L’autocoscienza è il primo passo sul cammino della libertà, eppure non basta, perché l’uomo potrebbe non volerla. Ammaestrando il giovane ricco che gli chiese cosa doveva fare per ottenere la vita eterna, il Cristo rispose: “vendi tutte le tue ricchezze e dalle ai poveri, poi vieni da me”, lasciando a costui la libera scelta di restare nel mondo irreale (si chiami pure samsara, Matrix o Sistema) o di venirne fuori. Pertanto dapprima lo istruì, donandogli la conoscenza di ciò che poteva fare, dischiudendo in tal modo la sua coscienza ma lasciando alla volontà del giovane la determinazione di farlo o meno. Volontà che in tal caso risultò in una tacita e triste negazione.    

       Il concetto di libertà, e vanno incluse in esso la contingenza e la conflittualità implicate nella messa in atto della libertà (ossia nella liberazione), si addice ai soli umani. Gli altri esseri di Natura conoscono la sola necessità: l’esatto contrario della libertà. Dovendo ubbidire ai dettami atavici di Madre natura, il resto delle creature non ha alcuna possibilità di libertà; appunto perché non avendo un io nel pensiero non hanno nemmeno l’idea della libertà, come dice Hegel, si può dire che essi sono soltanto natura. Piante e animali sono condannati al ciclo embriogenetico, non possono evolvere fuori dalle disposizioni genetiche della specie a cui appartengono, indi: non possono decidere il loro destino. Hanno corpi materiali e vitali e anime sensienti-istintive ed emozionali, ma, non disponendo di un’anima razionale adatta ad accogliere l’io individuale, non sono persona. 

       Eppure oltre la “persona” Ouspensky prospettava la possibilità di un’ulteriore evoluzione per alcuni uomini: la cristallizzazione di un’anima cosciente; ma a condizione che essi compissero un arduo e persistente lavorio interiore con cui risvegliare l’autocoscienza. La sua tesi, del resto affascinante, rientra a grandi linee nella teoria dell’evoluzione epigenetica, ossia di una evoluzione “sopra” ciò che già è stato completato secondo Natura. Infatti i minerali, le piante e gli animali sono perfetti, come del resto lo è il corpo umano, ma l’uomo nella sua interiorità è tuttora incompiuto, inconosciuto, perciò egli è perfettibile, ossia passibile di perfezione, e però al di fuori della zona dominata dalla Natura; vale a dire che il perfezionamento è per lui possibile solo nell’enclave spirituale della Sopra-natura: nell’anima cosciente. La prova lampante della sua potenziale perfettibilità si riscontra nel primo gesto che lui osò “contro natura”: nella costruzione della società. Situandosi nel recinto culturale delle primitive palafitte l’uomo arcaico trovò riparo per poter pensare oltre alle sue necessità naturali, cimentandosi nelle rudimentali forme di religione, arte e scienza. Sicché per trascendere l’antica condizione di totale asservimento alla Natura e diventare l’homo sapiens che è “possibilitato” ad essere, l’uomo è debitore anche alla società. Tuttavia nella sua psiche, contrarie al Principio dell’io che lotta per la libertà, sostano delle forze regressive che non intendono lasciarlo andare. Anzi, pur correndo il rischio di farlo scomparire dall’elenco ecologico, l’“intelligenza” della Natura vorrebbe restituirlo alla condizione pregressa; vorrebbe insomma riportarlo alla condizione di animalità dove impera l’anima della specie, il surrogato collettivo dell’io, mentre dall’altro canto un Sistema sociale sprovvisto di scrupoli ed esente di valori pretende di robotizzarlo, convertirlo in un cyborg. Per cui le due dinamiche si coalizzano nel comune intento di usurpare l’uomo della sua coscienza, di far tacere in lui il richiamo alla libertà.


Fonte: estratto dall'8° capitolo di Bu-do esoterico. La dimensione interiore delle Arti Marziali Orientali (Nexus Edizioni, 2018).


IL LIBRO
Quest’opera, unica nel suo genere, riempie il senso di vuoto che accomuna i molti amanti delle Arti Marziali, poiché svela il messaggio originario che i saggi orientali hanno lasciato a noi cittadini della globalizzazione: il Bu-do 武道, la Via alternativa all’incalzante processo di disumanizzazione in corso. Tale messaggio è volutamente travisato dal Sistema consumistico, per cui la stragrande maggioranza dei praticanti - esperti compresi - non ne è a conoscenza. 
L’arte del Bu-do affonda le sue radici nelle filosofie orientali del taoismo e del buddhismo. La sua pratica inizia dal corpo (wai-kong: lavoro esterno) per poi equilibrare e potenziare la mente (nei-kong: lavoro interno) cosicché, agendo insieme, essi possano ridestare nell’umano la percezione del divino (shen-kong: lavoro spirituale). 
L’uomo d’oggi, costretto ad una lotta impari contro materialismo e scientismo dilaganti, troverà giovamento nel rimettersi in marcia sulla strada meno battuta, l’ormai dimenticata Via interiore. 
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L'AUTORE 
Roberto Daniel Villalba nasce a Buenos Aires nel 1950. Iniziato alla pratica dello yoga e delle arti marziali a 15 anni, nel 1969 ottiene la cintura nera 1° Dan di Judo. Nel 1971 raggiunge il 1° Dan di
Taekwon-Do. Ha iniziato ad insegnare Judo e TKD nel prestigioso Istituto Vecchio di Mar del Plata nel 1970. Nel 1974 viaggia negli USA per perfezionarsi nel Tang Su Do, stile di karate coreano, che nel 1977 introduce in Italia. Nel 1984 è promosso 1° Dan di Kendo. Nel 2009 gli viene conferito onorificamente l’8° Dan di TSD. Laureato in Filosofia Classica presso la Pontificia Università Lateranense, specializzato in Orientalismo e in Scienza delle Religioni, ha inoltre compiuto studi di Antropologia Archeologica presso l’Università Nazionale di Mar del Plata. Con la casa editrice Edizioni Mediterranee ha pubblicato due libri sul Tang Su Do (1991 e 1994).