Un'autobomba esplode nelle vicinanze del quartier generale di una joint venture tra l'ENI e la National Oil Corporation libica. A poche ore dall'annuncio del ritrovamento del più grande giacimento di gas in Egitto da parte dell'ENI. Rivendicazioni dell'ISIS. Ma anche, manifestazioni a favore di Gheddafi in Libia. A voi la lettura. [Redazione]


ENI SOTTO ATTACCO IN LIBIA

Tripoli, 1 sett – Nella giornata di ieri una autobomba è esplosa nelle vicinanze del quartier generale della Mellitah Oil and Gas company, una joint venture tra la libica National Oil Corporation e l’Eni, a Tripoli.

Secondo quando riporta il quotidiano Libya Herald l’autobomba è esplosa nel quartiere di Dahra causando l’esplosione successiva di altre due vetture parcheggiate e, al contrario delle prime notizie giunte, non ci sarebbero feriti come anche confermato dal portavoce dell’Eni.

L’attentato che cade all’indomani dell’anniversario della presa del potere da parte di Gheddafi è stato rivendicato dall’IS su Twitter che scrive come i suoi “impavidi soldati” abbiano punito “gli apostati”.
Nella giornata di oggi invece l’attacco contro gli impianti di trasformazione di Mellitah, sempre della medesima joint venture a partecipazione Eni, sembra non aver avuto luogo a dispetto delle prime informazioni giunte in mattinata che indicavano l’occupazione dello stesso da parte di un sedicente gruppo armato chiamato “I rivoluzionari dell’area occidentale”.

L’autobomba di Tripoli è esplosa a poche ore dall’annuncio della società di San Donato Milanese della scoperta di un importante giacimento di gas naturale al largo delle coste egiziane che sarà in grado di modificare gli equilibri energetici, e quindi geopolitici, della regione. Sebbene non vi siano elementi per ritenere collegati i due fatti, anzi risulterebbe essere più plausibile un attacco in occasione dell’anniversario dell’ascesa al potere di Gheddafi, non è comunque da escludere che l’IS abbia voluto dare un segnale all’Eni (e all’Italia) soprattutto considerando l’impegno che l’Egitto ha profuso nella lotta contro lo Stato Islamico in Libia.

Ricordiamo che l’Italia, tramite l’Eni che almeno sino alla caduta di Gheddafi era partner preferenziale nella ricerca e produzione di idrocarburi, importa ancora gas (9% del totale) e petrolio (7%) dalla Libia pertanto un eventuale attacco dell’IS agli impianti di distribuzione, produzione e stoccaggio rappresenterebbe un messaggio politico forte da mandare a Roma.

Paolo Mauri

Fonte: ilprimatonazionale.it


LIBIA: MANIFESTAZIONI PRO-GHEDDAFI A BENGASI

Bengasi, 6 ago – Dopo quattro anni dalla caduta e uccisione del colonnello Muammar Gheddafi, tornano a farsi sentire i suoi fedelissimi.

Nei giorni scorsi nel cuore di Bengasi, la città da cui è partita la ribellione contro il governo di Tripoli nel marzo del 2011, hanno manifestato per la prima volta dalla caduta del regime i sostenitori dell’ex leader libico. Secondo l’emittente Al Araiya i manifestanti hanno scandito gli slogan “Muammar, Muammar e Dio” e “Muammar, Libia e Basta” sventolando le bandiere verdi e le foto di Gheddafi. Pare che la manifestazione non sia durata a lungo perchè vi è stato l’intervento di alcuni residenti che hanno reagito con un lancio di sassi e sparando alcuni colpi che non hanno causato vittime.

I manifestanti filo Gheddafi hanno chiesto la scarcerazione del figlio dell’ex raìs, Saif al Islam che è stato condannato a morte per i crimini commessi durante la ribellione scoppiata nel 2011. La sentenza emessa dal tribunale di Tripoli non è stata riconosciuta dal governo di Tobruk, il secondogenito di Gheddafi al momento è detenuto a Zintan da un gruppo di ex ribelli.

Guido Bruno

Fonte: ilprimatonazionale.it


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