È davvero sorprendente, e tuttavia così comune che c’è più da dispiacersi che da stupirsi nel vedere milioni e milioni di uomini servire miserevolmente, col collo sotto il giogo, non costretti da una forza più grande, ma perché sembra siano ammaliati e affascinati dal nome solo di uno, di cui non dovrebbero temere la potenza, visto che è solo, né amare le qualità, visto che nei loro confronti è inumano e selvaggio. […]

«Questo tiranno solo, non c’è bisogno di combatterlo, non occorre sconfiggerlo, è di per sé già sconfitto, basta che il paese non acconsenta alla propria schiavitù. Non bisogna togliergli niente, ma non concedergli nulla».

«Colui che tanto vi domina non ha che due occhi, due mani, un corpo, non ha niente di più dell’uomo meno importante dell’immenso ed infinito numero delle nostre città, se non la superiorità che gli attribuite per distruggervi.».

Quanta attualità nel “Discorso sulla servitù volontaria” di Étienne de La Boétie un breve scritto (circa trenta pagine) composto molto probabilmente nel 1552 e pubblicato nella raccolta di scritti antimonarchici Memorie degli Stati di Francia sotto Carlo IX, con il titolo Contr’uno.

In tale riflessione non vi sono appelli al popolo perché si liberi del tiranno ma la semplice constatazione dell'assurdità della condizione dei sudditi.

De La Boétie non propone alcuna ricetta per il cambiamento del potere, ciò che gli sta a cuore è la presentazione in tutta la sua ampiezza e profondità di una situazione paradossale ma resa tuttavia quasi ovvia della vita di ogni uomo: l’accettazione spontanea della subordinazione .

Il "Discorso sulla servitù volontaria" è più una condanna dei servi che dei tiranni; De La Boétie sostiene che i tiranni detengono il potere in quanto sono i sudditi a concederglielo, e delegittima quindi ogni forma di potere.

Vi sono tre tipi di tiranni: gli uni ottengono il regno attraverso l’elezione del popolo, gli altri con la forza delle armi, e gli altri ancora per successione ereditaria.».

«Gli imperatori romani non dimenticarono neanche di assumere di solito il titolo di tribuno del popolo... Oggi non fanno molto meglio quelli che compiono ogni genere di malefatta, anche importante, facendola precedere da qualche grazioso discorso sul bene pubblico e sull’utilità comune».

La libertà originaria pertanto sarebbe stata abbandonata dalla società, che avrebbe preferito la servitù alla libertà,
Ma la modernità di Étienne de La Boétie consiste nella proposizione della non collaborazione, come arma realmente efficace. De La Boètie non è interessato alle «congiure di gente ambiziosa» interessata soltanto a «far cadere una corona Vuole “solo riuscire a comprendere come mai tanti uomini, tanti villaggi e città, tante nazioni a volte, sopportano un tiranno che non ha alcuna forza se non quella che gli viene data, non ha potere di nuocere se non in quanto viene tollerato. Da dove ha potuto prendere tanti occhi per spiarvi se non glieli avete prestati voi? come può avere tante mani per prendervi se non è da voi che le ha ricevute? Siate dunque decisi a non servire più e sarete liberi!”

E’ bene riflettere attentamente sull’ attualità del pensiero di questo acuto politologo francese vissuto circa mezzo millennio orsono.

Fonte: http://www.siciliainformazioni.com/giornale/cultura/69018/discorso-sulla-servit-volontaria.htm