Eravamo ancora ragazzi quando ci colpì la citazione del hanshi Hideo Tsuchiya, incipit del presente capitolo [*]. Adesso, a distanza di oltre mezzo secolo, realizziamo che all’epoca in cui l’articolo è comparso (1966) egli nutriva una viva attenzione per le intuizioni del letterato Yukio Mishima, [nella foto sopra, ndr] un altro personaggio straordinario, già kendo-ka 5° Dan nonché praticante di Karate-do. A nostro parere l’interesse di Tsuchiya è stato stimolato dall’incisività di un brano con cui il tormentato scrittore si consegna apertamente ai suoi lettori: 

“Quando dico «io» sento che questo «io» non mi appartiene con esattezza… Mentre meditavo su che cosa fosse un simile «io», non potei non riconoscere che, in realtà, esso coincideva con lo spazio fisico da me occupato. Ciò che stavo cercando era un linguaggio del corpo”. 

La scoperta di Mishima coincide sostanzialmente con la dichiarazione di Steiner riportata qualche pagina addietro: 

“La coscienza dell’io si forma dunque mediante l’organizzazione corporea”.

E anche se lo scrittore nipponico non riesce ancora a realizzare che l’io viaggia, per così dire, dentro il pensiero, egli sa – perché lo sente – che il suo io coincide con lo spazio fisico-sensibile occupato dal suo corpo. In altre parole, corroborando la succitata affermazione di Steiner, Mishima riconosce di aver preso coscienza di sé attraverso la percezione corporea; ciò sta a suggerire che la prima coscienza di sé è in realtà un cenno, un muto mormorio della corporeità, la rudimentale e limpida manifestazione di un io intrappolato nella carne, un’entità che vuole auto-rivelarsi: dire a se stessa che c’è.

Dalla sua Tsuchiya sostiene che una semiotica del Bu-do possa decifrare l’idioma criptico della propria concretezza corporale, svelare il volto inespresso dell’io in essa giacente e interpretare i suoi segnali balbettanti. Il Karate-do è per Tsuchiya uno strumento di auto-conoscenza. 

Se Mishima fosse vissuto più a lungo probabilmente avrebbe realizzato che l’io profondo con cui l’esperienza del Bu-do lo mise alle prese, era il medesimo io che c’è dietro al pensiero, alla volontà e al sentimento; che i tentennanti impatti di “presentazione” fra lui (la persona, il falso sé) ed il suo vero io, suscitati dalla percettività corporea, erano solo l’inizio di un itinerante e promettente dialogo identitario. Ma Mishima dovette inizialmente ammaestrare il suo corpo che, reinterpretando Tsuchiya, per taluni risulta essere la culla del vero io, per altri invece un sepolcro. 

La Via per “fermare il conflitto” è sicuramente incantante, affascinante, eppure come in tutte le vie iniziatiche che conducono alla scoperta del vero sé, nel Bu-do esoterico si può iniziare solo alla condizione del coraggio, il coraggio di osare. Sicché la condizione sine qua non per intraprendere la Via è la genuinità e l’intensità con cui ci si pone la domanda: “ma io, chi sono?”. Se la domanda è sincera – e la sincerità richiede coraggio! – la Via da noi cercata apparirà come per incanto…  


Nota di Redazione – [*] Cfr op. cit., cap. VIII, pag. 287


Fonte: estratto dall'8° capitolo di Bu-do esoterico. La dimensione interiore delle Arti Marziali Orientali (Nexus Edizioni, 2018).


IL LIBRO
Quest’opera, unica nel suo genere, riempie il senso di vuoto che accomuna i molti amanti delle Arti Marziali, poiché svela il messaggio originario che i saggi orientali hanno lasciato a noi cittadini della globalizzazione: il Bu-do 武道, la Via alternativa all’incalzante processo di disumanizzazione in corso. Tale messaggio è volutamente travisato dal Sistema consumistico, per cui la stragrande maggioranza dei praticanti - esperti compresi - non ne è a conoscenza. 
L’arte del Bu-do affonda le sue radici nelle filosofie orientali del taoismo e del buddhismo. La sua pratica inizia dal corpo (wai-kong: lavoro esterno) per poi equilibrare e potenziare la mente (nei-kong: lavoro interno) cosicché, agendo insieme, essi possano ridestare nell’umano la percezione del divino (shen-kong: lavoro spirituale). 
L’uomo d’oggi, costretto ad una lotta impari contro materialismo e scientismo dilaganti, troverà giovamento nel rimettersi in marcia sulla strada meno battuta, l’ormai dimenticata Via interiore. 
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L'AUTORE 
Roberto Daniel Villalba nasce a Buenos Aires nel 1950. Iniziato alla pratica dello yoga e delle arti marziali a 15 anni, nel 1969 ottiene la cintura nera 1° Dan di Judo. Nel 1971 raggiunge il 1° Dan di
Taekwon-Do. Ha iniziato ad insegnare Judo e TKD nel prestigioso Istituto Vecchio di Mar del Plata nel 1970. Nel 1974 viaggia negli USA per perfezionarsi nel Tang Su Do, stile di karate coreano, che nel 1977 introduce in Italia. Nel 1984 è promosso 1° Dan di Kendo. Nel 2009 gli viene conferito onorificamente l’8° Dan di TSD. Laureato in Filosofia Classica presso la Pontificia Università Lateranense, specializzato in Orientalismo e in Scienza delle Religioni, ha inoltre compiuto studi di Antropologia Archeologica presso l’Università Nazionale di Mar del Plata. Con la casa editrice Edizioni Mediterranee ha pubblicato due libri sul Tang Su Do (1991 e 1994).