… La nostra intelligenza riesce a malapena a concepire il punto o “istante” metafisico da dove nascono simultaneamente l’alterità fondamentale, ossia il mondo (lo yin), l’ego (lo yang) e la conoscenza (la forza mediatrice). Questo invero è l’origine della realtà, o senz’altro della nostra umana realtà. Dunque l’uomo esiste per conoscere, sviluppare con esso il suo essere e decifrare l’enigma procuratogli dalla dualità io-mondo. Sicché l’elementare conoscenza-coscienza che alimenta l’ego nasce dal riflesso con l’esterno: dal mondo naturale e dal mondo sociale da cui è attorniato e che egli vede e tocca, chiama e pensa; di conseguenza l’uomo ordinario, non vedendo se stesso dall’interno di se stesso, consente che ogni attrattiva esteriore ne incanti l’io sognante e prenda le redini della sua anima. Dopotutto l’ego formatosi sulla base dell’io riflesso (che non è altro che l’io empirico di Kant) è un’entità interposta, subentrante all’effettivo nucleo funzionale di coscienza che relaziona i pensieri con le cose; perché, sebbene sostenuto interiormente dal Principio o seme spirituale dell’io, esso nasce in simbiosi con il mondo fisico-sensibile e con la compagine sociale. Da una parte esso è un costrutto culturale sovrapposto alla condizione biologica, come ha dimostrato G. H. Mead, e dall’altra un labile e perciò inaffidabile surrogato del vero Io. L’io egoico è in realtà un impostore bamboccio tenuto in piedi dai capricci alienanti di due dominatori: Natura e società, spesso fra loro contrastanti. Ma oltre all’ego c’è il Principio dell’io vero, situato nell’intimo del pensiero: esso è “il testimone”, “l’interno reggitore” di cui raccontano gli Upanishad, l’Io trascendentale congetturato da Kant. Io che esige d’essere risvegliato per svincolarsi dal potere ipnotico delle “due dominazioni”. Cosa che, per assurdo, tocca proprio all’ego fare: annullandosi. 

       Il comune concetto di libertà non riesce ad esprimere la realtà della vera Libertà; ne è solo il riflesso deformante (la falsa libertà) di una idea vivente che l’ego, annullandosi per dar luogo all’Io vero, potrà portare a felice compimento. Abbiamo appositamente scritto “potrà” e non “dovrà” perché non si può obbligare alcun uomo ad abolirlo, a redimersi dal proprio ego. E siccome l’obbligo e la costrizione (anche nella più sottile fattispecie di “necessità”) sono l’esatto opposto della libertà, va capito che non si può costringere ad essere liberi. Ciò comporterebbe una plateale contraddizione! Per lo stesso motivo, la libertà di fare la cosa giusta o “morale” non è un destino né un dovere; essa non ammette obblighi né “imperativi”, checché ne dica diversamente un Kant. Giacché soltanto se egli, l’uomo, riuscirà a far sbocciare la sua insita consapevolezza, ossia se per propria iniziativa riuscirà ad innalzarsi fino ad un appropriato livello di auto-coscienza, solo allora potrà volere la libertà, cosa che non deve fare per necessità...


Fonte: estratto dall'8° capitolo di Bu-do esoterico. La dimensione interiore delle Arti Marziali Orientali (Nexus Edizioni, 2018).


IL LIBRO
Quest’opera, unica nel suo genere, riempie il senso di vuoto che accomuna i molti amanti delle Arti Marziali, poiché svela il messaggio originario che i saggi orientali hanno lasciato a noi cittadini della globalizzazione: il Bu-do 武道, la Via alternativa all’incalzante processo di disumanizzazione in corso. Tale messaggio è volutamente travisato dal Sistema consumistico, per cui la stragrande maggioranza dei praticanti - esperti compresi - non ne è a conoscenza. 
L’arte del Bu-do affonda le sue radici nelle filosofie orientali del taoismo e del buddhismo. La sua pratica inizia dal corpo (wai-kong: lavoro esterno) per poi equilibrare e potenziare la mente (nei-kong: lavoro interno) cosicché, agendo insieme, essi possano ridestare nell’umano la percezione del divino (shen-kong: lavoro spirituale). 
L’uomo d’oggi, costretto ad una lotta impari contro materialismo e scientismo dilaganti, troverà giovamento nel rimettersi in marcia sulla strada meno battuta, l’ormai dimenticata Via interiore. 
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L'AUTORE 
Roberto Daniel Villalba nasce a Buenos Aires nel 1950. Iniziato alla pratica dello yoga e delle arti marziali a 15 anni, nel 1969 ottiene la cintura nera 1° Dan di Judo. Nel 1971 raggiunge il 1° Dan di
Taekwon-Do. Ha iniziato ad insegnare Judo e TKD nel prestigioso Istituto Vecchio di Mar del Plata nel 1970. Nel 1974 viaggia negli USA per perfezionarsi nel Tang Su Do, stile di karate coreano, che nel 1977 introduce in Italia. Nel 1984 è promosso 1° Dan di Kendo. Nel 2009 gli viene conferito onorificamente l’8° Dan di TSD. Laureato in Filosofia Classica presso la Pontificia Università Lateranense, specializzato in Orientalismo e in Scienza delle Religioni, ha inoltre compiuto studi di Antropologia Archeologica presso l’Università Nazionale di Mar del Plata. Con la casa editrice Edizioni Mediterranee ha pubblicato due libri sul Tang Su Do (1991 e 1994).

Al tema della libertà, individuale e collettiva, è stato dedicato molto spazio sull'ultimo numero di PUNTOZERO:


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