maggioranza dei media ogni giorno che passa. L’ultima in ordine di tempo è il rapimento in Iraq di Giuliana Sgrena, giornalista del Manifesto: una giornalista”vera”, di quelle che lavorano sul campo cercando di farsi un quadro autentico della situazione, al contrario della maggior parte dei colleghi che se ne stanno tranquillamente rinchiusi negli alberghi della capitale costruendo i propri servizi in base alle veline rilasciate dalle autorità militari delle forze di occupazione. Diciamocelo chiaramente: è proprio per questo che è stata rapita. Quando sento le ipotesi ufficiali secondo le quali probabilmente è stata sequestrata da integralisti sunniti, contrari al suo palese appoggio all’emancipazione delle donne islamiche, mi domando se chi ha formulato questa spiegazione sia davvero così sprovveduto da non riuscire a cogliere il nesso fra quanto è accaduto e il fatto che fosse appena uscita da una moschea dove aveva intervistato, per oltre quattro ore, un gruppo di profughi provenienti da Falluja. Chissà cosa avrebbe potuto raccontarci su quanto è davvero successo laggiù, basandosi sulle testimonianze in prima persona di coloro che vi si trovavano, e che hanno vissuto sulla propria pelle una delle più tragiche vicende di questa sporca guerra… Mi auguro con tutto il cuore che torni presto sana e salva fra noi, ma non posso impedirmi di riandare con la memoria a Enzo Baldoni, un altro esempio di giornalismo indipendente e tremendamente scomodo, sequestrato e barbaramente ucciso da un gruppo di “terroristi” che, con ogni probabilità, sono armati e controllati da non meglio identificati servizi segreti che hanno tutto l’interesse a mettere a tacere qualunque fonte di informazione alternativa a quella ufficiale e a delegittimare il movimento di resistenza irachena, ormai regolarmente associato al terrorismo e a personaggi come il fantomatico al-Zarqawi, l’ipotetico braccio armato di al-Qaeda in Iraq che, se chiedete a me, probabilmente nemmeno esiste. Di questo personaggio mi occuperò estesamente quanto prima, non dubitate. E non mancheranno informazioni piuttosto sorprendenti…

Ma a proposito di disinformazione, credo che le recenti “elezioni” irachene, propagandate come un ”trionfo della democrazia”, siano un ottimo esempio di come si possa stravolgere la realtà dei fatti ad uso e consumo degli interessi costituiti che gestiscono questa guerra assolutamente illegale sin da quando questa sciagurata avventura ha avuto inizio. Sia chiaro: personalmente nutro il più grande rispetto e ammirazione nei confronti di tutti quegli iracheni che, nonostante gli enormi rischi per la propria incolumità, si sono recati a votare, anche perché nella maggioranza dei casi l’hanno fatto nella speranza di poter riprendere in mano il destino del loro paese e di poter deliberare “democraticamente” la fuoriuscita delle truppe di occupazione. Ma lo stesso Robert Fisk ha fatto notare come le telecamere dei media di tutto il mondo, le quali mostravano lunghe file di cittadini in attesa di poter votare, fossero confinate esattamente a cinque seggi, localizzati in aree a predominanza scita e letteralmente circondate da legioni di truppe e mezzi corazzati, in modo da fornire l’impressione di una grande partecipazione popolare. Lontano dalle telecamere, ci sono stati attacchi ai seggi a Baghdad, Balad, Bassora, Baquba, Hilla, Kirkuk, Mosul, Tal Afar, Al-Duluiya, Al-Mhawil, Al Muqtadiya e Samarra.

Tanto per darvi un’idea del grado di manipolazione mediatica attorno a queste “elezioni”, sentite questa: i corrispondenti di Mafkarat al-Islam, quotidiano in lingua araba, sin dalle prime ore del mattino di domenica erano in giro per le vie di Baghdad allo scopo di documentare e verificare il regolare svolgimento di queste votazioni fortemente volute dall’amministrazione USA. Nel corso della giornata, hanno rilevato numerosi casi di veri e propri brogli. Sia il Partito Comunista Iracheno, organizzazione fantoccio spalleggiata dalle truppe di occupazione, sia il Partito di Unità Nazionale guidato dal “primo ministro” Allawi, avevano assoldato gruppi di donne, bambini, giovani e disoccupati portandoli diverse volte di fronte alle telecamere delle varie televisioni per mostrare come vi fosse un gran numero di votanti ai seggi elettorali. Stessa cosa per quel che riguarda il principale partito curdo di Jalal Talibani, che ha offerto soldi e gadget elettronici, ad esempio radioline portatili, a tutti quelli che si recavano ai seggi per votare.

Sono emerse precise testimonianze secondo le quali nel distretto di al-Karakh ath-Thani, presso Baghdad, a coloro che si recavano nei seggi veniva chiesto di votare per uno specifico candidato e, in svariati casi, erano gli stessi funzionari a compilare le schede per conto degli elettori. In quello di Mahallat ash-Shaykh Ma'ruf al-Karakhi vi sono stati quattro casi confermati di voti falsi nel giro di cinque minuti: membri dell’Iraqi National Congress Party (quello del discusso Ahmad Chalabi) introducevano nel seggio cittadini non iracheni, con tutta probabilità iraniani, ai quali venivano rilasciati dei falsi certificati di cittadinanza grazie ai quali poi votavano, naturalmente proprio per il partito di Chalabi… Quanto sopra è stato rilevato anche da un osservatore delle Nazioni Unite, il quale ha dichiarato a un’agenzia di stampa straniera: “Abbiamo appena scoperto quattro casi di frode, e non sappiamo quanti possano esservene stati senza essere rilevati.”

I corrispondenti hanno inoltre parlato di interviste a votanti e funzionari combinate espressamente da alcune emittenti televisive (al-'Arabiyah Satellite Network, Iraqi Qanat ash-Sharqiyah, la televisione ufficiale del governo iracheno e la statunitense CNN) e poi distribuite a tutti gli altri network.

Nel distretto di al-Karradah, che avrebbe dovuto avere circa 22.000 elettori, si sono presentati appena in 700, tutti a votare per candidati filogovernativi.

Il giornale israeliano Ma'ariv ha pubblicato una foto del suo corrispondente, Jaki Huji, di origini irachene ma cittadino israeliano, mentre votava per le elezioni irachene in un seggio in Giordania. Costui ha dichiarato che anche un suo collega del quotidiano Haaretz è riuscito a votare, e la stessa cosa hanno fatto altri due a Washington e a Londra. A tutto questo si aggiungano i numerosi rapporti secondo i quali, alla vigilia delle elezioni, le forze armate della coalizione hanno intrapreso un’estesa campagna di arresti nei confronti di leader religiosi sunniti, che hanno portato al fermo di ventotto tra imam, predicatori, studenti e mufti, con l’accusa di incitamento al boicottaggio e alla resistenza armata contro gli invasori.

Comunque sia, un altro elemento da tenere in considerazione è il fatto che molti iracheni si sono recati a votare in quanto correvano il rischio di vedersi sospendere il diritto a ricevere gli approvvigionamenti alimentari garantiti dalle forze di occupazione… in altre parole, non più “oil for food” (petrolio in cambio di cibo) bensì “vote for food” (voto in cambio di cibo).

Ora, andate a rileggervi quanto si è scritto e detto in questi giorni su queste elezioni irachene. Fatto? Bene. E adesso, godetevi questa chicca:

“Oggi i funzionari statunitensi sono rimasti sorpresi e commossi dall’esito delle elezioni presidenziali nel Vietnam del Sud, malgrado la campagna terroristica dei vietcong per sabotare le votazioni. Secondo i resoconti da Saigon, ieri l’83% dei 5,85 milioni di elettori registrati hanno espresso le loro preferenze. Molti di loro hanno rischiato le rappresaglie minacciate dai vietcong. Il successo di queste elezioni è da molto tempo considerato un cardine nella politica del presidente Johnson, volta ad incoraggiare lo sviluppo di un processo costituzionale nel Vietnam del Sud.”

(Peter Grose, in un articolo a pagina 2 del New York Times intitolato ‘Gli Stati Uniti incoraggiati dal voto in Vietnam’, 4 settembre 1967)

Se è vero il detto che la storia si ripete, quali conclusioni se ne possono trarre?

Per concludere, un’ultima considerazione sulla questione della simbologia satanica della quale mi sono occupato nel mio precedente intervento. Osservate questa illustrazione del demone Bafometto:


Ed ora, date un’occhiata a questa foto di Laura Bush:


Avete ancora qualche dubbio? Io no…