La scena dell’adorazione di Magi e pastori scolpita sul sarcofago paleocristiano di Boville Ernica (Fr), rinvenuto nel 1941 e datato 330-350 d.C., è in realtà l’allegoria di una mappa astronomica che riproduce il cielo della notte in cui nacque (o meglio fu concepito) Gesù. Come dimostrato,1 infatti, ogni personaggio della scena ha delle particolari deformità, sproporzioni e/o parti mancanti e alcuni fori di dimensioni e posizioni non giustificabili con la tecnica scultorea (fig. 1a); tali anomalie trovano una precisa corrispondenza con le mappe del cielo e la posizione dei pianeti nella mezzanotte tra 19 e 20 marzo (entrata dell’equinozio di primavera) dell’anno -1 astronomico ovvero -2 civile (fig. 1b). Questa è la data della vera Annunciazione:2 il  25 marzo, invece (proprio come il 24-25 dicembre per il Natale o il 24 giugno per la ricorrenza di san Giovanni Battista), sarebbe solo una data di festeggiamento popolare a conclusione dei passaggi e dei riti equinoziali e solstiziali.

Fig. 1 – (in alto) scena dell’Adorazione sul sarcofago di Boville Ernica;
(in basso) mappa del cielo nella mezzanotte tra 19 e 20 marzo del -1 a.C. astronomico.

Abbiamo altresì dimostrato, attraverso le verifiche con i software astronomici e la mappa individuata sul suddetto sarcofago (fig. 1b), che la posizione dei pianeti del Sacro Settenario1 ha composto, in quella mezzanotte, proprio come riportato nei Vangeli, “la stella del re dei Giudei” (Mt 2,2) ovvero la Stella di Davide. Tale simbolo, nel linguaggio astronomico e astrologico dell’epoca, è un doppio trigono (triangolo) inverso: una figura che i pianeti disegnano nel cerchio dei dodici segni dello zodiaco quando si dispongono a coppie a circa 120° tra loro (fig. 2).
La Stella di Davide era il segno atteso, nella mezzanotte di un equinozio di primavera, per l’avvento del Messia. Ma, in quella notte, fu completato dal “miracoloso” apparire di una meteora, che, nella costellazione del Cancro, esplose al momento e al punto giusto per chiudere il segno generando peraltro un grande bagliore (fig. 2).

Fig. 2 – Stella di Davide disegnatasi nella data del concepimento di Gesù,
con l’ausilio della meteora passata alla storia come “stella cometa”.

La meteora viene rappresentata nella scena sul sarcofago dall’astro con raggi e trafori, iscritto in un cerchio e posto sulla capanna (fig. 1a). Le sue grandi dimensioni rispetto agli altri fori sulla mappa che indicano stelle e pianeti, dimostra che si trattò davvero di un’esplosione e di un bagliore di grandi dimensioni, proprio come riportato in diverse narrazioni dagli antichi padri della Chiesa: «Una stella, più fulgente delle altre, attira l’attenzione dei Magi […] un segno tanto grande.»1
In sintesi, questa teoria decifrativa sulla stella dei Magi trova conferma, al momento, su 4 livelli:
- testuale: nei Vangeli, sia canonici che apocrifi, si narra che i Magi videro disegnarsi la stella del re dei Giudei ovvero la Stella di Davide;
- simbologico: nella simbologia sacra giudaico-cristiana spiccano la Stella di Davide, il Sigillo messianico della Chiesa di Gerusalemme, l’esagramma templare col Sator, etc., tutti simboli a quanto pare equivalenti fra loro;
- astronomico: i software ci dicono che la Stella di Davide si è disegnata in quella mezzanotte e ci fanno scoprire che bue, asinello, mangiatoia, etc. sono in realtà nomi di elementi astronomici già noti da almeno il IV secolo a.C.;2
- archeo-astronomico: l’individuazione della mappa sul sarcofago di Boville Ernica corrisponde al segno, la Stella di Davide, individuato con le verifiche astronomiche.
I calcoli effettuati con i software astronomici ci dicono inoltre che nella mezzanotte del concepimento di Gesù era già atteso un doppio trigono, seppur non simmetrico3 e anche la Luna piena. Poiché era la mezzanotte di entrata dell’equinozio di primavera, ciò significa che in quell’anno quel momento corrispondeva anche con l’entrata della Pasqua ebraica: ciò rendeva quella mezzanotte davvero speciale per la tradizione giudaica.
Se non si tiene conto dell’apparizione della meteora, ci si accorge che gli altri tre pianeti coinvolti nel segno della Stella di Davide in quella mezzanotte disegnarono in realtà una Croce Latina (fig. 3a). Gesù, a sua volta, come scrivono i Vangeli, morirà in un giorno di Pasqua ebraica, a 33 anni secondo la tradizione, data che abbiamo astronomicamente identificato col 3 aprile del 33. In questa data, non solo c’è naturalmente Luna piena (infatti è giorno di Pasqua ebraica) ma in cielo si ripresenta ancora una volta una Croce latina (fig. 3b).

Fig. 3 – (a) quadro astrale alla nascita di Gesù; (b) quadro astrale alla morte di Gesù

In sintesi, possiamo qui ulteriormente precisare che Gesù sembrerebbe essere nato (il concepimento era la vera nascita secondo la teologia) e morto in un giorno di Pasqua ebraica e, in entrambe le occasioni, i pianeti componevano un medesimo segno: una Croce latina. Questo spiegherebbe l’importanza che tale segno assumerà poi nella tradizione cristiana e anche l’importanza stessa della figura di Gesù secondo quell’antica astronomia sacerdotale.

Le verifiche astronomiche, cui corrispondono per posizione e dimensione i fori sulla mappa del sarcofago, riportano che alla mezzanotte del concepimento di Gesù, oltre alla grande meteora evidente sulla capanna (allegoria della costellazione del Cancro), vi erano 2 pianeti nella costellazione dei Pesci (Sole e Mercurio), 3 nella costellazione del Toro (Venere, Marte e Saturno) e 1 nella costellazione della Vergine (Luna). La meteora e la Luna sono i soli astri presenti in quel momento nelle rispettive costellazioni. Ciò rende evidente che sono loro a fare trigono (cioè a chiudere i triangoli) per comporre il disegno della Stella di Davide. Per quanto concerne invece i 2 pianeti in Pesci e i 3 in Toro, l’autore di quella scena di Adorazione sembra prodigarsi per indicare quale dei pianeti abbia fatto trigono: pone infatti il foro corrispondente a Mercurio in Pesci in un triangolo tracciato dall’ala e dal mantello dell’angelo (fig. 4a); e Saturno in Toro in un triangolo scolpito che unisce pollice e indice del pastorello sul toro (fig. 4b).

Fig. 4 – (a) triangolo ala-mantello dell’angelo; (b) triangolo tra pollice e indice del pastorello sul toro

Sappiamo che il segno per l’avvento del Messia (la Stella di Davide) era atteso e quindi noto, e con esso anche l’ora e il giorno in cui doveva disegnarsi, nonché le costellazioni coinvolte. Dalle sagome dei personaggi della scena si risale alle costellazioni che esse rappresentano e, da qui, all’identità dei fori corrispondenti alle loro stelle principali. Per esclusione, si deduce che i fori rimanenti (parliamo sempre di quelli non giustificabili con la tecnica scultorea) corrispondono ai pianeti che quella notte erano presenti nelle suddette costellazioni. Assodato tutto ciò, l’ulteriore domanda che ora ci poniamo è la seguente: se non avessimo individuato, in precedenti ricerche e con i moderni software astronomici,1 i pianeti coinvolti nel segno (e da essi l’anno), come avremmo potuto identificarli solamente attraverso quei fori? In altri termini, è possibile che l’autore abbia riportato nella scena anche delle indicazioni per risalire all’identità di quei fori, ovvero ai nomi dei pianeti a cui corrispondono?
1) La meteora esplosa è rappresentata in modo inequivocabile, sia per le fattezze (raggi e forellini) che per le grandi dimensioni rispetto ai fori corrispondenti ai pianeti.
2) Anche la Luna in Vergine, come abbiamo visto,2 è facilmente identificabile: è l’unico pianeta che può essere visto come riflesso, che ci illumina (perciò detto luminare assieme al Sole) di luce riflessa e, in quella mezzanotte, c’era Luna piena (fig. 5b). Ebbene, l’autore scolpisce una Vergine che riflette, crea un riflesso corrispondente alla posizione della Luna e lo crea grande e a tutto tondo, cioè come Luna piena (fig. 5a).

Fig. 5 – (a) ombra circolare sul braccio sinistro della Vergine;
(b) posizione della Luna in quella mezzanotte secondo la ricostruzione dei software astronomici.

Nella costellazione dei Pesci, che l’autore rappresenta con la figura dell’angelo, abbiamo in quella notte Sole e Mercurio, cui corrispondono due fori: uno grande all’altezza del collo (fig. 1a) e uno piccolo al vertice tra ala e mantello (figg. 1a e 4a).
3) Ogni Era prende il nome dalla costellazione dello zodiaco in cui il Sole sorge all’entrata dell’equinozio di primavera. Il segno era atteso proprio in una mezzanotte di entrata dell’equinozio di primavera. E poiché eravamo all’epoca (e siamo ancora) nell’Era dei Pesci, è noto che il Sole in quel momento era in Pesci. Assodato ciò, è altrettanto noto che il Sole è l’astro più grande di tutti. Da ciò si deduce che, tra quei due fori, il più grande non può che corrispondere al Sole. Ma come fa l’autore (se lo fa) ad indicare che l’altro piccolo foro corrisponde a Mercurio?
4) Nella mitologia greca Mercurio (Hermes per i romani) è il messaggero degli dei. Messaggero in greco si dice anghéllos ovvero angelo. E l’autore sceglie di rappresentare la costellazione su cui pone il foro corrispondente a Mercurio proprio con l’angelo.
A questo punto, restano i tre pianeti attorno al bue (costellazione del Toro): Venere, Marte e Saturno.
5) I miti greci narrano che Afrodite (Venere per i romani) o Dioniso (Bacco) donò ad Arianna una corona d’oro forgiata da Efesto (Vulcano) che, scagliata in cielo, formò la costellazione della Corona Boreale: «quella Corona, che Dionisio vi collocò [in cielo] ad essere segno della scomparsa Arianna.»1 Secondo un’altra versione, però, si narra che in origine quella corona Vulcano l’avesse forgiata proprio per Venere, sua consorte: «Afrodite era moglie di Efesto.»2 Tant’è che Omero chiama Venere anche «bella corona».3 Potremmo dunque dire che “la Corona Boreale è la corona di Venere”. Ebbene, il foro della corona in questa scena corrisponde proprio, secondo le verifiche astronomiche, al pianeta Venere.
In effetti, perché l’autore avrebbe dovuto stravolgere la mappa astronomica della scena ponendo la Corona Boreale in un’altra zona del cielo, cioè in mano a Perseo (costellazione corrispondente al terzo Magio)? Poiché le teche dei Magi non sono oggetti presenti nelle costellazioni che essi rappresentano, avevo ipotizzato4 che lo avesse fatto per la volontà di inserire nella scena tutti oggetti astronomici; e anche perché il cerchio della corona poteva richiamare il tondo dello scudo di Perseo. In effetti, però, posizionare la Corona Boreale in quel punto della mappa rappresenta un errore dal punto di vista astronomico. Perché allora commettere quell’errore? Peraltro nei Vangeli si parla di scrigni (Mt 2,11) e infatti nelle mani degli altri due Magi l’autore scolpisce delle teche. Avrebbe dunque potuto scolpire, anche in questo caso e senza “dare nell’occhio”, una terza teca analoga alle prime due, apponendogli semplicemente un grosso foro in corrispondenza del pianeta in questione (come peraltro fa sul braccio del primo Magio, fra collo e capelli degli altri due Magi, in piena pancia dello stesso Magio, etc.). Tutto ciò sembra dimostrare la chiara intenzionalità di identificare in quel foro il pianeta Venere.
6) Marte (Ares per i greci) è il dio della guerra, da cui marziale. Nella tradizione greca e romana, all’epoca, al di là delle dovute differenze peculiari (anche per quanto concerne la raffigurazione delle divinità), i capelli lunghi erano considerati segno di arretratezza (barbari), quelli rasati segno di servitù materiale (schiavi) o spirituale (frati), quelli corti segno di nobiltà e marzialità: basti guardare le statue di Giulio Cesare, di Ottaviano Augusto, etc. La carriera marziale (o militare) e politica erano, in effetti, tra loro collegate.
Tra gli dèi, proprio «Marte e Mercurio hanno i capelli arricciati e corti».5 E Marte, se nelle rappresentazioni più antiche (VII sec. a.C.) è raffigurato con barba, armatura ed elmo, poi, con l’avvento dell’ellenismo (334-31 a.C. ca.), viene raffigurato con fattezze più ingentilite: giovane, imberbe, nudo e dalla chioma corta e ricciuta (fig. 6a). In questa scena, il pianeta Mercurio è già stato identificato con l’angelo in Pesci e l’unico personaggio che l’autore raffigura “marziale”, coi capelli corti e mossi, è il pastorello sul toro (fig. 6b). Ebbene, il foro nel suo orecchio corrisponde, secondo le verifiche astronomiche, proprio alla grandezza e alla posizione in quella notte del pianeta Marte.

Fig. 6 – (a) testa del pastorello sul sarcofago; (b) testa della statua di Ares, 200 a.C. –

Museo Nazionale di Roma

Anche in questo caso, che necessità aveva l’autore di scolpire solamente questo personaggio con i capelli corti? Poteva benissimo usare la stessa lunghezza di tutti gli altri personaggi e apporre il foro corrispondente al pianeta all’altezza del collo o sotto i capelli (come nell’angelo o nei primi due Magi). Ciò sembra dimostrare, ancora una volta, l’intenzione dell’autore di identificare il foro con un preciso pianeta: in questo caso Marte.
7) Saturno è il dio romano dell’agricoltura, associato al dio greco Cronos. «Si rappresentava Saturno armato di falce e roncola»1 o «falcetto»,2  che diviene il suo tratto peculiare e “simbolo” astronomico (fig. 7a). Il pastorello sul toro sembra indicare la meteora, ma, in realtà, a differenza del re Magio dietro di lui, pone la mano in modo evidentemente innaturale: (a) ha il pollice sollevato e un triangolo fra indice e pollice (fig. 7b); e ciò serve, come abbiamo dimostrato,3 ad indicare che quello è il foro/pianeta – fra i tre presenti in quella notte nella costellazione del Toro – che fa trigono con la Luna; (b) non ha però solo l’indice steso a indicare la stella, come il Magio dietro di lui, ha anche stese tutte le altre dita (fig. 7b). Una mano a squadro? Per indicare che quello è il pianeta che ha fatto “quadrare” il segno?4 In tal caso, in effetti, si sarebbe trattato di una pura metafora peraltro inutile perché il triangolo è già l’indicazione completa: quel foro corrisponde al pianeta che ha fatto trigono e che quindi “fa quadrare il segno”; (c) a questo punto, notiamo che la mano sembra posta nel gesto di fendere e che l’intero arto è disegnato in modo innaturale: non ha braccio ma solo avambraccio e quest’ultimo è evidentemente curvo (fig. 7b). Il fendente è, in ambito marziale, un colpo di sciabola portato dall’alto verso il basso con il pugno in terza (ovvero col pollice verso l’alto e dorso della mano verso l’esterno). Inoltre, vi sono molte varianti di forma di roncole o falcetti, alcune anche molto simili alla sagoma che avambraccio, mano e pollice del pastorello disegnano (fig. 7c). È possibile, dunque, che quella strana sagoma indichi il falcetto simbolo di Saturno? Di certo, il foro tra indice e pollice, secondo le verifiche astronomiche, corrisponde proprio al pianeta Saturno.

L’identificazione di quest’ultimo punto, probabilmente, va ancora perfezionata. Ad ogni modo, questa nuova ricerca sembra aggiungere alla nostra decifrazione della stella dei Magi e del sarcofago di Boville Ernica, già strutturata su 4 livelli tutti intrecciati e coerenti fra loro (testuale, simbologico, astronomico e archeoastronomico), un quinto livello: quello mitologico che identifica la corrispondenza tra fori e pianeti.

Articolo pubblicato originariamente su Nexus New Times n. 109


Teodoro Brescia è autore di Olos o Logos. Il tempo della scelta, Il segno del Messia. L'enigma svelato e La stella dei Magi e il sarcofago decifrato.


L'autore sarà relatore all'evento Segreti nel Cielo Eresie sulla Terra, con Piero Ragone, Roberto Bauval, Sandro Zicari e Mauro Biglino: