In apertura a questo mio editoriale, desidero esprimere ai nostri lettori e abbonati le mie più sentite scuse per l’enorme ritardo col quale questo numero di NEXUS vede finalmente la luce. In considerazione delle enormi difficoltà incontrate (e sulle quali non mi soffermo in questa sede), considero già un successo l’essere riuscito a completarlo.
Desideravo soffermarmi in particolare su un articolo da me realizzato, in realtà il primo di una serie in preparazione, che affronta gli straordinari eventi che da svariati anni si stanno verificando in Valmalenco, una magnifica vallata nella provincia di Sondrio, e che, come avrete modo di leggere in questo e in quelli a seguire, denotano uno scenario assai complesso e ramificato, le cui potenziali e variegate ricadute a quanto pare preoccupano assai più di quanto non appaia i cosiddetti poteri costituiti e le forze armate dei numerosi paesi sotto la loro giurisdizione.
Malauguratamente invece non posso esimermi dallo spendere due parole sui tragici fatti di Genova, col crollo del ponte Morandi (dal nome del suo progettista) avvenuto il 14 agosto e costato svariate decine di vittime innocenti. Paradossalmente, proprio il sottoscritto, con alle spalle anni di articoli di denuncia relativi a complotti internazionali e operazioni false flag attraverso la rivista che avete in mano e numerosi articoli in rete, inizialmente aveva assunto un atteggiamento assai prudente nei confronti di chi, sin dalle prime ore seguenti il fatto, evocava demolizioni controllate della struttura con annessi e connessi. Mai avrei immaginato, evocando l’11 settembre di storica memoria, quanto invece tale analogia appaia appropriata, perlomeno alla luce delle testimonianze e dei fatti emersi nei giorni seguenti. 
Come ha fatto notare l’amico Massimo Mazzucco, così come avvenne al Pentagono con centinaia di telecamere di sorveglianza che avrebbero dovuto riprendere da ogni angolazione possibile il fantomatico “aereo” che l’avrebbe colpito, ma le cui immagini non furono mai divulgate né mostrate al popolo statunitense, anche quelle della Società Autostrade (almeno due, da quanto mi consta) non risultano disponibili a causa di un misterioso “black-out”, una “sconnessione” attribuita a un “fenomeno sismico” prodotto dal crollo (e le immagini degli istanti immediatamente precedenti, invece? Una giustificazione talmente risibile da offendere l’intelligenza del Procuratore Francesco Cozzi, titolare dell’inchiesta). Come si dice, se il buongiorno si vede dal mattino, sappiamo già cosa aspettarci dall’indagine della magistratura... 
L’unico video che riprende parzialmente il crollo, girato da un privato cittadino, mostra due curiosi “flash” luminosi un istante prima del collasso finale della struttura: non appaiono come fulmini, anche se al momento pioveva a dirotto, e qualcuno li ha attribuiti alla linea dell’alta tensione della ferrovia che passava sotto il ponte. E inizialmente anch’io propendevo per quest’ultima apparentemente ragionevole ipotesi. 
Ma quando ho visto un video girato la notte precedente, dove si vede una fervente attività di “manutenzione” sul ponte stesso, sotto la luce di potenti fotoelettriche e una pioggia torrenziale, e quando ho visto le foto di alcuni piloni misteriosamente anneriti o addirittura quella emblematica che mostra un camion miracolosamente salvatosi a pochi metri dal bordo della sezione di ponte crollata, e anche quest’ultima risulta completamente annerita, be’... con tutta la buona volontà e la migliore ragionevolezza, a meno che non si tratti di immagini ritoccate con Photoshop, non posso far altro che accodarmi a coloro che sin da subito attribuivano l’evento a una demolizione controllata, e non a un cedimento strutturale che in effetti, per quanto non sia certo un ingegnere, a mio avviso avrebbe dovuto avere modalità assai diverse, quanto meno nella sua progressione. Aggiungiamoci la voce secondo cui il 7 agosto la Atlantia Spa dei Benetton avrebbe ceduto la concessione di Autostrade per l’Italia alla AXA, una compagnia di assicurazioni francese: se risultasse vera e confermata, le analogie con l’11 settembre sarebbero ancora più stringenti, con la storia di “Lucky” Larry Silverstein, il suo acquisto delle Twin Towers e l’immediata stipula di una polizza assicurativa contro attentati terroristici, culminata col pagamento di un cospicuo risarcimento (se non ricordo male addirittura il doppio, in quanto riuscì a far passare la tesi che le due torri furono colpite da due eventi terroristici separati...). Insomma, non mancano certo gli elementi su cui indagare, ma mi domando se ci sarà una autentica, onesta volontà di farlo da parte delle persone e degli enti deputati.