"Quello che i sauditi hanno fatto allo Yemen è esattamente quello che ha fatto Israele alla Palestina: un genocidio che può essere portato davanti alle corti internazionali"

ha dichiarato la guida suprema iraniana Khamenei con riferimento ai bombardamenti dell'Arabia Saudita nella nazione confinante dello Yemen, a sud della Penisola Arabica, in seguito alla guerra civile che ha portato al rovesciamento del goveno di Sana'a.
Di questa guerra si è occupata in questi giorni Pandora TV, in un documentario a cura di Adolfo Marino, con il montaggio di Santiago Martinez de Aguirre.

Lo Yemen, anche se poco ricordato dalle nostre parti, è da tempo presente nelle cronache della cosiddetta "guerra al terrorismo". Barack Obama autorizzò bombardamenti "mirati" in territorio yemenita nel maggio 2011 allo scopo di eliminare presunti terorristi, e anche di recente gli attentatori alla redazione di Charlie Hebdo si sarebbero dichiarati membri di "Al Qaeda in Yemen", entità che poi avrebbe rivendicato la strage il giorno seguente.
Eppure, la guerra condotta contro lo Yemen sembrerebbe oggi un favore ad Al Qaeda, di cui i miliziani Houthi yemeniti sono nemici. Dovrebbe saperlo bene anche la candidata di Obama alla Casa Bianca, la sempreverde Hillary Rodham Clinton, dato che un documento riportato da Wikileaks nel 2010 (se mai ce ne fosse stato bisogno) dell'allora Segreteria di Stato USA (a guida di Hillary) identificava nella monarchia saudita e nelle vicine monarchie del Golfo Arabo gli "sportelli bancari" del terrorismo di matrice islamica.
Basti pensare, per restare in tema, all'appoggio delle monarchie petrolifere arabe (come Arabia Saudita e Qatar) al rovesciamento di Gheddafi in Libia (dove Al Qaeda ebbe un ruolo operativo, come denunciato dallo stesso raìs libico all'inizio della "rivoluzione") o alla guerra civile in Siria.
[In molti sembrano aver bevuto sul greco fiume Lete della dimenticanza, se i responsabili dell'attuale caos mediorientale, Hillary Clinton e Nicolas Sarkozy, si ripropongono oggi alla guida delle loro nazioni].
O al convolgimento saudita nell'attentato di Volgograd, in Russia, del 29 e 30 dicembre 2013, alla vigilia delle olimpiadi invernali di Sochi, come dichiarato apertamente dallo stesso Vladimir Putin. O all'accordo per la fornitura di armi tra gli Emirati Arabi Uniti (che appoggiano la guerra saudita) e la giunta filo-nazista di Kiev del 24 febbraio scorso.

Fatte queste premesse, sembra che l'unico governo ad aver rifiutato l'appoggio alla guerra contro lo Yemen sia stato quello di Stoccolma. Infatti il Ministro degli esteri svedese Margot Wallstrom già a gennaio aveva criticato il governo saudita per aver condannato a pubbliche frustrate e a 10 anni di carcere il blogger Raif Badawii, e per questo è stata accusata da Riad di ingerenza negli affari interni del Paese e di aver usato "parole contrarie alla Sharia (legge islamica) sulla quale si fonda la costituzione dell'Arabia Saudita". In seguito, Riad ha impedito alla Wallstrom di parlare ad un convegno della Lega Araba al Cairo del 9 marzo, ha ritirato il proprio ambasciatore a Stoccolma per qualche settimana e bloccato il visto delle lavoratrici svedesi in Arabia. Di recente, la Wallstrom ha annunciato anche la volontà del governo svedese di interrompere la cooperazione militare con la monarchia saudita per le violazioni dei diritti umani nel paese arabo, in particolare per le donne, ma la sua posizione non è stata appoggiata da alcun governo europeo, e nemmeno dal rappresentante della politica estera dell'UE Federica Mogherini, nonostante la Wallstrom si sia appellata alla Dichiarazione dei diritti dell'Uomo (non firmata da Riad) e nel discorso, cancellato, che avrebbe dovuto pronunciare al Cairo avrebbe sollecitato "misure a sostegno dell’istruzione delle donne" e denunciato "violenze come le mutilazioni genitali e gli abusi sessuali, posizioni apertamente sostenute da tutti i governi europei" come riporta l'Antidiplomatico. Insomma, anche i diritti delle donne importano meno dei rapporti con Riad, come si evince dal silenzio mediatico sulla faccenda. [Oggi la stessa posizione saudita sui diritti delle donne è sostenuta da molti intellettuali islamici favorevoli all'integrazione della Legge Coranica nella società occidentale, tra cui Yusuf al-Qaradawi, esponente dei Fratelli Musulmani egiziani residente in Qatar, che ha in più occasioni legittimato il "diritto degli uomini a picchiare le proprie mogli" e indicato come "priorità politica" l'uccisione degli omosessuali. Qaradawi godrebbe di legami con gli esponenti più progressisti della Compagnia di Gesù, oltre che dell'appoggio dato dall'amministrazione Obama ai Fratelli Musulmani: di questo abbiamo parlato nell'articolo Tra Sacro e Profano. Un'altra storia possibile, sull'ultimo numero di PuntoZero]. 
Il caso Wallstrom si ricollega perfettamente alla frattura interna al mondo arabo di cui ha scritto Thierry Meissan nell'articolo La guerra civile araba, dove il giornalista d'inchiesta francese fa il punto proprio sulla diversità tra le monarchie islamiche appoggiate dall'Occidente e i "dittatori" laici rovesciati dalle Primavere Arabe.

Non sorprende che in questo clima passi inosservato il massacro compiuto dal governo saudita nello Yemen, contro il quale la Rete No War ha indetto una manifestazione davanti all'Ambasciata saudita a Roma, che è in corso proprio mentre scriviamo. A fare il punto sulla situazione, di cui nessuno parla, il video di Pandora TV, che ringraziamo per il suo servizio informativo [Redazione NEXUS].
 



Fonte video: pandoratv.it


EVVIVA L’ARABIA (NON SAUDITA). PERCHE’ TUTTI DOVREBBERO AGIRE CONTRO I SAUD

13 aprile 2015 - Un ricco reame che si proclama ultra-musulmano sta uccidendo musulmani nel paese più povero del mondo arabo-musulmano. Dal 26 marzo 2015, il popolo dello Yemen si trova sotto i bombardamenti della nazione di proprietà della dinastia Saud, che guida una coalizione di paesi belligeranti, soprattutto monarchie del Golfo (Emirati Arabi Uniti, Kuwait, Bahrain, e poi Giordania, Marocco, Sudan, Pakistan ed Egitto).
Qui di seguito alcune delle buone ragioni, attuali e storiche, che dovrebbero suggerire ai politici di agire e ai cittadini di manifestare contro Riad – come fanno a Roma il 14 aprile dalle 10 alle 13 la Comunità yemenita e Rete No War (davanti all’ambasciata saudita, via Raimondi, vicino al bioparco e all’hotel Parco dei principi).

  1. In pochi notano che l’Arabia saudita è l’unico Stato al mondo a chiamarsi con il nome della dinastia padrona del paese. Non osano tanto nemmeno i vari altri regnanti della regione: sceicchi (del Kuwait), emiri (del Qatar), re (di Bahrein, Giordania e Marocco) sultani (dell’Oman)…
  2. I bombardamenti aerei sullo Yemen, oltre a distruggere case e infrastrutture, hanno già fatto centinaia di morti civili e molti più feriti, oltre a più di centomila. Già nei primissimi giorni sono stati colpiti campi per sfollati, a Mazraq e Hajja, uccidendo decine di civili. Le strutture sanitarie sono al collasso.
  3. L'Arabia saudita & C. bombardano in Yemen i ribelli houthi, e siccome questi sono da sempre nemici di Al Qaeda, quest’ultima si sta rafforzando. Allarmato addirittura il Segretario Usa alla difesa Ash Carter. Un cupo scenario è stato evocato dal Segretario del Consiglio russo per la sicurezza Nikolai Patrushev . Poche settimane fa sono stati duecento i morti in un attentato terroristico contro moschee sciite a Sana’a. Insomma l’Arabia saudita di fatto sostiene Al Qaeda e Daesh (Isis, i “califfi” tagliagole ormai ben noti) pur di opporsi all’Iran, considerandolo un rivale nella sua ricerca dell’egemonia regionale. Gli houti sono sciiti ma non conducono una politica confessionale, hanno una visione panislamista e panaraba, sono infatti appoggiati anche da tribù sunnite.
  4. Gli attori del business, della politica e della religione in Arabia saudita, e nelle altre petromonarchie (il primo luogo l'amico-nemico Qatar) insieme alla Turchia e ai governi occidentali, sono responsabili di aver sostenuto in tutti i modi l'inferno che i terroristi sedicenti islamici hanno portato in Medioriente e Africa. In un sistema di vasi comunicanti fra “ribelli armati moderati”, Daesh (Isis), Al Nusra, Boko Haram e shabab (vedi: “Ribelle buono, ribelle cattivo”), per anni gruppi di mercenari sono stati foraggiati, addestrati, protetti, giustificati, mediatizzati come buoni, lasciati circolare, indottrinati da predicatori basati a Riad. E aiutati con i bombardamenti aerei in Libia nel 2011. La tragedia di Siria, Libia, Iraq, Sahel (e ora Yemen) è indicibile.
  5. Il regno dei Saud è sempre stato coccolato dall’Occidente. Eppure per farla finita con il terrorismo sedicente islamico, bisognerebbe isolare «la dittatura dell’Arabia saudita», la madre di tutte le al qaede, sin dai tempi dell’Afghanistan (ricordiamo anche che quando i talebani erano funzionali all’Occidente, gli unici a riconoscere l’”emirato islamico dell’Afghanistan” erano Arabia Saudita, Emirati e Pakistan). Non si è fatto nulla contro Riad da quando nel 2010 un memorandum interno della Clinton scoperto da Wikileaks chiamava Arabia saudita in primis, e Qatar, Kuwait ed Emirati «gli sportelli bancari» di diversi gruppi terroristi fra i quali al Qaeda, talebani e Lashkar-e-Taiba. Forse adesso i sauditi si sono accorti che il pericolo può arrivare fin vicino al trono e quindi vietano ai sudditi di andare a combattere all’estero. Ma il peggio è stato fatto: come ha spiegato Paul Steven di Chatam House, c’è stato un accordo non scritto per il quale si finanziava al Qaeda (e perfino se ne ospitavano membri) purché lasciasse tranquillo il regno.
  6. Rispetto dei popoli. L’Arabia saudita ha bisogno di moltissima manodopera dall’estero. Ma oltre a trattare in modo schiavistico i lavoratori provenienti da paesi impoveriti li espelle in massa per ripicca o fisime. Nel 1990-1991, il reame cacciò circa 700.000 yemeniti; perché? Perché il loro governo, all’epoca membro di turno del Consiglio di sicurezza delle Nazioni unite, non aveva votato a favore dell’ultimatum che diede il via alla guerra all’Iraq. Nel novembre 2013 i sauditi hanno avviato l’espulsione di 550.000 yemeniti, 180.000 etiopi, 36.000 somali . Tornati in paesi poverissimi e, nel caso di Yemen e Somalia, in guerra e infettati da terroristi vari.
  7. La “giustizia”. Se Daesh decapita hors-loi, il regno saudita decapita, o lapida, o taglia mani, o fustiga dopo “regolare” processo. Presi di mira soprattutto i lavoratori stranieri. Decine di cameriere indonesiane sono nel braccio della morte (ma i numeri totali non sono divulgati). Si può essere uccisi per stregoneria, per adulterio; le testimonianze dei soli padroni sono sufficienti, i processi per chi non ha denaro sono una farsa. I blogger dissidenti sono frustati. 
  8. Come mai il ministro Paolo Gentiloni ha dichiarato “comprensione” per l’attacco saudita in Yemen? Come mai l’Italia è tuttora nel “core group” dell’organizzazione malavitosa “Amici della Siria” insieme appunto a monarchie assolute come Arabia saudita, Qatar, Emirati, fra gli altri fautori della tragedia siriana? Forse perché Riad è il primo acquirente di armi italiane? Allora saranno magari aerei o bombe italiane quelle che stanno uccidendo bambini in Yemen? Non importa? La Svezia ha rotto, sulla questione dei diritti umani, l’accordo di cooperazione militare con il reame .
  9. Come mai i paesi occidentali non sostengono la democrazia anche in Arabia saudita, dove perfino nel 2011 non ci sono state proteste popolari di massa, visto il regime di terrore esistente? Forse per una ragione petrolifera. L’Arabia saudita, come il Kuwait, come fornitore di petrolio è fondamentale per la ricorrente strategia, piacevole per i paesi consumatori: far scendere molto in basso i prezzi del petrolio; fu del resto il rifiuto del Kuwait di diminuire la produzione di petrolio a portare alla fine alla guerra del Golfo nel 1991. Riad ha riserve di valuta estera gigantesche e può sopravvivere a prezzi bassi per anni. Tutto si fa, per indebolire i nemici geopolitici (e vediamo l’effetto che i bassi prezzi dal 2014 hanno prodotto sulle economie di Venezuela, Russia e Iran). Una spiegazione dettagliata dei meccanismi è qui.
  10. Per questa stessa ragione. Arabia saudita e petro-monarchi sono nemici del clima. I bassi prezzi degli idrocarburi, il cui uso è la principale causa dei cambiamenti climatici, non incoraggiano le politiche delle fonti alternative e del risparmio energetico, aiutando dunque il caso climatico. Ma non finisce lì: lo stile di vita da ricchi epuloni di re e sceicchi, emiri e sultani,  e della loro corte, i loro investimenti in grandi opere ancora più assurde di quelle che vediamo in Italia, fanno sì che le emissioni pro capite di gas serra dei paesi del Consiglio di cooperazione del Golfo (Ccg) siano fra le più alte al mondo. Naturalmente, quelle delle Yemen sono fra le più basse.

Marinella Correggia
Fonte: sibialiria.org


Vedi anche:
La guerra civile araba di Thierry Meissan
Tra Sacro e Profano. Un'altra storia possibile, su PuntoZero n. 10