Un estratto dell'articolo di Richard Malter pubblicato su NEXUS New Times n. 124 (disponibile in edicola e nel nostro negozio virtuale). Buona lettura [Redazione]


L’argento, storicamente, è stato usato spesso come antimicrobico. Oggi è possibile intervenire su un’infezione interna ponendo sulla pelle un tessuto conduttivo di nylon e argento, caricato positivamente con un apparecchio stimolatore: si produce così un flusso di corrente continua ultra-bassa di ioni argento sull’infezione.


di Richard Malter © giugno 2016
E-mail: admin@sismachine.com - Siti Web: www.siselectromed.comwww.electromedicine.org.au


La crisi globale degli antibiotici

C’è sempre più fermento, paura e allarmismo, motivato probabilmente da questioni finanziarie non irrisorie, riguardo alla fine dell’era degli antibiotici e ai superbatteri che ormai resistono anche alle armi antibiotiche più all’avanguardia. Contemporaneamente, Internet è pieno di informazioni sull’efficacia antimicrobica, nota da parecchio tempo, del metallo di argento e degli ioni argento contro molti tipi diversi di infezioni patologiche (che provocano malattie), fra cui quelle causate dai superbatteri. Le fonti disponibili sono sia le tante pagine di medicina alternativa sia gli articoli medici mainstream a revisione paritaria sullo stesso argomento, diventati anch’essi molto numerosi. Questo articolo, che attinge a una lunga esperienza e a casi clinici ed elettromedicali comprovati, ma anche a tanti casi di infezioni confermate e trattate con successo sia sostituendo gli antibiotici che intervenendo dopo che gli antibiotici hanno fallito, descrive e spiega il sistema elettromedicale di trattamento agli ioni argento che è stato sviluppato di recente in Australia e ora è disponibile al pubblico. Questa apparecchiatura medicale, sviluppata da produttori indipendenti, è in grado di risolvere da subito e realisticamente, in un’elevata percentuale della casistica, la crisi mondiale degli antibiotici, probabilmente almeno per i prossimi 50-100 anni.

 

Una breve storia dell’uso medico dell’argento 

Da secoli è noto che l’argento possiede importanti proprietà antimicrobiche. In passato era pratica comune mettere nelle ferite del filo d’argento per fermare l’infezione. I moderni antibiotici farmaceutici sono descritti come ad ampio spettro o a spettro ristretto, il che significa che sono efficaci contro tanti tipi diversi o solo una gamma limitata di batteri potenzialmente patogeni. Lo ione argento (un atomo di argento a cui è stato tolto elettrochimicamente un elettrone, che dunque possiede una carica elettrica positiva) nei tempi moderni è stato riconosciuto come agente antimicrobico a spettro estremamente ampio. È stato dimostrato che è in grado di disattivare praticamente qualsiasi tipo di batterio, compresi i superbatteri. Inoltre, lo ione argento è efficace contro i virus, per i quali esistono pochissimi farmaci che peraltro in molti casi si rivelano inefficaci.

Negli anni Settanta Robert O. Becker, pioniere americano della chirurgia ortopedica e autore principale dell’importante opera The Body Electric (1985), usò un elettrodo carico positivamente formato da filo di argento puro e impiantato nell’osso infettato per condurre gli ioni argento nel tessuto osseo a circa un centimetro di profondità. Funzionò, e il paziente ebbe salva la gamba. È essenzialmente quello che fanno i generatori di argento colloidale: rilasciano ioni argento attraverso il medesimo processo di ossidazione elettrochimica da un elettrodo di filo d’argento immerso in un contenitore di acqua pura, producendo così una soluzione ionica di argento “colloidale”.
L’obiettivo di Becker era riuscire a trattare aree infette del corpo di dimensioni maggiori, al di là della portata fisica del filo d’argento. La sua squadra di ricerca ebbe l’idea di usare un tessuto conduttivo di argento-nylon, che era stato da poco prodotto per la NASA per usi non medicali. Applicando una tensione adeguatamente scalata al tessuto di argento-nylon, che lo polarizzava con carica positiva, il tessuto agiva come un elettrodo piatto di argento puro che rilasciava dalla superficie ioni argento, proprio come accadeva con l’elettrodo con filo d’argento puro. Becker usò il sistema del tessuto elettrificato di argento-nylon per trattare molte ferite superficiali infette, ottenendo risultati davvero notevoli, soprattutto nei casi che erano rimasti irrisolti con l’uso di molteplici antibiotici.

Dalla scoperta di Becker e dalle innovazioni apportate negli anni Settanta, questo filone non ha avuto ulteriori sviluppi. Internet pullula di riferimenti a questo lavoro ed esistono ancora dei forum di discussione attivi, ma il lavoro di Becker è stato essenzialmente lasciato morire. Invece, l’unico derivato dell’idea è stato la produzione di cerotti in tessuto impregnati di argento, oggi ampiamente disponibili ma dall’azione limitata.
 

Il problema del drug delivery

Da ortopedico, Backer interveniva sulle ossa infette usando elettrodi di filo d’argento impiantati, e in seguito si occupò di ferite superficiali. È possibile ampliare il suo sistema e trattare le infezioni dei tessuti interni degli organi, delle ghiandole e di altre strutture anatomiche localizzate in profondità all’interno del corpo?
Nello spettro delle condizioni mediche, il batterio Helicobacter pylori può causare infiammazioni allo stomaco, ulcere e persino cancro allo stomaco, le infezioni incurabili intorno alle protesi impiantate chirurgicamente sono nella maggior parte dei casi una sfida senza risposta, e il virus del papilloma umano (HPV) presenta almeno 30 sottotipi “ad alto rischio” e ha una forte associazione al cancro della cervice.

Queste infezioni patogene sarebbero i bersagli principali della medicina agli ioni argento, efficace e non invasiva. L’argento colloidale (soluzione di argento ionico), sebbene di sicura utilità per le infezioni superficiali, ha grosse limitazioni per quanto riguarda le infezioni interne, specie se critiche. Il corpo umano viene spesso paragonato a una vasca da bagno omogenea: se vi si versano gocce di una sostanza, senza dubbio questa si diffonderà e arriverà dappertutto. Ma non è così: il corpo è dotato di comparti e barriere molto netti su ogni ordine di grandezza. Per questo motivo, una percentuale indeterminata di trattamenti riusciti con gli antibiotici standard ha anche altre spiegazioni, ma in realtà il farmaco non ha raggiunto l’infezione in dose terapeutica, o non l’ha raggiunta affatto, o semplicemente non è efficace contro il microbo patogeno. Probabilmente questi casi fortunati sono il risultato di un forte effetto placebo che mima l’antibiotico o sono semplicemente concomitanti alla capacità innata del sistema immunitario di contrastare efficacemente l’infezione sintomatica senza altri meriti esterni.
Inoltre, per gli ioni argento ingeriti oralmente sono disponibili milioni di milioni di siti di legame, a partire dallo stesso tratto gastrointestinale. Per esempio, per un’infezione renale da acuta a grave, le possibilità di ottenere una qualunque dose terapeutica di ioni argento – che devono percorrere l’intero tratto gastrointestinale per poi risalire attraverso il sistema della vena porta al fegato, poi immettersi nel flusso sanguigno, poi circolare per tutto il corpo e infine raggiungere i compartimenti interni del rene infetto bypassando in qualche modo gli innumerevoli siti di legame molecolari lungo il percorso – sono davvero esigue.

C’è anche il problema poco considerato ma realistico di un’elevata presenza localizzata di trombossani – sostanze grasse che fanno parte del processo infiammatorio e che causano coaguli di sangue e restringimento dei vasi sanguigni. Spesso i trombossani sono elevati nelle aree infette del corpo a causa dell’attività dei microrganismi infettivi e altri problemi concomitanti del microambiente tessutale. In quasi tutti i casi, la persona con l’infezione non può avvertire o distinguere soggettivamente tale situazione. La presenza di trombossani implica che solo una minima quantità di medicinale (sia esso naturale o farmaceutico), o a volte nessuna, riesca a raggiungere l’area infetta del corpo attraverso il flusso sanguigno. Le esperienze cliniche a cui fa riferimento questo articolo e la conoscenza di questi problemi di drug delivery (distribuzione del farmaco), hanno indotto i ricercatori a studiare e sviluppare l’apparecchiatura che potrebbe fornire una soluzione completa a questi ostacoli, come si descriverà di seguito.


Ionoforesi: indirizzamento diretto interno

Sotto l’influenza di un campo elettrico – come quello che si genera fra i poli di una batteria – gli ioni che hanno carica elettrica positiva si possono trasferire nel corpo attraverso la pelle. Nella medicina delle malattie infettive, ionoforesi significa riuscire a indirizzare direttamente una sostanza terapeutica (medicinale) verso un’infezione interna del corpo, raggiungendola in modo non invasivo e senza coinvolgere il tratto gastrointestinale o il sistema vascolare per trasportare il medicinale nell’area interessata.

La ionoforesi non è rara né nuova. A volte viene chiamata somministrazione di farmaci elettromotiva o transdermica. Per esempio, si usa spesso per somministrare farmaci steroidei nel tentativo di smorzare l’infiammazione in un’articolazione lesa. Tuttavia, questi usi sono adatti ad applicazioni di breve durata, di circa mezz’ora o meno, e sfruttano correnti elettriche nell’ordine dei milliampère applicate a elettrodi in superficie che possiedono un compartimento contenente una soluzione liquida del farmaco da somministrare.
Ma per trattare un’infezione in profondità nel corpo può essere necessaria l’erogazione continuativa e sostenuta di ioni argento per ore o giorni, e le correnti di milliampère applicate per periodi più lunghi causano ustioni alla pelle e danneggiamento dei tessuti. Un sistema di ionoforesi con una tensione molto bassa, una corrente elettrica molto bassa, è dunque una necessità medica. L’ostacolo alla possibilità di trattare le infezioni dei tessuti profondi con la ionoforesi all’argento con correnti bassissime è la pelle.



Sopra, Figura 1: indice terapeutico del nitrato d’argento: confronto fra vantaggi e danni (da J. R. Morones-Ramirez e all., “Silver Enhances Antibiotic Activity Against Gram-negative Bacteria”, Science Translational Medicine 19 giugno 2013; 5[190], http://tinyurl.com/gqhldxm)



I tunnel della barriera cutanea sensibili alla tensione elettrica

La pelle è formata da tre strati principali. La superficie più esterna dello strato superiore, l’epidermide, è lo strato corneo (SC). Lo SC è formato prevalentemente da cheratinociti: cellule che forniscono la barriera protettiva dell’organismo impermeabile all’ambiente esterno. Inoltre costituisce la struttura principale della resistenza elettrica a qualsiasi flusso di corrente elettrica. Lo SC comprende fino a 100 sottostrati “a sandwich” e può avere un valore di resistenza elettrica (indicato con “R”) standard e facilmente misurabile sulla sua superficie fino a 20-30 megaohm (MΩ).
Per considerare in prospettiva questo valore di R relativamente alto, usando l’equazione della legge di Ohm per un conduttore semplice, V = IR, dove “V” indica la tensione (differenza di potenziale) e “I” è l’intensità della corrente che scorre nel circuito, per far passare una corrente molto bassa di 10 microampère attraverso la pelle con un valore R di 20 MΩ occorrerebbero 200 volt, una tensione che si avvicina a quella della rete elettrica domestica: troppo alta perché il paziente possa tollerarla!

In generale, la maggiore permeabilità delle strutture cellulari a una tensione elettrica applicata è nota come elettroporazione: letteralmente, una perforazione creata con l’elettricità. Per fortuna, la Natura ci ha dotati di alcuni punti di incrocio elettricamente permeabili dello SC attraverso vari annessi cutanei. Di primaria importanza per questa discussione sono le ghiandole sudoripare: queste, attraversando lo SC e gli strati più profondi della pelle, hanno proprietà di elettroporazione molto interessanti e importanti dal punto di vista medico.
Le ghiandole sudoripare sono come dei tubi o tunnel lunghi e cilindrici, di diametro e lunghezza relativamente definiti. All’interno sono ricoperti da un doppio strato di rivestimento cellulare epiteliale. Le cellule epiteliali, con pochissime eccezioni, rivestono le cavità interne di tutto il corpo, ad esempio la gola, i vasi sanguigni e le ghiandole, di qualunque dimensione. Sono considerate gli “scudi di sicurezza” delle strutture del corpo.
Le cellule epiteliali, come tutte le cellule, hanno delle membrane che, quando si allineano fra loro, presentano proprietà combinate di conduttività elettrica in grado di spostare una corrente elettrica nella direzione parallela alle loro posizioni fisiche. Le ghiandole sudoripare, con i loro rivestimenti epiteliali conduttori di elettricità, sono in genere allineate fisicamente ed elettricamente in modo che una tensione esterna applicata dall’esterno offra la possibilità di creare una corrente elettrica che vi scorre attraverso in direzione dell’interno.

Nonostante sia possibile indurre un campo elettrico lungo il rivestimento di cellule epiteliali della ghiandola sudoripara, c’è anche una perdita di conduttività di tale rivestimento, ugualmente dovuta alle sue proprietà elettriche combinate ed elementari di capacitanza e resistenza. La caratteristica speciale e molto importante ai fini medici di questo fenomeno generale di elettroporazione è che il profilo di perdita di conduttività delle ghiandole sudoripare varia molto a seconda della forza della tensione elettrica applicata dall’esterno.
Queste proprietà fisiche ed elettriche dei tunnel delle ghiandole sudoripare, nella loro totalità, permettono il trasporto di una corrente elettrica con una tensione applicata dall’esterno sia relativamente alta che estremamente bassa. È fondamentale considerare che, per una ionoforesi all’argento completa a bassi voltaggi, le loro proprietà elettriche fisiche e dinamiche relativamente stazionarie creano all’improvviso nuovi percorsi attraverso cui le correnti elettriche possono attraversare la pelle.
Nell’ambito del voltaggio più basso, fino a circa 1 volt (V), se la pelle non avesse ghiandole sudoripare la conduttività lungo gli strati esterni della pelle sarebbe troppo bassa per consentire a una corrente elettrica di passare. Però, con la pelle piena di ghiandole sudoripare, con un voltaggio applicato dall’esterno di 1,0 V si crea un calo di tensione per tutta la lunghezza del rivestimento conduttore del tunnel della ghiandola, dipendente dalla tensione, che fa passare una piccola corrente elettrica lungo gli strati della pelle fino alle aree più interne del corpo.
Questo fatto, dovuto presumibilmente a influenze evolutive fortuite, si rivela di grande importanza medica. Il significato di questi fenomeni per la ionoforesi medica a tensioni applicate bassissime di non oltre 1,0-2,0 V (che sorprenderebbe un tecnico elettronico che non ha dimestichezza con la bioelettronica) è questo: una resistenza misurata fino a 30 MΩ su una superficie di pochi centimetri di pelle asciutta, se messa direttamente a contatto e ricoperta con un elettrodo in tessuto di puro argento-nylon inumidito con poca acqua di rubinetto (e non gel conduttore medicale) per favorire la conduttività, si ridurrà istantaneamente fino a 5,0 kiloohm (kΩ): una differenza che riduce la resistenza al percorso della corrente elettrica indotta di circa 10.000 volte. Questo significa che è possibile ottenere una ionoforesi con bassissimo voltaggio e bassissima corrente continua.
 

Microcorrente costante ultra-bassa

In elettronica, sostanzialmente è possibile avere o una fonte di tensione costante o un dispositivo di uscita a corrente costante. Per la ionoforesi all’argento, è ideale disporre di un apparecchio a corrente costante. Questo dispositivo influenza automaticamente la corrente in uscita effettiva variando la tensione applicata in tempo reale in reazione alla dinamica naturale dell’elettrofisiologia della pelle e dei tunnel delle ghiandole sudoripare. Un dispositivo a corrente costante può anche autoadattarsi concretamente all’interfaccia (area di contatto) elettrica e meccanica dell’elettrodo in tessuto di argento-nylon e alla superficie della pelle a cui è applicata, mentre la persona si muove, respira, si idrata e si disidrata. Dato che il flusso di ioni argento che può attraversare in modo affidabile e continuo la barriera della pelle attraverso i tunnel delle ghiandole sudoripare ha una variazione dinamica critica, come abbiamo detto, il dispositivo a corrente costante per eseguire la ionoforesi all’argento deve essere estremamente preciso.
La gamma della corrente in uscita necessaria e ottimale per la ionoforesi all’argento con elettrodo in tessuto di argento-nylon – definita per prove ed errori nel corso di 5 anni di test clinici – è sotto i 10 microampère, con un’accuratezza della corrente in uscita entro i cento miliardesimi di ampère (100 nanoampère). Questa è una specifica elettronica che va oltre le capacità degli elettrostimolatori a microampère generalmente disponibili al di fuori dei laboratori.
Inoltre, dato che la corrente in uscita è anche molto esigua in termini assoluti, di solo qualche microampère, l’apparecchio stimolatore deve controllare i cambiamenti di temperatura sia nell’ambiente che nei tessuti biologici locali, che inevitabilmente incidono su ogni elemento – biologico o elettronico – dell’intero sistema di elettroporazione, come descritto, per mezzo di tutti i consueti eventi termodinamici generalmente noti in ogni ambito scientifico.




Sopra, Figura 2: esempi di posizionamento degli elettrodi in tessuto di argento-nylon per il trattamento di un’infezione polmonare (le due immagini a sinistra) e di un’infezione gastrica (le due immagini a destra). I cerchi rossi indicano gli elettrodi con polarità positiva in ciascun caso (immagini create con ZygoteBody™ da http://zygotebody.com).


La ionoforesi all’argento per la cura delle infezioni

Ora possiamo tirare le somme di ciò che abbiamo trattato finora:

1) le innovazioni di Robert O. Becker e il suo uso di un tessuto di argento-nylon elettrificato che agisce simultaneamente come elettrodo per aree fisiche grandi a polarità positiva e come materiale che rilascia ioni argento;

2) la microcorrente continua ultra-bassa di ioni argento che scorre attraverso la barriera della pelle, altrimenti inaccessibile, grazie ai tunnel delle ghiandole sudoripare.

Combinando queste tecnologie, è possibile somministrare ioni argento, che sono potenti antimicrobici ad ampio spettro, direttamente ai tessuti interni infetti (organi, ghiandole, altre strutture anatomiche) in profondità all’interno del corpo. Una simile procedura di ionoforesi all’argento, che genera minuscole correnti elettriche sub-sensoriali di ioni argento nell’ordine dei microampère, si può eseguire senza problemi per periodi prolungati, dunque può trattare efficacemente le infezioni batteriche e virali, croniche e complesse, anche negli ospedali e nelle situazioni mediche di emergenza…


Continua a leggere su NEXUS New Times n. 124 (disponibile in edicola e nel nostro shop):

Clicca qui per sfogliare l'anteprima della rivista