di suicidio e, sembra, persino diserzioni), propinataci per giorni dai media, è stata senza dubbio quella dell’uccisione dei figli di Saddam Hussein, Uday e Qusay. Questa esaltazione mediatica, alimentata da quella dei funzionari statunitensi e britannici, nei confronti di quanto è accaduto a Mosul (tra i morti figura Mustafà, il figlio quattordicenne di Qusay) personalmente mi ha stomacato. Non ho letto i quotidiani nazionali, ma i titoli di quelli americani sono sconcertanti. Il New York Daily News aveva le foto di Saddam Hussein e dei due figli, con delle croci rosse sopra quelle di Uday e Qusay e le parole “One to go” (Ne rimane uno); il New York Post titolava "E-RAT-ICATED!" (gioco di parole tra “eradicated”, eliminato/i, e “rat”, ratto); il denominatore comune era comunque il giubilo per la loro eliminazione fisica, come il New York Times che definiva l’assassinio dei fratelli Hussein “la migliore notizia dall’Iraq da settimane”. E da allora non passa giorno senza che i telegiornali ci ripetano che i soldati statunitensi ormai sono sulle tracce di Saddam Hussein e, secondo un analista di politica estera, la Casa Bianca spera di trovarlo morto piuttosto che vivo.
Giusto. I dittatori morti non parlano. Come ha sottolineato Eric Margolis in un notiziario domenicale della CBC, “Se lo mettessero sotto processo, Saddam Hussein avrebbe da fare rivelazioni assai imbarazzanti sul periodo in cui, negli anni ‘80, era uno stretto alleato dell’America”.
Lo stesso dicasi per i due figli: perché non catturarli, invece di ucciderli? A questa domanda il generale Ricardo Sanchez, responsabile dell’operazione, ha tranquillamente risposto: “La nostra missione è trovare, uccidere o catturare.”
Fondamentalmente, la cattura di Uday e Qusay Hussein presentava problemi politici non da poco. Metterli ufficialmente sotto processo avrebbe inevitabilmente sollevato il problema del carattere totalmente illegale della guerra e dell’occupazione militare. I fratelli Hussein non avrebbero trovato grosse difficoltà nel mettere in imbarazzo i loro accusatori svelando l’ipocrisia e la criminalità dell’operazione angloamericana in Iraq (Milosevic docet). Inoltre, il loro assassinio ha ulteriormente indebolito l’affermazione che gli USA sono entrati in guerra onde impedire che il regime iracheno sviluppasse o utilizzasse armi di distruzione di massa. Secondo Judith Miller sul New York Times del 23 luglio, Qusay Hussein “era anche responsabile dello sviluppo delle armi non convenzionali irachene... Stephen Black, ex- ispettore ed esperto di armi chimiche, ha affermato che in virtù del suo controllo sui servizi di sicurezza, Qusay avrebbe saputo se c’erano armi chimiche, quante ne avevano, e dov’erano custodite...”
Ovviamente, prendendo la decisione di uccidere Qusay, il governo e i militari statunitensi hanno espresso la loro totale mancanza di interesse nell’esistenza delle ADM e, in effetti, riconosciuto che queste pericolose armi non esistono.
Per non parlare del fatto che se i fatti si fossero svolti come ci hanno raccontato, i due figli di Saddam, suo nipote quattordicenne e la loro guardia del corpo passeranno alla storia come alcuni tra i più grandi e valorosi combattenti che il mondo abbia mai visto. Secondo i media questi quattro individui, fra i quali uno zoppo e un bambino, sono riusciti a respingere per sei lunghe ore 200 membri pesantemente armati e fortemente aggressivi della 101ma Divisione Aviotrasportata, prima di morire sotto una grandinata di missili Hellfire lanciati da elicotteri da combattimento. Il solo modo in cui quattro solitari difensori potrebbero sopravvivere più di cinque minuti in circostanze del genere, sarebbe se si trovassero all’interno di un bunker sotterraneo pesantemente rinforzato, e protetto in stile James Bond da armi pesanti automatiche o controllate a distanza. Invece no, questi quattro presumibilmente se ne stavano tranquillamente seduti a bersi un tè alla menta nella cucina di una villa completamente vulnerabile a Mosul, che in precedenza era stata usata da membri della 101ma Divisione come domicilio requisito...
È duro tenere il passo degli eventi in Medio Oriente, anche a causa dei neologismi orwelliani provenienti da Washington; facciamoci aiutare da Eric Margolis e dal suo elenco di termini chiave:

Liberazione - Invasione.

Coalizione - Gli invasori statunitensi e britannici, più alcune truppe provenienti da nazioni in affitto come Romania e Polonia. In passato, “la coalizione” sarebbe stata chiamata forze imperiali e mercenari ausiliari.

Dittatore - Un governante che non vi piace, o che non collabora.

Uomo di stato - Un dittatore disposto a collaborare

Stabilità - Quando le cose vanno come gradisce lo Zio Sam, cioè lo status quo.

Instabilità - Quando le cose non vanno come vuole lo Zio Sam, cioè quando dei piantagrane cercano di modificare lo status quo.

Ricostruzione dell’Iraq - Un processo nel quale grosse compagnie che contribuiscono alla campagna di rielezione del presidente ottengono contratti per riparare i danni provocati dai bombardamenti statunitensi.

Liberazione dei proventi petroliferi dell’Iraq - Confisca e vendita del petrolio iracheno da parte di Washington, che non si può assolutamente confrontare con la confisca e vendita delle proprietà statunitensi da parte di Cuba, un vile crimine.

Democrazie mediorientali - Regimi che tengono elezioni truccate e obbediscono agli ordini di Washington.

Libero commercio - Riversare beni e servizi nel paese appena “liberato”, e comprare le sue risorse industriali chiave a prezzi di realizzo.

Terrorismo - Atti violenti da parte di pericolosi fanatici e malcontenti che si rifiutano di accettare lo status di oppressi assegnato loro da Washington.

Antiterrorismo - Terrorismo di stato.

Uranio - Un minerale giallastro proveniente dalla Nigeria che provoca facce rosse alla Casa Bianca.

Ok, per ora basta così: vi riservo il resto per la prossima volta...
Comunque, contro questo marcio stato delle cose si è espresso persino un premio Nobel, l’economista George A. Akerlof, che ha definito il governo del presidente George W. Bush il “peggiore mai visto” nella storia americana: “Penso che questo sia il peggiore governo che gli Stati Uniti abbiano mai avuto negli oltre 200 anni della loro storia. Esso è impegnato in politiche estremamente irresponsabili non soltanto in politica estera ed economia, ma anche dal punto di vista sociale ed ambientale. Questa non è una normale politica di governo. Ora è tempo per il popolo (americano) di attivarsi nella disobbedienza civile. Ritengo sia il momento di protestare, il più possibile.”
E prima di passare ad altro, vista la recente visita di Sharon negli USA, eccovi una vignetta quanto mai appropriata...

Per finire, vi propongo una interessante sequenza di fotografie di presunti alieni di tipo “grigio”, tratte dal sito www.sentistoria.it e che qualcuno, all’estero, si è già sbilanciato ad etichettare come dei falsi ben realizzati. Andatevi a leggere il commento dell’autore e decidete da voi cosa pensarne: le analisi sono in corso, ma dai primi esami sembrerebbero autentiche.