Dal libro: “I miti della società contemporanea” del Dr. Giovanni Pellegrino
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Nonostante gli scandali che riguardano il calcio diventino sempre più frequenti e che i tribunali debbano occuparsi da un paio di anni troppo spesso delle vicende delle squadre di calcio, il fascino del calcio continua a fare sentire fortemente la sua influenza sui tifosi della varie squadre, anche se esse sono travolte dai debiti. In tale paragrafo cercheremo di capire perché, nonostante tutto, il calcio continua ad essere uno dei miti della società contemporanea in quanto tale domanda è molto interessante dal punto di vista sociologico. In sintesi possiamo dire che esistono spiegazioni pessimistiche ed ottimistiche di tale fatto. Per quanto riguarda le spiegazioni pessimistiche dobbiamo dire che in primo luogo, i pessimisti sostengono che molta gente va allo stadio per avere un pretesto per sfogare le proprie frustrazioni non solo insultando i tifosi e i calciatori della squadra avversaria, ma anche per compiere azioni violente che a volte giungono fino all'omicidio. Alberoni scrive al riguardo: "Molti sostengono che la partita è una specie di orgasmo collettivo in cui tutti scaricano le frustrazioni e i livori della vita quotidiana."(1)

Visto da questo punto di vista il calcio non sarebbe altro che una delle tante manifestazioni dell'irrazionalità umana. Effettivamente dobbiamo dire che è senza dubbio segno di grande irrazionalità credere che l'onore di una città non dipende dal grado di civiltà, dal livello culturale e scientifico, dal grado di attenzione ai problemi sociali ma dal fatto che la squadra cittadina giochi in serie B e non in serie C oppure nei dilettanti (una città non è di serie A solo perché la sua squadra di calcio gioca in serie A: questo è un concetto che moltissimi tifosi anche dotati di un buon livello culturale non riescono a capire). Di conseguenza possiamo dire che una delle cause del successo del calcio o per meglio dire della mitizzazione del calcio è l'aumento del grado di irrazionalità nel mondo moderno. 

Per quanto riguarda le spiegazioni ottimistiche della mitizzazione del calcio (valide quanto quelle pessimistiche in linea generale anche se in alcuni tifosi prevalgono le prime ed in altre le seconde) dobbiamo mettere in evidenza in primo luogo che gli individui hanno spesso bisogno di dimenticare la propria identità individuale per sentirsi parte di un'identità collettiva, di un IO collettivo nel quale l'IO del tifoso si fonde un po' come una goccia d'acqua si fonde in un lago. Un individuo che si sente parte di un IO collettivo si trova in una situazione psicologica molto particolare, in cui prova delle emozioni molto forti amplificate da fenomeni di contagio psichico. 

In sintesi quando un individuo dimentica la propria identità personale (come avviene nel corso delle partite di calcio) perde in gran parte la percezione individuale della realtà che viene sostituita dalla percezione collettiva della realtà, cosicché l'individuo può fare cose che non fanno parte dei suoi comportamenti abituali dal momento che la percezione della realtà condiziona il comportamento degli individui (quando un individuo agisce non più guidato dalla percezione individuale della realtà ma da quella collettiva, e ciò avviene negli stadi, anche il suo comportamento viene condizionato, anzi, per meglio dire subisce una sorta di polarizzazione: radicalizzazione delle emozioni, dell'immaginazione, delle idee e dei comportamenti siano essi positivi o negativi, socialmente ammissibili oppure devianti). 

Per tali ragioni i tifosi si scatenano in eccessi, gridano, si abbracciano, facilmente si esaltano e altrettanto facilmente si deprimono, non essendo più in grado di valutare oggettivamente le situazioni. Un'altra spiegazione ottimistica del successo e della mitizzazione del calcio nella società moderna è il fatto che durante le partite di calcio scompaiono tutte le differenze di status e di ruolo sociale in quanto sia l'operaio, l'avvocato, l'uomo d'affari, il medico, il professore, la casalinga, i ricchi e i poveri si autopercepiscono esclusivamente come tifosi della squadra di calcio... In alcuni casi le gerarchie esistenti all'interno di una tifoseria possono essere diverse da quelle esistenti nella scala e nella gerarchia sociale in quanto anche un operaio può diventare il leader carismatico di una data tifoseria, il punto di riferimento di tutti gli altri tifosi, anche se molti di essi occupano un ruolo sociale nella vita di tutti i giorni molto più importante di quello del leader della tifoseria. Potremmo dire che nelle partite di calcio avviene la stessa cosa che avveniva nelle religioni misteriche del mondo pagano, dal momento che durante i riti le differenze sociali venivano annullate.

Vogliamo anche mettere in evidenza che il calcio può essere considerato una metafora della vita sociale. Per chiarire tale concetto faremo alcuni esempi.

In primo luogo nelle partite quando una squadra segna un goal corre il rischio di deconcentrarsi, ritenendo dì avere già vinto la partita e sottovalutando la capacità degli avversari di reagire con veemenza al goal subito e di ribaltare il risultato dilla partita. Allo stesso modo nelle vicende della vita quotidiana può accadere che degli individui che hanno conseguito dei risultati positivi nei vari settori della vita sociale si convincano di essere diventati invincibili e pertanto non danno sufficiente importanza al fatto che non è sufficiente ottenere momentanei risultati positivi dal momento che è indispensabile dare continuità e stabilità a tali risultati positivi. 

Per dare continuità ai risultati positivi bisogna sia valutare in maniera razionale ed intelligente, nonché obiettiva, le strategie comportamentali da adottare, sia non sottovalutare gli ostacoli che possono essere rappresentati dalle ambizioni degli altri individui in conflitto con il soggetto come pure da fattori situazionali (anche una squadra di calcio deve essere in grado di dare continuità alle vittorie e ai pareggi). In secondo luogo le partite di calcio richiedono che i giocatori debbano possedere nello stesso tempo impeto agonistico ed autocontrollo dal momento che da un lato devono possedere più determinazione e combattività degli avversari mentre dall'altro devono avere un forte autocontrollo sia nei confronti degli avversari (altrimenti rischiano di essere coinvolti in risse) sia nei confronti dell'arbitro il cui giudizio è inappellabile, anche se l'arbitro commette degli errori che danneggiano il calciatore ed anche se egli assume atteggiamenti irritanti nei confronti del calciatore che non può far valere le proprie ragioni se vuole continuare a restare in campo (sono pochi gli arbitri tanto onesti e dotati da compiere pochissime ingiustizie nelle partite).

Anche nella vita di tutti i giorni bisogna avere nello stesso tempo determinazione ed autocontrollo. In particolare è necessario l'autocontrollo perché molte volte il professore che fa l'esame allo studente, il dirigente che rimprovera l'impiegato, il vigile urbano che multa l'automobilista possono avere torto nelle loro valutazione e possono compiere abusi di potere (anche l'arbitro può compiere abusi di potere) ma l'individuo non deve perdere la testa, non deve insultarli o picchiarli ma deve cercare di far valere le proprie ragioni in maniera conforme alle leggi oppure deve subire l'ingiustizia ricevuta.

In terzo luogo, come nelle partite il giocatore può ottenere buoni risultati solamente se collabora con gli altri giocatori e con l'allenatore, evitando conflitti che danneggiano tutti gli attori sociali, allo stesso modo l'individuo deve collaborare con i colleghi di ufficio, con i componenti del nucleo familiare, con gli altri professori evitando conflitti.

(1) F . Alberoni, L'ottimismo, op. cit., p. 122.

 

(originariamente pubblicato su www.disinformazione.it)