L’Ombra della Luce
Di Paolo C. Fienga



Nel nostro lavoro, di regola, l’eventualità di contraddire e/o di entrare in conflitto con quanto è stato detto o scritto – ovviamente sul medesimo argomento – da altri Ricercatori, occorre solo per “differenza di approccio”.
L’impiego di diversi metodi di analisi, allorché ciò che viene studiato NON è una Scienza Perfetta, può portare a diversi risultati: niente di male, però.
Succede.

Tuttavia, detto che in questo caso non stiamo facendo riferimenti diretti ad altri Ricercatori ed Autori, una cosa va comunque sottolineata: per chi, come noi, opera nel campo (che è per definizione un territorio speculativo) dell’analisi ed interpretazione delle immagini provenienti dallo Spazio, non c’è nulla di meglio di un frame “ambiguo” per provare a costruire una storia.
O forse una leggenda.
O magari…chessò…per scrivere un libro e quindi farsi un nome.

Ciò doverosamente premesso, per questa nuova puntata delle nostre Cronache Marziane, abbiamo pensato di proporVi un bellissimo esempio di Pseudo-Anomalìa di Superficie (o, se volete essere più schietti, un “eclatante caso di svista”…) per provare a spiegare a tutti come sia facile, anche agendo nella più perfetta Buona Fede, prendere dei colossali abbagli.

Il punto di partenza è, come vedrete, una brutta immagine: un frame NASA
Ebbene questo frame, magari se osservato con non troppa attenzione e – come accade nel 99% dei casi – con un’eccessiva dose di entusiasmo, può fornire, all’incauto ed entusiasta (e quindi miope) Osservatore, l’illusione dell’esistenza, su Marte, di una strabiliante Anomalìa di Superficie.

Un’Anomalìa che però, dopo l’effettuazione di un'analisi davvero semplice e rapida del frame nella sua versione in Alta Risoluzione, si risolve in un falso mistero.
Ma, per capire meglio, andiamo a vedere da vicino…

ultracompresso e tecnicamente non ben riuscito (nonostante le splendide ottiche delle Sonde impiegate dall’Ente Spaziale Americano).

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In questa immagine – datata… – ottenuta dalla Sonda NASA (ormai non più operativa, almeno ufficialmente…) Mars Global Surveyor, si vede un rilievo scuro ed indefinito dal quale sembra fuoriuscire un potente raggio di luce.
Un raggio che rischiara la brulla e polverosa superficie di un’area pianeggiante della Regione Marziana nota come Medusae Fossae.

Di che si tratta?

Molti Appassionati e qualche (avventatissimo!) Ricercatore Indipendente, si sono frettolosamente sbilanciati esprimendo una serie di ipotesi extra-esotiche. Fra le tante, ne abbiamo recuperate tre:

1) si tratta di un faro ottico per velivoli in arrivo;
2) è l’evidenza (luminosa…) dell’esistenza di una città sotterranea;
3) è un’astronave precipitata le cui luci di navigazione sono rimaste accese (!).

Ora, a nostro parere, prima di dire (guardando un frame – come minimo! – ambiguo) CHE COSA quello che viene rappresentato E’ o NON E’ (o meglio: che cosa potrebbe o non potrebbe essere…), occorre vestire un abito pragmatico e realista e quindi – onestamente – domandarsi: ma è questa l’unica immagine disponibile della possibile Anomalìa?
Non abbiamo niente di più?
Ottima domanda.

Ed in questo caso abbiamo anche un’ottima risposta: ma certo che abbiamo qualcosa in più! Abbiamo lo stesso frame “ambiguo” ma, udite-udite, in Alta Risoluzione e con un certo quantitativo di dati contestuali di riferimento!

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Guardate bene: una volta migliorata la qualità intrinseca del frame, ecco che il rilievo “minaccioso” si risolve in una normale collinetta (un dosso) dalla forma “a ceppo” (butt) ed il potente raggio di luce si evidenzia per quello che è: un windstreak.
Uno degli oltre centomila (o forse più) windstreaks che caratterizzano le Grandi Pianure di Marte.

E come mai è nato il malinteso?
A causa di un banalissimo vizio di saturazione che si è manifestato nel frame in b/n.

Ma non è tutto. Per gli irriducibili sostenitori dell’Ipotesi Esotica, infatti, proviamo ad aggiungere anche qualche elemento sul perchè, comunque, l'eventuale raggio di luce non può essere un tale.

A questo riguardo, scegliete Voi uno (o più di uno…) fra questi motivi:

1) perchè la luce si propaga in linea retta e non in linea “tremula” (a meno che non ci si trovi nei pressi di una sorgente di super-gravità, quale può essere un black-hole, nel qual caso la luce può essere “deviata”);
2) perchè la foto è stata scattata alle ore 13:36 Mars Local Time (ossìa Ora Marziana Locale), ergo in pieno giorno e, in una foto ottenuta da quasi 400 Km di altezza, una sorgente di luce radente, per quanto potente possa essere, non risulterebbe comunque percepibile nè risolvibile dalla fotocamera usata dal Mars Global Surveyor;
3) perchè il rilievo in questione non presenta, nemmeno operando dei super-stretches (ossìa dei maxi-ingrandimenti), alcuna apertura (o “vent”) dalla quale potrebbe dipartirsi il raggio di luce;
4) perchè le sorgenti di luce radente, in fotografia astronomica e spaziale, quando ci sono (pensate, ad esempio, ai raggi del sole che, attraversando le crepe esistenti nei bordi di alcuni grandi crateri Lunari, proiettano dei vistosi fasci di luce sul fondo dei crateri stessi) si configurano in maniera MOLTO diversa.

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Conclusioni: onde evitare di prendere delle terrificanti sviste e quindi (e di conseguenza) bruciarsi, sia come Appassionati Immaginifici, sia come Ricercatori, noi suggeriamo, prima di prendere posizione circa l’interpretazione del contenuto di frames ambigui, di verificare nell’ordine:

1) se esistono altre riprese del medesimo rilievo che viene discusso;
2) se esistono frames in Alta Risoluzione (HR) e, in caso di risposta affermativa, di tralasciare i frames compressi o LR e concentrarsi sui primi;
3) se esistono riprese, anche a Bassa Risoluzione, del medesimo rilievo ambiguo le quali sono state effettuate a distanza di tempo le une dalle altre.

Fatto ciò, così come insegnano la prassi e l'esperienza, Vi invitiamo a svolgere le Vostre analisi e quindi ad essere, si, aperti e possibilisti, ma anche e soprattutto – e quanto meno in prima battuta! – razionali & pragmatici.

Il suggerimento (già – inutilmente – dato già mille volte…) è quello di arrivare alle ipotesi esoticheper esclusione”, ossìa una volta eliminate, poichè insoddisfacenti, TUTTE le ipotesi razionali (o presunte tali).

Questo è il nostro approccio ed il nostro metodo.

Secondo noi, infatti, è non solo più bello e costruttivo, ma anche decisamente più sicuro e credibile il fatto di giungere alla (eventuale) ipotesi esotica “per esclusione” e quindi non partendo dall’ipotesi esotica in quanto premessa.

Comunque sia, alla fine della ricerca (ed a dispetto di qualsiasi evidenza saremo stati capaci di produrre), ognuno di noi potrà sempre pensare e credere – di aver visto – quello che vuole, ci mancherebbe altro: in fondo, non solo siamo ancora liberi (?) ma, non dimentichiamolo, esistono anche innumerevoli personaggi che hanno costruito (e ancora costruiscono) le loro (talvolta immense) fortune su interpretazioni ingannevoli e sviste...

E chi, in fondo, non vorrebbe essere uno di questi “fortunati”?!?...