La Fallaci scrive un pistolotto (sarà pubblicato in volume, gioite!), la Dacia Maraini risponde con un fiume di parole quasi pari; Eco mette su carta le sue dotte riflessioni; Terzani si butta nell'agone de' nobilissimi cervelli con una sua filippica.

Che gli intellettuali parlino e scrivano fa parte del gioco; ma che migliaia di persone trovino importante questa sceneggiata è sbalorditivo.

Ma è solo italiana la moda di organizzare dibattiti, dossiers, speciali, serate a tema?

(Che si fa in quelle eccezionali occasioni? Si invitano dei signori "competenti", "esperti"; a ciascuno di loro un signore, "il conduttore", rivolge delle domande, molte delle quali inutili.

L'interpellato risponde, altri invitati reagiscono talvolta rumorosamente; poi c'è chi con tono pacato - e quindi più autorevole - dice la frase magica: ma io vorrei fare un passo indietro per chiarire che questo non è il problema... e poi il signore parla di quello che lui crede sia il problema.

Quando la serata volge al termine, "il conduttore" saluta tutti e fa un minimo commento; negli intervenuti - e nel pubblico che ha guardato lo spettacolo in tv - è forte e dolcissima la sensazione di aver compiuto un dovere, di essere veramente un cittadino che è al corrente dei tempi, che si informa e vuole capire).

Questo è il rito del tenersi informato, officiato con un formulario costante e da sacerdoti ormai famosi.

Avete mai buttato un'albicocca spappolata sopra un formicaio? Perché l'esperimento sia efficace, il frutto dev'essere molto maturo e zuccherino, il formicaio sia brulicante, fitto, nero di dozzine di formiche. Quando l'albicocca cade a terra (gettatela proprio accanto alla bocca del formicaio), le formichine restano immobili per un attimo, tutte, allo stesso istante.

Dopo un secondo, i piccoli insetti iniziano a muoversi freneticamente, ad agitare convulsamente le antenne, e salgono sul frutto, lo percorrono con una rapidità di fuga, lo rivestono di un nero strato vibrante di imenotteri.

La frenesia delle formiche contrasta sorprendentemente con la perfetta immobilità di tutto ciò che le circonda.

Dalla fine della Prima Guerra Mondiale, l'umanità ha imboccato la strada della insettizzazione: gli esseri umani sono sempre più simili alle formiche, il loro agire collettivo ha un corrispettivo pressoché perfetto nei formicai, le reazioni delle folle sono ormai le stesse delle colonie stipate sottoterra.

Una minuscola minoranza di individui (che evitano la popolarità) decide le sorti dell'intera umanità; questi individui non sono i re assoluti di un tempo, non sono i condottieri invincibili fondatori di dinastie consacrate; sono coloro che comandano le oligarchie economiche che possiamo chiamare multinazionali, transnazionali, globalizzate, eccetera.

Nel pianeta monetizzato, la sola realtà vera è economica, anzi commerciale.

Questi misteriosi signori, questi autentici padroni del mondo decidono le guerre e la pace, la politica degli stati e la ricchezza delle nazioni, scelgono il futuro di milioni di esseri umani, modellano come docile creta l'avvenire di alcune generazioni.

Questi signori formano un'élite, stavo per dire una banda, così compatta e ristretta che può condurre a bizzarrie davvero imbarazzanti: il padre del presidente Bush "è attualmente in rapporti di affari con la famiglia bin Laden tramite il Carlyle Group. (...) Sì, avete capito bene: il padre del Presidente è in rapporti di affari con una compagnia che al momento è sotto inchiesta da parte del FBI in relazione agli attentati terroristici dell'11 settembre scorso". (1)

Ma non deve stupirci: quando pochi hanno tutto, questi pochi - prima o poi - devono entrare in relazione tra di loro, anche se abitano in continenti diversi e pregano diversi dei con diverse formule.

E' dunque sbalorditivo il comportamento degli intellettuali, che parlano e scrivono come si fosse ancora nella Grecia di Pericle, mentre viviamo in un lager che è l'intero pianeta ed il solo diritto veramente inviolato della gente comune è quello di morire.

E' francamente disgustoso assistere a questa farsa, in cui si finge che le persone contino qualcosa, che la volontà popolare possa esprimersi liberamente e decidere la politica, in cui si finge insomma che la democrazia sia giusta e funzioni bene.

Sono tristi, sono turpi queste pantomime che giocano ad un mondo ideale, con figure ideali (il politologo, il sociologo, l'intellettuale, l'artista...) ciascuna delle quali funziona bene, ha un suo valore (no anzi: valenza!) ed esercita un'influenza nella società, aiuta a capire, a crescere (!).

La realtà è così brutale e rudimentale che atterrisce: chi ha il potere decide dell'esistenza di tutti gli altri, chi non ha potere subisce le decisioni di chi lo detiene, subisce tutto e sempre.

Subisce fino alla distruzione fisica, in un crescendo di umiliazioni e sofferenze che trova requie solo nella morte.

Questi intellettuali sono in buona fede? Se sì, sono molto ingenui, o molto stupidi. Non vedono forse che il potere è l'unica realtà vera della politica? Non vedono che il potere è il solo fine ed il solo mezzo degli stati e negli stati e fra gli stati?

Forse continuano ad illudersi di poter contare qualcosa per una sorta di istinto di sopravvivenza..

Non sono insospettiti dalle dichiarazioni di un governo che decide di condurre una "guerra segreta", della quale non intende rivelare i modi, i metodi, le armi, i tempi, gli obiettivi?

Questi intellettuali conoscono certamente la storia; ebbene hanno mai saputo di una guerra condotta in tal modo? Non li preoccupa un governo che adotta il segreto come tattica e strategia di azione?

A loro sembra proprio così ovvio che i militari siano i giudici di se stessi e non debbano rispondere a nessuno, neppure agli storici del futuro?

Non è inquietante un governo che si copre di segretezza proprio come le organizzazioni criminali che dichiara di voler estirpare?

(Tutto quanto precede non assolve o giustifica in nessun modo la strage compiuta a Manhattan l'undici settembre 2001; ciò dovrebbe essere decisamente ovvio, ma è bene dichiararlo, perché per molti intellettuali non lo è, ed essi troverebbero nelle mie parole dei significati folli e delle assurde intenzioni).

La condizione attuale mi sembra identica a quella dei crolli dei grandi imperi del passato.

Nel 1453, Costantinopoli cadeva sotto le orde di Maometto II, e gli intellettuali bizantini si tappavano le orecchie con cera calda per non essere disturbati dalle grida dei soldati, dal fragore delle bombarde, dagli urli dei morenti. Essi erano intenti a disquisire se Adamo avesse o no l'ombelico; altri erano assorti a calcolare il numero di angeli che potevano stare sulla capocchia di uno spillo...

Noi, oggi, abbiamo chiarissimi professori universitari che ci parlano di civiltà, ci spiegano le radici della crisi (testuale), tentano di indovinare cosa farà l'amministrazione Bush o quali reazioni avranno i talebani, due eventi altrettanto segreti.

Ci sono ufficiali con decorazioni e nastrini sul petto che indicano le città bombardate e parlano pacatamente di aggressivi chimici e armi batteriologiche come se tutto fosse più che umano, inevitabile come un terremoto, come se tutto fosse un accadimento col quale dobbiamo imparare a convivere, perché è la nostra realtà, il nostro presente e, ci piaccia o no, è la nostra vita.

E' falso: tutto questo è accaduto perché pochi pazzi scellerati lo hanno voluto, ed altri non meno colpevoli lo continuano e lo alimentano.

Questa "crisi" è stata pianificata e forgiata come ogni altro evento della storia umana, perché noi non siamo cristalli o piante che hanno una morfologia predestinata ed invincibile.

Questa "crisi" è stata decisa dai pochi che possiedono il mondo con la violenza e che hanno tutto il potere. Americani o afgani, cristiani o musulmani intransigenti, vestiti in giacca e cravatta o col turbante in testa, questi sono i veri nemici dell'umanità, che schiavizzano con l'esercizio di un potere totale, fine a se stesso, omicida.

E che il potere lo si pretenda concesso da Allah per i suoi fini escatologici, od ottenuto per volere degli elettori, il potere corrisponde sempre con l'oppressione e la sofferenza di chi ne è privo.

Se fossi un intellettuale da dibattito, vorrei concludere che le radici di questa "crisi" sono nel potere: un potere arrivato alla sua più colossale espressione è il potere più perverso e devastante che abbia mai funestato il genere umano.

Ma anche questa riflessione è grottesca nella sua inanità.

Le formichine agitano le antenne, corrono febbricitanti, si accavallano e si scontrano, pazze di terrore muto....