmici. Gli stessi che devono aver colpito Fitoussi, che altrimenti, forse, avrebbe potuto capire che se si accende un gran falò sugli scogli, è possibile che ci si areni un bastimento. O che se i semafori si incantano sul verde avremo con ogni probabilità delle stragi agli incroci. Avrebbero forse dimenticato come si guida gli eventuali sfortunati automobilisti, o sarebbe di colpo impazzito il capitano della nave? Ovviamente no, avrebbero semplicemente continuato a fare quello che hanno sempre fatto, purtroppo obbedendo a segnali sbagliati. Ma Fitoussi insiste:

Le banche hanno in permanenza bisogno di rifinanziarsi poiché prestano di più di quanto abbiano in cassa attraverso il mercato interbancario. Adesso questo mercato non funziona più. E poiché non possono più rifinanziarsi, siamo di fronte al grande pericolo che non possano più prestare alle famiglie e alle imprese.

Incredibile: le banche prestano più di quello che hanno. Ora, siccome hanno esagerato, per fortuna, e grazie proprio ai meccanismi del mercato, hanno smesso di farlo – o almeno, hanno rallentato il ritmo – di fatto rallentando l'inflazione, che evidentemente è giunta ad un punto limite. Ma Fitoussi non è contento, no, lui si straccia le vesti, vuole più inflazione, vuole più carta da cesso a corso legale nelle tasche della gente, e con lui l'allegra banda degli economisti che firmano l'appello de lavoce.info:

In Europa il problema principale è l'elevata leva finanziaria delle grandi banche che operano a livello internazionale. Per questo, il contributo dell'Europa deve incentrarsi sulla ricapitalizzazione del settore bancario, attraverso l'iniezione di fondi pubblici o attraverso la conversione obbligatoria del debito in capitale azionario. Deve essere fatto a livello europeo (per esempio, attraverso la Banca europea per gli investimenti).

Ricapitalizziamole, certo, premiamo la truffa e l'irresponsabilità! E cosa mai risolverebbe, al di là della palese immoralità e irragionevolezza, questo bell'intervento? Risolve il problema della riserva frazionaria, con la quale le banche hanno costruito una bolla del credito di colossali proporzioni? Naturalmente no: una volta iniettata la nuova liquidità, esse riprenderanno a lavorare nella stessa, lucrosa – per loro – maniera, mentre tutti noi, poveri prolet senza speranza, faremo i conti con pezzi di carta dal valore in caduta costante e verticale, ma in grado, per la felicità di Fitoussi, di indebitarci ancora un po', con le stesse banche truffatrici, perché è bene che tutto ciò che abbiamo sia sempre e solo prestato. Sulla stessa, malsana linea, anche Carlo Gambescia, per il quale anzi, gli accademici de La Voce sono troppo morbidi. Secondo lui

andrebbero subito allentate le briglie del credito, facendo scendere i tassi a livello. Tradotto: il monetarista Trichet va licenziato in tronco. Infine alla manovra creditizia si dovrebbero affiancare politiche di lavori pubblici sul piano europeo, in grado di rilanciare l’economia, ovviamente rispettando l’equilibrio ambientale.


Fantastico. Manipolare – ancora – anche i tassi di interesse, come a dire, oltre a bloccare i semafori sul verde, eliminiamo anche tutti i segnali di stop e di precedenza. Avanti, facciamo credere alle imprese, e alla ggente, che tutto va bene, e i folletti del bosco dipingeranno il mondo a mille colori per noi. Perché nel mercato non c'è niente da capire, non ci sono segnali da interpretare e una rigorosa legge della domanda e dell'offerta da seguire, no: il mercato è magico, i soldi nascono dal nulla grazie a riti esoterici degli alchimisti del governo e della banca centrale, e tutto ciò che si può fare è credere, credere ciecamente. Perché se ci credi davvero, i sogni si realizzano. E se sono incubi, poco male, tanto nel lungo termine saremo comunque morti tutti. Qualcuno, però, di fame.


 tratto da luogocomune