“...Non conta quello che si sa di aver visto né quello che si crede di aver visto: conta solo quello che si può provare di aver visto...”

La Blue Flare (ma forse dovremmo esprimerci al plurale e parlare di Blue Flares...) che apparve su Cone Crater, anche se sono pochi i Ricercatori che la conoscono (qualche centinaio in tutto il Mondo) e pochissimi coloro che sono stati abbastanza bravi e pazienti da raccogliere elementi sufficienti per “farsi un’idea” di che cosa essa effettivamente fosse, è e resta, comunque, uno dei più grandi interrogativi – se non addirittura il più grande – che emergono dall’analisi dei 19.753 frames (mapping escluso) che formano, dall’Apollo 4 all’Apollo 17, l’intera “Apollo Official Collection”.

Ma la querelle sulla “Fiamma Blu” (e quindi sulla sua possibile natura – fenomeno naturale o evento “alieno”? – sul valore scientifico della scoperta e, naturalmente, sul suo eventuale significato storico) costituisce ancora oggi, a 36 anni di distanza dal felice completamento della Missione Apollo 14, un punto di domanda: un interrogativo così complesso e controverso che, per tentare di fare e di trovare un po’ di “luce”, abbiamo anche provato ad interpellare uno dei migliori e più immaginifici – almeno a nostro parere – Liberi Ricercatori Italiani di questi ultimi anni: il Dr Alessio Feltri.

Ecco quindi, in una descrizione semplice e graffiante, quello che è emerso dalla sua interessantissima e, per certi versi, sconvolgente analisi...

“...Su sollecitazione dell’amico Paolo C. Fienga avevo iniziato a studiare una "tripletta" di frames estratti dalla Missione Apollo 14 i quali avrebbero potuto contenere l'evidenza fotografica di uno – o più – possibili TLP (o Transient Lunar Phenomoena): sto parlando dei misteriosi “bagliori blu” che sono apparsi in almeno tre frames AS 14.

Come si può agevolmente notare dalla semplice osservazione dei frames, i dettagli del terreno lunare sottostante alle Fiaccole sono piuttosto annebbiati e sfumati, per cui ben poco si può dire su delle eventuali e possibili connessioni dei bagliori in questione con la morfologia di superficie.

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Per tentare di svolgere comunque un’analisi dettagliata e significativa ho quindi deciso di prendere in esame il terzo fotogramma – apparentemente il più significativo – però, purtroppo, mi sono subito fermato per 2 motivi fondamentali: il primo è evidente in questo montaggio 3D della terza foto in cui si nota che la Flare si trova sulla verticale di un versante scosceso il quale non solo è invisibile da questa specifica angolazione, ma costituisce anche un “mistero in sé”, ed il motivo è semplice: sebbene l’Astronauta visibile al centro dell’immagine – nota: si tratta del compianto Shepard – stia fotografando (o filmando?) a tutto spiano, sia del rilievo scosceso – forse un piccolo dirupo? – che della Fiamma Blue che aleggia su di lui...non abbiamo – ufficialmente – nemmeno un frame!

Neppure un fotogramma!

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Il secondo motivo – più generale – si riferisce al fatto che, a mio avviso, quasi tutte le foto delle missioni Apollo sono state, nel tempo, pesantemente manipolate o (addirittura) falsificate in toto, con alcune eccezioni riguardanti dettagli insignificanti o immagini molto ravvicinate di campioni geologici (e stiamo parlando dei frames classificati sotto la denominazione generica di "samples").

Come sempre, poi, la fantasia censoria degli "Scienziati" di Pasadena & Dintorni si è scatenata nelle visioni panoramiche, dove la linea dell’orizzonte (teoricamente) visibile viene artificiosamente abbassata, così da NON far vedere qualunque cosa sia più alta di 20 cm...

Tuttavia, come già molti Riceratori hanno notato, i nostri Amici sono anche afflitti da una cronica mancanza di memoria e di attenzione per cui, sovente, scivolano allegramente su qualsiasi buccia di banana incontrino sul loro cammino.

Di solito si esibiscono più volentieri in scivolate rovinose sulle planimetrie (forse perché qualche anima buona ha raccontato loro la favoletta che “tanto la gente comune non le sa leggere”...) e la dimostrazione di questo ardito teorema è molto semplice e parte dall’analisi dell’attività di Moon-Walk svolta dagli Astronauti Shepard e Mitchell durante la Missione.

Proviamo a mettere a confronto alcune foto rese pubbliche della stazione di rilevamento F, a sud della formazione denominata “Weird Crater”.

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In questa tavola ho sovrapposto il mosaico fotografico panoramico n. 12, la Tavola Esplicativa (T.E.) delle formazioni (rilievi) maggiori ed un dettaglio della Traverse Map (per Traverse Map si intende una cartina che riporta, con dettagli altimetrici e tracciati relativi ai percorsi effettuati sovrimposti all’immagine, il cammino percorso da uomini e/o mezzi sull’area oggetto di studio – si vedano, per avere degli esempi recenti, le Traverse Maps di Spirit ed Opportunity).


Sorvolando sull’errore di nomenclatura che ha assegnato il n.741 a 2 crateri diversi (succede...), mi soffermerei sul Weird Crater e sul cratere secondario n. 1202.
Come ben si vede dalla T.E. il cratere 1202 dovrebbe apparire nelle fotografie come una linea appena accennata – così come si conviene ad una buca di modesta entità.

Il dubbio semmai viene sul perché l'Astronauta che ha scattato il frame 9301 (Mitchell) se ne stia bel bello sull’orlo della predetta buca a guardare non si sa bene cosa, dato che di foto al riguardo non se ne sono mai viste, contrariamente a quanto verrà poi fatto col masso n. 1204, battezzato “Weird Rock”.

Ora, se ci basassimo solo su questa Tavola, tutto sarebbe coerente: Mitchell non ha fotografato nulla perché non c’era nulla da fotografare.

Purtroppo però, ancora una volta dobbiamo invece assistere al gioco delle tre carte (di nome e di fatto).

Mettiamo a confronto altre due planimetrie rilasciate a vario titolo dagli organismi ufficiali (la USGS di regola) e riguardanti l’area interessata dall’attività di Moon-Walk: un mosaico fotografico ed una mappa orto-fotografica in scala 1:25000 usata come “pre-flight” del sito di allunaggio, ambedue derivanti da materiale Lunar Orbiter.

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L’aspetto esilarante è che le due piante, pur avendo la stessa origine, manifestano una “psicologia” individuale molto diversa tanto che, in omaggio alla serie TV nota al mondo come ”X-Files”, le abbiamo ribattezzate "Scully" (piantina in alto) e "Mulder" (piantina in basso).

Nella Pianta Scully il Weird Crater (A) è una fossetta con “pernetto” ed il più grande Cone Crater (B) è la solita (anonima) depressione lunare.

Ma proprio di depressione (la nostra) bisognerebbe parlare, visto che nella Pianta Mulder la fossetta A si trasforma in una delle solite megaformazioni discoidali raggiate senza alcuna traccia di crateri, mentre il Cone Crater manifesta una ragguardevole propensione per la Science Fiction, esibendo ad Ovest un bordo rilevato per diversi metri (mai visto nelle foto ufficiali di superficie), a Sud un paio di maxistrutture lineari sovrapposte (quelle che io chiamo “Iniettori”); lungo il bordo c’è il consueto intrico della rete sinaptica ed al centro un rilievo di forma squadrata e con un’albedo elevatissima (che io chiamo “testolina”) di natura imprecisata.

Passi per il Weird Crater, che è piccolo e facile da dissimulare, ma il Cone Crater è un "gigante" del diametro di almeno 330 metri e profondo quasi 100: il che significa almeno 2 volte e 1/2 il famoso cratere marziano Endurance, ripreso da Opportunity per oltre 6 mesi!

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E allora?

Sarà sicuramente un’illusione ottica, le foto ravvicinate del cratere ci tranquillizzeranno e ci faremo una bella risata sulla nostra ingenuità.

E invece no.

Secondo la NASA, Shepard e Mitchell avrebbero rischiato la pelle per arrivare sulla Luna, avrebbero scarpinato in atmosfera 0 per oltre 1 Km e poi, una volta raggiunto il grande cratere, si sarebbero religiosamente fermati sul ciglio (anzi: qualche metro più indietro) per fotografare, oltre alle punte dei loro piedi, il “boulder field” che lo caratterizza, ma NON il “fondo”!

A questo punto potremmo avanzare varie ipotesi: forse gli Astronauti hanno attraversato un momento di (enorme) appannamento mentale; o forse la “testolina” che spunta dall’ombra non è una formazione geologica ed ha fatto qualcosa che ha innervosito i nostri Eroi.

Il fatto certo è che tutto quello che gli Astronauti avrebbero fotografato è presente in questa tavola composita, riferita alla stazione di rilevamento C.

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Come si nota facilmente, la grande (e lunga) fotografia panoramica è stata scattata a qualche metro dall’orlo di Cone Crater: giusto quanto basta per NON riuscire a vedere il suo interno.

Plausibile?

Possibile che a nessuno degli Astronauti sia venuto in mente di fare 4 passi in più per scattare anche solo una semplice foto-ricordo dell'interno di Cone Crater così da portare un "ricordino" ai Parenti?!?

A questo punto avevo in mente un’invettiva del tipo “Ma ci hanno presi tutti per degli idioti?”, ma poi ho pensato che rischiavo di offendere tutti quelli che negli ultimi 36 anni non si sono accorti di queste orribili e stupidissime incongruenze...

Ma bando alle polemiche: una sola cosa è certa: nella foto panoramica il bordo occidentale del Cone Crater dovrebbe svettare per diversi metri e invece...Invece non si vede niente.


Ci siamo sbagliati?

In soccorso ci viene il fotogramma S70-49764 scattato il 12 Gennaio 1970 con obbiettivo 120mm – b/w – dallo stesso Apollo 14.

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Mi limito a far notare come l’ombra del bordo occidentale si estenda per oltre 200 mt e, dato che sappiamo che l’ombra di quello orientale corrisponde ad un dislivello di circa 100 mt rispetto al fondo del Cone Crater, non ci vuole molto a stimare in diverse decine di metri l’altezza dell’orlo incriminato.

In questo dettaglio è possibile stimare meglio le proporzioni ed i particolari del cratere: tutti elementi di cui, nelle foto panoramiche riprese "from the surface", non si trova alcuna traccia.

Semmai la questione si complica per la presenza di strane caratteristiche geomorfologiche nella parte Nord-Ovest e di una curiosa “rampa” che si intravede nell'area meridionale del Cratere e che non era visibile neppure nelle altre fotografie planimetriche.

La cosa comunque non deve avere sconvolto gli Astronauti, visto che non l’hanno né descritta, né fotografata in alcuna circostanza (anche se la scelta per l’allunaggio di quest’area nella zona settentrionale di Fra Mauro NON deve essere stata proprio accidentale...).

Quello che invece gli Astronauti hanno fotografato (oltre ai soliti macigni) sono alcuni campioni di “roccia” (i "samples", appunto) i quali vengono descritti come breccia+cristalli e di cui ho preparato una tavola tridimensionale per la gioia dei possessori di occhialini colorati.

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Se quella specie di teschio di Darth Vader che si vede in basso a Dx è effettivamente una roccia, allora deduciamo che deve essere una roccia di natura davvero MOLTO particolare...

A onor del vero, nelle fotografie dei "samples" che giacevano sul bordo di Cone Crater si sarebbe anche dovuta intravvedere, in lontananza, la parete del Cratere opposta a quella da cui è stata effettuata la ripresa ma...nulla.

Guardate ancora quest'ultima immagine 3D e quindi cercate di accettare un semplice fatto: i nostri Amici della NASA non vogliono farci vedere – né scoprire – assolutamente nulla.

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E quindi, per terminare, alle domande dell’amico Paolo C. Fienga sulla Blue Flare, risponderò con un’altra domanda: “Perché stupirsi per la comparsa di qualche fuoco fatuo quando ci hanno fatto sparire sotto il naso un intero cratere di 35 ettari?”

Il Dr Alessio Feltri ha ragione, ovviamente: solo degli "stupidi" (e gli Astronauti non lo erano, credeteci...) si sarebbero fermati a pochi metri da uno spettacolo fantastico e (decisamente!) difficile da vedersi con frequenza: il fondo di un Cratere Lunare di media grandezza!

La Luna era (ed è) un'Esperienza Unica: la mancanza di frames che riguardano sia le pareti esterne, sia l'interno di Cone Crater (al di là delle intriganti riflessioni del Dr Feltri) è – sicuramente – inspiegabile.

Ma torniamo un attimo indietro...

Tutta la discussione era nata a causa di questa Fiaccola Blu che appare in tre fotogrammi relativi alla Missione Apollo 14.

D’accordo, Cone Crater è "sparito" – ne prendiamo atto – e la NASA NON ha reso pubbliche le immagini del suo interno (diciamo così poiché noi siamo certi che di fotografie e di filmati del fondo di Cone Crater ce ne sìano, eccome, ma siamo ben consapevoli del fatto che questo materiale è “Top Secret”...).

Certo è, però, che quanto accaduto è davvero strano: un cratere imponente come Cone Crater è svanito nel nulla – e nessuno, o quasi, se ne è accorto per oltre 36 anni... – ma sono rimasti, BEN CHIARI, tre frames che riprendono una Singolarità assolutamente fantastica e che sembra "svilupparsi", nel tempo...

La Blue Flare, in effetti (abbiamo esaminato i dettagli del suolo lunare con estrema attenzione, anche se erano – è vero – “annebbiati”), appare per ben 3 volte in 3 punti diversi della superficie della Luna (verificate i frames se avete dei dubbi): che cosa ne deduciamo? Ammettendo che la Fiaccola Blu non sia stata una manovra "diversiva" degli Amici della NASA per deviare l'attenzione del Pubblico dallo "scomparso" Cone Crater verso un fenomeno pure interessante, ma meno (!) eclatante (e dunque assumendo la "genuinità", sia pure parziale, dei 3 frames), allora dobbiamo cercare di capire CHE COSA questa Flare poteva EFFETTIVAMENTE essere.

Forse un Fenomeno Lunare Transitorio (un cosiddetto “TLP”)?

Difficile che un "outgassing" (in questo caso non riusciamo a pensare ad altro) si sposti lungo la superficie della Luna come farebbe – per usare le parole dell'Amico Alessio – un "fuoco fatuo" (ossìa un’emissione di metano – diciamo metano perché la Flare era blu – derivante dalla decomposizione di materiale organico...).

La Blue Flare, effettivamente, cambia aspetto e configurazione in tutti e tre i frames (come farebbe una "fiamma" vera e propria), ma noi non crediamo che essa sia solo il riflesso visibile di una sacca di gas che si incendia.

Se così fosse, infatti, dovremmo innanzitutto supporre che si sìano liberate ben TRE sacche di gas, in TRE momenti diversi!

E le sacche di gas si liberano, per quanto ne sappiamo, a seguito di 'cracks' profondi del suolo. Ora, vi sembra possibile che nessuno a Houston si sia accorto che, mentre gli Astronauti passeggiavano, un sisma si abbatteva su Frà Mauro (o un asteroide precipitava nei paraggi) sconvolgendo la superficie della Luna e liberando – in rapida sequenza – sacche di gas sotterranei le quali, emergendo, si incendiavano generando grandi fiammate azzurre?

No, non scherziamo: se la Blue Flare fosse stata un autentico "outgassing" (derivante da cracks superficiali susseguenti a sismi od impatti meteorici), gli Astronauti – con ogni probabilità – non sarebbero mai tornati a casa...

E allora?

La nostra ipotesi è semplice: la Fiaccola (anzi: le Fiaccole) Blu NON erano outgassing. Erano qualcosa d’altro e provenivano tutte da Cone Crater.

Forse si trattava di un “warning” a fermarsi e non andare oltre (c’è già chi lo pensa) o forse erano solo dei “ricognitori” lanciati da qualcuno (o da qualcosa) che “vive” all’interno di Cone Crater, per vedere chi fossero e che cosa volessero quelle strane creature vestite di bianco che, sia pure lentamente, si stavano avvicinando.

Ipotesi esplicative a parte, alla NASA devono aver pensato che, anche su questa tematica, andava mantenuto il più totale ed assoluto riserbo (o cover-up, se preferite), ma...come fare? Nascondere le immagini di Cone Crater era fattibile: bastava far dire agli Astronauti (così come poi effettivamente avvenne) che la loro marcia verso il grande Cratere non fu coronata da successo e che il rim effettivo di Cone Crater non venne mai raggiunto.

Ma le Fiaccole Blu? Che fare con quelle “cose”? Cancellare tutto?

Forse l’idea di cancellare il “blu” e manomettere tutti e tre i frames “potenzialmente sconvolgenti” balenò nella testa degli Amici di Pasadena ma poi, molto probabilmente, qualche legittimo dubbio giunse ad insinuarsi fra le loro certezze.

Eliminare in radice una serie di frames consecutivi – sottraendoli, di fatto, alla pubblicazione – era un’idea rischiosa, ma fattibile (e forse già sperimentata...).

Andare invece a manomettere (con tecniche ancora approssimative) dei frames “random” rischiava di risultare, anche per dei professionisti dell’occultamento, decisamente troppo azzardato, difficile e pericoloso.

E allora, se questo era lo scenario, non c’era altro da fare che scegliere fra due possibili strategie: o si cancellava proprio tutto, inventandosi qualche malfunzionamento di fotocamere e cineprese (ma questa idea era sconveniente da portare avanti: l’Opinione Pubblica doveva avere qualcosa da vedere e su cui riflettere e rimuginare dopo tutti i miliardi di Dollari spesi per andare sulla Luna, che diamine!), oppure – una volta soppressi i frames “troppo sconvolgenti” (e cioè tutta la serie di frames consecutivi che raffiguravano l’interno di Cone Crater – si lasciava stare il resto così com’era, contando sulla oggettiva minuzia dei dettagli interessanti, sulla disattenzione dei Ricercatori e, soprattutto, sul già crescente disinteresse dei media per l’Impresa Lunare.

Secondo noi, la NASA (o il Pentagono per essa) scelse il male minore:

"...Eliminiamo le prove della grande Anomalìa che c’è dentro Cone Crater e lasciamo stare il resto: su una 'lucina blu' – devono aver pensato –, ammesso che qualcuno la noti, si può discutere e disquisire per qualche secolo e senza comunque venire a capo di nulla...".

Giusto.

E così, in fondo, è stato ed è: gli anni sono passati, la lucina blu l’hanno vista – comunque – in pochi e quei pochi stanno ancora discutendo su che cosa poteva o non poteva essere, senza – ovviamente – arrivare a nulla.

In realtà, allorché abbiamo interpellato la NASA (come sempre si tratta del LPI – o “Lunar and Planetary Institute”), un Tecnico dell’immagine si è espresso chiaramente, dicendo che la luce blu “...is not a reflection or a photographic artifact. It’s actually a flare of some kind...”.

Una grandissima ammissione ed una sconcertante rivelazione, non credete?!?

E allora, escluso il TLP (outgassing) per i motivi dianzi accennati; escluso il vizio dell’immagine (photoartifact) ed esclusa l’illusione ottica o il riflesso (per espressa ammissione della NASA), che cosa potranno mai essere state le Lucine Blu?

Ebbene noi crediamo che le Blue Flares sìano state un qualcosa di estremamente reale.

Noi crediamo pure – abbandonando per un attimo i panni dei Ricercatori pragmatici e prudentissimi – che le Blue Flares sìano state l’espressione di un evento la cui matrice “non era terrestre”.

Noi crediamo, infine, che le Blue Flares sìano, ancora oggi, uno dei più grandi Misteri emersi dalle e collegati alle Missioni Apollo: un Mistero, però, del tutto ignorato e completamente abbandonato negli archivi dell’oblìo, grazie anche e soprattutto all’ignoranza e supponenza di coloro che, pur avendo risorse e mezzi di indubbia portata, non si occupano di queste “sciocchezze”, poiché hanno ben altro da fare e da dire (e qui, dato che non ci piacciono le allusioni tacite, diciamo che ci stiamo riferendo al CICAP – un’Istituzione che, così com’è, a nostro parere non serve assolutamente a nulla ed a nessuno – e poi, dato che stiamo parlando di un evento di possibile – anzi: di MOLTO probabile – matrice aliena, anche al CUN).

E allora, che cosa c'era – effettivamente – dentro Cone Crater?

Ovviamente si tratta di un quesito – al momento – irrisolvibile. Si tratta di un mistero ed è ovvio che questo mistero resterà del tutto insoluto finché non torneremo lassù, a “guardare meglio”, magari offrendo l’evento “Live from the Moon”, in diretta ed in mondovisione.

E che cos’erano le Blue Flares?

Degli UFO in transito?

Delle “probes” (o Sonde Esplorative di origine aliena)?

O magari una qualche specie di “chimera spaziale” (come quelle fotografate dalla Sonda SOHO, di quando in quando)?

Bella domanda...

Noi vorremmo rispondere, ma non possiamo: noi siamo sono solo piccoli Ricercatori, dotati di media intelligenza e di mezzi molto limitati.

Vorremmo parlare, ma rischieremmo solo di “sparare nel buio”, e quindi di dire delle enormi stupidaggini che renderebbero ridicoli noi e l’Associazione (privata) di Ricerca che rappresentiamo (Lunar Explorer Italia).
E poi, in fondo, di gente che “campa” dicendo stupidaggini ce n’è già abbastanza: non credete? Perché allungare la lista?...

Dunque, al pari del Dr Feltri, neppure noi di Lun-Ex-It possiamo rispondere al Grande Quesito iniziale: purtroppo la Verità, anche se ci piacerebbe che fosse vero il contrario, non l’abbiamo fra le mani.

Ma noi (tutti noi), in fondo, possiamo fare una cosa (assieme all’Amico Feltri ed agli altri collaboratori di Lun-Ex-It): possiamo continuare a raccogliere elementi ed a metterli a disposizione di chi ha sufficiente curiosità ed interesse per analizzarli.
Continuare a raccogliere affinché qualcuno possa guardare e valutare.

Il resto...Il resto è nelle mani del Futuro e, come tradizionalmente si dice nel nostro Paese, nelle mani “degli Uomini di Buona Volontà”.

I Misteri della Luna (e non solo), a nostro parere, verranno rivelati (prima o poi) ed il Dark Side of the Moon sarà sicuramente illuminato.

Il punto è che queste “rivelazioni”, con ogni probabilità, giungeranno nel futuro e, a nostro parere, questo futuro è ancora – purtroppo – molto, molto lontano...

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di Lunar Explorer Italia, Alessio Feltri e Paolo C. Fienga