Charlie Hebdo – lo sappiamo tutti – è la redazione del giornale satirico vittima del terribile attentato terroristico del 7 gennaio 2015, in cui hanno perso la vita molti dei suoi vignettisti più famosi. 
L’attentato ha reso celebre un giornale che era in forte crisi di liquidità, e che rischiava addirittura di chiudere: la prima uscita del settimanale mercoledì 14 gennaio – esattamente una settimana dopo il tragico evento – è andata letteralmente a ruba, visto che in Francia sono andate esaurite in poche ore 3 milioni di copie, e anche in Italia sono state vendute tutte le 260 mila copie allegate al giornale “Il fatto Quotidiano” (che ha replicato la tiratura il giorno successivo).
Il nuovo direttore del giornale Gerard Biard ha offerto la copia del settimanale a chiunque volesse renderla pubblica, e mentre in alcuni paesi come Spagna, Germania e Gran Bretagna nessuno ne ha chiesto i diritti, in Italia stavolta ci si è mossi.
La copertina del nuovo numero “superstite” raffigura un Maometto piangente che tiene in mano un biglietto con su scritto “Je suis Charlie” (Io sono Charlie) sovrastato dalla scritta “Tutto è perdonato”; questa immagine ha fatto il giro del mondo, entrando nei consigli di amministrazione delle aziende quanto nelle aule scolastiche, dove si è dibattuto – e insistito – sulla libertà di espressione e sulla difesa della satira. 
Faccio una piccola premessa al mio ragionamento di fondo: non c’è vignetta che giustifichi violenza, anzi non c’è niente che giustifichi la violenza, neanche altra violenza. 
Però un giornale che si definisce ateo e che irride tutte le religioni dissacrandole costantemente non può diventare un modello di pensiero, non può diventare un modello tout court, se non altro perché bisogna rispettare tutte le confessioni di questo mondo, proprio come ha suggerito Papa Francesco, compreso l’ateismo, che è esso stesso una credenza. 
Non si può quindi gridare in massa “Je suis Charlie” rimanendo a un livello superficiale del dibattito: capisco benissimo chi lo ha fatto – l’evento era ancora caldo e la reazione è stata istintiva – ma gli atei non possono deridere i religiosi, perché anche questo non è rispetto. 
Io non sono religioso, mi reputo una persona spirituale, ho letto tanti libri in merito e so che QUESTO mi ha cambiato la vita. 
Personalmente – voglio essere onesto fino in fondo – considero la religione una prigione dogmatica, una spiritualità quasi elementare, ma ognuno ha diritto perfino alle proprie prigioni, perfino ad avere – sempre secondo me, attenzione! – confini intellettuali e mistici, e quello che dobbiamo sperare per loro – anzi per tutti noi – è solo una maggiore apertura, un rifiuto cioè di qualsiasi credenza cieca. 
Anche Charlie Hebdo è vittima di credenze cieche: il non credere in nulla, infatti, e ostentarlo in questo modo è un abuso che si fa a sé stessi ma anche a chi la pensa diversamente. 
Un qualcosa che genera sfiducia e chiude i cuori, creando ulteriori divisioni tra gli uomini.
Ci sono modi e modi per fare satira, si può essere morbidi e delicati, soprattutto si può non insistere a cercare a tutti i costi uno stupido scontro senza senso né vincitori. 
Sappiamo tutti che questo scontro è fittizio, sappiamo cioè che chi finanzia queste organizzazioni terroristiche globali sono i servizi segreti internazionali (CIA e Mossad hanno creato L’ISIS e Al-Qaeda, è un fatto dimostrato)  e sappiamo anche che questi ultimi vogliono a tutti i costi un “noi contro di loro” per distrarre e fomentare guerre: non ho dubbi, purtroppo, che dopo quest’attentato ci saranno dieci, cento, mille Charlie Hebdo, pronti ad aizzare ancora di più le parti in causa per farle arrivare allo scontro. 
Per farci arrivare allo scontro. 
Una cosa che mi ha colpito anche del nuovo numero di Charlie del 14 gennaio è stato un articolo titolato “Le charognard du complot” ovvero “le carogne del complotto” (articolo tradotto anche dal Fatto) dove si afferma che le assurde teorie del complotto non possono essere smontate… semplicemente perché ogni elemento diventa un’ulteriore prova, affermando, alla fine, che la presunzione di innocenza dell’Islam è del tutto ingiustificata. 
Ebbene, questo incomprensibile articolo visti certi fatti di cui solo i media non vogliono rendere conto ormai, porta con sé un odio di fondo per tutta la galassia islamica (oltre che di miopia ma lasciamo perdere) e reca quindi un’ulteriore ideologia che non può che avvelenare la nostra società. 
Io sono ebreo, cristiano, musulmano, induista, buddista, taoista, jaista, scintoista, gnostico,  zoroastrista, ateo, ermetico, mazdeista, manicheista, mitraista, esoterista, spirituale, seguace di Geova, di Mitra, degli alieni, etero, gay, transessuale, bisessuale, nero, bianco, giallo, mulatto, meticcio: niente mi dà il diritto di discriminare un’altra categoria. NIENTE. 
Charlie Hebdo è un giornale irresponsabile dato che denigra tutte le religioni mortificando chi decide di aderirvi. Non c’è un’autentica libertà nella costante denigrazione, non c’è satira, c’è solo voglia – in fondo – di discriminazione. 
Ecco perché io non sono Charlie. Non potrò mai essere Charlie. 
L’unica cosa che posso essere, infatti, è semplicemente me stesso, rispettando la mia e altrui identità qualunque essa sia.