Molti lettori ormai conoscono già il conte Richard Kalergi e come sia stato essenziale per la realizzazione dell'unità europea. Sebbene siano risapute le sue posizioni sulla nuova composizione "meticcia" del popolo europeo e sul fatto che questa sarà più facilmente manipolabile dalla nuova élite razziale che salirà al potere, assai meno si sa sul suo elogio della tecnica e sulla adesione ad una scienza salvifica.


I lettori di NEXUS, quelli più attenti almeno, conoscono già Richard Kalergi, poiché se n'è trattato in un lungo articolo, praticamente un saggio, comparso con il nome di “La Grecia senza i Leonida...”. Tale lavoro, che considero ben fatto e documentato, introduce la figura di questo pensatore e politico fino a poco fa sconosciuto, mostrando come ciò che scrisse, che disse e che fece, fu essenziale per la realizzazione dell'unità europea. Attenzione, non di “una” unità europea, che emergesse dalle volontà delle nazioni o dalle scelte dei popoli, ma di quel tipo di unità europea che oggi vediamo realizzata, cioè una confusa realtà che spaccia per entità politica una serie di accordi economici, finanziari, politici con la “p” minuscola, la quale sta conducendo i popoli europei alle Nuove Termopili, tra crisi finanziarie, disoccupazione, sfruttamento, impoverimento delle classi deboli, immigrazione selvaggia e perdita di ogni specificità.

Il conte Kalergi è la figura che sta al centro del mio saggio La verità sul Piano Kalergi, Radiospada 2015, unico saggio storico in italiano (e secondo al mondo per quanto ne so) a trattare diffusamente e criticamente il tema. Da qualche anno, ma specialmente dopo la comparsa del mio libro, in rete fioriscono dispacci su Kalergi, spesso di dubbia qualità perché aventi come riferimento il non eccelso lavoro, precedente al mio, di Gerard Honsik. Nel mio lavoro cerco di presentare questo personaggio da un punto di vista non solo storico, mostrandone i finanziatori, i collaboratori, le trame intessute da e con lui, ma soprattutto da quello del pensiero, collocandolo all'interno di una lotta tra diverse visioni del mondo, che poi si traducono in azioni politiche, in azione in Europa tra la Prima e la Seconda guerra mondiale (se si preferisce per comodità utilizzare ancora questa divisione, trattandosi a mio parere di un'unica grande guerra).

​In questo breve scritto lascerò da parte le considerazioni prettamente storiche, ad esempio quelle riguardanti i rapporti con i politici americani, i banchieri, la massoneria e via dicendo, per l'approfondimento dei quali rimando al mio libro, concentrandomi invece solo sull'aspetto ideologico. Mentre in riguardo ai primi si trovano in rete anche miei interventi, interviste, approfondimenti, su alcuni aspetti del pensiero kalergiano si tace, mentre invece sarebbe importante sottolinearli. Se molti ormai conoscono le posizioni di Kalergi sulla nuova composizione “meticcia” del popolo europeo, sul fatto che questa sarà quella più facilmente manipolabile dalla nuova élite razziale che salirà (del tutto) al potere, cioè quella dei banchieri ebrei, la gente sa, informandosi in rete appunto, sul suo elogio della tecnica, sulla sua adesione ad una scienza salvifica pochi sanno. Eppure si tratta di una questione fondamentale; diamole uno sguardo, utilizzando dei passi, scelti tra i molti, di Praktischer Idealismus, la principale opera di Kalergi:

La tecnologia è in grado di offrire più opportunità per ottenere fortuna e per svilupparsi, rispetto a quello che potevano offrire i conti ed i re nei tempi passati. È vero che oggi, all'inizio del periodo del mondo tecnologico, il numero di coloro che possono usufruire illimitatamente delle invenzioni moderne, è scarso.
Un moderno milionario di dollari, può accerchiarsi con tutto il lusso, il comfort, l'arte e le bellezze che la terra ha da offrire. Egli può godere di tutti i frutti della natura e della cultura, può, senza lavoro, vivere, dove e come gli pare. Può scegliere se essere unito o divorziato dalla terra; egli può vivere come eremita in una grande città o nella società nella sua residenza di campagna; non deve né patire il clima né patire la sovrappopolazione; egli non conosce né fame né gelo; dal suo aereo egli è il Signore del cielo, dal suo yacht Signore dei mari. Per molti aspetti è più libero e più potente di Napoleone e Cesare. Loro potevano dominare solo le persone – ma non potevano volare sopra agli oceani e parlare di continenti. Invece, egli, è padrone della natura.

Le forze della natura sono i suoi potenti ed invisibili schiavi e fantasmi. Con il loro aiuto può volare più velocemente e più alto di un uccello, sulla terra sa correre ad una velocità più alta di quella di una gazzella e può vivere sotto l'acqua come un pesce. Con queste abilità e questa potenza, è addirittura più libero di un nativo del mare del sud ed ha anche aggirato la maledizione paradisiaca. Lungo la strada alternativa della cultura si è imbattuto in un paradiso. La tecnologia ha creato la base di tale vita perfetta. Per pochi eletti ha trasformato le giungle nordiche e le paludi in paradisiache culture. 

In questi bambini fortunati, l'uomo può riconoscere una promessa del destino ai propri nipoti. Essi sono l'avanguardia dell'umanità nel cammino per l'Eden del futuro. Ciò che oggi è un'eccezione, può diventare, con un ulteriore progresso tecnico, una regola. La tecnologia ha fatto esplodere le porte del paradiso; sono in pochi ad essere passati attraverso lo stretto ingresso: ma la via è aperta e con diligenza e spirito l'intera umanità può seguire questi bambini fortunati. 
Gli esseri umani non hanno bisogno di disperare: non sono mai stati così vicini a raggiungere i loro obiettivi come oggi.

Pochi secoli fa chi era in possesso di una finestra di vetro, di uno specchio, di un orologio, di un sapone o zucchero godeva di un grande lusso: la produzione tecnica ha disperso queste merci, un tempo rare, sulle masse. Come oggi ognuno porta un orologio e ha uno specchio, così ognuno potrebbe forse in un secolo avere la propria macchina, la sua villa ed il suo telefono. La ricchezza deve salire più velocemente ed essere più generale, l'aumento dei numeri di produzione deve aumentare di più in proporzione ai numeri della popolazione. Il fine ultimo culturale della tecnologia è quello di dare a tutte le persone la possibilità di vivere, come oggi vivono i milionari.
Pagg.111-113

Ma chi sono questi milionari del tempo di Kalergi? Sono gli industriali?… CONTINUA A LEGGERE L'ARTICOLO SU NEXUS NEW TIMES N. 122!!


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Matteo Simonetti, classe 1971, vive a Potenza Picena. Professore di storia e filosofia, pianista. Giornalista dal 2002, ha scritto, tra gli altri, per Secolo d’Italia, L’Indipendente, Liberal, Il Borghese, Percorsi di cultura politica, La Destra, Il Giornale del Ribelle. Insegna inoltre al Master “E. Mattei” presso l’Università di Teramo, dove è anche cultore della materia in Storia delle relazioni internazionali. Ha pubblicato Stasera dirige Nietzsche (Pantheon 2005), Demonocrazia (Solfanelli 2010), Hannah l’antisemita (Edizioni all’Insegna del Veltro 2011), La verità sul Piano Kalergi (Edizioni Radio Spada 2015).