A giudicare da alcuni titoli dei principali quotidiani generalisti della scorsa settimana, la narrativa globalista è davvero sull’orlo di una crisi di nervi:
“Djokovic e la bandierina dei no vax agli Australian Open”; “Djokovic all’Australian Open senza vaccino: la sconfitta più brutta, perché le eccezioni oggi sono intollerabili”; “La furbata del No vax Djokovic per giocare agli Australian Open: «In campo con l’esenzione medica»”; “L’esenzione al no vax Djokovic fa infuriare il mondo dello sport”; “Quel pasticcio brutto dell'esenzione dal vaccino per Djokovic agli Australian Open” e via dicendo...
La prima e più surreale considerazione che mi viene in mente riguarda il classico nomen omen, “un nome, un destino”: Novak (Novax) Djokovic (Djocovid). Qualcuno ha giustamente notato che se agli Australian Open lui giocasse in doppio, senz’altro gli capiterebbero in sorteggio i gemelli statunitensi Hunter e Yates Johnson (Johnson&Johnson). 
La seconda considerazione riguarda i fiumi di veleno che il mainstream ha riversato sul tennista serbo, attualmente numero uno al mondo che, qualora si aggiudicasse il torneo, numeri alla mano diventerebbe il più grande di sempre col record assoluto di vittorie al grande Slam (21). Quindi, secondo i benpensanti, la colpa sarebbe sua, per aver richiesto un’esenzione medica. Non degli organizzatori che l’avrebbero accolta, non si sa bene in base a quali motivazioni. Motivazioni che non verranno mai rese ufficiali: il Ministero degli Interni australiano ha detto che “nel rispetto della privacy, l’Ufficio non commenta i singoli casi”, e lo stesso si applica al corrispettivo del Victoria, quindi da questi enti non si saprà mai nulla. Dalla parte di Djokovic, considerando che uno dei baluardi della sua posizione nei confronti dei vaccini è che si tratti di una questione personale, è altrettanto quasi impossibile che si venga a sapere qualcosa, anche riguardo ad eventuali esenzioni legate ai vaccini stessi. È assai plausibile la voce secondo la quale, contrariamente a quanto si è cercato di far passare, non sia stato lui ad aver richiesto alcuna esenzione, ma sia stata la stessa organizzazione ad avergliela offerta su un piatto d’argento, consapevole che il torneo senza la presenza del numero uno al mondo avrebbe perso credibilità, pubblico e sponsor... 
Com’era prevedibile, Nole ha affrontato momenti parecchio difficili perché il 'Sistema', se da una parte non poteva rinunciare alla partecipazione del numero Uno ad un torneo così importante che sarebbe stato delegittimato dalla sua assenza e con ogni probabilità avrebbe anche pagato un serio scotto economico sul fronte delle sponsorizzazioni e del pubblico pagante, ha fatto di tutto per fargliela pagare. Un commento ricorrente in molti articoli di questi giorni: “[...] Di sicuro non si placheranno le polemiche, perché Djokovic ha espressamente fatto sapere di aver ricevuto un’esenzione vaccinale per giocare nella città che ha fatto registrare il più lungo lockdown del mondo; si può quindi presumere che l’accoglienza per il 20 volte campione Slam non sarà delle più amichevoli...”
Questa vicenda ha infatti rischiato di finire prima ancora di cominciare, col blocco del tennista prima in aeroporto e poi in un centro di “accoglienza” per i non vaccinati, oltre alla sospensione del visto di ingresso.
Vada come vada, ormai il Re è nudo. Suggerisco di leggere l’interessante articolo pubblicato da Francesco Amodeo, che scoperchia interessantissime analogie col caso di un altro grande campione estremamente scomodo (Diego Armando Maradona) e strane connessioni proprio con l’Australia e la multinazionale Rio Tinto. Pertanto non starò qui a riportare gli allucinanti commenti al vetriolo che infarciscono la stragrande maggioranza degli articoli citati in apertura (la maggior parte dei quali stranamente dimentichi del milione di euro donato a suo tempo da Nole agli ospedali italiani), così come mi asterrò dal proporre paragoni storici con altri grandi campioni delle più disparate discipline sportive, i quali hanno preso coraggiosamente posizione (e quasi sempre ne hanno pagato il prezzo) per mantenersi fedeli ai propri ideali di libertà e di democrazia (per quel che può valere al giorno d’oggi questa parola).
In un mondo come quello di oggi, sono ormai rarissimi gli esempi di personaggi pubblici, ricchi e famosi, nello sport come nel mondo dello spettacolo, che abbiano il coraggio delle proprie idee e di manifestarle. Onore dunque a tutti loro, perché col loro esempio ci dimostrano cosa significhi essere umani autentici, piccole fiaccole che squarciano questa pesante oscurità che ci avvolge ormai da troppo tempo.
Ora che Nole ha vinto il ricorso contro i provvedimenti a suo carico per impedirgli di partecipare agli Australian Open, non posso che augurargli il trionfo e la conquista del suo ventunesimo Slam...