Guardavo il signore che mi diceva queste cose e pensavo: "Evidentemente, io e lui abitiamo due diversi pianeti..."

Il mio gentile interlocutore era un signore anziano che aveva letto tutti i miei interventi on line su Nexus e li commentava; addirittura di un paio di essi mi diede una sorta di analisi scritta, avendo redatto delle osservazioni paragrafo per paragrafo.

Ringraziai per la attenzione; riproposi alcune delle mie idee e poi la cosa (ovviamente, necessariamente) finì lì, con una stretta di mano ed ognuno di noi convinto quanto prima della rispettiva posizione.

Confesso che ero stupefatto: che un ragazzino con la testa imbottita di luoghi comuni della cosiddetta "educazione civica" scolastica possa pensare certe cose è chiaro.

Ma come può un signore maturo, un pensionato, come può dopo una vita di lavoro e di esperienze credere ancora alle fate e ai maghi? Come può un uomo che leggeva i giornali tutti i giorni non avere almeno il sospetto che l'Italia, l'Europa, il mondo insomma non siano proprio il paradiso della libertà, della democrazia, del dialogo socratico e fraterno?

So bene che non sono argomento diffuso, ma il gentile signore non aveva proprio mai sentito accennare al Gruppo Bilderberg, al Council on Foreign Relations, al Circolo Pinay, alla Trilaterale, e ad altri gruppi di potere? CIA, P2, SISDE, SISMI, KGB erano, per lui, sigle di motorini?

Una visione dietrologica e complottistica della storia e della politica è rudimentale e semplicistica; ma non lo è meno la totale fiducia nelle istituzioni che governano.

Parliamoci chiaro: a parte poche, brevi e meravigliose eccezioni, la vita associata degli uomini è sempre stata un gioco feroce fra chi detiene il potere e chi lo subisce. Non è una scoperta recente: lo affermò per primo Hobbes, nel XVII secolo; ne scrisse Rousseau quasi trecento anni fa; Leone Tolstoj lo dichiarava con forza ai primi del Novecento...

La posizione del mio critico è questa: sì, una volta, secoli fa, esisteva una situazione di predominio e di imposizione; ora però la democrazia è così diffusa e così forte da avere allontanato per sempre quell'incubo.

In proposito, ritengo che non sia mai avvenuta una reale mutazione nella sostanza, ma solo nella forma: la libertà effettiva individuale di oggi non è molto più grande di quella di cui si poteva disporre sotto Napoleone, ma è cambiato profondamente il contesto entro il quale viene giudicata e percepita questa libertà, per cui si è certi che essa sia enormemente maggiore.

E questo cambiamento è stato voluto proprio da chi detiene il potere, affinché i sottoposti credano di essere liberi. Un trucco perfetto, no? Pensate: è molto più facile dominare un servo se questi è sicurissimo di essere libero. E se il servo osa alzare un po' la testa o la voce lo si zittisce subito: "Di che ti lamenti?" gli grida il padrone "tu sei libero quanto me, poiché tu ed io siamo uguali! Tu mi hai liberamente scelto quale tuo rappresentante! Di che ti lamenti?!"

Ecco, questa è la cornice ideologica del nostro presente: una fittizia libertà che nasconde una autentica dominazione.

E che esista questa dominazione non è una mia ossessione paranoica, ma la semplice verità dei fatti. Esaminateli: il mondo, l'umanità ed il futuro vengono decisi e determinati da un pugno di uomini che vivono in poche nazioni.

E questi uomini hanno un solo scopo: accumulare potere e l'equivalente materiale di esso, che è il denaro. Il potere crea denaro, il denaro assicura il potere; ecco chiuso il perverso circolo che strangola l'umanità.

Non è una novità, lo so: dagli antichi Egizi questa è la sciagura della strana specie homo sapiens; ma non è mai esistito un tempo, come il nostro, in cui l'orrore e la barbarie fossero così estesi e profondi. Oggi si devasta la terra; si creano armi che potrebbero cancellare più volte l'umanità; si creano popoli di poveri; si ipoteca il futuro; si cancella il passato; si violano sistematicamente e impunemente i più fondamentali diritti; si sputa su ogni valore morale...

(Mi accorgo che ho sbagliato: al "si" impersonale dovrei sostituire le parole "chi ha potere").

Prendiamo un solo caso fra quelli che rendono così ottimista il mio interlocutore: la rappresentatività democratica.

Le elezioni sono un business; le vince chi ha più denaro da investire; le vince chi ha i più forti alleati economici, ai quali dovrà poi rendere il favore con tante belle leggi su misura.

Le elezioni sono un gioco da ricchi. Negli Stati Uniti le elezioni presidenziali, da diversi decenni, sono una operazione di marketing, nelle quali il prodotto da piazzare è un uomo che aspira a diventare il più potente della terra.

Nel nostro piccolo, anche in Italia, abbiamo bene imparato questa fulgida lezione: notate che per una bizzarra coincidenza il nostro attuale capo del governo è anche l'uomo più ricco del paese.

Mi chiedo: un multimiliardario quale società rappresenta? La vita che egli ha condotto può essere solo un po' simile a quella di un operaio, una commessa, un insegnante, un pensionato?

I valori etici di un uomo così ricco sono esattamente gli stessi di un uomo normale o addirittura povero?

Qualche volta mi sembra di vivere in un cupo medioevo. Oggi abbiamo una società in cui il reddito medio è molto superiore a quello di una famiglia aristocratica medievale, questo è certo. Ma, come nel medioevo, esistono sperequazioni così enormi da essere intollerabili, dolorose. Un solo campione di calcio è pagato più di quanto costerebbe all'anno un intero ospedale.

Come nel medioevo, viviamo in una società apparentemente omogenea e aperta, ma che invece è stratificata in gerarchie e caste. E come nel medioevo, esistono oggi figure che sono al di sopra di ogni legge e di ogni giudizio; una confraternita di intoccabili che attraversa la vita col sorriso odioso di chi sa che, qualunque cosa accada, qualunque cosa si dica, avrà sempre potere e ricchezza.

Come nel più tetro medioevo, i governi si accordano, decidono, scelgono sulle teste dei cittadini/sudditi, di coloro che (si dice) li hanno voluti.

E, come beffa finale, questi stessi governi pretendono l'entusiasmo e la piena collaborazione da parte dei sudditi. L'Europa unita e la moneta unica non sono mai state oggetto di referendum: erano scelte che dovevano piacere; che lo capissero o no, era quanto i cittadini dovevano accettare.

Il presidente degli Usa, che alcuni riconoscono quale modello di libertà, ha imposto il segreto sugli atti d'inchiesta sul gigantesco crollo della Enron: migliaia di cittadini/sudditi rovinati non avranno neppure la povera consolazione di sapere quale disastro li ha buttati sul lastrico.

Come nel medioevo, si fanno sante crociate contro i nemici della libertà e della prosperità. E si impiegano termini medievali, come ha fatto il signor Bush quando ha dichiarato guerra all'asse del male (axis of evil), facendo regredire la politica internazionale ai tempi più trucidi della guerra fredda.

Ma se al medioevo seguì il luminoso secolo del Rinascimento, è oggi molto difficile sperare che avvenga lo stesso.

A meno che non si sia puerilmente ottimisti o follemente candidi come il mio anziano amico, che vive nel migliore dei mondi possibili (beato lui!).