C'è una libreria a Bologna dove i libri non si comprano. Nè si vendono, ma circolano liberamente. La gestisce dal 2012 Anna Hilbe, 71 anni. E intorno a questa idea è sorto un piccolo mondo per la condivisione delle idee e del tempo, elementi preziosi per un nuovo paradigma.


Anna Hilbe ha 71 anni e nel 2012 apre Libri Liberi a Bologna, una libreria dove i libri non si comprano né si vendono ma circolano liberamente tra le persone che desiderano leggerli. E' un modo di diffondere la cultura della lettura in totale libertà: non è obbligatorio restituire i libri né portarne altri in cambio come nel bookcrossing. Dal suo esempio stanno nascendo adesso altre realtà simili in Italia.

Come ti è venuta l'idea di aprire una libreria dove i libri non si vendono? In che anno è nata la libreria?

Nell’autunno del 2012 ho letto un articolo su un quotidianco che parlava di due librerie: una a Baltimora, negli Stati Uniti e l’altra a Madrid, librerie dove i libri non si comprano e non si vendono. Mi è sembrata una bella idea e quasi per caso, portando il mio cane a spasso, ho visto vicino a casa mia un piccolo negozio che stavano ridipingendo, piccolo ma gradevole, con una vetrina abbastanza grande e una graziosa finestra su un cortile. Così mi è sembrato che fosse il posto adatto per un'eventuale libreria. L'affitto era abbastanza modesto e per me accessibile. Una persona a me cara mi ha regalato un tavolo, delle scansie molto belle e due poltroncine, gli altri scaffali li ho comprati. Mi sono informata presso gli uffici comunali per sapere quali norme o obblighi avrei dovuto seguire per poter aprire. Quando spiegavo di che cosa si trattava rimanevano interdetti perché era una richiesta assolutamente nuova, un negozio dove non circola denaro. Alla fine mi hanno detto che non avrei dovuto avere un registratore di cassa, tutti i libri avrebbero dovuto avere un timbro “questo libro non si compra né si vende”, non avrei dovuto mettere sedie attorno a un tavolo altrimenti il negozio sarebbe passato nella categoria biblioteca con tutta un'altra normativa. Poiché desideravo rimanere indipendente non ho chiesto finanziamenti né ho voluto creare un’associazione che comporta tessere e altre complicazioni burocratiche. Ho cominciato con libri miei e di mio marito che, essendo americano, aveva libri in lingua inglese. Poi sono arrivati quelli portati dagli amici più stretti.

Qual è il senso di una libreria come Libri Liberi? Qual è il messaggio che vuole trasmettere un'iniziativa come questa?

Non ho pensato né penso di trasmettere un messaggio: mi è sempre piaciuto leggere e volevo dare un’altra possibilità a persone che come me amano i libri. Poi la libreria ha assunto altri significati portati dalle persone stesse che la frequentano, che lì si incontrano frequentemente, chiacchierano di libri, sono grati di poter usufruire di libri liberamente. Per le persone anziane del quartiere è più semplice talvolta che andare in libreria: trovano sempre qualcuno che li ascolta o li consiglia. Molto entusiasti sono i più giovani. Sembra che facciano fatica a riconoscere che qualcuno faccia qualcosa anche per loro.

Ti aspettavi questo successo?

La libreria è stata da subito ben frequentata, grazie anche a un articolo sulla pagina locale di un quotidiano, un’intervista a una radio nazionale e molto con il passaparola. Poi un frequentatore peruviano che studiava teatro a Bologna ha creato la pagina facebook che continua ancora oggi a curare da Lima. Negli ultimi mesi, grazie a un articolo molto ben fatto su Wikipedia Italia (non so chi l’abbia scritto), e ad articoli apparsi su alcuni quotidiani e altri mezzi di comunicazione, la libreria è molto più conosciuta. A mio parere quello che ha contato di più sono i vari blog, facebook e altri mezzi che i giovani usano per comunicare e che si fidano di quello che gli amici gli raccontano dopo essere stati in libreria.

Come funziona esattamente? Chiunque può entrare e prendere un libro? Si deve lasciare un libro in cambio come nel bookcrossing?

La libreria non è un bookcrossing: tu puoi entrare, prendere uno o più libri anche se non hai niente da lasciare. Allo stesso modo puoi lasciare un libro senza prendere niente. I libri non vanno restituiti a meno che una persona non lo desideri. C’è un grande quaderno dove persone che cercano un libro particolare lasciano scritto quello che cercano, lasciando un recapito. Le altre persone o noi della libreria li mettiamo in contatto con la persona che eventualmente ce l’ha e lo cede volentieri. Funziona abbastanza bene.

Chi sono i “clienti” della tua libreria?

I frequentatori della libreria sono molto vari: giovani, anziani, donne, uomini, bambini, studenti medi, delle superiori, universitari, occupati e disoccupati, insegnanti, ricercatori, (siamo vicino a parecchie sedi universitarie), qualche persona senza fissa dimora, persone benestanti e non, appassionati di qualche tema particolare come la seconda guerra mondiale, la guerra civile americana, l’arte contemporanea, il dialetto bolognese o altro ancora. Spesso riescono a trovare qualche libro che cercavano da tempo.

Quali sono gli ambiti di interesse dei libri presenti?

Narrativa italiana e straniera, grammatiche e vocabolari in lingue straniere, teatro, poesia, arte, storia delle letterature e critica letteraria, psicanalisi, salute, sociologia, diritti, politica, storia, filosofia, libri di esperienze di viaggio, qualche rivista.

Quanti volumi ci sono al momento in libreria?

Il numero veramente non lo so, forse tra i 1000 e i 1500 volumi.

Come hai messo insieme i libri presenti?

I libri sono quelli che le persone ci portano: può essere un solo libro, un sacco pieno di libri, pacchi spediti da altre parti d’Italia, persone che da altre città sono passate in libreria, gli è piaciuta e tornati a casa ci spediscono dei libri. O, ancora, qualcuno che deve vuotare la biblioteca di un parente o qualche scrittore che ci manda i suoi libri. Per noi il problema è lo spazio soprattutto in questo momento. Ci dispiace dover rifiutare alcune offerte di libri e cerchiamo di raggiungere dei compromessi come farceli portare poco alla volta. La libreria e gli scaffali sono sempre in movimento.

La gestisci da sola? Puoi parlarci dei costi che devi sostenere?

Da un anno un gruppo di frequentatori e amiche di vecchia data gestiscono con me la libreria. In questo modo riusciamo a tenerla aperta quasi tutti i giorni. Tina, Giovanni, Anna, Caterina, Cristina, Giovanna sono tutti appassionati lettori, sanno un sacco di cose e hanno conversazioni interessantissime con i frequentatori della libreria. Io sostengo le spese dell’affitto (300 euro) e la bolletta della luce. Non c’è riscaldamento e si ricorre a una stufa elettrica.

Che cos'è la Libreria delle donne di Bologna?

Non sono stata la fondatrice della Libreria delle Donne di Bologna ma eravamo un gruppo e ci riferivamo al movimento femminista, naturalmente. Aprimmo nel ’77 e la chiudemmo nel 1995. Il nome della Libreria era Librellula. La prima libreria delle donne in Italia aveva aperto un anno prima a Milano, poi ne seguirono altre a Roma, Firenze, Napoli...

Sei in contatto con altre iniziative simili in Italia e all'estero?

Siamo in contatto con alcuni gruppi che vorrebbero aprire librerie simili in Italia: si sta aprendo un Libri Liberi a Nicotera, in Calabria. Siamo molto felici di questo.


Fonte: ilcambiamento.it