LA NOTIZIA BOMBA
La notizia è di quelle che fa capire come sta cambiando il Medio Oriente; e come l’Occidente (chiuso nell’ottusità egemonica americana) stia anni luce indietro rispetto ai nuovi equilibri mondiali che si vanno definendo.
La notizia, riportata dal sito d’intelligence israeliano Debkaè questa: israeliani e russi si apprestano ad effettuare un’esercitazione militare congiunta nelle acque del Mediterraneo. Per la prima volta nella storia, le Forze Armate di Tel Aviv e quelle di Mosca opereranno insieme coinvolgendo reparti di Marina e Aviazione dislocati nella regione (per i russi quelli della base aerea di Latakia e navale di Tartus, in Siria).

Se questa notizia fosse confermata ci troveremmo di fronte a quello che gli esperti definiscono uno “sconvolgimento strategico”.

UN COSTANTE AVVICINAMENTO
Che i rapporti tra Israele e Russia non siano più caratterizzati dall’ostilità della Guerra Fredda, lo dimostrano, da tempo, diversi segnali:

1) CRIMEA: nel 2014, Israele è stato l’unico paese, tra gli alleati degli Usa, a non votare la mozione di condanna all’Onu per l’annessione della Crimea da parte della Russia; cosa che scatenò le ire di Obama e della lobby neocon americana.

2) LEVIATHAN: nel Settembre scorso anticipammo in quest’articolo l’offerta di Putin a Netanyahu per la protezione militare e lo sfruttamento dei ricchissimi giacimenti di gas naturale che Israele detiene al largo del Mediterraneo (Leviathan); sfruttamento che consentirebbe ad Israele non solo di raggiungere autonomia energetica ma anche di diventare uno dei maggiori esportatori di gas della regione. L’articolo (che fu accolto dalla denigrazione dei soliti esperti che sanno tutto ma non ne azzeccano una) è oggi confermato dalla notizia che nello scorso vertice del 7 Giugno a Mosca, Netanyahu ha aperto alla possibilità che aziende russe cooperino nel progetto: “Le nostre porte sono aperte a tutte le compagnie che hanno esperienza nello sfruttamento di giacimenti di gas, ovviamente anche quelle russe”, un invito esplicito a Gazprom, leader mondiale nel settore, ed uno schiaffo in faccia alle sanzioni imposte da Washington.

3) SIRIA: l’intervento russo in Siria non è stato ostacolato da Israele; anzi, Tel Aviv ha persino tollerato azioni di sconfinamento di aerei russi nei propri cieli, finalizzate a colpire i ribelli anti-siriani e le bande di Al Qaeda appoggiate dagli Usa.
Attualmente Israele sembra possibilista all’idea russa di non frammentare la Siria, mantenendo sotto Assad anche il sud dietro la garanzia di una presenza di Mosca nella regione.

4) LA LOBBY DEGLI EBREI RUSSI: per quanto la lobby degli ebrei d’America rimanga la più potente del mondo e la più influente nella capacità di pressione su Israele, diversi osservatori segnalano la crescita, nell’establishment di Tel Aviv, di una lobby russa; il milione di ebrei russi emigrati in Israele iniziano ad avere ruoli importanti. Durante il viaggio a Mosca, molti esponenti della delegazione israeliana, parlavano russo (tra cui due ministri del governo in carica: il “russo” Elkin e il “moldavo” Lieberman).

UN DOPPIO SEGNALE ALL’OCCIDENTE
Il segnale che Israele manda a Stati Uniti ed Europa è doppio:

  • La Guerra Fredda è finita per sempre
  • L’America non è più il pivot della strategia di sicurezza di Israele in Medio Oriente

Per Israele la propria sicurezza è più importante dell’alleanza con gli Usa; e la sicurezza di Israele oggi è garantita più dalla determinazione russa che dalla goffa e disastrosa politica estera americana.
Non sfugge il caos che l’America ha prodotto in Medio Oriente negli ultimi anni: dalla Primavera araba alla rimozione di Mubarak (per cui gli israeliani si erano opposti); dal disastro libico, all’ambiguità colpevole con cui Washington ha di fatto alimentato l’espandersi del Califfato islamico e armato e finanziato i gruppi di Al Qaeda travestiti da “ribelli moderati”.
D’altro canto agli israeliani sono chiare due cose:

La Russia è entrata in Siria con il chiaro intento di sconfiggere il terrorismo e l’integralismo islamico a differenza di Washington la cui dipendenza dalla monarchia saudite (principale sponsor dell’Isis), ha permesso al Califfato islamico di espandersi.
Putin è in grado di mediare maggiormente con i nemici storici di Israele (Hezbollah sciti, Siria e Iran) di quanto possa farlo Washington.
Come ha scritto in questo articolo Giancarlo Elia Valori, Israele potrebbe “sostituire – a lungo andare – gli Stati Uniti con la Federazione russa come alleato globale e come presenza di riferimento nel Medio Oriente”.

Insomma il mondo cambia, nuovi equilibri prendono forma e con essi nuove alleanze e percorsi strategici. Solo per noi europei, sottomessi alla dittatura di Bruxelles e ai ricatti di Washington la storia sembra ferma al secolo scorso.


Fonte: blog.ilgiornale.it/rossi