Un religioso di primo piano saudita ha lanciato una fatwa (ordinanza religiosa islamica) che promuove lo stupro di gruppo delle donne siriane. Esprimendo frustrazione per il fatto che i “guerrieri dell’Islam” che combattono in Siria possano essere troppo stanchi a causa della mancanza di piacere sessuale, il leader religioso ha decretato la possibilità di contrarre “matrimoni a fini sessuali” della durata di poche ore.
Muhammed al-Arifi, che è una figura di spicco dello jihadismo religioso, ha detto chiaramente che il suo decreto promuove lo stupro di gruppo di donne e ragazze siriane. Egli ha specificato che i “matrimoni a fini sessuali” durano solo poche ore “in modo da garantire ad ogni miliziano il proprio turno”. In merito alle caratteristiche della candidata per questo tipo di ‘sposalizio’, il religioso approva qualsiasi ragazza o donna dai 14 anni in su, purché nubile o divorziata. Sì, avete letto bene. Qualsiasi ragazza sopra i 14 anni.
Muhammed al-Arifi è stato duramente criticato in passato per aver giustificato la violenza contro le donne. Poche settimane fa, gli è stato negato l’ingresso in Svizzera, dove avrebbe dovuto partecipare al Concilio Centrale Islamico Svizzero.
È da almeno un anno che l’Arabia Saudita influenza e finanzia la rivoluzione siriana, ma questa fatwa per la prima volta propone esplicitamente lo stupro come strumento di guerra all’interno della strategia militare dell’opposizione [al governo di Assad, ndr]. Fino al 2 Aprile del 2012, Arabia Saudita e Qatar hanno regolarmente stipendiato le forze siriane che combattono contro il presidente Bashar al-Assad ed il suo esercito. L’Arabia Saudita ha anche venduto armi, inclusi missili anti-aerei portatili, all’Esercito Libero Siriano.
La fatwa che promuove lo stupro di gruppo di ragazze e donne siriane giunge proprio mentre si intensificano la rabbia e le proteste di strada contro analoghe violenze sessuali a danno delle donne indiane. Di recente in India una donna è morta, dopo esser stata picchiata e stuprata da un gruppo di persone su un autobus. Un’altra vittima di violenza sessuale di gruppo – questa volta adolescente – che aveva addirittura ricevuto pressioni da parte della polizia indiana affinché sposasse uno dei suoi aggressori, si è suicidata in questi giorni.

Traduzione e adattamento di Jacopo Castellini per nexusedizioni.it

Fonte in lingua originale: salon.com

di Nexus Edizioni - 3 gennaio 2013.