Mentre tanti esseri umani si trasformano sempre più in docili consumatori, va in onda la morte degli invisibili. Non è un caso. Gli adulti non comprendono la fuga degli invisibili.

Daniel aveva appena 12 primavere. Questo bambino, a Torino, la notte tra domenica e lunedì ha trasformato la fibbia di uno zaino in un laccio e se l’è stretta al collo. Poi s’è lasciato andare dal letto a castello della sua cameretta nel quartiere Vallette. Ha affidato la sua disperazione in un’ultima frase sul suo diario: “Voglio sparire”.

Nelle stesse ore a Settimo Torinese si è ucciso un ragazzo di 17 anni con una corda legata ad una sbarra di ferro. A fare la triste scoperta è stato il padre del giovane, preoccupato di non vederlo rincasare per il pranzo.

Per la cronaca sono gli ultimi episodi cruenti. Comunque, le statistiche non lasciano dubbi: i casi di minorenni che si tolgono la vita sono in vertiginoso aumento: è la seconda causa di morte dopo gli incidenti stradali, nei giovani tra i 15 e i 29 anni.

Nel belpaese su 4 mila decessi annui legati al suicidio, il 12 per cento riguarda i minori.

Secondo l’Istat si tratta di circa 1.500 casi l’anno, ma il dato è ampiamente sottostimato, in quanto numerosi casi vengono occultati dalle famiglie. Un dramma che affligge soprattutto il Settentrione d’Italia. I motivi sono spesso ignoti, ma affiorano alcune ragioni: dal rendimento scolastico ai genitori che si separano fino al bullismo.

Suonava l’oboe e il pianoforte: il suo sogno era diventare una cantante lirica. Frequentava il liceo musicale di Vercelli. Era bella e radiosa, eppure era convinta di non piacere a nessuno. Il 4 aprile scorso Beatrice, di appena 15 anni ha scelto di lasciare questa vita terrena andando incontro ad un treno nella stazione Porta Susa di Torino. Beatrice aveva lasciato a casa una lettera in cui parlava del suo disagio di vivere.

A marzo a Bologna un sedicenne vittima dei bulli si è ammazzato perché lo prendevano in giro. E lui si è lanciato dal settimo piano.

Andarsene per sempre. Raramente il suicidio è la risposta ad un episodio estemporaneo, ma piuttosto il risultato finale di uno stato di grave malessere.